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New York - 05 Dicembre 2016, ore 18:09

Nella “Top 100” di Wine Spectator comandano gli Usa: oltre al podio, sono ben 32 le etichette a stelle e strisce. Segue l’Italia, con 18 vini, di cui 10 dalla Toscana, 3 dal Piemonte ed uno da Basilicata, Puglia, Sardegna, Veneto e Umbria

18 etichette italiane della Top 100 2016 di Wine SpectatorProprio come un anno fa, sono di nuovo gli Stati Uniti a conquistare il podio della “Top 100” di Wine Spectator, una delle classifiche più attese dal mondo enoico. È la prima volta che un Paese ripete un exploit del genere da un anno all’altro, e solo la Francia, oltre agli stessi Usa, che avevano piazzato tre etichette nelle prime tre posizioni già nel 1996, è riuscita a fare altrettanto, nel 1988 e nel 1992. Per l’Italia, invece, sono 18 in tutto le etichette, due in meno del 2015, che non intaccano il record del 2001, quando i vini in classifica furono ben 21. Confermata, parzialmente, la tendenza inaugurata da qualche anno, che ha spalancato le porte della “Top 100” al pluralismo, tanto che, se nel 1988, anno della prima classifica firmata “Wine Spectator”, tra i primi dieci vini ce n’erano quattro dalla Borgogna, tre da Bordeaux, due dall’Italia (il Gaja Barbaresco Sorì Tildìn 1985 ed il Castellare di Castellina I Sodi di San Niccolò 1985) e solo uno dalla California, oggi i piani alti non sono più appannaggio di Italia e Francia, ma vedono spesso la presenza di Paesi emergenti, dalla Spagna alla Nuova Zelanda, dal Portogallo al Sudafrica.

Vero è che, nelle prime dieci posizioni, i rapporti si sono praticamente ribaltati, con ben 6 vini americani, due italiani e due francesi. E le stesse proporzioni valgono per la “Top 100” nel suo complesso: sono 32, infatti, i vini americani, 18, come detto, quelli del Belpaese, 17 le etichette dalla Francia, 11 dalla Spagna, ma anche 4 da Portogallo e Argentina, 3 da Cile e Nuova Zelanda, 2 da Israele e Australia e una da Sudafrica, Germania, Grecia, e Austria. Se il Cabernet Sauvignon Napa Valley 2013 della californiana Lewis è il vino migliore, troviamo quindi due etichette dell’Oregon, uno degli Stati emergenti nel panorama enoico americano, lo Chardonnay Dundee Hills Evenstad Reserve 2014 di Domaine Serene, alla posizione n. 2, ed il Pinot Noir Ribbon Ridge 2014 di Beaux Frères. I due italiani nella top ten del magazine diretto da Thomas Matthews, sono il Barbaresco Asili Riserva 2011 dei Produttori del Barbaresco, una delle realtà cooperative di spicco del panorama vitivinicolo piemontese, alla posizione n. 5, ed il Tignanello 2013 di Antinori, tra i vini più amati al mondo, alla n. 8. Alla posizione n. 4 c’è un francese, il Barsac 2013 di Château Climens, alla n. 6 un californiano, il Machete 2014 di Orin Swift, seguito dal vicino Monte Bello 2012 di Ridge Vineyards, alla n. 7, con il Pessac-Léognan Blanc 2013 di Château Smith-Haut-Lafitte, dalla Francia, al n. 9 ed un altro californiano, l’Old Vine Zinfandel Russian River Valley 2014 di Hartford Family, alla posizione n. 10.
Per quanto riguarda l’Italia, svetta la Toscana, con ben 10 etichette in classifica, seguita dal Piemonte a quota 3, quindi Veneto, Umbria, Basilicata, Puglia e Sardegna con un vino a testa. Dietro ai celebrati Barbaresco Asili Riserva 2011 dei Produttori del Barbaresco e Tignanello 2013 di Antinori, al n. 15 c’è il Barolo Bricco delle Viole 2012 di M. Marengo, seguito, al n. 19, da Il Fauno 2012 della cantina Arcanum e, al n. 23, il Brunello di Montalcino 2011 di Mocali. Posizione n. 25 per il Borgoforte 2014 di Villa Pillo, mentre al n. 29 c’è Le Cupole 2014 di Tenuta di Trinoro. Al n. 36 c’è il Barolo Bricco delle Viole 2011 di G.D. Vajra, davanti al Chianti Classico Berardenga di 2013 di Fattoria di Felsìna al n. 40, e al Brunello di Montalcino Riserva 2010 di Renieri. Nella seconda metà della classifica troviamo il Chianti Classico Riserva 2013 di Castello di Monsanto, al n. 58, il San Vincenzo 2015 di Roberto Anselmi al n. 60, il Primitivo di Manduria Antica Masseria del Sigillo 2014 di Tenute di Eméra al n. 63, il Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2011 di Carpineto al n. 76, l’Aglianico del Vulture Piano del Cerro 2012 di Vigneti del Vulture al n. 86, il Grechetto dei Colli Martani Grecante 2015 di Arnaldo Caprai al n. 88, l’Isola dei Nuraghi di Montessu 2014 di Agricola Punica al n. 91 e il Bolgheri 2013 de Le Macchiole al n. 97 (http://top100.winespectator.com).
L’Italia gode di una discreta tradizione: nei 28 anni di vita della “Top 100” della rivista Usa “Wine Spectator” è riuscita guadagnare il primo posto in tre occasioni: nel 2006, con il Brunello di Montalcino 2001 Tenuta Nuova di Casanova di Neri, nel 2001 con l’Ornellaia 1998 di Tenuta dell’Ornellaia, e nel 2000 con il Solaia 1997. Ma non è sempre andata bene, dal 1988 ad oggi: per tre volte, infatti, i vini del Belpaese sono rimasti fuori dalla top 10, nel 1989, nel 1996 e nel 1997. Per due volte, invece, l’Italia è riuscita a piazzarne ben 4 di vini tra i migliori 10, nel 2001, quando dietro all’Ornellaia 1998 di Tenuta dell’Ornellaia, alla posizione n.1, si piazzarono il Vino Nobile di Montepulciano Grandi Annate Riserva 1997 di Avignonesi (al n. 4), il Bolgheri Superiore Guado al Tasso 1998 di Antinori (al n. 6) ed il Barolo 1997 di Pio Cesare (al n. 7); e nel 2009, quando al n. 5 arrivò il Chianti Classico Castello di Brolio 2006 di Barone Ricasoli, al n. 7 il Barolo Marcenasco 2005 di Renato Ratti, al n. 8 il Flaccianello Fontodi Colli della Toscana Centrale 2006, ed al n. 10 il Brancaia Toscana Tre 2007.
Quella dell’Italia nella “Top 100” di Wine Spectator è una storia fatta di alti (molti) e bassi (qualcuno), con un filo conduttore ben preciso, ossia il “duopolio” di Piemonte e Toscana, le Regioni che, in questi 28 anni, hanno dominato la chart. Nel complesso hanno fatto meglio i toscani, anche se il merito va diviso tra diversi terroir e tipologie: fino al 1995, quando esplose il Brunello (sull’onda di una delle migliori annate di sempre, la 1990), erano soprattutto i Chianti e gli Igt (poi diventati “Super Tuscan”) a “tirare la carretta”, anche se nel 1993 fu il Piemonte a surclassare (11 a 3) i vini toscani, grazie alla vendemmia 1989 dei Barolo, tanto che furono ben 8 le etichette premiate.
Quasi sempre sopra i dieci vini presenti nella “Top 100”, il Belpaese ha però dovuto fare i conti con annate a dir poco negative: la performance peggiore fu nel 1997, quando la corsa si fermò a quota 4 etichette, ma non andò troppo meglio nel 1996, quando i premiati furono solo 6, e neanche nel 1989 e nel 1998, quando entrarono in classifica solamente 8 etichette tricolore. Il record nel 2002, con 21 vini in classifica (di cui 7 Brunelli, proprio come nel 1995), ma anche il 2011 è stata una grande edizione della “Top 100”, con 20 vini, proprio come l’edizione 2015, di cui, manco a dirlo, 4 Brunelli, 3 Baroli, 2 Chianti e 2 Barbareschi... Ad eccezione di qualche sparuta incursione franciacortina o veneta, fino al 2000 non c’è stato spazio per nessun altra Regione che non fosse Toscana e Piemonte. In quell’anno, invece, fece la propria prima apparizione il Sud Italia, con un vino campano ed uno siciliano, e da allora in avanti il pluralismo non ha più abbandonato la rappresentanza italiana nella “Top 100” di Wine Spectator.

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