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Roma - 17 Febbraio 2017, ore 13:49

Rumors WineNews: Brunello di Montalcino 2016 da “5 stelle”. Domani l’ufficialità a “Benvenuto Brunello 2017”. Con i pareri della critica internazionale sulla vendemmia 2012 e la Riserva 2011, con il vino che, sul territorio, vale 170 milioni di euro

I vigneti di Brunello di Montalcino con vista sulla storica abbazia di Sant’AntimoPer il Brunello di Montalcino, la 2016, sarà un’altra annata da ricordare: secondo i pareri raccolti da WineNews tra produttori ed enologi, dovrebbero essere 5 (il massimo possibile) le “stelle” che saranno assegnate ufficialmente domani all’ultima vendemmia di uno dei vini più importanti d’Italia e del Mondo, con la piastrella celebrativa firmata dalla prestigiosa “Guida Michelin”, a “Benvenuto Brunello 2017” (17-20 febbraio) a Montalcino. Dove saranno in assaggio il Brunello di Montalcino 2012 (altra annata a 5 stelle) e la Riserva 2011, che entrano sul mercato quest’anno, e che alcune firme della critica internazionale hanno già avuto modo di degustare e giudicare. Secondo Kerin O’Keefe, italian editor di “Wine Enthusiast”, spiega: “se vi piacciono i Sangiovese eleganti ma al tempo stesso longevi, allora riempite la vostra cantina di Brunello di Montalcino 2012. La qualità dei vini del 2012 è più uniforme, ma in termini di condizioni meteorologiche si è trattato indubbiamente di un anno difficile. Importante è stata la bravura di molti produttori nella gestione del vigneto, in particolare effettuando meno diradamento dei grappoli rispetto agli anni precedenti”. In ogni caso, spiega il Consorzio (www.consorziobrunellodimontalcino.it), la O’Keefe, dopo 140 assaggi, ha attribuito 90 punti su 100 a ben 88 etichette (di cui 20 hanno superato i 94 punti).
Per James Suckling, invece, che è una voce critica del vino sempre più importante soprattutto nei mercati asiatici, “il Brunello 2012 è una “rockstar”. È un’annata che si avvicina molto alla “leggendaria” del 2010 e a quella altrettanto speciale del 2004. I frutti sono vibranti, gli aromi intensi, l’acidità è vivace e i tannini sono ultrafini”.
Meno entusiasta, invece, il giudizio di Monica Larner, responsabile dall’Italia per “The Wine Advocate”, che, a WineNews, dice: “i 2012 in generale sono vini abbastanza eleganti e piacevoli, ma se hanno una grande intensità aromatica, e sono molto generosi nei profumi, in bocca sono più fini, e in generale un po’ corti, ad eccezione di una decina di produttori che per me hanno fatto vini davvero eccezionali. Sulla Riserva 2011 non c’erano tantissimi campioni, sono vini anche in questo caso che esprimono più piacevolezza e frutta, che complessità. Ma in generale, per me sono entrambe due annate di media longevità, non da lungo invecchiamento”. Monica Larner che, inoltre, domani sarà tra i relatori del convegno che, nella Chiesa di Sant’Agostino, svelerà ufficialmente le stelle della vendemmia 2016, e dove saranno assegnati i primi “Leccio d’Oro” a quei locali, in Italia e all’estero, che valorizzano il Brunello di Montalcino.
Come fanno, tra gli altri, i ristoranti americani dell’Hospitality Group Batali & Bastianich, con il direttore beverage Jeff Porter che, ancora, sull’annata 2012 commenta:
“quello che amo di più del Brunello 2012 è l’eleganza, con un gusto di frutto rosso avvolto da note di erbe e terroir. Non ha quella forza che alcuni si aspetterebbero da una vendemmia a 5 stelle, ma è ciò che esprime la grandezza del Sangiovese”.
In ogni caso, il Brunello di Montalcino si conferma motore economico fondamentale del suo territorio: il giro d’affari del settore vitivinicolo, spiega il Consorzio, è stimato in 170 milioni di euro. Con l’export che assorbe il 70% delle produzione totale, con gli Usa che valgono da soli il 30% di tutte le esportazioni, seguiti dall’Europa (Uk, Germania e Svizzera in testa) al 20%, ma cresce il peso anche dei mercati asiatici, che con Cina, Giappone e Hong Kong valgono il 15% delle esportazioni di Brunello, davanti a Canada (12%) e Sud America (8%).
Ma il Brunello di Montalcino è sempre più importante anche sul suo territorio: il 2016 il flusso turistico nella cittadina è cresciuto del 20%, con oltre 1,2 milioni di presenze, e per il futuro c’è ottimismo anche vista la fusione dei comuni di Montalcino e San Giovanni d’Asso, patria nobile del Tartufo Bianco delle Crete Senesi, con il settore enogastronomico che potrebbe dare una ulteriore e positiva spinta al turismo e all’indotto.
Sul fronte della produzione, invece, comunica il Consorzio, nel 2016 sono state prodotte nel complesso 13,9 milioni di bottiglie, di cui 9,1 milioni di Brunello, 4,5 milioni di Rosso di Montalcino, 300.000 di Sant’Agostino e 32.000 di Moscadello di Montalcino, storico vino bianco dolce del territorio. Con una leggera contrazione (-4,7%) di bottiglie immesse sul mercato rispetto al 2015, dovuta alla minore produzione di uva nel 2011.
“Il 2017 è per noi un anno importante, non solo per l’elevata qualità dei vini che presentiamo - commenta il Presidente del Consorzio Patrizio Cencioni - ma anche perché quest’anno ricorrono i 50 anni della nostra associazione. Era infatti il 1967, all’indomani del riconoscimento della Doc, quando il Consorzio si costituisce con lo scopo di tutelare il nostro grande vino. Da allora alcune cose sono cambiate, le generazioni si sono succedute, ma il vino, la passione e la dedizione dei nostri produttori restano sempre le stesse, così come la loro capacità di trasformare un’uva pregiata in quello che è un marchio riconosciuto nel mondo”.
Intanto, tra le curiosità, torna la notizia, riportata dalla giornalista di The Wine Advocate di Robert Parker Monica Larner sui suoi profili social (e, già anticipata da WineNews, nei mesi scorsi), della fine di un rapporto importante in terra di Brunello, ovvero quello tra l’enologo Carlo Ferrini, tra le firme italiane più affermate nel mondo, e Casanova di Neri: “non sono sicura che sia stato mai annunciato, ma il consulente enologico Carlo Ferrini - scrive la Larner - non fa più vino per il produttore di Brunello di Montalcino Casanova di Neri da alcuni anni. Continua invece a collaborare con più clienti a Montalcino, e produce una piccola quantità di vino in proprio con il nome Giodo”. Un binomio, quello tra la griffe del territorio, guidata da Giacomo Neri, e Carlo Ferrini, che, nel 2006, portò il Brunello di Montalcino sul tetto del mondo, con il “Tenuta Nuova” 2001 che conquistò il n. 1 della prestigiosa “Top 100” di Wine Spectator, e che ha ottenuto anche i rarissimi 100/100 proprio da The Wine Advocate, con il Casanova di Neri Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2010.

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