Venezia - 25-10-2017

Rumors WineNews: il Tribunale di Venezia dà ragione al Consorzio dei Vini della Valpolicella nella disputa contro le Famiglie dell’Amarone d’Arte: il nome dell’associazione va cambiato, e c’è l’ipotesi di concorrenza sleale

Il Tribunale di Venezia dà ragione al Consorzio dei Vini della Valpolicella nella disputa contro le Famiglie dell’Amarone d’ArteIl Tribunale di Venezia dà ragione al Consorzio dei Vini della Valpolicella nella disputa contro le Famiglie dell’Amarone d’Arte: il nome dell’associazione che mette insieme 13 cantine storiche del grande vino veneto (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi Agricola, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato, www.amaronefamilies.it) è irregolare e va cambiato, e ci sarebbe anche l’ipotesi di concorrenza sleale a carico delle Famiglie stesse, in particolare in riferimento all’utilizzo dell’espressione “Amarone d’Arte” che, secondo gli oppositori, denoterebbe automaticamente in maniera quanto meno “inferiore” il resto della produzione di Amarone. Ecco quanto apprende WineNews, sul nuovo capitolo di una vicenda che anima la Valpolicella da anni (https://goo.gl/sTBckK, https://goo.gl/uzWhSc), e che ora sembra arrivata ad un “redde rationem”.
Il Tribunale, dunque, avrebbe accolto le istanze del Consorzio contro le Famiglie, che avrebbe confermato la linea secondo cui “non è possibile da parte di un privato registrare un marchio che contenga al suo interno una denominazione d’origine protetta, ovvero una menzione tradizionale, ovvero un marchio collettivo”, come sostenuto dal Consorzio nell’avvio della causa, nel 2015.
Un pronunciamento, peraltro, che potrebbe avere una portata decisamente più ampia anche oltre i confini della Valpolicella, visto il gran numero di associazioni di produttori nate in alcuni dei territori più blasonati del vino italiano negli ultimi anni, tra “accademie”, “alleanze”, “maestri” e così via, che utilizzano in qualche modo nel loro nome quello di una denominazione del vino italiano, in maniera privata, accanto a termini laudativi. Cosa che, a quanto pare, a norma di legge, non è consentita.
La sentenza, comunque, al momento, è oggetto di analisi da parte sia del Consorzio che delle Famiglie dell’Amarone d’Arte (che, al momento, non rilasciano dichiarazioni), che vogliono comprenderne motivazioni e aspetti specifici prima delle prossime mosse, in una vicenda che, comunque la si guardi, è delicata e può segnare uno spartiacque nel mondo delle organizzazioni e delle imprese del vino italiano.


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