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Barolo - 13 Maggio 2017, ore 10:12

Collisioni, il festival agrirock di Barolo sempre più wine & food. Nascono l’agrilab permanente al Castello di Barolo (con Vinous), e l’Agrishop all’Aeroporto di Torino Caselle. Accanto al progetto vino quello food, e nasce il Wine Educational Board

Filippo Taricco Ian d’Agata e Antonio Galloni presentano il progetto Agrilab e Agrishop di Collisioni nel Castello di BaroloCreare un luogo permanente e multimediale di divulgazione, educazione, formazione, conoscenza e anche business, dedicato ai sapori del Piemonte, dal Barolo agli altri grandi vini del territorio, dalla Barbera alla Freisa, dal Grignolino al Dolcetto, dal Barbaresco al Gavi, ma anche le nocciole, i dolci, i salumi, i formaggi e così via, in sinergia tra pubblico e privato, per fare davvero dei milioni di turisti che ogni anno dal mondo fanno visita alla Langhe dei veri ambasciatori di questi territori, dando loro la possibilità di conoscere meglio una realtà complessa e articolata, ma anche di essere conosciuti meglio da chi in quei territori vive e fa impresa: ecco, in estrema sintesi, il progetto Agrilab e Agrishop, tra il cortile del Castello di Barolo e l’Aeroporto di Torino Caselle, firmato da Collisioni, il festival “agrirock” ideato da Filippo Taricco (ed il cui ProgettoVino e food è guidato da Ian d’Agata). “Collisioni che - ha detto l’Assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte Antonella Parigi - ha riscritto il modo di organizzare i festival, e ora vuole riscrivere con una visione il modo di raccontare i territori”.


Un progetto, quello dell’AgrilabNell’Agrishop di Collisioni al Castello di Barolo spazio a tutti i sapori tipici del Piemonte da far conoscere ai 300.000 turisti che ogni anno visitano il Castello nel Cortile del Castello di Barolo (che avrà come partner tecnico la rivista Vinous, considerata tra le più autorevoli al mondo, di Antonio Galloni), così come dell’Agrishop di Caselle (con il contributo di Francesco De Marco, già chef presso il ristorante Molly Aida e Fitzcarraldo in Milano zona Porta Romana, quello dello scenografo e regista multimediale Lucio Diana, e con il designe della griffe Lago) “che è partito da una semplice riflessione”, ha spiegato Taricco. “Come Collisioni siamo a Barolo da 6 anni, e ci siamo incontrati sempre qui in castello per organizzare il festival, ma potevamo essere da qualsiasi altra parte. Però è diventata un po’ la nostra casa, e ora ce ne prendiamo cura grazie ai privati che ci hanno investito e alle istituzioni che ce l’hanno messa a disposizione. Qui ogni anno arrivano centinaia di migliaia di turisti (oltre 300.000 presenze all’anno) da tutto il mondo, che fanno un giro e poi se ne vanno via. Installazioni artistiche, strumenti multimediali ed interattivi saranno al centro dell’Agrilab di CollisioniCi siamo resi conto che è un luogo che dava molte occasioni, anche di contatto e di conoscenza con i turisti stesso. L’idea era di trasformare questi momenti di contatto in momenti di formazione, di conoscenza, ma anche perchè no di business, perchè Barolo, con la sua forza, diventasse vetrina di tutti i prodotti del territorio, perchè chi arriva qui attirato dal vino, non può ignorare che cosa è la nocciola, che cosa sono i formaggi, ma anche che cosa è il Monferrato e così via. Non volevamo fare un clone di una enoteca, anche perchè c’è già l’Enoteca Regionale del Barolo, e funziona bene. Qui, invece, attraverso la mutlimedialità, l’arte, delle istallazioni, dei jukebox, dei diffusori di aromi, creiamo un percorso di racconto dei sapori del vino e del food. E la stessa cosa concettualmente sarà fatta all’aeroporto di Caselle, dove turisti in partenza e in arrivo possono conoscere prodotti di eccellenza e attraverso di loro i paesaggi. Perchè l’idea di fondo era proprio questa - aggiunge Taricco - viviamo in un mondo in cui l’agricoltura ha bisogno di tanta comunicazione, e dobbiamo lavorare sull’identità digitale per non trovarci indietro rispetto ad altri. E in questo ci devono aiutare i “nativi digitali”, i giovani di questi territori con le loro competenze, anche sui social network. Devono lavorare sul territorio per raccontare al mondo le nostre eccellenze, e noi dobbiamo dal loro la possibilità di rimanere in questi territori, di investirci le loro energie. Ed è un discorso che vale per Barolo - spiega Taricco a WineNews - ma può valere per tanti altri territori d’Italia. Abbiamo tanto da dire ai turisti. Per esempio, sembra strano, ma molti non sanno che il Piemonte è anche terra di grandi vini bianchi. Immaginiamo questi luoghi come contenitori di storie, paesaggi, sapori, suoni di tradizioni diverse, luoghi capaci di raccontare la complessità e la ricchezza dell’offerta della nostra regione che spesso sfugge all’occhio disattento di un turista di passaggio, oltre che luoghi di ristoro, dotati di wine bar, ristorante, show room che ospiterà i grandi vini e i grandi prodotti di eccellenza della tradizione regionale”.
“Barolo è un territorio fortunato, patrimonio Unesco con le Langhe, il Monferrato ed il Roero, terra generosa che ci dà prodotti importanti che il mondo ci riconosce, e vogliamo che la forza del marchio Barolo sia a disposizione anche dei territori vicini”, ha detto il sindaco di Barolo Renata Bianco.
“I due punti a Barolo e Caselle - spiega ancora Taricco - saranno prima di tutto luoghi di intrattenimento e didattica, dove il turista potrà entrare liberamente, per ascoltare un pezzo di storia della nostra tradizione o immaginare itinerari, seguendo video fotografici e film che racconteranno le località turistiche e le bellezze architettoniche e storiche della nostra regione. Qui il turista potrà partecipare a degustazioni gratuite e tematiche su diversi territori (il Monferrato, l’Alta Langa, la montagna dei grandi formaggi e della Nocciola) sui grandi vini, i grandi prodotti agricoli come i formaggi Dop Piemontesi, la castagna, i prodotti della tradizione dolciaria, il Vermouth e così via, per conoscere meglio i paesaggi di provenienza dei grandi prodotti grazie ai supporti multimediali (schermi, tavoli touch screen) e ricevere così suggestioni e idee per addentrarsi più profondamente nel territorio piemontese, creando il proprio itinerario di elezione. Ma un’esperienza come l’Agrilab, per esempio, può servire anche a conoscere meglio chi visita questi territori, a capire di più di quelli che poi diventano i veri ambasicatori dei territori del mondo, chiedo loro perchè vengono, cosa si aspettavano di trovare, che cosa pensano del cibo e cosa mangiano abitualmente. È uno scambio reciproco di conoscenze, anche per crescere, sennò ci crediamo di essere i soli e i migliori al mondo, e poi è facile scivolare”.
Un investimento che racconta anche di come la parte legata al wine & food di Collisioni, sia sempre più importante e sostanziale per un festival culturale che in pochi anni è diventato punto di riferimento italiano ed internazionale, capace di portare a Barolo, spesso con date uniche in Italia, artisti come Bob Dylan, i Deep Purple, Elton John e quest’anno, nell’edizione 2017 (17-21 luglio, www.collisioni.com), nomi come Robbie Williams e i Placebo, tra gli altri.
A curare il ProgettoVino di Collisioni, a cui si aggiunge il progetto cibo, come detto, è Ian d’Aga, tra le altre cose “senior editor” di Vinous di Antonio Galloni, una delle riviste enoiche più autorevoli al mondo, che sarà media partner internazionale di Collisioni e dell’Agrilab. “Sono felice di essere media sponsor di Collisioni - ha detto Galloni - faremo della grandi degustazioni su tutti i vini storici del Piemonte, per esempio allestendo le sale con le nostre mappe interattive del territorio, sui cru, perchè io voglio portare i nostri lettori “in vigna”, fargli capire quante sono ripide queste colline”. Un progetto, quello delle mappe interattive dei vigneti di Barolo, spiega Galloni, “che ci ha fatto contattare da Google, ed è diventata una case history. E poi cono Vinous abbiamo comprato la app Delectable, una sorta di Instagram del vino, con oltre 1 milione di download, 140.000 utenti attivi al mese, attraverso la quale si può fotografare una bottiglia di vino, commentare, condividere opinioni e anche vedere dove comprare. Per Collisioni le degustazioni che organizzeremo saranno precaricate in una sezione a parte della App, ci saranno già i vini Dolcetto, Barbera, Nebbiolo, Grignolino, Freisa e così via, e così chi seguirà le degustazioni potrà condividere opinioni ed esperienze più facilmente”.

Focus - Il ProgettoVino di Collisioni evolve, con un “Wine Educational Board” di esperti da tutto il mondo, un nuovo sito, wineducationalboard.com, e arriva anche il Progetto Food, raccontato da Ian d’Agata

“Collisioni è un festival eccezionale che riesce come nient’altro in Italia a mettere insieme artisti di valore unico conosciuti in tutto il mondo quali Sting, Elton John, Mark Knopfler e premi Nobel per la letteratura, come Herta Muller o Vidia Naipaul utilizzando la cultura e lo spettacolo come strumenti per la promozione dei prodotti enogastronomici di tutte le regioni italiane in patria e all’estero. Sono felice - spiega Ian d’Agata - di aver contribuito a creare un progetto culturale sul vino che in soli 4 anni si è trasformato da evento di settore italiano in un appuntamento di grande portata internazionale che aumenta anche concretamente la conoscenza e la diffusione dei grandi vini italiani nel mondo; un evento che coinvolge ogni anno decine di regioni italiane, oltre 200 cantine di tutto il Paese, e centinaia di wine writers, sommelier stellati, buyer internazionali che arrivano da tutto il mondo a Barolo per assaggiare i grandi vini italiani e approfondire la conoscenza dei tesori vinicoli di questo nostro straordinario Paese. Ora dobbiamo sviluppare il ProgettoVino, è ormai chiaro a tutti come Collisioni non sia solo un evento festivaliero, ma si ponga anche una missione didattica e di divulgazione, e questo convegno indica come Collisioni segua una sua linea strategica, dando un contributo alla crescita e alla conoscenza di tutto il settore vino italiano anche attraverso progetti didattico-scientifici”.
In questo senso, per esempio, sono nate nel 2016 le “Collisioni Conferences”, una serie di convegni didattico-scientifici con ospiti internazionali: produttori ed esperti di grandissima fama da tutto il mondo. Il primo appuntamento, lo scorso Giugno, ha visto la partecipazione di Aubert de Villaine, co-proprietario e direttore del Domaine de la Romanée-Conti, Christine Vernay, del Domaine George Vernay, noto per il lavoro di riscoperta e tutela del Viognier e Jacky Rigaux, professore di enologia e teorizzatore della degustazione geo-sensoriale. A Settembre, invece, una seconda conferenza è stata organizzata ad Asti con la partecipazione di due produttori di vini da vitigni autoctoni italiani in California e Oregon: Patrick Taylor e Mick Unti. E ancora, Collisioni si fa “On The Road”, portando i suoi esperti in altri grandi territori vinicoli, dalle Marche al Friuli, e per il 2017 inaugura una nuova aggiunta all’offerta didattica di Collisioni, il Progetto Food.
E sulla falsa riga di quello che negli anni è diventato il ProgettoVino, dell’importanza e dell’adesione che ha raccolto, per il 2017 è stato invitato un panel di esperti internazionali, buyer, chef proprietari di catene di ristoranti, responsabili di istituzioni di primo piano nel food del panorama estero, al fine di creare delle sessioni professional a porte chiuse, in cui produttori ed esperti potranno confrontarsi, presentando alcuni prodotti di eccellenza del made in Italy, in lezioni, seminari, cene dedicate confronti su particolari mercati, al fine di creare uno scambio business alla ricerca di nuove opportunità per l’esportazione. E già, per esempio, è prevista la presenza di nomi come Mitchell Davis, Executive Vice Presidente della James Beard Foundation, l’istituzione che ogni anno consegna gli “Oscar del Food” negli Usa, Brian Bistrong, il product buyer della nota catena di supermarket americani Dean e DeLuca, uno dei maggori importatori di food italiano negli Usa e Nancy Silverton, co-proprietaria di La Mozza con Joe Bastianich e proprietaria di altri locali in stile italiano. “La nostra volontà è di mettere in contatto i piccoli artigiani, i piccoli produttori del territorio, che magari fanno fatica a partecipare alle grandi fiere o ai grandi eventi all’estero, con personalità importanti della cultura e del business di settore, portandoli sul territorio”.
E intanto, anche il ProgettoVino di collisioni, come detto, continua a crescere e ad evolversi, con la nascita del “Wine Educational Board”.
“Ho sempre pensato che Collisioni e il suo ProgettoVino siano entità dinamiche, non statiche, che devono continuare a crescere e ad evolversi per creare sempre più nella mente e negli animi di tutti, wine lovers occasionali come professionisti del settore vino, la consapevolezza che Collisioni sia un grande strumento di comunicazione culturale assolutamente unico nel suo genere, unico in Italia e unico nel mondo. Per arrivare a ciò, abbiamo ideato un nuovo programma a cui tengo moltissimo: il nuovo Wine Educational Board (W.E.B.), un comitato educativo di esperti, scelti per le grandissime competenze, ma anche su basi geografiche, che collaboreranno in pianta stabile con Collisioni. Nomi come Steven Spurrier, il decano di “Decanter”, Bernard Burtschy, caporedattore di Figaro Vin e editore per la colonna vino di Le Figaro,Laura De Pasquale, vice presidente dei Master Sommelier americani, l’associazione più influente di Sommelier negli Stati Uniti e presidente di ARTisanal, sezione di lusso di Southern Glazer’s, il più grande distributore di vino degli Usa. E ancora,Jeff Porter, direttore Vino e Bevande per tutti i ristoranti del Gruppo Batali&Bastianich degli Stati Uniti, che sono più di 20, Monty Waldin, giornalista di “Decanter” e scrittore britannico di 15 libri sul vino, che vive in Toscana, riconosciuto esperto mondiale di vini biologici e biodinamici. Non mancano profili giovani e intraprendenti, come Lingzi He, wine-writer cinese per riviste quali Modernweekly e Vinehoo, nonché Chief Educational Officer di una nuova scuola del vino a Shanghai, e Michaela Morris, giudice internazionale e giornalista di vino per riviste quali Westender EAT, Taste, Quench, tutte e due studentesse MW, e altri moltissimi ospiti”.

Un board che “nasce dall’esigenza di rendere più innovativa, moderna e interattiva la comunicazione dei grandi vini piemontesi e italiani all’interno del Paese così come all’estero. L’obiettivo è quello di sviluppare sempre di più un interesse consapevole e informato della cultura vitivinicola italiana con un’attività capillare di divulgazione, didattica e promozione che si articolerà in un piano annuale di eventi, degustazioni e appuntamenti, ma anche materiali multimediali, con lo scopo di creare un vero e proprio Wine Club, una piattaforma di confronto culturale tra professionisti, wine writer, produttori, consorzi. E tutto questo avrà il suo fulcro nel nuovo sito online www.wineducationalboard.com, dedicato ai giovani e agli appassionati che si affacciano al mondo del vino per la prima volta o che vogliono provare a approcciarsi con un diverso punto di vista”.
Dove ci sarà il lavoro del Board, ma anche quello di un pool di giovani creativi, videomaker, esperti di social network, grafici, che lavoreranno insieme alla produzione di filmati divulgativi, interviste, focus su specifiche denominazioni, territori, produttori, allo scopo di costruire una seria didattica e divulgazione dei grandi vini italiani, in Italia e all’estero. L’elemento video in un sito che si pone l’obiettivo primario dello Story-telling del vino 2.0. sarà centrale, e i membri del board saranno impegnati nel racconto dei grandi vini italiani in formati multilingua, creando pillole, brevi filmati, sezioni educational di facile fruizione. Il Board si pone dunque lo scopo, tramite un capillare lavoro, di creare un portale capace di mappare le grandi denominazioni dei vini italiani, i vitigni e i territori, e di creare uno story telling nuovo multiculturale e internazionale”.

Focus - L’Agrilab secondo Lucio Diana
“Il progetto che abbiamo immaginato,” dice Lucio Diana, “vuole permettere, a chi si avvicina ai vini piemontesi, di calarsi in un ambiente specifico ed esclusivo che permetta di apprezzare al meglio tutte le caratteristiche che ne fanno il ‘nettare degli Dei’. Il palcoscenico creato è una drammaturgia sensoriale in cui i vari personaggi che compongono lo spettacolo, che ha come tema il vino piemontese, si intrecciano tra loro e si rivolgono al pubblico nella loro essenza. Per fare ciascuno dei tanti vini che il Piemonte offre servono attori eccellenti: colori, aromi, terra, ma anche persone genuine che con le loro storie conferiscono a ogni vino un carattere unico. Ecco allora che per approfondirne la conoscenza abbiamo bisogno, non solo di dati scientifici, necessari e imponderabili, ma anche di una disponibilità ad entrare nel fantastico mondo del vino e della sua alchimia. Come in uno spettacolo, il pubblico si mette in relazione con il vino attraverso i vari atti che ne compongono la narrazione: ne assapora il profumo tramite strani alambicchi che ne custodiscono le caratteristiche; ne scruta le sfumature cromatiche attraverso le bolle trasparenti delle piccole damigiane che ne mettono a confronto i colori; conosce i colori della terra che, per grana, composizione, consistenza, nutre con preziose sostanze le vigne; cerca il tesoro sulla mappa preziosa che disvela le molteplicità delle produzioni; ed infine ascolta le storie personali di chi lo coltiva e, che in parte sono contenute nel nettare. Tutte queste suggestioni compongono l’ambiente nel quale il visitatore-spettatore assisterà al meraviglioso spettacolo racchiuso in un bicchiere di vino, da gustare con tutte le proprie sensorialità, attentamente, ascoltandone la storia segreta”.
Proseguendo il percorso il turista si troverà all’interno della zona co-working & relax del Lab e potrà entrare in contatto diretto con i giovani creativi e assistere direttamente alla creazione dei materiali riproposti sui videowall presenti nell’Agrilab. Un’attività importante per avere un feedback da parte del turista sul percorso che sta vivendo all’interno del Lab e per creare un momento di confronto diretto sui contenuti realizzati e su quelli in preparazione. Un co-working primo nel suo genere quindi perché non coinvolge solo i giovani del Lab, ma anche i turisti presenti in questo spazio rivoluzionario. Non esiste infatti ad oggi un’iniziativa di accoglienza e di contatto così sviluppata, né a Barolo, né in Piemonte, che preveda scambi e confronto di impressioni e informazioni utili direttamente con il visitatore.

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