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Roma - 17 Marzo 2017, ore 16:45

Rapporto distretti produttivi by IntesaSanPaolo: in top 10, al primo posto, Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, al terzo, quello dei salumi di Parma, al quarto, quello dei vini dei Colli Fiorentini e Senesi e, quinto, la mozzarella di bufala Campana

Il distretto di Conegliano e Valdobbiadene al primo posto del Rapporto dei Distretti Produttivi by Intesa San PaoloIl distretto del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene. I salumi di Parma. E poi i vini dei colli Fiorentini e Senesi, la mozzarella di bufala campana, i dolci e pasta veronesi e le conserve di Nocera. Sono i distretti agroalimentari italiani, che insieme ai pi classici distretti industriali, in tutto 149 per un totale di 15 mila aziende, trainano la ripresa con un fatturato salito dell1,4% nel biennio 2015-2016 ai livelli pre-crisi. E la corsa non si fermer: entro il 2018 le stime di Intesa San Paolo prevedono una crescita cumulata del fatturato del 4,3%, trainata dai mercati esteri e sostenuta dalla domanda interna. La fotografia scattata nellultimo rapporto di Intesa Sanpaolo (siamo alledizione n. 9) conferma che lunione fa la forza: i distretti rappresentano il 21,6% del fatturato manifatturiero italiano, ma anche il 23,6% del suo export e il 69,2% del saldo commerciale, con performance particolarmente positive per meccanica (+5,2%), agricoltura (+3,4%) e vini (+3,2%).
Ad ottenere la miglior valutazione, dal punto di vista della performance di crescita e redditivit, e aggiundicandosi cos il primo posto nella top ten, il distretto del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, forte di un incremento dei ricavi del 136% in otto anni (mostrando, in particolare, una crescita significativa di fatturato ed export), che si piazzato davanti allocchialeria di Belluno (prima lo scorso anno) e ai salumi di Parma. Seguono al quarto posto i vini dei Colli Fiorentini e Senesi (caratterizzati da un rafforzamento della redditivit e da livelli di export e fatturato da massimo storico), la mozzarella di bufala campana, la conserva di Nocera al settimo posto, i dolci e pasta veronesi, anchessi caratterizzati da un rafforzamento della redditivit e dal forte recupero dei livelli di attivit dai valori pre-crisi, per restare al settore agroalimentare che popola la top 10.
Pi fattori sono premianti: un territorio attrattivo (riscoperto come luogo di produzione), che vede sempre pi ingressi di imprese estere e il rientro di imprese italiane che avevano delocalizzato; la buona diffusione tra le imprese di brevetti, marchi, attivit di export, investimenti diretti esteri, tutti su valori pi elevati nei distretti rispetto alle aree non distrettuali; la presenza di grandi imprese consolidate e di nuovi protagonisti, tra cui medie imprese in forte crescita che possono diventare le grandi imprese di domani.
Di gran lunga al primo posto, con un valore dellindicatore sintetico pari al 92,8 (su un potenziale valore massimo pari a 100), si colloca dunque il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, che ha ottenuto risultati brillanti su tutti i fronti, mostrando, in particolare, una crescita significativa di fatturato ed export anche negli ultimi due anni. Seguono, un po staccati e con valori dellindicatore sintetico tra 82,5 e 84,3, occhialeria di Belluno, salumi di Parma e vini dei colli Fiorentini e Senesi. Dal quinto allottavo posto si posizionano mozzarella di bufala, conserve di Nocera e dolci e pasta veronesi, anchessi caratterizzati da un rafforzamento della redditivit. Tant che il settore aagro-alimentare, gi su livelli di massimo nel 2014, riuscito a toccare nuovi record storici in termini di fatturato.
I distretti hanno potuto contare sul traino offerto dalle imprese di medie e grandi dimensioni: le prime, infatti, tra il 2008 e il 2015 hanno messo a segno un aumento del fatturato pari al 17,6%; le seconde hanno registrato un progresso del 12,5%. Maggiori difficolt sono state incontrate dalle imprese micro che tuttavia hanno sofferto relativamente meno rispetto ai competitor non distrettuali (-7,8% tra il 2008 e il 2015 vs. -12,1%).
Levoluzione pi dinamica delle imprese distrettuali spiegata, in primo luogo, da un miglior posizionamento sui mercati esteri, che le ha favorite in un periodo di crescita della domanda mondiale e di relativa debolezza della domanda interna. Le imprese distrettuali mostrano, infatti, una maggiore presenza sui mercati esteri in tutte le classi dimensionali, a indicazione del fatto che molto verosimilmente nei distretti sono presenti meccanismi (involontari e informali) di scambio della conoscenza dei mercati, che innescano processi virtuosi di imitazione delle strategie commerciali adottate dai soggetti pi dinamici e proattivi. Tuttavia, anche a parit di posizionamento strategico le imprese distrettuali presentano una dinamica migliore, lasciando pensare alla presenza di altri fattori di competitivit, intangibili e non misurabili, esterni allimpresa ma diffusi allinterno di territori circoscritti.
La miglior dinamica del fatturato, oltre a tradursi in un aumento maggiore delloccupazione tra le imprese distrettuali di medie e grandi dimensioni, ha spinto al rialzo la produttivit. Ne conseguita una migliore evoluzione della redditivit dei distretti in tutte le classi dimensionali.
In un contesto di tassi di interesse storicamente molto bassi, nei distretti nel periodo 2008-15 si assistito a un rafforzamento generalizzato della redditivit complessiva, che ha riguardato soprattutto le imprese di dimensioni grandi e medie ma ha interessato anche le micro imprese.
Ma la gestione finanziaria non risulta ancora ottimale: il leverage tra le micro imprese negli ultimi anni si ridotto, ma rimasto su livelli elevati, cos come la quota di debiti bancari a breve termine. Inoltre, la maggior parte delle imprese micro presenta ancora un gap di fatturato rispetto al 2008. Gli effetti della crisi potranno dirsi veramente superati solo quando anche gran parte di questi soggetti saranno riusciti a rilanciare la propria competitivit, seguendo il percorso intrapreso da quei soggetti di piccole e piccolissime dimensioni che nel tempo sono riusciti a divenire partner strategici delle imprese capofila e in grado di offrire anche soluzioni di qualit, esclusive e personalizzate.
Infine, resta un ultimo aspetto da rimarcare: nel 2016 la dispersione dei risultati di redditivit ha avvicinato i livelli toccati nel 2009. Ci significa che in un contesto congiunturale relativamente favorevole la distanza tra migliori e peggiori tornata su livelli di massimo storico, a conferma del fatto che nel nuovo contesto competitivo c spazio solo per le imprese proattive ed eccellenti, indipendentemente dalle condizioni di domanda esterna.

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