Roma - 18 Gennaio 2013, ore 14:15
“Un premio alla scelta di investire in agri-cultura come elemento di sviluppo e di innovazione legata all’identità del nostro territorio, dove la produzione di vino di qualità, in 3 anni, è passata dal 20% al 60% del totale, e ha trainato la crescita dei territori”: così, a Roma, Dario Stefàno, assessore alle Risorse Agricole della Puglia, nella “10 Best Wine Travel Destinations 2013”, della celebre rivista americana “Wine Enthusiast”. “Abbiamo creduto nell’agricoltura come motore di sviluppo - ha aggiunto il presidente della Regione, Nichi Vendola - dando, e non regalando, i soldi alle imprese per sostenere l’evoluzione qualitativa del nostro sistema economico e produttivo. Abbiamo finanziato le cantine per obiettivi di qualità. C’era da ricostruire la filiera, da eliminare le produzioni senza mercato per valorizzare quelle fortemente identitarie, c’era da collegare le Università alle vigne, la vita accademica a quella produttiva. E nel calo generale delle iscrizioni nelle Università italiane, in calo di 30.000 immatricolazioni, alla Facoltà di Agraria di Bari, dove normalmente si iscrivono 100 giovani, quest’anno sono arrivati 800. Ed è un grande segnale”. Frutto di un progetto, e anche di un entusiasmo che il riconoscimento di “Wine Enthusiast” può alimentare:
“La Puglia è particolare per la genuinità del territorio, per la novità che racconta e può raccontare ai visitatori americani - spiega la corrispondente dall’Italia per la rivista, Monica Larner - e per me è stata il candidato perfetto. Per la qualità del vino, che nei nostri punteggi vediamo crescere, per il cibo emozionante, per le bellezze del territorio, per la pizzica e tanto altro. Un premio deve essere anche un dialogo con le altre mete selezionate per prendere il meglio da ognuno, condividerlo e far crescere il sistema del vino e del suo turismo nel mondo”.
“Per noi è solo un inizio - aggiunge Stefàno - ed il vino è il punto di riferimento principale di un percorso, perché è la guida di una modernizzazione non solo tecnologica, ma anche organizzativa della filiera, è stato ed è la migliore opportunità per valorizzare le nostre identità. Siamo diventati più bravi quando abbiamo deciso di investire sui nostri vitigni autoctoni, non solo per distinguerci, ma perché credevamo che ci avrebbero consentito di trascinare, insieme alle etichette, tutto il territorio di produzione: fatto di biodiversità, accoglienza, paesaggi rurali, e di una storia produttiva che ha ritrovato l’interesse dei giovani. Siamo la Regione che ha insediato più giovani imprenditori agricoli nuovi. E su questa strada vogliamo anche riorganizzare le nostre denominazioni: non ci servono 30 che hanno poco senso, vogliamo arrivare a 6 legate ai vitigni che identificano i territori nel mondo. E affiancare a queste e agli altri prodotti il marchio “Prodotti di Puglia”, che certifichi il legame con il territorio ti tutta la filiera che li genera, dalla materia prima al risultato finale”.
Il successo enoturistico della Puglia, però, è anche merito di un sistema che ha lavorato insieme:
“questo riconoscimento è un sigillo ad un percorso di crescita che come produttori di vino - spiega il presidente del Consorzio del Movimento Turismo del Vino Puglia Sebastiano de Corato
- ci ha visti protagonisti e osservatori della crescita del territorio. Le cantine che producono qualità sono passate da “cattedrali nel deserto” a fulcri di crescita dei territori, grazie alla collaborazione tra Consorzio e aziende, che coordina e spinge l’accoglienza del vino, ma anche grazie ad un dialogo con le istituzioni che ci hanno supportato in maniera importante. E questo premio vogliamo concretizzarlo con ricadute sul territorio: con “Wine Enthusiast” organizzeremo un premio per far venire i suoi lettori in Puglia nella vendemmia, e in febbraio promuoveremo degustazioni di vini di Puglia nelle enoteche di Roma e di Milano, e presenteremo con Magda Antonioli, dell’Università Bocconi, uno studio per capire dove siamo arrivati e cosa fare per migliorare ancora”.
“Ora facciamo il nostro vino - ha concluso Vendola - prima facevamo quello degli altri. Molto nostro vino era semilavorato per altre Regioni, ma poi le cose sono cambiate. Il vino pugliese ha guadagnato terreno, il Negroamaro nel 2007 era il vino più venduto nei supermercati, il primitivo è diventato uno dei vini più credibili, il Nero di Troia promette un grande futuro. E questo premio rafforza la convinzione che bisogna smettere di immaginare la retorica delle proloco, del folclore, del vernacolo, e costruire una politica legata alle qualità delle produzioni. Abbiamo detto ai produttori “seppellite i morti”, ovvero le produzioni senza mercato, l’uva senza mercato, figlia di un’agricoltura estensiva senza qualità, della dittatura della chimica nei campi che non ci ha portato fortuna: si è impoverito il terreno, i contadini hanno perso la loro concezione multidisciplinare, di esperto meteorologo e geologo, capace di sfruttare al meglio, per esempio, le scarse risorse idriche, di capire perfettamente dove era meglio tentare una determinata produzione. La chimica ha fatto tabula rasa di antica sapienza contadina: noi abbiamo lavorato per buttare le produzioni senza mercato, e per far crescere il futuro recuperando questa nostra tradizione e cultura. Come è stato per la battaglia sul vino rosato, che è andato in controtendenza al calo del mercato. Ci siamo battuti a Bruxelles, dove stava per passare il “placet” al rosato inteso come vino da mescolanza, mentre è un vino che nasce da un processo di vinificazione complesso ed importante. In Puglia facciamo il 50% del rosato d’Italia, che è il Paese n. 2 al mondo per produzione: difendendo l’economia e l’identità della Puglia, abbiamo difeso anche quella dell’Italia. E in questo credo che innovare vuol dire anche diventare ecologisti se si parla di qualità di terreni, di preservare l’acqua, di difendere le riserve idriche. Abbiamo lavorato in questo senso, e che ci venga riconosciuto con autorevolezza è importante: ho girato il mondo sempre con un po’ di rabbia quando scoprivo la totale nebbia che faceva della Puglia un brand inesistente, dagli Usa all’Europa all’America latina. Della Puglia si conosceva solo Brindisi perché ci partivano i traghetti per la Grecia. Oggi siamo considerati un brand di qualità, una delle mete turistiche più appetibili, e nel pieno della crisi del turismo cresciamo, al punto che abbiamo triplicato in tre anni il traffico nei nostri aeroporti. È una ricetta che ad oggi ha premiato la Puglia, ma che può funzionare fuori dai confini della Regione”.
18 Maggio 2013, ore 09:34
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