Montalcino - 03-01-2018

Compenetrazione tra “bio” e agricoltura convenzionale, l’arrivo in tavola degli insetti e le conseguenze del vino come prodotto sempre più trendy: le tendenze dell’agroalimentare italiano per il 2018 secondo la sociologa dei consumi Marilena Colussi

La conferma e il consolidamento di tendenze già in atto da qualche tempo, l’irruzione sulla scena di novità senza precedenti e, su tutte, il ruolo del vino come prodotto sempre più di tendenza all’interno del comparto beverage: sono questi i tre filoni lungo i quali procederà il 2018 dell’agroalimentare italiano secondo Marilena Colussi, ricercatrice del food & beverage e sociologa dei consumi. In primo luogo, ha esordito a colloquio con WineNews, ci sarà “sicuramente una crescita ulteriore del cibo biologico: la domanda di salute e di sicurezza alimentare continuerà ad aumentare, dal momento che è un obiettivo comune e di massa l’aggiungere anni alla vita. Come diceva Rita Levi Montalcini, non basta vivere a lungo, ma bisogna vivere bene in ogni fase della vita e in ogni fascia di età: ecco perché il cibo sano, sicuro, che preserva tutte le sue qualità naturali, è un valore che il consumatore va sempre più ricercando, e la produzione con le tecniche del “bio” dà garanzie ulteriori che il consumatore apprezzerà sempre di più. Il fenomeno”, ha proseguito, “è in atto già da qualche anno, si rafforzerà e si allargherà ad altre linee di prodotti, anche nel vino: c’è sempre più vino “bio” sugli scaffali del supermercato, in ristoranti e bar, è una tendenza che continuerà. Probabilmente poi, in prospettiva futura, tutto o quasi sarà “bio”: quasi tutta l’agricoltura convenzionale probabilmente si convertirà, e sicuramente ci saranno meno differenze tra biologico e non, perché si sono introdotti degli standard nell’agricoltura convenzionale che hanno risentito di questa influenza”. Successivamente, il novel food, attraente per alcuni e preoccupante per altri, ma alieno per tutti: il 2018 sarà l’anno della “commercializzazione di nuovi alimenti, come gli insetti, sulle nostre tavole. Sono pratiche che non sono qualcosa di completamente estraneo alla cultura alimentare umana”, ha però sottolineato Colussi, e “certamente la ricerca ha scoperto delle valenze importanti di molti insetti per il contributo nutrizionale che possono apportare”. Una cosa da sottolineare, secondo la ricercatrice, è però la provenienza di queste nuove materie prime: “non è l’insetto preso nel campo e messo nel piatto, l’allevamento degli insetti ha standard molto avanzati e quindi ne vedremo delle belle, certamente. Anche alcuni chef stanno cominciando a lavorare per rendere presentabili ricette e piatti con insetti: saremo stimolati ad aprire la nostra mente a nuovi modi di mangiare, e anche il nostro gusto pian piano andrà aprendosi a nuove esperienze”.
Innovazioni nel piatto, quindi, ma una costante c’è secondo Colussi, e si farà sempre più sentire, nel 2018 come e più che negli anni scorsi, ovvero il ruolo del vino come prodotto di tendenza: “è un prodotto trendy, lo possiamo continuare a dire, ed esserlo non è facile. In termini assoluti, continua ad essere non solo attuale ma proprio di tendenza, perché ha possibilità legate alla quantità, alla qualità dei vitigni, alle tecniche di coltivazione, alle caratteristiche provenienti dai microclimi di coltivazione in aggiunta alla storia, all’immagine, all’identità dei produttori”, e tutte queste caratteristiche e specificità “lo renderanno sicuramente una bevanda più trendy anche in futuro. La novità sarà quella di avere dei vini che riescono a trasmettere dei valori più forti, legati non soltanto al rapporto qualità/prezzo e alle caratteristiche organolettiche base, ma anche sul piano della sostenibilità, della storia, del progetto di una certa cantina o area”. Il vino, quindi, come vero e proprio concentrato di valori e di dichiarazioni d’intenti: “tramite il vino, inserito in un contesto comunitario, si valorizza il contesto stesso dal quale proviene e ne viene valorizzato. Sarà un vino che sarà sempre più l’espressione di una cultura di un territorio, e ci sarà anche un’apertura di credito maggiore ai vini stranieri, perché nel frattempo l’Italia ha fatto scuola nel mondo, e anche all’estero hanno cominciato a fare vini più in linea con le esigenze dei consumatori di oggi”. Uno sforzo comunicativo, quello attuato dal vino italiano, sicuramente commendevole e di successo, quindi, ma che deve in ultima analisi tenere ben presente che cos’è oggi la comunicazione: per Colussi, “grazie anche al digitale e ai social, che arrivano proprio ovunque, costantemente e quotidianamente, il successo risiederà in messaggi chiari e semplici: non c’è né spazio né tempo, in termini di attenzione dei consumatori, per tutti gli stimoli che ricevono, e sono tanti, quindi è molto importante dare messaggi chiari, con parole chiare e semplici da decodificare, ma anche fortemente emozionali e coinvolgenti. Sarà uno scenario dove comunque i competenti avranno un successo, perché chi è riconosciuto come competente può svolgere meglio il proprio ruolo di informatore e di mediatore, di consigliere: quindi anche le enoteche, che si sono in questi anni evolute, non sono più quelle di una volta, anche nel retail vedremo enoteche ad alto valore di consulenza e competenza, e anche come punti di incontro e socializzazione, magari ibridandosi con la formula del wine bar, dove si può andare a vivere un’esperienza: ecco”, ha concluso, “il vino è trendy anche perché si presta molto bene come prodotto ad essere il focus di nuovi ambienti di retail”.


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