Milano - 06 Febbraio 2012, ore 13:38
Temperature a picco, costantemente sotto zero. Un inizio febbraio, è proprio il caso di dirlo, decisamente da brivido. Da più parti l’allarme che questo freddo potrebbe compromettere molti dei prodotti dell’agricoltura del Belpaese. Ma il vigneto corre dei rischi? Ad una prima analisi, la vite sembrerebbe rappresentare un’eccezione. WineNews ne ha chiesto conferma a due dei massimi esperti di viticoltura italiani, che, sostanzialmente, mandano un unanime segnale di rassicurazione.
“Con questo freddo per le viti non ci sono problemi - spiega Leonardo Valenti, con cattedra di viticoltura all’Università di Milano - ci vorrebbero temperature molto più rigidi e costanti, nell’ordine dei -15 C°, perché i vigneti cominciassero ad entrare in una pericolosa situazione. Poi, il freddo attuale è arrivato quando le attività fisiologiche della vite erano del tutto ferme. Può darsi che, per esempio in Trentino, possa verificarsi qualche criticità in più nei vigneti molto in alto, ma se le piante sono in riposo, anche in questo caso non ci saranno problemi seri”.
“È molto difficile - ribadisce Attilio Scienza, uno dei massimi esperti di viticoltura in Europa - che la vite subisca dei danni con questo freddo. Ci vorrebbero temperature nell’ordine dei -15 C° e prolungate nel tempo perché le piante si trovino in effettivo pericolo. Ma c’è da segnalare qualche eccezione e un consiglio: anche questo gelo può colpire le viti più deboli, cioè quelle che nella passata vendemmia hanno prodotto molto e le cui riserve di amido sono basse; ci sono poi i vitigni che fisiologicamente sono più sensibili alle basse temperature e questi potrebbero avere qualche problema. Tassativo, evidentemente, il consiglio di non potare le viti in questa situazione estrema”.
Un elemento sembra, senza se e senza ma, del tutto positivo e in qualche misura di grande importanza rispetto all’autunno e all’inverno, tendenzialmente siccitosi, che abbiamo fin qui vissuto. È la neve che per il vigneto è davvero un toccasana che potrebbe far già pensare ad una vendemmia almeno senza problemi idrici.
“Dove è nevicato abbondantemente, dal mezzo metro in su, la neve avrà sicuramente un effetto benefico, una vera e propria risposta ideale ad un autunno ed ad un inverno tendenzialmente siccitosi - continua Valenti - il terreno infatti potrà incamerare una riserva idrica importante, con l’acqua che penetrerà i terreni con gradualità e senza sprecarsi”.
“La neve è un coibente termico naturale - continua Scienza - e impedisce la discesa delle temperature sul terreno, che potrebbero incidere negativamente sulla parte più delicata della vite e cioè le radici. In più, la neve è un modo per cedere acqua in modo graduale. Se si pensa che, grosso modo, un millimetro di acqua equivale ad un centimetro di neve, stiamo parlando di una quantità d’acqua importante che il terreno assorbirà senza, per giunta, sprechi”.
Ma in passato il gelo ha fatto paura al “vigneto Italia” in qualche occasione? “Storicamente l’ultima gelata che ha creato qualche difficoltà alla vite, ma soprattutto agli ulivi, è stata quella del 1985 - aggiunge il professor Scienza - Andando un po’ più indietro nel tempo sono state devastanti le gelate del 1929 e del 1930, ma allora era ancora in uso la pratica dell’interramento delle viti in appositi fossi successivamente ricoperti di terra, che oggi viene ancora effettuata in Armenia, e che scongiurò il disastro totale”.
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