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Milano - 10 Maggio 2018, ore 14:09

Nel 2018 in Italia attesi 62 milioni di turisti, che compreranno 73 milioni di bottiglie di vino. A dirlo lo studio di Klaus Davi, con la “Top 10” delle bottiglie scelte dagli stranieri

Lo studio di Klaus Davi, con la “Top 10” delle bottiglie scelte dagli stranieriChe l’Italia sia tra le mete preferite dai turisti è fatto più che noto. Ma chi sono i più “affezionati” al Belpaese e ai suoi tesori enogastronomici e paesaggistici? Secondo uno studio dell’agenzia comunicazione Klaus Davi & Co., saranno innanzitutto 62 milioni i turisti stranieri che invaderanno il territorio italiano quest’anno, con i tedeschi a fare da apri fila: la Germania è infatti prima da sempre con circa il 15% del turismo straniero complessivo, seguita da Stati Uniti, dai quali ci si attende l’incremento più consistente pari al +5,5% rispetto al 2017, Francia, reduce da un buon +2,5% nel 2017, Regno Unito, anch’esso +2,5% l’anno scorso, e Svizzera, in aumento dal 2015 a oggi del +4,6%. Ma il dato più straordinario, se vogliamo, emerso dalla ricerca ricavata dai dati Iri per l’Osservatorio Vinitaly 2018, i milioni di turisti consumeranno ben 73 milioni di bottiglie di vino (l’anno scorso le bottiglie erano 70 milioni). Secondo i dati di Klaus Davi & Co., i numeri del primo trimestre del 2018, comparati con quelli dello stesso periodo dell’anno precedente, rivelano una crescita del consumo di vino italiano da parte degli stranieri del 6,5%. Ma quali sono le griffe enoiche italiane che più affascinano i turisti stranieri che si siedono alle nostre tavole? Il 19% dei 500 turisti stranieri tra i 21 e i 50 anni presi a campione per lo studio, ama il Chianti di San Giusto a Rentennano, il 17% il Brunello di Montalcino Case Basse di Soldera, e il 16% il Prosecco di Bianca Vigna. Nello scalino subito sotto al podio si trova il Passito Bukkuram di Marco De Bartoli, preferito dal 14% degli intervistati, il Franciacorta di Cà del Bosco, segnalato dall’11% dei turisti, il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, il più amato dall’8%, il Barbaresco di Bruno Giacosa (6%), il Bolgheri Doc di Ornellaia (4%), l’Aglianico Radici Taurasi di Mastroberardino (2%), e il Sagrantino di Montefalco di Arnaldo Caprai (1%).
Resta solo una cosa da capire: perché gli stranieri sono così attirati dal vino italiano? I grandi produttori italiani, tra i più influenti, sempre alla Klaus Davi & Co. hanno rivelato i loro pensieri. Per Alessio del Savio, consigliere delegato di Mionetto Spa, per esempio, la qualità passa anche per l’innovazione: “i nostri consumatori possono stare tranquilli per la qualità che trovano all’interno della bottiglia ma siamo anche bravi a stare al passo con le loro esigenze puntando sull’innovazione, che rientra nel nostro Dna”. Secondo Ettore Nicoletto, Ad di Santa Margherita, invece “il segreto del successo è riuscire a mantenere la continuità e la coerenza sul piano qualitativo”. Qualità anche per Giancarlo Lechthaler, direttore tecnico del Gruppo Collis: “alla fine il segreto del nostro successo è un rapporto qualità/prezzo eccezionale perché abbiamo tutti prodotti di ottima qualità e riusciamo con i nostri numeri e con le nostre capacità a proporci sul mercato con prezzi interessanti per tutti”. Francesco Zonin, vicepresidente di Zonin 1821, guarda al mercato: “È stato un 2017 buono, i grandi mercati di sviluppo del vino italiano si sono confermati Nord America, Germania e Inghilterra. La Cina rimane un punto di domanda per la capacità di penetrazione e di promozione”. Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, ribadisce che “senza Governo non si va da nessuna parte e non si può riuscire nemmeno a contare di più a Bruxelles perché il patrimonio vinicolo Italiano è unico al mondo e va tutelato”. Roberta Corrà, direttore generale di GIV (Gruppo Italiano Vini) pensa invece che “il segreto è il lavoro ma soprattutto la coerenza: noi dobbiamo essere autorevoli nei confronti dei consumatori e dar loro la qualità che meritano”.
Pietro Mastroberardino, presidente di Mastroberardino, elogia il carattere del territorio: “siamo un puzzle di territori e ciascuno è bravo interprete e allo stesso tempo ambasciatore della propria terra”. Il territorio è centrale anche per Sandro Sartor, Ad di Ruffino: “il territorio ci dà la qualità e la possibilità di parlare del sogno dell’Italia, tanto amato e apprezzato dagli stranieri che quando scelgono il nostro vino fanno un piccolo viaggio con la loro fantasia nel nostro Paese”.
L’ospitalità italiana è invece il cardine del successo del vino italiano secondo Marcello Lunelli, vicepresidente di Cantine Ferrari: “è un’emozione e un orgoglio incredibile essere rispettati e ammirati da tutto il mondo: l’Italia è un sogno universale, anche per il vino e per l’esperienza unica di gustare un pasto irripetibile nella tipica ospitalità e convivialità che solo stare attorno a una buona tavola sa infondere”. Entusiasmo invece da parte di Giannola Nonino, delle Cantine Nonino: “il segreto è tanto amore, tanta passione e soprattutto sacrificio, voglia e desiderio”. Sulla stessa linea d’onda Massimo Poloni, direttore generale di Valdo Spumanti: “Penso che il segreto stia nella sperimentazione, facciamo moltissime analisi sul terreno e sulla materia prima proprio per cercare di mantenere il nostro standard qualitativo costante durante tutte le vendemmie”.
Per Annalisa Botter, direttore marketing di Botter Spa, è invece difficile fare meglio di così all’estero: “l’anno scorso è stato molto buono, quest’anno sarà più difficile per le problematiche legate alla materia prima e ad alcuni mercati, come l’Inghilterra con la Brexit, la Russia che è abbastanza ferma e anche la Cina, che ha un po’ rallentato”. Infine, c’è da migliorare la comunicazione per Carlo Favero, direttore del Consorzio Vini Venezia: “in Italia abbiamo migliaia di vini che raccontano la nostra storia, chi siamo e dove siamo. Siamo deboli nel comunicarlo, i Francesi sono molto più efficaci di noi”.

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