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Parigi - 21 Aprile 2017, ore 17:33

Il millesimo 2016 di Bordeaux, preceduto dall’entusiasmo dei produttori girondini, conferma le aspettative anche nel bicchiere: una grandissima annata, più da Cabernet Sauvignon che da Merlot, ma la questione dei prezzi continua a dividere i vigneron

Château LatourIl millesimo 2016 dei vini di Bordeaux, ampiamente preceduto da una “campagna” mediatica, portata avanti dagli stessi vigneron, che ha trovato grande eco sui magazine di settore, specie quelli britannici, da “Decanter” (www.decanter.com) a “The Drinks Business” (www.thedrinksbusiness.com), che sono arrivati a definirlo come la “migliore annata di sempre”, trova le conferme più attese, nel bicchiere, conquistando la grande critica internazionale: gli assaggi en primeur hanno confermato sostanzialmente quella che era solo un’impressione, basata comunque su dati evidenti.
Dal punto di vista climatico, Bordeaux è stata una delle regioni viticole più fortunate della Francia nel 2016, sfuggendo alla grandine e al gelo che ha colpito il nord e l’est del Paese e ha provocato terribili danni in Borgogna e altrove. Anche dal punto di vista quantitativo, il 2016 è stato generoso con Bordeaux, risultando il più abbondante da dieci anni a questa parte. Difficile dare un senso generale a questo dato, qualche Château produrrà più del 2015 e qualcuno un po’ meno, ma benché fosse vietato diffondere entusiasmo prima delle abituali degustazioni en primeur, certamente la “fama” del millesimo, come detto, ha cominciato a girare prima ancora degli assaggi. E così, il 2016 sembra proprio aver colto nel segno, riportando anche la cifra stilistica dei principali Bordeaux agli antichi fasti, negli ultimi tempi a dire il vero un po’ dimenticati, con vini ricchi di eleganza, purezza ed energia.
In alcuni casi, i vini sembrano una combinazione moderna tra 1982, 1985 e 1989. Insomma un millesimo di veri vins de garde, che mostrano il classicismo e la fruibilità che caratterizzano storicamente la Regione. Un’annata in cui il terroir si è distinto, ed i migliori hanno prodotto eccellenze assolute e dove il Médoc e le sue denominazioni sono emerse. Se a disegnare questo quadro sono stati soprattutto i grandi acquirenti dei vini bordolesi da Berry Bros & Rudd’s a Justerini & Brooks, da Corney & Barrow a BI and Goedhuis, anche i wine writer e la critica internazionale più accredita non si è risparmiata nel sottolineare l’alta qualità della vendemmia 2016. Jane Anson (Decanter) ha, per esempio, assegnato 99/100 a Château Lafite Rothschild 2016, Tim Atkin si è addirittura spinto su 100/100 per Château Latour, Jean-Marc Quarin sta su i 99/100 per Château Margaux e su 100/100 per Ausone e Haut Brion, Jancis Robinson assegna 19/20 a Latour, Figeac, Petrus, Pin e Leoville Las Cases, James Suckling assegna 99/100 a Pin, Palmer, Angelus e Pavie, James Molesworth (Wine Spectator) dà tra i 97 e 100/100 a Ducru Beaucaillon e Leoville Las Cases (i voti sono pubblicati su www.liv-ex.com).
Un millesimo forse più da “riva sinistra”, anche se sulla “riva destra” non mancano grandissimi vini, specie nelle sottozone di Pomerol e St-Emilion, specialmente in rapporto al fatto di restituire prodotti dal grado alcolico poco impattante (non si superano i 13,5 gradi) e quindi di eleganza e raffinatezza superba.
Guardando più in dettaglio, Pauillac e St Julien sono i terroir al vertice, con una qualità del Cabernet Sauvignon quasi ineguagliabile. Margaux molto bene anche se il 2015 era risultato quasi stupefacente e St-Estephe è decisamente migliore del 2015, ma forse non del 2014. Sulla “riva destra”, i Merlot sono meravigliosi, ma a segnare il 2016 è stata soprattutto la qualità del Cabernet Franc.

Ma veniamo alla questione più delicata, ossia i prezzi. Il 2015 è stato molto buono e il 25% delle aziende ha ormai terminato le proprie scorte, che però sostano nel portafoglio prodotti dei négociants. Chi ha già terminato l’annata 2015 sarebbe incline ad aumentare i prezzi della 2016. Ma con Donald Trump che minaccia un aumento in dazi del 20% sul vino importato negli Stati Uniti, una sterlina debole e un mercato cinese riluttante ad acquistare il vino en primeur, i produttori di Bordeaux dovrebbero proporre un aumento, anche se sarebbe meglio di no, inferiore al 10%.

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