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12 Febbraio 2016, ore 12:56

Analisi WineNews - La “cassaforte” toscana è fatta di vino: lo dicono i principali osservatori mondiali sugli investimenti enoici a partire dal Liv-ex, e le più importanti case d’asta internazionali, da Sotheby’s a Christie’s. Da oggi il “Buy Wine”

Accanto al suo patrimonio storico-artistico, la regione di Dante e Boccaccio è capace di mostrare al mondo un altrettanto prezioso scrigno di gioielli: la Toscana ha una “cassaforte” fatta di grandi vini. A dirlo sono i principali osservatori mondiali sugli investimenti in vino, a partire dal Liv-ex, il benchmark del mercato secondario, e le più importanti case d’asta internazionali, da Sotheby’s a Christie’s. È questo uno dei “piatti forti” della Toscana del vino, al debutto sulla scena delle nuove annate delle sue denominazioni, tutte assieme, nelle “Anteprime di Toscana” con Toscana Promozione, da Firenze ai territori (da domani al 20 febbraio). Ma prima, oggi è domani, con la regia di Toscana Promozione, c’è “Buy Wine”, la “borsa del vino” toscano ccon 250 buyer da 36 Paesi del mondo (Fortezza da Basso, Firenze; www.toscanapromozione.it).

È una serie di cifre di una qualificatissima platea di “addetti ai lavori”, soprattutto esteri, analizzata da WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, ad attribuire senza indugio alla Toscana enoica un ruolo guida non solo nel Belpaese, ma anche nel panorama internazionale dei vini più blasonati al mondo. Il 2015 ha confermato la crescita delle più importanti griffe dell’Italia enoica, con in testa le toscane, anche sul piano degli investimenti a lungo termine. Perché se è vero che nella “Power 100” di Liv-ex e del magazine Uk “The Drinks Business” i brand italiani hanno perso qualche posizione sul 2014, è altrettanto vero che, nel complesso, l’Italia è stata la seconda “regione” più scambiata, dietro a Bordeaux e superando la Borgogna, con i vini tricolore che hanno raggiunto una “market share” del 7,1% nel 2015 sull’appena 0,9% del 2010. E se l’“Italy 100” (sotto indice del “Fine Wine 1000” di Liv-ex), che raccoglie le ultime annate di 5 classici Supertuscan (Masseto, Ornellaia della Tenuta dell’Ornellaia, Sassicaia della Tenuta San Guido, Solaia e Tignanello di Marchesi Antinori, ma anche di Messorio de Le Macchiole e Redigaffi di Tua Rita), negli ultimi 5 anni, ha visto una crescita in valore del 18,19% - performance decisamente migliore, in termini di crescita, dei vini di Bordeaux, con il “Bordeaux 500” che nello stesso periodo ha perso l’8,43% - un ulteriore segnale di quanto la Toscana possa dire la sua nel mercato del collezionismo arriva dalla “The top 10 wines on the Liv-ex 1000” 2015, che ha messo in fila i vini che hanno visto le proprie quotazioni crescere di più nell’ultimo anno: per l’Italia, tra gli altri, c’è il Tignanello 2004 di Antinori, a +33,2% (da 764 a 1.018 sterline a cassa).
Ma non solo. Secondo il Liv-ex, i “fine wine” nel 2015 hanno fatto meglio (o meno peggio) di oro, rame e dei più importanti indici di borsa internazionali. Il Fine Wine 100, che prende in considerazione i prezzi dei 100 vini più ricercati sul mercato secondario, soprattutto Bordeaux, ma di cui fanno parte anche griffe italiane come Masseto 2010, Sassicaia 2009 e 2010, Ornellaia 2009 e 2010 e Solaia 2010, ha limitato le perdite allo 0,1%. Risultato negativo, ma decisamente migliore di quanto fatto dal FTSE 100 al London Stock Exchange, che ha chiuso con un sonoro -4,9%, o dell’S&P 500, alla Borsa di New York, che ha chiuso il 2015 a -0,73%. Ancora più ampia la forbice con il bene rifugio per eccellenza, l’oro, che ha perso il 5,4% in un anno, per non parlare del rame, crollato del 27,9%. E meglio ancora ha fatto l’“Italy 100”, che, nel 2015, ha visto una crescita dello 0,76%.
“Wine Searcher”, il portale di riferimento per chi cerca e compra vino online, ha classificato, invece, le 50 etichette tricolori con il prezzo medio più alto, facendo una media di tutte le annate in commercio sul web, per una “Italy’s Top 50 Most Expensive Wines” dominata da Piemonte e Toscana. Per quest’ultima i risultati restano davvero lusinghieri. N. 2 in classifica è il Masseto (669 dollari), n. 3 il Testamatta Colore di Bibi Graetz (551 dollari), n. 4 il Brunello di Montalcino Tenuta Greppo Riserva di Biondi Santi (513 dollari), n. 5 il Sangiovese e il Brunello Case Basse Riserva di Gianfranco Soldera (469 dollari), n. 6 il Vin Santo di Montepulciano Occhio di Pernice di Avignonesi (441 dollari), n. 10 ancora Avignonesi con il Vin Santo di Montepulciano (349 dollari), n. 14 il Matarocchio della Tenuta Guado al Tasso (279 dollari), n. 17 il Solaia (225 dollari), n. 18 il Redigaffi (218 dollari), n. 20 il Tenuta di Trinoro della Tenuta di Trinoro (203 dollari), n. 21 il Brunello Cerretalto di Casanova di Neri (200 dollari), n. 22 il Sassicaia (200 dollari), n. 26 il Bolgheri Superiore della Tenuta dell’Ornellaia (187 dollari), n. 27 il Brunello Madonna del Piano Riserva di Valdicava (184 dollari), n. 29 il Brunello Riserva di Poggio di Sotto (181 dollari), n. 32 il Messorio (180 dollari), n. 40 il Palazzi della Tenuta di Trinoro (174 dollari) e, infine, n. 48 il Brunello de La Cerbaiona (164 dollari).
Anche sul piano delle aste internazionali i vini della Toscana hanno saputo raggiungere risultati di peso, ottenendo nel 2015 valutazioni interessanti e di confortante continuità. Così a Londra a dicembre, Sotheby’s ha “parlato” la stessa lingua e cioè quella di Bolgheri: all’incanto 6 bottiglie di Sassicaia 1988 sono state aggiudicate a 1.586 sterline, 6 bottiglie di Masseto 2001 sono state battute a 1.081 sterline, e, ancora, la Tenuta dell’Ornellaia è stata protagonista con 6 bottiglie di Bolgheri Ornellaia 1988 vendute a 729 sterline. Sempre a dicembre a Chicago la casa d’asta Hdwine ha battuto 12 bottiglie di Masseto 1987-1989 a 5.000 dollari, mentre a New York Zachys ha venduto 12 bottiglie di Masseto 1998 a 7.350 dollari e 12 bottiglie di Masseto 1999 a 6.125 dollari. Ancora nella Grande Mela, ed ancora a dicembre, Christie’s ha aggiudicato due doppie Magnum di Masseto 2001 a 2.695 dollari e 12 bottiglie di Brunello 1990 di Biondi Santi a 2.205 dollari.

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