Verona - 06-12-2017

Trovare un accordo, quanto prima, per il bene di uno dei territori top del vino italiano, la Valpolicella, dopo le sentenze contrastanti in Italia e Ue: parlano Sabrina Tedeschi (Famiglie Storiche) e Andrea Sartori (Consorzio Valpolicella)

Si cerca di percorrere la via del dialogo tra Consorzio della Valpolicella e Famiglie Storiche, per il bene del territorio e dell’Amarone Trovare un accordo, quanto prima, per il bene di uno dei territori più importanti del vino italiano, la Valpolicella, realtà da 60 milioni di bottiglie, 550 milioni di euro di giro d’affari (il 75% all’export), che oggi il Consorzio della Valpolicella guida e tutela, e che, indiscutibilmente le 13 realtà della “Famiglie Storiche” (questo il nuovo nome, da ieri), che dopo la sentenza del tribunale di Venezia non si possono più chiamare “dell’Amarone d’Arte”, hanno contribuito a costruire ed affermare nel mondo. È l’intento dichiarato, e di buon senso, del Consorzio, guidato da Andrea Sartori, e da Sabrina Tedeschi, presidente delle Famiglie, che, auspicabilmente, dopo le due voci, in contraddizione tra loro, del Tribunale di Venezia (che ha accettato le istanze del Consorzio vietando l’uso della dicitura “Famiglie dell’Amarone d’Arte” alle Famiglie, obbligandole a cambiare nome, rimuovere il logo e non solo) e dell’Euipo (l’ufficio Ue che gestisce i marchi, e che ha ritenuto legittimo, invece, il marchio delle Famiglie), spiegano a WineNews di voler chiudere quanto prima la partita, magari, e finalmente, fuori dalle aule dei tribunali. Certo è che, come anticipato da WineNews, dopo la sentenza del tribunale di Venezia, la decisione in sede Ue (precedente a quella del Tribunale, ma arrivata in possesso delle Famiglie successivamente), ha cambiato le carte in tavola sul tavolo di confronto che si è aperto (https://goo.gl/5fn3K3). “Stiamo discutendo sulle due sentenze, che sono in contrasto. Un primo incontro è stato fatto dopo la sentenza italiana, e come richiesto, con senso di responsabilità, abbiamo subito tolto il logo dalle bottiglie di Amarone, dal primo giorno - spiega la presidente della Famiglie, Sabrina Tedeschi - e abbiamo in atto il cambiamento della nostra ragione sociale, e poi guardiamo agli altri punti della sentenza che sono in discussione. È chiaro che siamo venuti a conoscenza della decisione europea in ritardo, per un cavillo tecnico, e chiaramente la situazione sul marchio cambia, e ora c’è anche questo sul tavolo. Detto questo, il dialogo è fondamentale, abbiamo sempre ritenuto importante il confronto diretto e costruttivo per il territorio, che non ha bisogno di queste liti, ma di essere promosso insieme. Abbiamo uno dei più grandi vini italiani da raccontare, ma tante cose devono essere fatte. Come riconoscere un’indentità differente alle diverse vallate, e alla collina rispetto alla pianura, temi che stiamo portando avanti da tanto tempo - aggiunge la Tedeschi - dovremmo raggiungere accordi e dialogare in maniera costruttiva e vera, non sui giornali. Ci sono anche i legali a lavoro sulle sentenze, non ci siamo dati un termine, ma speriamo che tutto si concluda nel tempo più breve possibile, per il bene del territorio. Penso che tutti debbano riconoscere che le cantine che sono delle Famiglie hanno fatto molto per il territorio, insieme ad altri produttori, ovviamente. Nessuno si deve offendere, chi sa di aver fatto tanto per il territorio si sentirà con noi. Si deve anche essere rappresentativi di un territorio, che vuol dire viaggiare nel mondo, e far conoscere il prodotto, e le 13 Famiglie (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato, ndr), insieme ad altri produttori, lo hanno fatto per tanti altri attori del territorio”.
“L’obiettivo è senza dubbio di trovare un modus vivendi, anzi, io auspico che le aziende delle Famiglie rientrino in Consorzio per discutere dall’interno in temi che sono pertinenti alla denominazione - rilancia Andrea Sartori - perchè quello è il luogo istituzionale e deputato per farlo. Non solo: non a breve, perchè il Cda attuale è in carica per 3 anni, ma spero che se le Famiglie rientreranno nel Consorzio, qualcuna di loro siederà anche nel Consiglio di Amministrazione.
Ci siamo già incontrati più volte, continueremo a farlo per trovare una via di uscita a questa situazione. Di certo la sentenza di Venezia, se sarà confermata in sede giudiziaria, farà scuola non solo per la Valpolicella e per l’Amarone, ma per tutte le denominazioni d’Italia. Ma al di là di questo, risolto questo nodo, io spero davvero nel rientro delle Famiglie nel Consorzio, alle cui attività comunque contribuiscono perchè siamo sotto regime “erga omnes”, come prevede la legge italiana. Sarebbe bello anche che le Famiglie partecipassero ad “Anteprima Amarone” che sarà a fine gennaio 2018, ma al di là di questo spero di cuore che si arrivi presto ad una soluzione, per il bene del territorio”.


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