Verona - 12 Gennaio 2012, ore 12:57
Saranno anche di nicchia, ma i vini prodotti da agricoltura biologica e biodinamica stanno incontrando sempre più l’interesse dei consumatori. Una tendenza da non sottovalutare, anche perché comunque cresce da parte di tutta la società la richiesta di metodi produttivi a basso impatto ambientale. Con Vivit (Vigne, Vignaioli, Terroir), Vinitaly dà a produttori e trader la possibilità di conoscersi meglio, al di là delle ideologie e in nome del buon vino: si chiama Vivit - Vigne, Vignaioli, Terroir, e sarà il salone ( che sarà allestito nel Palaexpo di Veronafiere) che Vinitaly dedica quest’anno, per la prima volta, ai vini naturali prodotti da agricoltura biologica e biodinamica.
“Vinitaly - spiega Giovanni Mantovani, direttore generale Veronafiere - coglie la richiesta che viene dal mercato di conoscere meglio i vini da agricoltura biologica e biodinamica. Il nostro approccio, già sperimentato con successo in varie edizioni, ultimo “Sparkling Italy” nel 2011, mira a dare evidenza a singoli segmenti produttivi con focus dedicati per mettere in contatto con efficacia offerta e domanda”. Il dibattito attorno ai vini da agricoltura biologica e biodinamica è in corso già da alcuni anni, perché le tecniche adottate non sono supportate, nella legislazione comunitaria, da regole a cui attenersi lungo tutto il processo di lavorazione. Per questo, dal punto di vista giuridico, si può parlare solo di “vino ottenuto da uve coltivate biologicamente”. Proprio per evitare fraintendimenti su quali vini saranno in esposizione, Vinitaly ha chiesto alle aziende partecipanti a ViVit (Vigne, Vignaioli, Terroir) di sottoscrivere un’autocertificazione molto restrittiva sui metodi di produzione applicati sia in vigneto che in cantina. L’idea che il più grande appuntamento internazionale dedicato al vino, in programma a Verona dal 25 al 28 marzo 2012 (www.vinitaly.com), apra a queste produzioni ha suscitato interesse tra i produttori e sono un centinaio le aziende, provenienti dai principali Paesi vitivinicoli, ad aver già aderito all’iniziativa.
“Noi partecipanti a ViViT (Vigne, Vignaioli, Terroir) - afferma Elena Pantaleoni, a capo dell’azienda biologica La Stoppa - siamo vignaioli che hanno come obiettivo primario fare vini legati al territorio. Come dicono i francesi: vins de terroir. Spesso pratichiamo agricoltura biologica o biodinamica, ma non sempre siamo certificati. In cantina mettiamo in atto pratiche che non alterino le caratteristiche del territorio, ma anche dell’annata e del vitigno; cerchiamo con i nostri vini di esprimere l’unicità e la personalità propria di ogni zona vocata”.
Produrre con metodo biodinamico, cioè senza l’applicazione di metodi intensivi, lasciando al terreno la capacità di nutrire le piante senza alcun aiuto esterno “non è, di per sé, una garanzia assoluta di qualità. Il risultato - spiega Nicolas Joly, fondatore de “La Renaissance des Appellations”, l’associazione di vignaioli creata 2001 che conta circa 200 produttori di 14 Paesi, dei quali 34 in Italia - dipende dal luogo dove si coltiva, dal vitigno scelto, però quando si assaggia uno di questi vini si capisce la differenza perché si torna alla verità del gusto”.
Difficile avere dati precisi sulla viticoltura da agricoltura biodinamica, di territorio o naturali, anche se numerose sono le associazioni attive a livello sovranazionale con un numero di aderenti piccolo, ma significativo. Più monitorato il biologico: secondo il Sinab (Sistema Informativo Nazionale sull’Agricoltura Biologica) tra superfici già convertite e quelle in conversione, il biologico in Italia rappresentava nel 2009 poco più del 6% del totale vitato, pari ad oltre 43.600 ettari. Le più coinvolte sono le regioni centro-meridionali, mentre tra le regioni grandi produttrici di vini solo la Toscana è interessata con una percentuale rilevante, pari al 10%.
Info: www.vinitaly.com
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