Madrid - 14-07-2017

Nell’analisi del commercio enoico c’è una novità, il bag in box. Per la prima volta nei dati doganali, il primo trimestre 2017 rivela spedizioni per 101 milioni di litri, a 132 milioni di euro. Primo esportatore l’Australia, nell’import Usa al top

Considerato per anni alla stregua del vino sfuso, adesso il bag in box, ossia il vino confezionato in contenitori tra i 2 ed i 10 litri, ha un codice doganale tutto suo e, dall’1 gennaio, rappresenta una categoria commerciale ben precisa e, soprattutto, analizzabile. Nel primo trimestre 2017 le spedizioni hanno raggiunto i 101 milioni di litri, per un valore di 132 milioni di euro, ed un prezzo medio di 1,31 euro al litro. Una quota importante, ma certo non decisiva se paragonata al dato dello sfuso, che parla di 869 milioni di litri, per un valore di quasi 620 milioni di euro, per una media di appena 71 centesimi al litro, l’84% in meno del bag in box. Considerando le due categorie (codici doganali 2204 22 e 2204 29, ndr), allora, il bag in box rappresenta il 17,6% in valore ed il 10,4% in volume di tutto il vino commercializzato in contenitori superiori ai due litri, un dato simile a quello calcolato in via non ufficiale negli anni scorsi, ma oggi fissato dai numeri delle dogane, analizzati dall’Observatorio Espanol del Mercado del Vino (www.oemv.es).
Tra gli esportatori, i sei principali venditori mondiali di bag in box sono Australia, Stati Uniti, Germania, Sudafrica, Italia e Francia, che muovono i due terzi del mercato, ossia 58 milioni di litri ed il 64,3% del valore totale. In testa l’Australia, con 16 milioni di litri, ma ad un prezzo bassissimo, 0,72 euro al litro: la maggior parte finisce sui mercati di Usa e Germania, dove il prezzo però scende ancora, a 0,60 euro al litro. Usa e Germania che, da esportatori, muovono invece 11,5 milioni di litri, per un prezzo medio di 1,30 euro al litro, e se per l’Australia rappresenta il 18,1% dell’export in contenitori superiori ai due litri, per gli Usa il bag in box vale un terzo delle spedizioni dello sfuso, mentre per la Germania ben l’84%. Proprio la Germania è uno dei maggiori importatori al mondo, specie da Francia ed Italia, più che altro come porto di entrata per una successiva spedizione, verso Svezia, Belgio, Norvegia ed Olanda. A chiudere il gruppo dei principali esportatori ci sono quindi il Sudafrica (10,8 milioni di litri, 0,91 euro al litro), Italia e Francia, a quota 8 milioni di litri, con il Paese transalpino che spunta il prezzo record di 2,34 euro al litro.
Tornando agli importatori, gli Usa staccano tutti, con 13,5 milioni di litri importati nei primi tre mesi 2017, per un valore di 20 milioni di euro, ad un prezzo medio di 1,48 euro al litro, il 20% in più della media mondo. Quindi troviamo la Svezia, con 8,6 milioni di litri e 16 milioni di euro, seguita a sorpresa dal Portogallo, che importa a prezzo bassissimo (0,38 euro al litro) e quasi esclusivamente dalla Spagna. E ancora la Norvegia, che spicca al contrario per il prezzo medio del bag in box importato più alto, a 2,20 euro al litro. Se a questi cinque Paesi si aggiunge la Germania, si arriva al 60,5% dei volumi importati ed al 61,8% dei valori nel segmento dei bag in box.


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