New York - 03-01-2017

Il vino biologico è più buono. A dirlo è uno studio dell’Università della California sui punteggi dei tre grandi magazine enoici Usa (Wine Advocate, Wine Spectator e Wine Enthusiast) a 74.148 etichette: il bio, in media, conquista 4,1 punti in più

Il vino biologico è più buono, e a dirlo non è l’ennesimo editoriale di un qualche guru del bere sostenibile, ma uno studio dell’Università della California, citato da numerosi quotidiani e magazine americani, che ha analizzato i punteggi attribuiti dai tre principali magazine Usa dedicati al mondo di Bacco (Wine Advocate, Wine Spectator e Wine Enthusiast) a 74.148 etichette prodotte tra il 1998 ed il 2004 da 3.482 aziende americane diverse, su una scala in centesimi, definendo eccellenti o superbi quelli con punteggi sopra i 90 punti, ed imbevibili quelli che non hanno raggiunto i 60 punti. Ne è venuto fuori che, in media, un vino biologico ha 4,1 punti in più di uno tradizionale, e non è certo per motivi ideologici o moda. Secondo gli studiosi dell’Università della California, infatti, l’adozione di pratiche biologiche in vigna, e quindi l’addio ai pesticidi, permette ai microrganismi del suolo di tornare a svolgere il proprio lavoro, esaltando il sapore delle uve e rendendo una rappresentazione molto più reale del terroir e dell’ambiente in cui è stata allevata la vite.
“Ci sono tante idee diverse sul vino biologico, c’è chi dice che sia peggiore, chi che sia uguale, e chi ce sia migliore del vino convenzionale - spiega il Professor Magali Delmas dell’Istituto dell’Ambiente della Ucla - ma i nostri studi rivelano che l’adozione della certificazione bio ha un effetto decisamente positivo sulla valutazione spuntata da un vino, e questo nonostante il sentiment generale, in effetti, ritenga i vini biologici di qualità inferiore”.
Lo studio, nonostante sia limitato ai soli vini Usa, ha preso in considerazione un gran numero di vitigni diversi, tra cui Cabernet Sauvignon, Chenin Blanc, Merlot, Pinot Nero, Sangiovese, Semillon e Zinfandel, ed ha dimostrato che spesso è proprio grazie a questa caratteristica che certe etichette sono riuscite a finire in una categoria superiore”.


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