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Impruneta - 26 Novembre 2014, ore 15:40

Dal Barbera d’Asti affinato in anfore in Piemonte, a chi recupera la tecnica antica in Toscana, Sicilia, Abruzzo, California, Georgia e Australia, dove Trofeo Estate Pty Ltd produce così l’80% dei vini. Case history da “La Terracotta e il Vino” 2014

Affinamento vino in terracottaIl Barbera d’Asti affinato in terracotta? Dopo 10 mesi, l’annata 2010, prodotta da una vigna cinquantenaria, ha un coloro rosso più vivo, è meno acida, ha un sapore più minerale, senza il “disturbo” dei tannini rilasciati dal legno. E tra potenziamento della propria immagine aziendale e sperimentazione di tecniche enologiche antiche ma attualizzate, la cantina Crealto (giovane e biologica, nata nel 2009), di cui quel vigneto rappresenta il 50% della produzione, ha scelto di puntarci. Sono i risultati della Tesi di Laura di Luigi Armanino della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, case history illustrata dal professor Antonio Tirelli alla prima Convention Internazionale “La Terracotta e il Vino 2014”, nella settecentesca Fornace Agresti, oggi restaurata, il 22 e 23 novembre, ad Impruneta (Firenze), uno dei distretti storici e più importanti della terracotta in Italia.
Una case history che testimonia come, da qualche anno, sia tornata in auge una delle tecniche più antiche nella storia dell’uomo, e che non è la sola, nel mondo: come millenni fa, la cantina Cirelli vinifica il Montepulciano d’Abruzzo in anfore di terracotta, e lo stesso fanno Tenuta Casadei in Toscana e Cos in Sicilia; ma anche AmByth Estate a Paso Robles in California e la Pyramid Valley Vineyards in Nuova Zelanda; la Gotsa Wines in Georgia pratica l’affinamento in terracotta da anni, e Jim Manolios nella sua azienda Trofeo Estate Pty Ltd a Melbourne, in Australia, produce l’80% del vino in terracotta, in 120 anfore per l’affinamento, prodotte da Artenova, l’azienda di Impruneta che ha promosso la Convention e che, vista la tendenza, ha perfezionato la capacità di isolamento termico della terracotta per la conservazione del vino e ha messo a punto uno speciale sistema di chiusure delle anfore che isola dall’ossigeno.
Fin dai tempi della Magna Grecia, l’uomo ha utilizzato la terracotta per la conservazione del vino. Le anfore, arrivate con i Greci ed ampiamente diffuse in Italia dagli Etruschi, sono stati i primi veri contenitori per il succo d’uva fermentato. Oggi, la riscoperta delle anfore in terracotta per l’affinamento dei vini può avere una doppia valenza: legate al mondo antico, di origine naturale, lavorate artigianalmente e poco diffuse, possono essere uno strumento comunicativo in grado di caratterizzare l’intera immagine aziendale; allo stesso tempo, per la permeabilità all’ossigeno ed il buon isolamento termico, il maggior rispetto per le caratteristiche del vitigno, e, non da ultimo, il prezzo paragonabile a quello di una barrique con prospettive di vita probabilmente superiori, rappresentano un interessante strumento enologico.
“Abbiamo aggiunto qualcosa di importante a quanto conosciamo su questa pratica - ha detto l’enologo Adriano Zago dalla Convention - ma tanto rimane ancora da fare. Dietro la parola terracotta c’è un mondo”. Un mondo le cui esperienze sono state raccontate alla prima Convention dedicata dal professor Christophe Caillaud, direttore del Museo Gallo Romano di Saint Romain en Gal di Vienne (Francia), dal georgiano Giorgi Barisashvili dell’Università di Agrari di Tiblisi (Georgia), e dal produttore australiano Jim Manolios.
“La mia produzione di vino - ha spiegato Manolios - è per l’80% produzione di vino in terracotta, da uve e vigne biodinamiche con l’utilizzo di tecniche moderne di pigiatura e filtraggio. Utilizziamo la terracotta di Impruneta anche come strumento per regolare l’umidità del vino. Se fuori è asciutto l’umidità evapora, se fuori è umido, l’umidità resta nel vino. La terracotta di Impruneta e solo questa, ha proprietà particolari e un contenuto di calcio che favorisce questo meraviglioso movimento dell’acqua, un fenomeno che noi abbiamo studiato e possiamo controllare”.
“Desidero fare vini che risentano del proprio saper fare e delle emozioni” ha raccontato Francesco Cirelli dell’omonima azienda di Atri in Abruzzo. Il suo Montepulciano d’Abruzzo vinificato in anfore di terracotta, proviene da una vigna tra il mare e le pendici del Gran Sasso. “I terreni lì - ha aggiunto Cirelli - sono rabbiosamente argillosi ma danno vini di grande struttura”. Oltre a raccontarsi, le aziende hanno anche fatto assaggiare i loro vini.
Info: www.terracotta-artenova.com - www.facebook/artenovaterrecotte.com 

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