New York - 12-10-2017

Non si arresta l’avanzata degli incendi Tubbs e Atlas in California: 23 morti, 285 dispersi, 68.800 ettari inceneriti e otto cantine completamente distrutte - per ora - tra Napa, Sonoma e le contee limitrofe, nel cuore enoico degli Stati Uniti

Nonostante turni arrivati in certi casi a oltre 80 ore di lotta corpo a corpo con le fiamme da parte dei vigili del fuoco dello Stato, non accenna a fermarsi la devastazione portata da quelli che passeranno alla storia come due degli incendi più distruttivi nella storia della California. Come riportato da “Cnn” (www.cnn.com) gli incendi Tubbs e Atlas, i conglomerati di focolai che hanno avviluppato la California settentrionale tra domenica e lunedì, hanno finora causato almeno 23 vittime, 285 dispersi, più di 20.000 persone evacuate, oltre 688 chilometri quadrati rasi al suolo, migliaia di edifici danneggiati e, secondo i dati congiunti della Napa Valley Vintners Association e quanto riportato da “Eater San Francisco” (www.sf.eater.com), l’incenerimento pressoché totale di otto aziende vitivinicole fra Napa, Sonoma e Mendocino, ovvero Frey Winery, Nicholson Ranch, Oster Wine Cellars, Paradise Ridge, Patland Vineyards, Signorello Estate, Vin Roc e White Rock Vineyards. Inoltre, l’elenco di quelle danneggiate in maniera significativa ma non totale è al momento un enorme punto interrogativo, dato che in molti casi le dimensioni e la violenza degli incendi hanno impedito a chiunque di avvicinarsi alle strutture produttive, in un’atmosfera che le testimonianze video e fotografiche descrivono come quasi postatomica.
I due incendi hanno causato i danni maggiori nella loro area di origine, ovvero le contee di Napa e Sonoma: quasi 37.000 degli ettari rasi al suolo, secondo il “New York Times” (www.nytimes.com), appartengono infatti ai due nomi che sono sinonimo del vertice qualitativo della produzione enoica d’oltreatlantico, causando un’autentica catastrofe ambientale per via dell’inquinamento atmosferico generato dai fumi. Secondo l’indice che misura la qualità dell’aria, un valore superiore a 200 è considerato “molto insalubre”: in parti della Napa Valley, il valore registrato è stato superiore a 480, e tutto questo in un contesto nel quale il perdurare di venti forti e imprevedibili sta impedendo alle autorità di creare un perimetro intorno all’inferno. Ad ora il focolaio presente nella Napa Valley è circoscritto per appena il 3 per cento, ed alimentato da una vegetazione estremamente giovane, frutto delle copiose precipitazioni record di fine 2016, ma resa secca e arida da un andamento climatico arido che perdura da maggio, con valori di umidità arrivati anche sotto il 10%. Magra consolazione, la vendemmia 2017 era quasi completata al momento dell’arrivo degli incendi Tubbs e Atlas: secondo “Wine Enthusiast” (www.winemag.com), il 90% delle uve erano già in cantina quando è scoppiato l’inferno, ad eccezione di parte del raccolto di Cabernet Sauvignon, una varietà che però, visto lo spessore delle bucce e l’avanzato stato di maturazione, non dovrebbe correre un rischio troppo alto di inquinamento da parte dei fumi.
La catastrofe, infine, ha portato il management di Michelin a decidere di rimandare a tempo indefinito la presentazione ufficiale dell’edizione 2016 della guida ai migliori ristoranti della Bay Area di San Francisco e delle aree vitivinicole dello Stato, prevista per oggi: si tratta della prima decisione del genere dal 2005, anno nel quale Michelin ha cominciato a dedicare guide negli Stati Uniti, e anche la messa in vendita della guida, che doveva essere sugli scaffali a partire dalla prossima settimana, è stata sospesa.


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