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Roma - 28 Maggio 2012, ore 17:14

LA CULTURA DEL VINO. E QUELL’ITALIA CHE NON CE L’HA. UNA LACUNA CHE “IL” PAESE DEL VINO DEVE COLMARE CON I LAVORO DI TUTTI I PROTAGONISTI, DELLE ISTITUZIONI E DEL PAESE. E’ IL MESSAGGIO DELLA “GIORNATA NAZIONALE DELLA CULTURA DEL VINO” BY AIS

Giornata della cultura del Vino 2012: chi ha aderito ...L’Italia è uno dei più grandi e storici Paesi produttori di vino al mondo, ma gli italiani non sono tra i più ferventi cultori di Bacco. Ecco perché, nonostante il lavoro importante, di decenni, di tanti player come i Sommelier d’Italia (Ais), Gambero Rosso, Slow Food e non solo, è oggi più che mai necessario sedersi tutti intorno ad un tavolo e capire che tutti questi e attori e i produttori stessi hanno un solo, comune obiettivo, al di là delle legittime specificità e aspirazioni di ognuno: diffondere la cultura del vino più di quanto lo sia oggi. Ecco il messaggio della “Giornata Nazionale della Cultura del Vino” n. 2, oggi a Roma by Ais-Bibenda.

“L’Italia è molto lontano da quello che dovrebbe essere “il” Paese del vino. In Francia si studia vino per 2 anni a scuola, nei nostri istituti alberghieri ci sono 5 ore di lezione. E il lavoro nostro e di altri, da solo, non basta a far si che siano più dei soli 4 milioni di italiani su 61 a potersi definire acculturati sul vino”, ha detto Franco Ricci, presidente della Worldwide Sommelier Association (Wsa). Pensiero condiviso appieno anche dal presidente dell’Associazione Italiana Sommelier, Antonello Maietta, che ha spiegato come “di cultura del vino ne parlasse già Platone 2.400 anni fa”.
Ma che cosa è la cultura del vino? “È far capire che il vino è prima di tutto espressione dell’identità dei territori, prima che un prodotto per il mercato”, ha detto il giornalista Carlo Cambi. Ma è anche “convivialità, aprire le porte dei territori, raccontare la serietà di chi produce, con un linguaggio semplice, è consumo consapevole e non proibizione, è educazione nelle scuole, è scambio di idee tra pubblico e privato”, ha aggiunto Alessandro Regoli, direttore WineNews.
“Ma è anche comprensione dei gusti degli altri”, per il presidente del Gambero Rosso Paolo Cuccia, o il far sì che “il vino ed i suoi produttori si prendano cura di un territorio nel suo complesso”, per il presidente del Consorzio del Franciacorta Maurizio Zanella. Ma è anche seminare consapevolezza nei cittadini, perché anche le istituzioni tornino a dare al vino, e all’agricoltura di cui è bandiera, il peso che ha nelle decisioni politiche per il Paese, come hanno rivendicato il giornalista del Tg5 Gioacchino Bonsignore, e il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro, visto che il settore, tra produzione e indotto, vale più del 20% del Pil nazionale.
“Ma è anche scienza che migliora il modo di produrre, conoscenza della storia per guardare al futuro, e anche ascolto delle esigenze del consumatore senza il quale, il vino e il suo mondo, non sarebbero così ricchi e belli”, come ha detto l’enologo Riccardo Cotarella. Di spunti per lavorare sulla cultura del vino in modo concreto, insomma, ce ne sono per tutti, mettendo da parte le polemiche.

Focus - La “cultura del vino” secondo WineNews
La cultura del vino è un sapere, e come tutti i saperi parte da lontano, ma va verso il futuro: deve essere in grado di salvaguardare il passato ma anche di renderlo fruibile per il futuro. Di pari passo con la cultura d’impresa, che della cultura del vino deve essere il supporto.
Un lavoro ancora da fare, anche se il nostro Paese sta recuperando due valori fondamentali per il futuro del vino (ma non solo): il rispetto e il valore della terra e il “know how”, ovvero quel “saper fare” fatto di esperienza, conoscenza e creatività dell’uomo, che sono alla base della cultura materiale di un popolo antico come quello italiano e delle nostre produzioni di eccellenza.
Tre cifre su tutte: 15 miliardi di valore creato dalla filiera, 4,4 miliardi di euro di export, 1,2 milioni di occupati (diretti e indiretti). Segmento economico con “segno più” anche in tempo di crisi, grazie alla capacità di attrarre attenzione in tutto il mondo.
Che cos’è la cultura del vino per WineNews?
1) E’ convivialità e quindi condivisione, del piacere che deriva dallo stare insieme a tavola di fronte ad un buon vino e dal condividere una grande bottiglia, anziché conservarla gelosamente.
2) E’ aprire le porte dei territori del vino e rendere fruibili i suoi luoghi, per accogliere i milioni di persone che da tutto il mondo vengono in Italia per vedere cosa c’è dietro ai nostri vini.
3) E’ la serietà di chi produce un vino, che si traduce in bottiglia, ma anche in cantine e territori modello di accoglienza, conservazione del paesaggio e punto di riferimento della conoscenza del vino.
4) E’ parlare un linguaggio semplice, capace di raggiungere più persone possibili, abbandonando quel linguaggio aulico che si può usare di fronte ad un circolo di esperti, ma non con gli appassionati.
5) E’ storia secolare, non fine a se stessa, ma trasmissibile attraverso tutti i nuovi strumenti, a partire dalle nuove tecnologie e dal web, ai suoi nuovi e vecchi fruitori.
6) E’ seminare e non proibire, diffondendo con l’educazione la consapevolezza che il vino, come tutti i prodotti, deve essere consumato in giusta quantità.
7) E’ educare i più giovani nelle scuole, anche i più piccoli a partire dall’asilo, per renderli consapevoli che il vino è una parte fondamentale della vita del loro Paese.
8) E’ scambio di idee tra pubblico e privato, per rafforzare il livello competitivo delle aziende ed il prestigio dei territori.
9) E’ diffondersi il più possibile oltreconfine, dando un volto umano alle etichette, tra i simboli più importanti del made in Italy (e che tengono alto il valore del nostro export).
10) E’ capire perché in una Paese come la Francia tutti, Stato in primis, sono realmente consapevoli dell’importanza culturale del vino (e non certo per la sua immagine puramente bucolica-folcloristica, come spesso avviene in Italia), prima ancora che del suo peso economico (che comunque è ben percepito e compreso).

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