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Roma - 15 Ottobre 2013, ore 11:50

VENDEMMIA 2013 IN STILE “VINTAGE”: RACCOLTA IN MOLTI CASI AUTUNNALE PER MOLTE DELLE CANTINE PIÙ IMPORTANTI DEL BEL PAESE. QUANTITÀ IN AUMENTO SUL 2012 MA NON È UNA RACCOLTA ABBONDANTE IN ASSOLUTO. I PRODUTTORI? LA CONSIDERANO UN’ANNATA INTERESSANTE

Vendemmia in Veneto dalla famiglia PaladinUna vendemmia che, da nord a sud, potrebbe essere definita in stile “vintage”: è il tratto saliente della campagna 2013 che riporta, per così dire, l’Italia enoica decisamente agli anni Ottanta; si registra, infatti, sulla gran parte del territorio nazionale un inizio delle operazioni di raccolta che ricorda da vicino quello che caratterizzava le vendemmie tra la metà degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta e che si intrecciava con l’arrivo dell’autunno.

Quantità in aumento sulla scarsissima vendemmia 2012, ma non stiamo parlando di una vendemmia abbondante e, in molti casi, non in grado di rimettere il potenziale produttivo sulla media storica. Per i produttori si tratta certamente di una raccolta interessante, affascinante, in qualche caso, proprio per il suo carattere “d’antan”.
Quest’anno le aziende vitivinicole del Bel Paese hanno, infatti, dovuto fare i conti con una primavera molto piovosa (che ha causato non pochi casi di cattiva allegagione con conseguente carico produttivo diminuito) e un’estate tendenzialmente fresca che ha necessariamente spostato la data di raccolta verso settembre ed ottobre se non, in alcuni casi, anche oltre. Una situazione in netta controtendenza con quanto è accaduto a partire dall’inizio del nuovo Millennio, dove le vendemmie, in generale, sono state decisamente calde e precoci.
Uno scenario che, evidentemente, annovera anche delle eccezioni, a causa delle molteplici e frastagliate condizioni pedoclimatiche dello Stivale (presenza di zone precoci, per esempio), delle scelte vendemmiali aziendali e delle tipologie in produzione.
Altro elemento non secondario, l’incremento quantitativo, prevedibile dopo la notevole scarsità della vendemmia 2012, ma che ci consegna una raccolta non proprio abbondante in assoluto e probabilmente di poco sopra ai numeri di quella dello scorso anno. Difficile, se non impossibile, esprimersi in termini numerici esatti, sia per l’incertezza che accompagna necessariamente una vendemmia tardiva, sia per il fatto che i dati sulle quantità di uva, per non parlare di quelle espressi in ettolitri di vino, restano davvero molto mutevoli a seconda dei casi e, addirittura, a seconda degli appezzamenti.
Un’incertezza che ha costretto i produttori ad un confronto più continuo e serrato con le previsioni metereologiche, anch’esso un tratto caratteristico delle vendemmie di 15-20 anni fa, e che ha tenuto e continua a tenere, specialmente nel caso dei vitigni tardivi di antica coltivazione, molti dei più importanti vignaioli d’Italia in una qualche apprensione per i possibili rischi di marciumi nei vigneti.
Una vendemmia, la 2013, che mantiene in primo piano la capacità aziendale di far fronte alle malattie fungine più importanti della vite, peronospora in testa (che pure ha causato qualche diminuzione in termini quantitativi), e che ci ricorda il motivo per il quale dal nord al sud d’Italia siano stati impiantati molti ettari con varietà precoci, capaci di uscire in buonissima forma da una estate fresca e dare così adeguato sostegno ai vitigni tardivi un po’ in debito di maturazione. Si aggiunge poi anche il possibile ricorso a pratiche di cantina, come l’arricchimento dei mosti, quasi scomparse in epoca di vendemmie ad alta concentrazione e particolarmente generose sul piano delle gradazioni alcoliche.
Si potrebbe così ipotizzare un risultato finale in linea con le ultime tendenze dei consumatori, più propensi a bere vini profumati, snelli e dal grado alcolico ridotto. Ma, evidentemente, il raggiungimento di questo obbiettivo, e cioè quello di ottenere prodotti che rispondano in modo equilibrato a queste caratteristiche qualitative, sarà rilevabile solo dopo che i vini avranno raggiunto una fisionomia più precisa, vale a dire almeno dopo la fermentazione malolattica.
Una vendemmia non facile, verrebbe da dire, ma certamente gestibile anche perché i vigneti oggi in produzione sono nella maggior parte impianti di una decina, quindici anni di età, realizzati nel momento di maggiore espansione viticola del Bel Paese (tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo Millennio),con le migliori tecniche e con scelte clonali più precise che in passato. Si tratta, insomma, di un patrimonio prezioso e decisamente superiore a quello di venti o trenta anni fa in fatto di qualità potenziale, che ha raggiunto un’età matura e quindi un equilibrio complessivo delle piante più solido e che, in parte, dovrebbe essere capace di resistere meglio alle problematiche imposte da una vendemmia tardiva.

Focus - I sentiment dei produttori italiani
E i produttori cosa ne pensano? Il sentiment più diffuso sulla vendemmia 2013 di molte delle cantine top dell’enologia tricolore sondate da WineNews è tendenzialmente positivo e in generale conferma le aspettative.
Dal Trentino arriva la testimonianza di Ruben Larentis, enologo della griffe delle bollicine Ferrari, che spiega: “dopo 28 vendemmie in questa azienda, ho avuto per la raccolta 2013 qualche difficoltà nello scegliere la data di inizio vendemmia. Siamo però stati premiati dal nostro lavoro nel vigneto, nonostante sia stata una vendemmia ritardata e prolungata, e le maturità raggiunte negli appezzamenti collinari sono molto belle, un po’ meno nei vigneti più in basso. Non possiamo certo parlare di una grande annata - prosegue Larentis - tuttavia abbiamo ottenuto delle basi spumante di buona acidità. Non abbiamo ancora completato le operazioni di raccolta e prevediamo che i vitigni a bacca rossa potranno soffrire un po’ per una non perfetta maturazione. Dal punto di vista quantitativo - conclude l’enologo - abbiamo avuto un incremento sul 2012, annata molto povera, con un parziale riallineamento alle medie degli altri anni”.
Situazione per certi versi analoga anche in Lombardia e, precisamente, in Franciacorta. “Abbiamo già concluso la vendemmia, a parte una piccola parcella di Merlot con cui facciamo il vino dedicato a Gianni Brera - commenta Mattia Vezzola, enologo della Maison Bellavista - cominciando il 31 di agosto e terminando il 20 di settembre, come accadeva negli anni Novanta. È stata una vendemmia effettuata con calma, con la prima parte della raccolta caratterizzata da maturazioni sufficienti/buone e mosti di grande vitalità. Poi ci siamo fermati - prosegue Vezzola - ad aspettare per raccogliere uve con maturità più pronunciate, che hanno generato mosti più soffici. È come se avessimo fatto due vendemmie distinte il che mi dice che si tratta di una vendemmia di bella potenzialità. Quantitativamente - conclude l’enologo - siamo un po’ sopra l’anno scorso, ma non possiamo parlare di vendemmia abbondante”.
In Piemonte situazione ancora molto fluida con le uve Nebbiolo non ancora pronte. “Le uve sono molto sane il che ci fa sperare bene per una vendemmia che si protrarrà ancora, almeno fino al 20 di ottobre - spiega Paolo Damilano, titolare dell’omonima azienda langarola - Evidentemente è una vendemmia dalla gestione complessa, ma decisamente bella. Quantitativamente, soprattutto se guardiamo ai risultati del 2012, si tratta di una buona raccolta. Sono molto ottimista - conclude Damilano - anche per i possibili risultati sul piano stilistico dei vini”. Gli fa eco Michele Chiarlo, patron dell’omonima griffe piemontese con sede a Calamandrana: “Una vendemmia all’antica come tempi, addirittura leggermente in ritardo sulla tradizione di almeno 4-5 giorni. Per adesso abbiamo raccolto tutte le uve bianche, contraddistinte da profumi precisi ed intensi e gradazioni più equilibrate, grazie alle notevoli escursioni termiche estive. Quantità? +8% sul 2012, ma ce lo aspettavamo. Siamo solo all’inizio della vendemmia dei rossi e ci resta - prosegue Chiarlo - in pratica, ancora il 50% da fare. Le uve sono sane e presentano una riduzione del grado alcolico generalizzata. I Nebbiolo saranno, se il tempo non fa troppo i capricci, raccolte dal 20 ottobre in avanti. Benché siamo ancora in balìa delle condizioni meteo - conclude Chiarlo - non siamo preoccupati, anzi potrebbe essere una vendemmia molto buona, ma è presto per giudizi definiti”.
Positive le impressioni provenienti dal Friuli Venezia Giulia dove Gianni Venica, a capo insieme a Giorgio e Giampaolo della griffe di famiglia sottolinea che “la nostra vendemmia è praticamente già finita. La quantità sono più equilibrate che nel 2012, un’annata davvero scarsa e, in quanto alla qualità - conclude Venica - abbiamo mosti con più acidità e meno alcol, come quelli che ottenevamo dieci anni fa. Insomma è stata una vendemmia fresca, positiva e di grande equilibrio”.
Anche dal Veneto arrivano buone sensazioni nel commento di Andrea Dal Cin, enologo di Masi Agricola che spiega: “la piovosità è stata sicuramente sopra la media quest’anno e la primavera è stata tendenzialmente fredda, il che ha causato un ritardo di almeno quindici giorni sui tempi di raccolta. Abbiamo terminato la scorsa settimana la raccolta e portato in cantina uve di buona gradazione, ma non sui livelli estremi del 2012. Si preannuncia una annata interessante per freschezza acida e profumi. Un’annata che potrebbe essere anche da cinque stelle - continua Dal Cin - e che ha portato un aumento delle quantità del 12% sul 2012, ma che non è riuscita a rimettersi nelle medie degli anni passati. Clima ideale - conclude l’enologo - per l’appassimento”. “La Garganega, vitigno medio tardivo - commenta Aldo Lorenzoni direttore del Consorzio del Soave - ha avuto un settembre decisivo, che ha contribuito molto all’innalzamento del suo livello qualitativo. Portiamo a casa una bella vendemmia - prosegue Lorenzoni - ma in termini quantitativi solo di poco superiore alla 2012, perché anche quest’anno i quantitativi sono stati condizionati dalle condizioni del tempo, con una primavera molto piovosa che ha disturbato l’allegagione. Una vendemmia - conclude il direttore del Soave - migliore per i bianchi di quella del 2012”.
Anche in Emilia Romagna la vendemmia non si è conclusa come sottolinea Michele Faccin, enologo di Chiarli che sottolinea: “ci manca ancora una parte di raccolta, ma pensiamo, tempo permettendo, di concludere in questi giorni. La quantità è un po’ più consistente del 2012, ma solo un po’. Le uve godono di un buono stato sanitario e mi pare - conclude Faccin - che si possa parlare di annata classica da Lambrusco, che darà vini profumati, freschi e beverini”.
Aspettando il completamento della raccolta del vitigno principe, il Sangiovese, in Toscana i giudizi sono comunque positivi. “Una vendemmia nei tempi più tradizionale degli anni scorsi - spiega Jacopo Biondi Santi, alla guida della Tenuta il Greppo, dove è nato il Brunello di Montalcino - le piogge degli ultimi giorni non hanno danneggiato l’uva, anzi, hanno dato ossigeno alle piante. Le analisi di cantina dimostrano che questa potrebbe essere una vendemmia eccezionale”. “Il 2013 si presenta per adesso come un’ottima annata a giudicare dalle uve Sangiovese che stiamo raccogliendo in questi giorni, in ritardo rispetto agli ultimi anni, che sono stati più precoci - fa sapere una nota del Consorzio del Chianti Classico - comunque, sempre in attesa di vedere come si comporterà il tempo nei prossimi giorni, è possibile sbilanciarsi su un’altra ottima annata per il Gallo Nero anche se è d’obbligo la prudenza che impone di aspettare ancora qualche giorno per un giudizio più completo, quando tutte le uve saranno in cantina”. “A Rocca delle Macìe siamo giunti agli ultimi giorni di vendemmia - spiega Sergio Zingarelli, patron dell’azienda chiantigiana e presidente del Consorzio del Gallo Nero - In generale siamo soddisfatti sia dal risultato qualitativo che da quello quantitativo, circa il 25% in più sul 2012”. “Una vendemmia impegnativa che ormai è alla fine - afferma Paolo Solini, direttore del Consorzio del Nobile di Montepulciano - con il 70% delle uve in cantina. Quantitativamente siamo dal 5 al 10% in meno sulla media storica e in leggero aumento sul 2012”. “Nelle zone più precoci è una vendemmia che si è risolta molto bene - afferma Renzo Cotarella, dg Marchesi Antinori - nel grossetano ed a Montepulciano gradazioni e maturazioni molto buone. Siamo ancora a metà vendemmia nel Chianti Classico e speriamo che le condizioni climatiche reggano ancora per una decina di giorni. Sembra una vendemmia d’altri tempi - prosegue Cotarella - con probabili risultati finali più legati alla eleganza dei vini che alla loro forza. Un po’ come è accaduto nel 1999, nel 2005 o nel 2010. Parlerei decisamente di vendemmia fresca che può essere valorizzata al meglio. Quantità - conclude il direttore generale di Antinori - come nel 2011 con un+10% sul 2012”. “Le miti temperature delle ultime settimane di settembre hanno aiutato la maturazione delle uve - afferma il Presidente del Consorzio del Chianti, Giovanni Busi - i grappoli sono sani, pronti per la raccolta. Con questa settimana, pioggia permettendo, si parte con il Sangiovese e per quest’anno, si prevede una grande vendemmia. Quantità nella media, con un calo di produzione intorno al 4% sulla media storica”. “La vendemmia 2013 a Bolgheri sembra - fa sapere una nota del Consorzio Doc Bolgheri - ad oggi rispettare i canoni di maturazione più tipici per ogni varietà bolgherese: Merlot fruttati, Cabernet Sauvignon intensi, Cabernet Franc armonici. L’andamento meteo di questo anno ha influito positivamente sui vigneti e la vendemmia è risultata con chicchi esuberanti, grappoli pieni, in sintesi una annata decisamente positiva”.
Ma tardivi sono alcuni dei vitigni a bacca bianca più importanti del Bel Paese. È il caso del Verdicchio delle Marche la cui vendemmia si appresta a terminare proprio in questi giorni. “Abbiamo quasi finito con i vitigni bianchi - spiega Michele Bernetti, proprietario della Umani Ronchi - e, francamente, mi pare proprio una bella vendemmia. Quantitativamente abbiamo registrato un incremento sul 2012, ma sotto alla media storica, almeno di un buon 10%. I mosti sono profumati, di bella freschezza e di grande equilibrio. Abbiamo appena cominciato a vendemmiare i vitigni rossi, Montepulciano in testa - conclude Bernetti - mi sembra che anche in queste caso le prime sensazioni siano buone, ma le piogge hanno fatto qualche piccolo danno”.
Buone le prime impressioni provenienti dall’Umbria, dove le operazioni di raccolta non sono ancora terminate. “Siamo in chiusura di raccolta, ci manca circa il 5% - spiega Marco Caprai, alla guida dell’azienda che ha riscoperto il Sagrantino di Montefalco - le quantità sono in aumento sul 2012 almeno del 40%, ma rispetto al nostro potenziale produttivo siamo ancora sotto del 10%. Mi sembra una vendemmia più positiva di quella dell’anno scorso, qualitativamente interessante quasi “nordica”. Ci manca la vendemmia del Sagrantino dei cru più importanti - conclude Caprai - che hanno goduto di una maturazione più lunga e regolare e che dovrebbero dare prodotti di bella eleganza”. “Finalmente siamo tornati a vendemmiare ad ottobre - afferma Vincenzo Pepe, enologo di Lungarotti - i bianchi, che abbiamo già in cantina promettono molto bene, i vitigni a bacca rossa, invece, debbono ancora essere raccolti a cominciare da questi giorni. Ci attendiamo dei rossi molto freschi e alti di acidità. Tra i precoci rossi abbiamo cose molto interessanti Il dato sulla quantità - conclude Pepe - è ancora difficile da esprimere con certezza, di gran lunga migliore del 2012”.
Ottimismo deciso proviene dall’Abruzzo: “fino ad oggi è un’annata ottima, perché le condizioni atmosferiche hanno favorito la perfetta maturità delle uve, soprattutto quelle a bacca bianca, profumate e dall’ottima acidità - spiega Angela Acquaviva della storica azienda Masciarelli - Sui rossi, per le varietà precoci la maturità si è raggiunta perfettamente. Stiamo attendiamo quella delle varietà più tardive, Montepulciano in testa. Speriamo che per altri dieci giorni non ci siano piogge. In generale, dovrebbe essere un’ottima annata”.
Fiducia nella vendemmia 2013 anche dal Molise dove “per adesso le operazioni di raccolta stanno andando molto bene - spiega Alessio Di Majo Norante, alla guida dell’azienda di famiglia - anche se siamo solamente al 20% della nostra vendemmia che è entrata nel vivo proprio in questi giorni di metà ottobre con la raccolta delle uve rosse. Sanità della nostra materia prima, tutta biologica, ottima, quantità abbondante, almeno il 30% in più sul 2012. Siamo tornati - prosegue Alessio Di Majo Norante - ad una raccolta come si faceva dieci-quindici anni fa, climaticamente più fresca e con buone escursioni termiche, il che avvantaggerà i vini sia bianchi che rossi in fatto di eleganza ed equilibrio. Sono fiducioso, potrebbe essere una grande annata”.
Dalla Campania, e più precisamente dall’Irpinia, ottimismo nelle parole di Piero Mastroberardino alla guida della storica azienda di Atripalda: “siamo più o meno a metà della raccolta, c’è stato ancora qualche passaggio di piogge che però non ha fatto danno e una “estate di San Martino” che continua a persistere anche con temperature vicino ai 30 gradi. Abbiamo portato in cantina le uve bianche, con i primi risultati che sembrano essere buoni ma non eccezionali. Vini di bella freschezza acida ma non da annata leggendaria. Sulla vendemmia dei rossi, ancora non entrata nel vivo, siamo ottimisti, ma non ci aspettiamo una grande annata. La quantità c’è ma non è così alta - conclude Mastroberardino - intorno al 5% in più sul 2012”.
Si parla di vendemmia bellissima in Puglia dove Angelo Maci, storico presidente delle Cantine Due Palme disegna un preciso scenario: “nel Salento è stata decisamente una bellissima vendemmia e vini risultano molto equilibrati. Nelle province di Bari e Foggia, invece, ci sono stati più problemi, soprattutto di marciume nel vigneto. La nostra vendemmia è finita già da un paio di settimane e abbiamo registrato un aumento delle quantità del 15% sul 2012. I vini ci sembrano qualitativamente molto validi, soprattutto in fatto di equilibrio. Una estate con escursioni termiche così importanti - conclude Maci - ci ha regalato profumi bellissimi sia nei rossi che nei bianchi”.
In Sicilia c’è chi ancora deve portare a termine la vendemmia e chi ha già terminato, ma in entrambi i casi si parla di una vendemmia positiva. “Abbiamo completato la nostra raccolta la scorsa settimana - racconta Francesco Ferreri, comproprietario della cantina Valle dell’Acate - Una vendemmia complicata ma interessante. I vini sembrano essere molto buoni, giovandosi di un’annata non particolarmente calda con escursioni termiche importanti. Un andamento climatico ottimale - conclude Ferreri - che ha inciso anche sulla quantità cresciuta del 25% sul 2012”. “Ci manca ancora la vendemmia delle uve sull’Etna - spiega Alberto Tasca della griffe Tasca d’Almerita - in una raccolta dalle produzioni abbondanti e dalle maturazioni lente. Le uve sono interessanti e i vini producono gradazioni più basse del solito e quindi eleganza decisamente superiore all’annata 2012. Qualche difficoltà - conclude Tasca - legata alle piogge di fine settembre per il Nero d’Avola, ma comunque siamo soddisfatti”.
Vendemmia per certi aspetti insolita anche in Sardegna dove si registrano “uve più equilibrate, più aromi e meno grado alcolico - spiega Mariano Murru, enologo di Argiolas - insomma vini che dovrebbero essere più equilibrati che strutturati, più eleganti che pieni. Una vendemmia in generale positiva, se il tempo regge ancora, perché ancora dobbiamo raccogliere i rossi più importanti. Di certo più qualità che nel 2012. Abbiamo raccolto circa il 15% in più della vendemmia 2012 - conclude Murru - ma non si può parlare di una vendemmia abbondante”.

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