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Montalcino - 13 Settembre 2017, ore 11:03

Le piogge degli ultimi giorni hanno dato respiro e portato un po’ di equilibrio in vigna: lo stato dell’arte nei territori dei grandi rossi d’Italia: dalle Langhe alla Valpolicella, passando per Bolgheri, Chianti, Chianti Classico e Montalcino

Entrano nel vivo le vendemmie dei grandi vini rossi d’Italia, indagine WineNewsAlcuni territori, come Bolgheri, sono molto più avanti. Altri, come le Langhe di Barolo e Barbaresco, ancora appena agli inizi, ma dalla Valpolicella al Chianti e al Chianti Classico, passando per Montalcino - ovvero i territori che per valore e blasone costituiscono il pilastro dell’immaginario collettivo quando si parla di vino italiano nel mondo - le piogge di questi giorni hanno portato un po’ di ottimismo, e di equilibrio, in una vendemmia complessa, ma non da buttare, dove di oggettivo e sicuro ad oggi, come emerge anche da un’indagine WineNews, c’è solo un calo produttivo più o meno sensibile. Un’annata mai vista prima, e dove a fare la differenza è stata l’età dei vigneti, la vocazione delle diverse zone nella stessa denominazione, e la gestione tempestiva di ogni situazione.
A Bolgheri, patria nobile dei grandi Supertuscans, “siamo molto avanti - spiega il direttore del Consorzio, Federico Zileri - se di norma la vendemmia finiva intorno ai primi 10 giorni di ottobre, verso il 20-22 settembre sarà tutto in cantina, anche se la pioggia di questi giorni, con 40-50 millimetri piovuti, ha rallentato un pochino i tempi. In generale, i Merlot sono già tutti in cantina, e hanno spiccate acidità e anche un livello di alcol da gestire, che, però, ben completerà le acidità più basse dei Cabernet Sauvignon, ancora per lo più in pianta. Il Cabernet Franc, invece, c’è chi lo ha già raccolto e chi aspetta ancora. Di certo rispetto a tante zone, soprattutto nell’interno, non avremo riduzioni drastiche, saremo sul -15-20%”.

Danni limitati, dunque, rispetto alla media, dovute ad alcuni fattori principali, spiega Zileri: “prima di tutto la tipologia dei terreni, per lo più sabbiosi-argillosi, quindi con radici molto profonde e poco stress idrico per le piante, mitigato anche dal fatto che molte aziende hanno potuto far fronte con l’irrigazione. Inoltre, a Bolgheri abbiamo avuto caldo elevato, ma mediamente con 4 gradi centigradi in meno che nell’interno, anche grazie alla ventilazione. Di certo è un’annata che ci ha messo alla prova, con condizioni di cui nessuno aveva avuto esperienza, da cui trarre grandi insegnamenti. Chi è stato costantemente presente sul campo e ha attivato interventi immediati ha potuto ottenere buoni risultati, e nonostante la siccità ed il caldo siamo rimasti molto colpiti dalla reazione delle piante, che non sono andate in stress, ci ha fatto capire meglio il valore del nostro terreno. Ad oggi le uve che stiamo portando in cantina sono molto buone e sane, quelle ancora da raccogliere lo stesso, vedremo dopo la vinificazione, ma siamo tranquilli”.
Discorso simile per la Valpolicella ed il suo Amarone, come spiega il presidente del Consorzio Vini Valpolicella, Andrea Sartori: “qui siamo stati abbastanza fortunati, perchè la gelata di aprile non ci ha colpito particolarmente. La siccità un po’ l’abbiamo sentita, ma meno di altri territori perchè molti sono attrezzati per l’irrigazione di soccorso. E anche la grandine, che pur ha colpito, soprattutto nella zona est della denominazione, non ha fatto troppo danno. Direi che ce la siamo cavata discretamente dal punto di vista dei volumi, e sull’Amarone ci sarà un calo intorno al -5%. Di certo siamo molto avanti, e per le condizioni climatiche che abbiamo avuto gli appassimenti saranno molto brevi, già verso la metà di novembre si pensa di andare in pigiatura, siamo 2-3 settimane in anticipo sulla media. Una buona metà delle uve è già in cantina, abbiamo delle curve alcoliche abbastanza elevate, che andranno gestite”.
Tornando in Toscana, nel Chianti, la denominazione rossista più estesa della Regione, “il problema vero sono i volumi - commenta il presidente del Consorzio del Chianti Giovanni Busi - perchè sui vitigni complementari già raccolti, c’è una perdita del -30-40%. Sul Sangiovese stiamo raccogliendo e tireremo le somme, ma il calo c’è, anche se le piogge di questi ultimi giorni e quelle previste nei prossimi, speriamo, ci faranno recuperare qualcosa. La qualità, in media, non preoccupa: a parte qualche vigna più giovane o che ha subito maggiore stress per la siccità, gli impianti più vecchi con radici più profonde hanno reagito bene, la qualità delle uve è buona, le vigne di Sangiovese più importanti sono ancora tutte da raccogliere, e i dati analitici dopo queste piogge ci stanno dando buone risposte”.
Situazione simile nel Chianti Classico, come spiega il presidente del Consorzio del Gallo Nero, Sergio Zingarelli: “siamo molto in anticipo, già all’inizio di questa seconda decade di settembre quasi tutti hanno iniziato la vendemmia. L’uva è poca e pesa meno del normale, quindi è prevedibili un calo del -15-20%, con qualche zona che soffrirà di più e altre meno. Certo la situazione è variegata, alcune aziende sono molto avanti, altre più indietro, anche a seconda della zona e dei terreni, diciamo che nel complesso siamo ad un 30% della raccolta. Le uve precoci come il Merlot hanno risentito di più della stagione. Il Sangiovese si è difeso meglio, soprattutto nei vigneti meno giovani con radici più profonde. Le uve sono sanissime, e se si registravano grandi concentrazioni e livelli di zuccheri elevati, le piogge hanno aiutato parecchio riportando equilibrio. Poi sul fronte della qualità del vino vedremo. È un’annata difficile da interpretare, lavoriamo giorno per giorno, ma sempre con fiducia”.
Nel territorio d’elezione del Sangiovese in purezza, ovvero la terra del Brunello di Montalcino, “la riduzione in quantità è sotto gli occhi di tutti - commenta il presidente del Consorzio Patrizio Cencioni - ma è difficile capire di quanto, perchè la situazione è molto diversa da appezzamento ad appezzamento, e ci sono differenze significative anche all’interno dello stesso vigneto. Diciamo che potremmo essere su un -20-30%, ma vedremo. La situazione è molto diversificata, a seconda di zona ed esposizione, ci sono aziende che hanno quasi finito la vendemmia, altre che la hanno appena cominciata. Le uve anche qui sono sane, l’abbassamento delle temperature degli ultimi giorni e qualche pioggia hanno aiutato, e credo che riusciremo ad avere prodotti di buona qualità, ma bisogna aspettare che le uve siano in cantina”.
Più indietro, almeno sul Nebbiolo, il Piemonte, come spiega il direttore del Consorzio del Barolo e Barbaresco, Andrea Ferrero: “qualche grappolo di Nebbiolo è stato raccolto (da quanto apprende WineNews raccolti i primi grappoli a Barbaresco, Monforte, nel cru Bussia, e Serralunga d’Alba), ma il grosso inizierà dalla prossima settimana. Le piogge dei giorni scorsi hanno un po’ aiutato, la situazione nel complesso è buona”.
“Alla fine è un’annata da salvare, viste le premesse possiamo essere contenti - aggiunge Filippo Mobrici, alla guida del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e Piemonte Land, “il consorzio dei consorzi” che promuove il 90% delle Doc e Docg piemontesi.
“Sulla Barbera abbiamo iniziato presto, direi che siamo oltre la metà, il calo ci sarà intorno al -20-30%, ma le piogge di questi giorni hanno cambiato un po’ il quadro, i grappoli sono cresciuti e si è ritrovato un po’ di equilibrio. Sui Nebbioli si entrerà nel vivo nei iprossimi giorni, soprattutto dagli impianti più giovani e in terreni più magri. Ma in generale, per i rossi del Piemonte, viste le premesse possiamo essere contenti.

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