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Montalcino - 07 Aprile 2013, ore 15:14

IL MONDO DEL VINO SALUTA UNO DEI SUI SIMBOLI: È MORTO, ALL’ETÀ DI 91 ANNI FRANCO BIONDI SANTI, IL “CUSTODE” DEL BRUNELLO DI MONTALCINO E GENTILUOMO D’ALTRI TEMPI. FINO AD OGGI FEDELE E PREZIOSO “GUARDIANO” DELLA TRADIZIONE NELLA TENUTA IL GREPPO

Franco Biondi SantiIl mondo del vino saluta uno dei sui simboli: è morto, all’età di 91 anni Franco Biondi Santi, il “custode” del Brunello di Montalcino e gentiluomo d’altri tempi. Fino ad oggi Franco Biondi Santi, figlio di Tancredi, è rimasto il fedele e prezioso “guardiano” intransigente della tradizione del Brunello, nell’azienda in cui il grande vino è nato.

È nella Tenuta Greppo della famiglia Biondi Santi, a Montalcino, che il nonno di Franco Biondi Santi, il “garibaldino” Ferruccio, nell’Ottocento ha inventato il Brunello, intorno al 1870, dopo aver selezionato un particolare Sangiovese e averlo vinificato in purezza, e dove Tancredi, figlio di Ferruccio, ha avuto il merito di sistematizzare il protocollo di produzione (tanto che fu uno degli ispiratori e promotori del disciplinare). Tancredi impresse un nuovo slancio alla produzione del Brunello, diventando, di fatto, l’ambasciatore di Montalcino e dei suoi vini. Introdusse la pratica della “ricolmatura” delle vecchie Riserve (storica quella realizzata con lo scrittore Mario Soldati e il maestro della critica enogastronomica italiana Luigi Veronelli), con vino della stessa annata (la prima volta nel 1927 per le Riserve 1888 e 1891) e fu l’artefice del Brunello di Montalcino Riserva 1955, l’unico italiano inserito dalla rivista Usa “Wine Spectator” tra i 12 migliori vini del Novecento. WineNews porterà nel cuore la sua persona così bella e signorile, e amerà ancora di più il signor Brunello. Tutta la redazione si stringe in un abbraccio alla moglie di Franco Biondi Santi, Maria Flora Petri, ai figli Jacopo e Alessandra, e ai nipoti Clio, Tancredi e Clemente Biondi Santi, figli di Jacopo, e Gregorio Miceli di Serradileo, figlio di Alessandra.

Focus - Il cordoglio di Montalcino: le parole del sindaco Silvio Franceschelli, e del presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci
Come era inevitabile, la notizia della morte di Franco Biondi Santi, ha colpito tutta la comunità della “sua” Montalcino. “È una gravissima perdita per Montalcino e per il suo territorio - commenta il sindaco Silvio Franceschelli - a Franco Biondi Santi dobbiamo grande riconoscenza per tutto quello che ha fatto per Montalcino e non solo, un uomo che ha sempre guardato al di là delle mura della sua azienda, e che ha sempre messo davanti a tutto l’interesse del territorio”.
Esprime cordoglio anche il Consorzio del Brunello di Montalcino: “se ne è andata una grande figura dell’enologia, non solo di Montalcino, ma d’Italia - commenta il presidente Fabrizio Bindocci - un “grande vecchio” che negli anni ha portato avanti non solo la sua azienda ma anche l’immagine del brunello nel mondo. Il Consorzio è vicino alla famiglia in questo triste momento. Siamo convinti che Jacopo Biondi Santi continuerà nella tradizione del padre, e che continua a mantenere l’azienda di famiglia ai vertici a cui è arrivata”.

Il ritratto di un mito: Franco Biondi Santi e la Tenuta “Il Greppo”
Probabilmente, in Italia, soltanto la “dinastia” Biondi Santi può “condensare” la storia di un vino, di una famiglia e di un territorio. Non solo per il semplice fatto che ha saputo conservare nel tempo un “archivio” delle proprie etichette in grado di raccontare di fatto questa epopea (elemento peraltro rintracciabile in pochissimi altri casi), ma anche, e soprattutto, perché incarna senza indecisione un “continuum” temporale, composto da tre elementi distinti ma che inevitabilmente si intrecciano finendo con l’identificarsi: una famiglia, un vino un territorio. Un destino che anche con la scomparsa di Franco Biondi Santi, il “gentleman” del Brunello, sarà certamente perpetuata dai suoi eredi, come la storia di questa nobile famiglia del vino ha dimostrato in oltre un secolo e mezzo di lavoro.
Il Brunello di Montalcino viene letteralmente inventato da Ferruccio Biondi Santi che, alla fine del secolo XIX, forte dell’esperienza vitivinicola del nonno materno Clemente Santi, tenace sostenitore nel dibattito enologico del suo tempo della possibilità di produrre un vino toscano “durevole e tale da potersi esporre alla lunga navigazione senza guastarsi”, selezionò un clone particolare di Sangiovese nella Tenuta “Il Greppo” (tuttora la sede operativa dell’azienda), le cui uve, vinificate in purezza, dettero inizio ad una tipizzazione nuova dei vini toscani di allora.
Nasceva così il Brunello. Di quei tempi pionieristici resta traccia concreta ancora oggi nella cantina del “Greppo”, dove sono conservate due bottiglie dell’annata 1888. Il figlio di Ferruccio, Tancredi Biondi Santi, uno dei più importanti enologi del suo tempo (tra l’altro il maestro di Giulia “Biccierino” Gambelli), che oggi definiremmo un consulente ante-litteram, dato che lavorò per il Lugana, il Chianti e il Cirò, sistematizzò il protocollo di produzione del Brunello, che già nel 1932 aveva il suo primo riconoscimento ufficiale da parte del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste che lo identificava come “una creazione recente del dottor Ferruccio Biondi Santi di Montalcino” e, nel 1966, lo Stato si rivolse a lui per formulare il disciplinare di produzione della nuova Doc Brunello di Montalcino, cioè per il vino creato da suo padre. Ma non solo. Introdusse la pratica della “ricolmatura” delle vecchie Riserve (storica quella realizzata con lo scrittore Mario Soldati e il maestro della critica enogastronomica italiana Luigi Veronelli), con vino della stessa annata (rito introdotto la prima volta nel 1927 per le Riserve 1888 e 1891) e fu l’artefice del Brunello di Montalcino Riserva 1955, l’unico italiano inserito dalla rivista Usa “Wine Spectator” tra i 12 migliori vini del Novecento.
Dal 1970, il figlio Franco, dopo la laurea in Scienze Agrarie all’Università di Perugia, come in una sorta di passaggio delle consegne simbolico quanto concretissimo, è stato investito del prezioso ruolo di “guardiano” intransigente di quella tradizione produttiva ma anche umana ed esistenziale.
Franco Biondi Santi ha aumentato l’estensione vitata de “Il Greppo” dai 4 ettari, alla morte del padre, agli attuali 25. Ha continuato le severe pratiche agronomiche e di cantina tradizionali per consolidare la tipicità e migliorare le qualità complessive del Brunello Biondi Santi, ripartendo dall’utilizzo degli stessi terreni, delle stesse esposizioni e degli stessi cloni di Sangiovese ripropagati a partire dalle gemme originarie.
Guidando con rigore e con grande signorilità “Il Greppo” (impossibile per chi l’ha conosciuto non ricordare il garbo e l’eleganza con cui presentava la sua azienda o descriveva i suoi vini), Franco Biondi Santi è rimasto fino all’ultimo fra i filari e la cantina della sua azienda, immaginandosi le potenzialità dell’ultima vendemmia che ha, come sempre, curato fino al minimo dettaglio, con la stessa energia e la stessa passione che hanno animato tre generazioni della sua famiglia, producendo vino con la stessa filosofia dei suoi antenati. Difensore deciso di tutto un territorio e dell’originalità e della tipictà del Brunello di Montalcino Biondi Santi, ha fondato, nel 1986, l’associazione “Amici di Sant’Antimo”, dando un grosso contributo al pieno recupero dell’Abbazia, e si è battuto duramente, agli inizi degli anni ’90, per impedire la costruzione di una discarica nei pressi di Montalcino. Nel 2004, Franco Biondi Santi torna a far parte del Consorzio del Brunello di Montalcino e, nel maggio del 2005, presenta una mozione, approvata all’unanimità, in difesa del Disciplinare di produzione del Brunello. Un uomo misurato anche negli interventi e nelle prese di posizione, che, tuttavia, quando venivano esplicitate diventa immediatamente una guida o un insegnamento.


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