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Firenze - 10 Ottobre 2017, ore 17:26

Capolavoro del Rinascimento, la “Risurrezione di Cristo” di Giovanni Della Robbia torna a Firenze, al Museo del Bargello, in tutto il suo splendore. Merito di una storica circostanza: il restauro da parte degli stessi committenti, Marchesi Antinori

La lunetta con la “Risurrezione di Cristo” di Giovanni della Robbia commissionata, nel Cinquecento, da Niccolò di Tommaso Antinori All’inizio del Cinquecento, Niccolò di Tommaso Antinori, iniziatore della fortuna imprenditoriale della storica famiglia del vino italiano, commissiona a Giovanni della Robbia (Firenze, 1469-1529/30) la lunetta con la “Risurrezione di Cristo” per decorare Villa Le Rose, la residenza di campagna alle porte di Firenze, dove già all’epoca si produceva vino. Un capolavoro del Rinascimento italiano, oggi di proprietà del Brooklyn Museum of Art di New York, che per la prima volta dopo 120 anni sarà presentato al pubblico, in tutto il suo splendore, al Museo Nazionale del Bargello a Firenze dal 9 novembre 2017 all’8 aprile 2018. Il merito è di una storica circostanza: il restauro della robbiana da parte degli stessi committenti, i Marchesi Antinori, oltre 500 anni dopo, nel solco di una tradizione di mecenatismo culturale che arriva fino ai nostri giorni. Per celebrare lo straordinario ritorno della lunetta e l’esposizione nella “culla” del Rinascimento tra le opere di Michelangelo, Donatello e degli stessi Della Robbia, la famiglia fiorentina continua la sua antica tradizione di “mecenati d’arte” con una nuova committenza: un’opera dell’artista italiano Stefano Arienti, tra i più apprezzati sulla scena internazionale, esposta in mostra con la robbiana - in due sale separate ma comunicanti tra loro - che viene riletta ed reinterpretata attraverso un inaspettato dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea. Questa nuova produzione rappresenta la continuità dell’attenzione all’arte della famiglia Antinori che da sempre hanno legato il loro nome all’eccellenza nel vino e alla tradizione mecenatistica. In contemporanea, presso l’avveniristica cantina Antinori nel Chianti Classico sarà esposta un’altra installazione site-specific di Arienti, ispirata sempre dalla lunetta di Della Robbia, e che entrerà a far parte della collezione di famiglia, in dialogo costante con la storia.

La famiglia Antinori oggi “Sostenere e valorizzare le arti è sempre stato importante per la nostra famiglia - sottolinea Alessia Antinori, vice presidente di Marchesi Antinori - siamo oggi particolarmente orgogliosi che questa bellissima lunetta, al cui interno è raffigurato uno dei nostri antenati oltre agli stemmi di famiglia, torni finalmente a casa completamente restaurata, in occasione dell’esposizione al Museo Nazionale del Bargello, già scrigno di numerosi inestimabili capolavori dei Della Robbia”.
Composta da 46 sezioni di terracotta policroma invetriata, la robbiana, splendido esempio della straordinaria tecnica della famiglia di scultori Della Robbia (Luca, Andrea e Giovanni), attivi tra il 1400 e il 1500 a Firenze, presenta un ritratto quasi a grandezza naturale del suo committente, con le mani giunte alla sinistra di Cristo, e due stemmi di famiglia ai lati della base del rilievo, che decorava Villa Le Rose, una delle Tenute di famiglia dove già all’epoca gli Antinori producevano principalmente vino ma anche olio ed altri prodotti agricoli.
Donata al Brooklyn Institute (oggi Brooklyn Museum of Art) nel 1898 dal collezionista americano A. Augustus Healy - dopo averla acquistata dagli stessi Antinori - la robbiana non ha più lasciato New York da allora. Nel 2016, grazie al sostegno della famiglia Antinori, ritrova il suo splendore originale, restaurata per la mostra “Della Robbia: Sculpting with Color in Renaissance Florence”, prima esposizione americana dedicata ai Della Robbia, al Museum of Fine Arts di Boston (9 agosto-4 dicembre 2016) e poi alla National Gallery of Art di Washington Dc (5 febbraio-4 giugno 2017).

Focus - Con la doppia committenza a distanza di secoli, da oltre 600 anni Marchesi Antinori continua ad affidare all’arte, così come al vino, il compito di raccontare i valori e la storia di famiglia
Con la doppia committenza a distanza di secoli, da oltre 600 anni Marchesi Antinori continua ad affidare all’arte, così come al vino, il compito di raccontare i valori e la storia di famiglia: una tradizione che ha inizio in maniera significativa dal rinascimentale Palazzo Antinori, disegnato dal grande architetto Giuliano da Maiano al tempo di Lorenzo dei Medici e acquistato, nel 1506 su indicazione dello stesso Magnifico, proprio da Niccolò Antinori, mercante, personaggio di spicco della vita politica dell’epoca e rinascimentale mecenate (sua l’edificazione di Villa Le Rose e le committenze ai più grandi artisti dell’epoca, da Ridolfo del Ghirlandaio a Baccio D’Agnolo; Giovanni della Robbia è autore anche dello stemma di famiglia); una tradizione che passa per un patrimonio composto da dipinti, ceramiche, tessuti pregiati e antichi manoscritti dal grandissimo valore storico e artistico che spaziano dall’arte rinascimentale a quella contemporanea, ma che abbraccia anche le Tenute, edifici simbolo dei territori in cui gli Antinori producono i loro vini più famosi, dalla Badia a Passignano in Chianti Classico, che custodisce l’“Ultima Cena” del Ghirlandaio (1476; nel 2015 si sono conclusi i restauri commissionati da Antinori), al Castello della Sala, fortezza medievale del XIV secolo, oggi sinonimo del Cervaro della Sala, o divenute esse stesse tra le principali attrazioni di quei territori, dalla Tenuta Tignanello - dove si produce anche il Solaia - a Guado al Tasso a Bolgheri, per citarne solo alcune; una tradizione che, infine, arriva fino alla cantina Antinori nel Chianti Classico, un “Palazzo” del terzo millennio progettato dall’archistar Marco Casamonti (Studio Archea Associati, 2012), museo della collezione di famiglia, in continuo arricchimento grazie all’“Antinori Art Project”, la piattaforma di interventi in ambito contemporaneo dedicata alle arti visive e agli artisti del nostro tempo, con opere site-specific, di cui quella dell’Arienti è solo l’ultima committenza in mille anni di storia.

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