Verona - 18-01-2010

AGRICOLTURA - ITALIANI SEMPRE PIU’ COLTIVATORI PER HOBBY. CON ALMENO 1 ETTARO DI TERRENO, SI PRODUCE PER AUTOCONSUMO E PER GLI AMICI. LE COLTIVAZIONI PIÙ PRATICATE? ORTAGGI, & FRUTTA E VITE & OLIVO (IL 72% CON PROCESSI DI TRASFORMAZIONE)

La coltivazione delle vite rimane una delle pratiche più diffuse in Italia degli agricoltori amatorialiItaliani agricoltori per hobby, ma in grado di produrre, in quanto proprietari di terreni mediamente di un ettaro, tanto olio e vino da etichettarlo e donarlo ad amici e parenti. Con un numero crescente di persone che decidono di spostarsi in campagna, dedicandosi anche ad attività tipiche di questi spazi rurali, l’agricoltura in primis. Emerge dal primo rapporto Nomisma sugli “hobby farmer” in Italia, basato su 4.000 interviste, che sarà presentato a Fieragricola (Verona, il 5 febbraio), in collaborazione con il periodico “Vita in campagna”.
La compagine degli hobby farmer è molto variegata: impiegati, liberi professionisti, lavoratori autonomi, dipendenti pubblici, operai, pensionati. Ai contadini per hobby non interessa ottenere reddito dal terreno; sono accomunati dalla passione di coltivare e praticare l’attività agricola, al fine di ottenere prodotti per l’autoconsumo familiare (61,9%), ma anche per stare all’aria aperta (61,0%) e avere la possibilità di risparmiare (24,9%). Le dimensioni medie dei terreni coltivati non sono marginali: si aggirano su 1,3 ettari, spesso comprendenti anche parti a bosco.
L’agricoltore “amatoriale”, nell’identikit fornito dalla ricerca, si caratterizza per il possesso di un terreno agricolo coltivato nel tempo libero (39,4% ha ereditato l’appezzamento; 36% lo ha acquistato; solo il 3,4% sono i casi di affidamento in gestione e l’1,4% le locazioni). Si distinguono dall’agricoltore “non professionale” che, pur dedicando meno del 50% del suo tempo, viene periodicamente monitorato dall’Istat; e, in Italia, ben il 70% dei conduttori agricoli svolge l’attività agricola in maniera part-time. Questo interesse per le attività agricole da parte di non addetti ai lavori è riconosciuto in ambito internazionale come “tendenza in crescita”; a livello italiano, sottolineano i ricercatori, rappresenta “una realtà consolidata”, ma mai quantificata perchè sfugge alla rilevazione censuaria. Sta poi oggi assumendo particolare rilevanza, con la crisi economica che porta molti a riscoprire le bontà e la convenienza dei prodotti del proprio orto e frutteto.
Le coltivazioni più praticate riguardano ortaggi, frutta, vite e olivo. Molto spesso (72%) sono accompagnate da processi di trasformazione (confetture e marmellate, conserve, vino, olio, miele, formaggio) - ovviamente su piccola scala - e in qualche caso anche da piccoli allevamenti. Da un confronto con i censimenti agricoli nel 1990 e nel 2000, continua l’analisi Nomisma, si evidenzia un calo di 1,8 milioni di ettari contestualmente ad una diminuzione di 430.000 aziende.
“Non è pensabile - affermano i ricercatori - che questi milioni di ettari siano stati tutti destinati alla cementificazione. La superficie agricola non più rilevata dal Censimento Istat non è scomparsa: ha, invece, cambiato possessore, passando da un agricoltore ad un altro soggetto ‘estraneo’ al settore primario che si muove secondo logiche rivolte soprattutto al mantenimento ambientale e paesaggistico (69,8%).
Con benefici sottostimati - alla luce della mancanza di rilevazioni statistiche - che però permettono, assieme al contributo preponderante dell’attività propriamente agricola, una conservazione degli spazi rurali (19,1%) e della biodiversità (36,5%) i cui vantaggi finiscono con il ricadere su tutti noi”.


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