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Soave - 04 Settembre 2017, ore 13:28

“Giahs, paesaggio rurale e biodiversità per un Soave che guarda al futuro”. A “Soave Versus” il percorso verso il riconoscimento Fao, che mira alla salvaguardia del territorio, ma anche al miglioramento del reddito di viticoltori e agricoltori

Giahs, paesaggio rurale e biodiversità per un Soave che guarda al futuroNel futuro del Soave c’è Giahs-Globally Important Agricultural Heritage Systems, il programma della Fao che tutela e promuove specificatamente il patrimonio agricolo. L’annuncio della candidatura portata avanti dal Consorzio del Soave e il suo significato, tra tutela del territorio e miglioramento del reddito degli agricoltori, ma non solo, sono stati al centro del convegno di “Soave Versus”, evento (2-4 settembre a Verona, www.soaveversus.com) che propone al grande pubblico ed agli operatori - da quattro anni nel cuore della città scaligera - lo storico bianco veronese con degustazioni e seminari sulla denominazione.
Grazie all’iscrizione delle “Colline vitate del Soave” nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, il Soave può aspirare ad essere inserito nel Giahs-FAO che, a dirla con le parole di Viviana Ferrario, architetto e ricercatore presso l’Università Iuav di Venezia, è “una sorta di Unesco dell’agricoltura”.
“Mentre nel caso dell’Unesco-World Heritage List - ha spiegato Mauro Agnoletti, presidente comitato scientifico del Programma Giahs-FAO e coordinatore della Unità Paesaggio di Rete Rurale Nazionale - il paesaggio agrario e l’agricoltura vengono semplicemente inclusi nella definizione generale di “paesaggio culturale”, il Giahs entra nel merito delle pratiche agricole per promuovere un’agricoltura sostenibile che si è sottratta ai processi di industrializzazione, conserva uno stretto legame tra paesaggio e prodotti alimentari locali e mantiene le comunità rurali associate ai luoghi di produzione e ai loro paesaggi. Avviato nel 2002 dalla Fao come programma di ricerca e riservato soltanto ai Paesi in via di sviluppo (soprattutto di Asia e Sud America), il Giahs è stato successivamente allargato ai Paesi sviluppati dove l’impostazione agricolo-industriale non è stata in grado di tutelare l’agricoltura, ha rovinato i paesaggi e indotto all’abbandono delle campagne. Oggi è più che mai necessario adottare modelli di sviluppo sostenibili e preservare il patrimonio della cultura agricola per poterla tramandare. Importante è il ruolo dell’Italia che, grazie all’istituzione del Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, nell’ottobre del 2016 ha firmato un accordo con la Fao per promuovere i sistemi il patrimonio agricolo in Italia e in altre aree europee”.
L’iscrizione Registro, infatti, è il viatico per le candidature del territori italiani ai riconoscimenti sia dell’Unesco-World Heritage List sia del Giahs-Fao. “L’Italia - ha proseguito Agnoletti - si muove velocemente in questo ambito strategico per il nostro territorio, la nostra economia e il nostro ambiente. La candidatura del Soave è il segnale che l’interesse per questo approccio Fao, in cui l’agricoltura è al centro per ricercare un modello sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, cresce”.
“Bisogna dare dignità ai viticoltori che coltivano questi territori difficili con valenze ambientali e paesaggistiche - ha sottolineato Roberto Gaudio, presidente del Cervim-Centro di ricerca, studi e valorizzazione per la viticoltura di montagna, in forte pendenza e delle piccole isole - in cui il settore prevalente è quello del turismo che tendenzialmente si sviluppa a spese dell’agricoltura provocando l’abbandono delle terre per attività più redditizie. Già nelle attribuzioni dei Fondi Ocm queste valenze, considerate secondo i criteri utilizzati dal Cervim, sono state premianti per queste aree, ma il grande passo avanti in Italia è stato fatto con il Testo Unico in cui all’articolo 1 vino, vite e territori viticoli sono riconosciuti come patrimonio culturale nazionale; all’articolo 6 si parla di vitigni autoctoni nazionali, nostra grandissima peculiarità e, infine e più importante, all’articolo 7 per la prima volta vengono individuati i vigneti “eroici o storici” in un collegamento inedito”.
La riduzione del fenomeno dell’abbandono delle aree agricole difficili è uno degli obiettivi dei Giahs ottenibile grazie a una redditività maggiore. Peraltro il territorio di produzione del Soave anche nelle situazioni dove la viticoltura si fa eroica “in cinquant’anni di viticoltura moderna non ha subito abbandoni pur tra alterne congiunture di mercato - ha evidenziato Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio di Tutela - siamo orgogliosi di lasciare in eredità ai giovani un territorio intatto che in futuro potrà essere ulteriormente valorizzato”.
Un dato significativo, questo, considerando che, come ha illustrato Mario Dalla Tor della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare al Senato “in Italia in 35 anni, dal 1980 al 2015, la superficie a bosco è passata da 6 milioni a 11 milioni di ettari per l’abbandono dell’agricoltura prevalentemente in montagna e in collina e gli ettari a vigneto si sono ridotti da 1,1 milioni a 660.000”, con un consumo di suolo per l’urbanizzazione di 9.000 ettari all’anno. In Europa per ora ci sono solo candidature Giahs: un paio in Spagna e una in Portogallo, ma non sono state approvate dal Comitato perché non ancora in linea con gli standard richiesti. Quelle del Soave e di alcuni altri territori italiani - come la fascia ad oliveto tra Assisi e Trevi in Umbria e il paesaggio silvo-pastorale del Supramonte in Sardegna vicino a Oliena - sono importanti anche perché affiancano l’Italia alla Cina, che ci crede, tanto da aver portato il tema al G20 e, in questo ambito è leader mondiale. Peraltro Cina e Italia stanno sviluppando una collaborazione sui cereali, colture in cui c’è una complementarietà (loro sul riso e noi sui frumenti). La Cina ha ottenuto il riconoscimento di 11 siti Giahs e di ben 62 siti Niahs (Nationally Important Agricultural Heritage Systems).
Particolarmente interessanti e impressionanti i risultati economici ottenuti dai 4 riconoscimenti Giahs dei “Sistemi risaia-pesce” nel sud-ovest del Paese. Queste aree si configurano come parchi, con una porta di accesso, un biglietto di ingresso e rivendite di prodotti agricoli locali. In dieci anni, dal 2005 al 2015, i prezzi del riso e del pesce prodotti nelle aree Giahs hanno avuto incrementi doppi rispetto a quelli degli stessi prodotti coltivati altrove e questo ha indotto un ripopolamento delle campagne. Si è, inoltre, registrato un boom del turismo, in particolare domestico, così importante da risultare eccessivo, tanto da dover essere limitato.
“In Cina la valorizzazione dei siti Giahs è stata sostenuta da ingenti fondi governativi. In Italia due potrebbero essere le vie - ha concluso Agnoletti. Una legata alle politiche regionali con il finanziamento diretto nell’ambito dei Programmi di sviluppo rurale, l’altra attraverso il marchio di certificazione di paesaggio storico, che stiamo per licenziare, il quale rendendo riconoscibile le produzioni di questi territori dovrebbe valorizzarle”.
Vale la pena di ricordare che l’iscrizione al Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico viene concessa a fronte di dossier importanti, con criteri stringenti e solo a quei territori che hanno mantenuto l’assetto storico del paesaggio, le sistemazioni originarie, come per esempio nel caso della vite i terrazzamenti. La candidatura del Soave verrà inviata al segretariato del programma presso la Fao che valuterà se risponde ai criteri generali e in questo caso verrà inviata per l’approvazione al Comitato scientifico che si riunisce in genere due volte l’anno a fine settembre e in febbraio.

Focus - “Soave Versus”: i migliori assaggi di WineNews
Oltre 50 cantine e 200 etichette in assaggio, a “Soave Versus”, con il coordinamento del Consorzio del Soave e della Strada del Vino Soave. Tantissimi vini in assaggio, molti dell’ultima annata, la 2016, particolarmente fortunata, caratterizzata da poche emergenze fitosanitarie quindi pochi trattamenti (ai minimi storici) ed elevata sanità delle uve, anche grazie all’assenza di grandinate. Non è mancato un ottimale rifornimento idrico con le piogge di giugno e agosto che hanno agevolato l’attività vegetativa della Garganega, come già emerso in maggio a “Soave Preview” (che abbiamo raccontato qui: https://goo.gl/9pxRLf).
Di seguito, i nostri migliori assaggi a “Soave Versus” ...

Tovo al Pigno 2016, Soave Doc Classico, Corte Mainente
Naso fruttato con note lievemente affumicate. In bocca fresco, salino e largo, molto persistente. È giovane con una lunga vita davanti.

Monteseroni 2016, Soave Doc Colli Scaligeri, Filippi
Fuori dagli schemi. Al naso alla buccia di mela renetta e alla susina gialla si affiancano salvia e geranio. In bocca si confermano i sentori del naso, fresco, pieno e asciutto senza concessioni a frivolezza alcuna. Austero.

La Brola 2015, Soave Doc, Roccolo Grassi
Esce sul mercato a giorni. Il naso è fine, floreale con una nota agrumata e sentori di salvia. In bocca è pieno, fresco, sapido, secco, asciutto, complesso. Vino non omologato che riserverà ulteriori sorprese nell’invecchiamento.

Castelcerino 2015, Soave Docg Classico Superiore, Rocca Sveva, Cantina di Soave
Naso delicato e fine, fruttato con note agrumate, scorza di cedro. In bocca fresco, pieno, presente, dinamico.

Capitel del Tenda 2015, Soave Doc Classico, Fornaro
Al naso note fruttate di mela golden e susina gialla con un accento fumé. Piacevole in bocca, lievemente sapido e sostenuto da buona acidità.

Sengialta 2014, Soave doc Classico, Balestri Valda
Colore giallo paglierino carico. Al naso, complesso, rivela note tioliche e ricordi di bergamotto. In bocca pieno e sostenuto da buona acidità che lo rende verticale.

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