Shanghai - 02 Luglio 2012, ore 17:26
Contributo Audio da winenews.tv:Vietato improvvisare: ecco il must per chiunque voglia approcciare il mercato di Cina, terra promessa tutta da conquistare per il vino mondiale, dove l’Italia, nel 2011, ha visto crescere le sua presenza del 68% in volume e del 99% in valore (77 milioni di dollari, dati della dogana cinese). E dove “per vendere un container di vino una volta sola ci vuole poco, per costruire relazioni e progetti che diano risultati nel tempo ci vuole professionalità e visione di insieme”, spiega a WineNews Giovanni Pugliese, vice direttore di Yishang Wine Consulting Company (www.yishang-vino.com), il braccio operativo in Cina di Enoteca Italiana (www.enoteca-italiana.it). Che dopo aver “seminato” già dal 2008 tanti progetti (ha organizzato e promosso centinaia di eventi business & consumer tra degustazioni, seminari, corsi di formazione, partecipazione a fiere, incontri tra produttori, importatori e distributori e altro), come la rete di 100 enoteche in tutto il Paese da aprire entro il 2013, oggi raccoglie i frutti di “un successo epocale”, quello del padiglione italiano dell’Expo di Shangai 2010, il più visitato in assoluto dopo quello cinese e per cui l’Enoteca ha curato la sezione vini, che da poche settimane ha riaperto, anche per volontà del Governo Cinese, trasformandosi nel primo “Italian Center” permanente, e dove l’ente, attraverso Yishang, curerà la sezione vini. Un tempio della qualità italiana, dall’abbigliamento al vino, che vede più di 3.000 visitatori al giorno.
“Con Enoteca e Yishang - spiega Pugliese - ci stiamo muovendo su diverse linee di azione: dall’informazione alla commercializzazione, dando supporto informativo, burocratico e logistico ai produttori italiani ma anche ai distributori cinesi, visto che abbiamo anche licenza di importazione, dalla formazione degli operatori sul mercato cinese, anche, ma non solo, in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier, fino alla promozione dei nostri vini. Che faranno un salto di qualità decisivo quando usciranno dall’alveo della cucina italiana, e verranno abbinati alla cucina cinese. Ecco perché abbiamo iniziato una progetto con “Restaurant Review”, una delle più importanti riviste sul mercato cinese, per scoprire e premiare i migliori ristoranti cinesi di alto livello più capaci di abbinare i nostri vini ai cibi della cucina orientale. Mettendo in piedi anche un progetto di formazione del personale addetto ai vini nei ristoranti, che è una risorsa fondamentale per il successo del vino italiano. E quello che stiamo facendo è formare il personale non tanto a raccontare quello che c’è dentro la bottiglia, ma quello che c’è intorno, il territorio, le storie dei produttori, che affascinano il consumatore e sono l’arma per colmare quel gap che abbiamo dalla Francia, per esempio, nella percezione del nostro vino come prodotto di qualità”.
E i risultati incominciano a vedersi: l’interesse cresce, e se per la maggior parte dei cinesi che bevono vino “Italia vuol dire soprattutto Barolo, Chianti Classico, Brunello e Amarone, cresce la curiosità e l’apprezzamento per altri vini, c’è grande attenzione al Sud Italia e ai vitigni autoctoni, anche se in una nicchia di consumatori già avanzati. E inizia a muoversi anche il mercato delle bollicine, anche se per adesso soltanto in locali e ristoranti”. L’importante in questa fase, spiega il segretario generale di Enoteca Italiana, Fabio Carlesi, “è non dare messaggi contrastanti. La Cina è un mercato ricco di opportunità, ma vediamo una “corsa all’oro” da parte di tantissimi soggetti ed operatori con scarsa professionalità. Che promettono mari e monti, ma che guardano più al risultato immediato che alla costruzione di progetti e di una cultura del vino italiano a lungo termine, che sono fondamentali per non farsi terra bruciata intorno. Sarebbe importante, invece, che i player più forti e che stanno lavorando bene, come Vinitaly o Gambero Rosso con la guida in cinese, per esempio, riuscissero a coordinarsi di più, e su questo da parte di Enoteca Italiana c’è il massimo della disponibilità. Perché il successo a cui bisogna puntare non è quello di questo o quell’ente o azienda, ma del vino italiano nel suo complesso”.
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