Verona - 05-12-2017

Dalla New York del più grande mercato enoico del pianeta alla Pechino di quello di domani, chi sono,e perché, gli influencers del mondo del nettare di Bacco globale? Da”Wine2wine”, la “who’s who” di chi orienta il popolo degli enoappassionati

Testate affermate e “semplici” gestori di gruppi Facebook, sommelier, educatori e utenti di Instagram, passando per critici e blogger: è senz’altro variopinto il panorama degli influencer digitali nel mondo del vino, complice la sommatoria di una domanda globale sempre più radicata e di un’autentica esplosione di contenuti, in massima parte gratuiti, a portata di un paio di clic o di tocchi sullo schermo di uno smartphone. Quali sono i principali esponenti di questo microcosmo, e quali criteri li rendono veramente preziosi per un produttore? Da “Wine2Wine”, il forum b2b di Veronafiere, a rispondere, in un panel interamente dedicato all’argomento, sono stati Claire Hennessy di Colangelo & Partners, Mike Madaio e Ian Dai, con una panoramica globale (ma fortemente radicata sulle due sponde del Pacifico) di chi conta da questo punto di vista.
Partendo da quattro punti chiave, ovvero un coinvolgimento attivo nel mondo del vino, la possibilità di promuoverlo efficacemente, un’autorità forte e la capacità di raccontare una storia, Hennessy ha fatto, tra gli altri, i nomi di critici, come Eric Asimov del New York Times, Elin McCoy di Blomberg, Lettie Teaegue del The Wall Street Journal, tra le firme del vino della stampa generalista, e di Monica Larner di The Wine Advocate, Kerin O’Keefe di Wine Enthusiast, Antonio Galloni e Ian d’Agata di Vinous, Bruce Sanderson e Alison Napjus di Wine Spectator, James Suckling, tra lagrande stampa specializzata, ma anche di restaurateur e sommelier a stelle e strisce come Jeff Porter, Joe Campanale, Geoff Kruth, Patrick Cappello e Bobby Stucker, puntualizzando poi che, dal punto di vista delle testate di settore, il target demografico, più che i numeri di visite mensili, è il criterio da tenere presente quando si considera la “potenza di fuoco”, per così dire, di corazzate come Wine Spectator e Wine Enthusiast rispetto a un VinePair o a un WineFolly. E anche il mezzo scelto, comprensibilmente, dice la sua sull’efficacia e la portata del messaggio da veicolare: ecco quindi che anche podcaster, Instagrammer e anche i “vetusti” blogger puri - che, come sottolineato da uno di loro, Mike Madaio, non sono rimasti interamente sepolti sotto la mole di contenuti dedicati al vino che ha invaso la Rete negli ultimi anni - possono essere una valida soluzione. L’ammonimento del blogger americano verte invece sulla multicanalità: chiunque sia il soggetto che un’azienda decide di scegliere per veicolare il proprio messaggio, tanti più “recinti” comunicativi sa scavalcare, dalla parola scritta alla fotografia, passando per i saggi brevi, i livestream e anche la narrazione audio, tramite i podcast, tanto meglio. Infine, complice il punto di vista di Ian Dai, la Cina: un mercato ancora tutt’altro che maturo, e nel quale di conseguenza anche il consumatore è acerbo e tendenzialmente poco ricettivo ai contenuti focalizzati sul vino. Tranne poche eccezioni, come la blogger star Lady Penguin e il suo wine club con annesso negozio online, il mercato cinese non è ancora capace di sostenere un panorama di testate variegato oltre le “pionieristiche” Vinehoo.com e Tastespirit.com, per il semplice motivo che mancano gli investimenti pubblicitari che possono renderlo un terreno fertile. Da questo punto di vista, però, i tradizionali e assai radicati rispetto e deferenza della cultura cinese per i propri insegnanti e mentori va tenuta ben presente, ed ecco quindi che le figure dei sommelier e degli educatori, come Martin Hao, e di divulgatori e critici rinomati come Ian D’Agata e Robert Parker, ma non solo, diventano molto importanti. Secondo Dai, in ultima analisi, l’emergere della cultura del vino in Cina passerà dall’educazione al consumo, e da lì contribuirà allo sviluppo di un giornalismo di settore. Posto, beninteso, che la imminente esplosione del mercato d’oltremuraglia si verifichi, prima o poi...


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