Roma - 10-04-2018

Il mercato enoico delle Americhe crescerà da qui al 2021, e ad avvantaggiarsene di più saranno gli Stati Uniti, seguiti da Cile, Brasile e Italia, produttore “straniero” con le migliori prospettive. Così l’International Wine & Spirits Research

Il mercato enoico delle Americhe crescerà da qui al 2021, e ad avvantaggiarsene di più saranno gli StatesL’Europa stabile, se non in leggero declino, e da presidiare, l’Asia in crescita, e da conquistare. Tra questi due Continenti, fondamentali per il mercato del vino, però, ci sono anche le Americhe, che, dal Canada all’Argentina, passando per Usa, Brasile e così via, già valgono il 23% dei consumi mondiali di vino, con una crescita lenta, ma strutturale, del +0,9% all’anno dal 2011 ad oggi. Una crescita che continuerà, e che soprattutto per mercati che sono grandi importatori, come gli Usa e il Canada (tra i Paesi più importanti anche per il vino italiano), fa gola a tutti i principali produttori del mondo. Ma secondo le stime dell’International Wine & Spirits Research, ad avvantaggiarsi di più saranno soprattutto i produttori “locali”, Stati Uniti in primis.
Per l’Iwsr, da qui al 2021, infatti, gli Stati Uniti vedranno aumentare di quasi 18 milioni di casse da 9 litri il loro mercato nel continente americano, seguiti a grande distanza da Cile, Italia e Brasile, che vedranno una crescita stimata in oltre 4,5 milioni di casse. Buona, in volume sarà anche la crescita della Nuova Zelanda, che spedirà in America 4 milioni di casse in più rispetto ad oggi, mentre decisamente più contenuta sarà l’aumento di altri grandi Paesi produttori, come Spagna e Francia, la prima poco sopra, la secondo poco sotto, ai 2 milioni di casse di vino in più. Chiaramente, la parte del leone la farà il più grande mercato del vino mondiale, quello degli Stati Uniti, dove il consumi di vino, nel complesso, è cresciuto dell’1,5% anche nel 2017, in linea con gli anni precedenti.
A trainare la crescita, anche in Usa, sono gli spumanti, il cui consumo nell’ultimo anno è cresciuto del 7%, oltre la media del 4,9% degli ultimi 5 anni, con un trend destinato a mantenersi più che vivace, al punto che secondo le previsioni dell’Iwsr, negli Stati Uniti si berranno più bollicine che in Francia. A livello di macro-aree, poi, dal report Iwsr, si evince che la crescita, come logico, sarà guidata soprattutto dal Nord America, non solo dagli Stati Uniti, ma anche dal Canada, mentre in Sud America le cose, per diversi motivi, saranno più complicate. Innanzitutto, si parte dal fatto che i tre più importanti mercati sudamericani, Brasile, Cile ed Argentina, sono anche i principali produttori, con vini, però, dal prezzo medio bassissimo, che rendono difficile la concorrenza per gli altri Paesi importatori. Non è un caso che, dopo la scarsa vendemmia 2017, l’incremento dei prezzi abbia portato ad un automatico calo dei consumi in questi due Paesi. A far guardare con positività al futuro, però, sono anche i dati sui consumi procapite di vino, ancora decisamente bassi, degli americani, che lasciano aperte grandi prospettive di crescita, visto che si parla di 12,1 litri all’anno per i vini fermi, e poco meno di un litro a testa di bollicine.


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