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Roma - 21 Febbraio 2017, ore 13:06

Consorzi, erga omnes e contributi dei non soci: nel dibattito aperto dalla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti interviene, a WineNews, il dirigente Mipaaf Luca Bianchi. “Consorzi assicurino trasparenza e condivisione delle informazioni”

Luca BianchiAd una settimana esatta dalla denuncia della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che chiedeva maggiore chiarezza ai Consorzi di tutela, rei di richiedere contributi a chi rivendica la Denominazione, compresi i non soci, senza però presentare bilanci separati e dettagliati, arriva la precisazione di Luca Bianchi, capo dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare e della pesca del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Che, per aggiungere chiarezza al dibattito, ha scelto WineNews, a cui la presidente Fivi Matilde Poggi aveva raccontato come alcuni Consorzi avessero inviato “richieste di contribuzione ai non soci, senza specificare né dare visibilità a quali azioni intraprese questi contributi si riferiscano e, inoltre, a queste richieste non si accompagna il bilancio dedicato previsto dalla legge. La prassi, spesso e volentieri, è quello di chiedere più o meno il 60-70% di quanto paga un consorziato, ma non va bene, il contributo richiesto va giustificato, indicando ad esempio quanto è stato speso per l’attività di tutela della denominazione, che è a favore di tutti coloro che rivendicano la denominazione, così come la promozione quando ne beneficiano tutti. Al contrario - continua Matilde Poggi - non vanno corrisposte le attività rivolte esclusivamente ai soci: quando un Consorzio invita dei giornalisti sul territorio, facendo degustare solamente i vini dei soci, a pagare dovranno essere solo i soci. Se invece il Consorzio fa un’attività di campionamento e controllo, la tutela è per tutti, ed è giusto che sia finanziata da tutti”.

Al centro, quindi, non c’è il principio che regge l’erga omnes, che prevede che tutti debbano contribuire alle attività consortili di cui beneficiano, ma la mancanza di trasparenza. Del resto, i Consorzi, ricorda Luca Bianchi, “sono autorizzati a richiedere contributi anche a chi non aderisce, per tutte quelle attività che sono definite erga omnes, ovvero per la valorizzazione, la promozione, vigilanza e tutela della denominazione ai sensi dell’articolo 17, comma 4 del Decreto legislativo n. 61 del 2010. In virtù del fatto che le funzioni di valorizzazione, promozione vigilanza e tutela hanno una natura pubblicistica, in quanto delegate al Consorzio di tutela dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Consorzio deve assicurare, soprattutto nel rapporto che intercorre con i non associati, la massima trasparenza e chiarezza circa le attività svolte, nonché la massima condivisione delle informazioni per tutti quei soggetti estranei alla realtà consortile relative alle attività erga omnes svolte e da svolgere”.
A vigilare, conferma Bianchi, è il Ministero delle Politiche Agricole, “che, attraverso la verifica dei requisiti minimi operativi, valuta il regolare espletamento dei compiti attribuiti ai Consorzi di tutela stessi. Tra questi vi è l’obbligo giuridico di redigere il bilancio, distinguendo in conti separati, i contributi dell’attività istituzionale verso i soci e quelli dell’attività erga omnes. Laddove all’esito della verifica fosse riscontrato la mancanza di uno o più requisiti minimi operativi per l’esercizio delle funzioni attribuite al Consorzio di tutela, il Ministero può adottare una serie di misure sanzionatorie che vanno dal richiamo scritto alla revoca dell’incarico stesso del Consorzio”.
L’ultima precisazione riguarda invece il principio di trasparenza e l’obbligo di informazione, “rivendicato dal Presidente della Fivi nel finale della sua intervista: si sottolinea che entrambi i principi sono stati recentemente introdotti dalla legge 12 dicembre 2016, n. 238, recante “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino” per tutti i soggetti inseriti nel sistema di controllo di una denominazione in ordine alle attività erga omnes. Tali principi saranno esplicitati con un Decreto del Ministro, così come previsto dall’articolo 41, comma 7 della legge citata”. Insomma, le richieste della Fivi, al netto di una legge in vigore da poche settimane ed ancora in attesa del decreto ministeriale che ne darà un’attuazione completa, sono assolutamente legittime, e adesso sta ai Consorzi, ovviamente a quelli in difetto, presentare bilanci completi, trasparenti ed in linea con quanto previsto dai compiti delegati agli stessi Consorzi dal Ministero delle Politiche Agricole.

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