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Articoli

29-04-2007

LA NAZIONE

Il Chianti è un classico Anche per i giapponesi ... “Nel cuore del Chianti, vendesi unica ed affascinante villa padronale. La villa è ubicata a un chilometro dal centro di Panzano. La proprietà è composta dalla villa padronale, risalente al 1200...”. Prezzo? Quattro milioni e mezzo di euro.
“Area agricola complessiva di 82 ettari, 4 metri quadrati di giardino, villa ristrutturata completamente in maniera fedele al semplice stile contadino”. In questo caso, la cifra sale a quasi 6 milioni di euro. Cifra da ricchi sfondati, ma se questi annunci sono le “punte” tra quelli visti in giro tra le agenzie immobiliari chiantigiane, il mercato delle case coloniche si aggira attorno ad una media di 2 milioni di euro.
Un lusso che non tutti si possono permettere. Ed è per questo che il Chianti continua ad essere terra di conquista soprattutto di stranieri. “Scoperto” dagli inglesi a metà degli anni Sessanta, il Chiantishire, quasi fosse diventato una contea dei sudditi britannici, ha successivamente affascinato ricchi e facoltosi cittadini olandesi e svizzeri, come a Gaiole dove il proprietario ha deciso di mollare le fredde stanze di una banca per appassionarsi all’arte di produrre vino.
Una passione che sembrava aver contagiato anche il magnate del petrolio russo Roman Abramovich che aveva pensato di acquistare una propria azienda per produrre vino e olio. Ma questa è storia di qualche tempo fa e sembra non aver avuto alcun seguito. Tentazioni dei nuovi ricchi dell’Est europeo a parte le caratteristiche di chi viene in Chianti sembrano non essere mutate nel corso di questi ultimi anni. Ci sono americani e giapponesi che vengono a passare qui le loro vacanze, magari in lussuose ville medicee, a sposarsi, e a vivere anche solo per una quindicina di giorni il ritmo di una vita che scorre lenta, a misura d’uomo.
E poi ci sono i “soliti noti” che hanno esaudito il loro desiderio di trasformarsi in contadini. Uno dei primi ad arrivare nel Chianti è stato Sting, che nella tenuta “Il Palagio”, ma c’è anche l’attrice Stefania Sandrelli e Adriano Celentano (e la moglie Claudia Mori) a Radda in Chianti, la famiglia Ferragamo, uno dei simboli del “made in Italy” nel mondo e il ministro degli Interni tedesco Otto Schily.
A Tavernelle Val di Pesa ha da tempo una tenuta Beatrice regina d’Olanda a Tavamelle Val di Pesa, mentre abita a San Casciano la ballerina per anni “regina” della Scala di Milano, Carla Fracci così come il cantante Piero Pelù ha scelto San Casciano mentre l’editore del gruppo Class, Paolo Panerai ha acquistato il Castellare di Castellina in Chianti.
Nomi che contribuiscono ad arricchire la fama del Chianti che, come tutti i territorio di produzione del vino, registra alti numeri di visitatori ogni anno.
Tanto che secondo uno studio di Censis e www.winenews.it (http://www.winenews.it/), presto il turismo, e non il vino, sarà l’attività economica con il più alto potenziale di sviluppo del Chianti.

 

28-04-2007

ITALIA OGGI

Montalcino ... Il turismo potrebbe sostituire il vino come attività economica a più alto potenziale di sviluppo a Montalcino. L’ipotesi emerge dall’analisi “Le prospettive del turismo enogastronomico in Italia e a Montalcino”, realizzata dal Censis servizi spa, in collaborazione con www.winenews.it, in occasione dei 40 anni del consorzio del Brunello di Montalcino. Il territorio che dà la luce al pregiato vino, infatti, insidia ormai da vicino il primato di San Marino come numero di visitatori annui (circa 2 milioni), con una crescita del 10% annuo.

 

27-04-2007

ANSA

Vino: Censis, Montalcino prima fra mete italiane enoturismo ... Con due milioni di turisti ogni anno è Montalcino la prima meta tra i territori “cult” del vino in Italia, seguito da Chianti Classico, Langhe, Collio, Montefalco, Valdobbiadene, Sud Tirolo, Trentino, Franciacorta e Valpolicella. È quanto emerge da una analisi sulle prospettive dell’ enoturismo in Italia e a Montalcino curata dal Censis Servizi in collaborazione con www.winenews.it, in occasione dei 40 anni del Consorzio del Brunello.
Un risultato che, secondo l'indagine, può essere preso a modello per tutte le altre mete enoturistiche e che ha saputo crescere ed emergere nella sempre più ricca offerta delle destinazioni specializzate dei turismi del vino. Il pericolo, avverte ancora l’indagine, è quello di una turisticizzazione di massa da cui Montalcino si deve guardare. Come spiegato da Fabio Taiti, presidente di Censis Servizi “per ispirare il turismo enogastronomico di Montalcino non occorrono paradigmi altrove sperimentati: è un po’ come se sul molto “ordito” prodotto dal vino e dall’ ambiente occorresse tornare a tessere una “trama” ricca e originale di fattori dell' attrattività, dell’ accoglienza, delle esperienze e delle emozioni. Senza facili scorciatoie e con adeguate ambizioni”.

 

27-04-2007

AGI

Turismo: Censis, boom territori del vino; Montalcino +10% ... La classifica dei territori "cult" dell'Italia del vino vede al primo posto Montalcino, seguono Chianti Classico, Langhe, Collio, Montefalco, Valdobbiadene, Sud Tirolo, Trentino, Franciacorta e Valpolicella, ma non sembra lontano nel tempo uno scenario che vede il turismo - e non il vino - come attività economica con il più alto potenziale di sviluppo a Montalcino. La patria del Brunello, infatti, insidia ormai da vicino il primato di San Marino come numero di visitatori annui (circa due milioni), ma, a differenza del piccolo Stato indipendente del centro Italia, a Montalcino cresce almeno del 10% all'anno. Una prospettiva sempre più concreta, che vede Montalcino trasformarsi in una sorta di modello delle future evoluzioni con cui anche tutti gli altri territori "cult" dell'Italia del vino dovranno fare i conti.
A partire dal Chianti Classico, alle Langhe, ma anche il Collio, Montefalco, la Valdobbiadene, il Sud Tirolo, il Trentino, passando per la Franciacorta e la Valpolicella. Lo scenario emerge dall' analisi “Le prospettive del turismo enogastronomico in Italia e a Montalcino” realizzate dal Censis Servizi Spa, in collaborazione con www.winenews.it, in occasione dei quaranta anni del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino (Montalcino 27 aprile 2007), l'istituzione che ha permesso in questi anni, oltre al successo del Brunello, anche quello di tutto un territorio. Un modello, quello di Montalcino, sotteso ad almeno tre snodi fondamentali: da una parte la capitale del Brunello ha saputo far evolvere l'apprezzamento del suo vino, passando dal ruolo pionieristico dei “trademark” (poche aziende storiche con un nome “garanzia”), alla rilevanza del “brand territoriale” (chiunque produca a Montalcino ha un posizionamento dominante sul mercato); dall’altra ha saputo emergere nella mappa delle destinazioni specializzate dei turismi del vino, che si è dilatata da una ristretta elite di comuni piemontesi e toscani a una galassia di 234 territori Doc e Docg, 540 città del vino, 140 strade del vino e del gusto; infine, ha saputo intercettare nei volumi e nei comportamenti i turisti del vino, anch'essi passati da poche migliaia di appassionati intenditori ai 5-6 milioni di consumatori trasformatisi, a loro volta, in soggetti plurisegmentati, sempre più informati, critici, mediatizzati, modaioli, politeisti,e, quasi sempre, del tutto infedeli.
La scommessa, invece, sta nel riuscire a pilotare i processi necessari a far progredire un brand territoriale verso una “love destination” di stabile classicità. “Per ispirare il turismo enogastronomico di Montalcino - spiega Fabio Taiti, Presidente di Censis Servizi Spa - non occorrono paradigmi altrove sperimentati: è un po’ come se sul molto “ordito” prodotto dal vino e dall'ambiente occorresse tornare a tessere una “trama” ricca e originale di fattori dell’attrattività, dell'accoglienza, delle esperienze e delle emozioni. Senza facili scorciatoie e con adeguate ambizioni”.

 

27-04-2007

IL MATTINO

Brunello, 40 anni in degustazione ... Per 40 anni del Consorzio del Brunello di Montalcino esclusiva degustazione (ore 9,30, Centro Convegni) riservata a 50 giornalisti presentata dall’enologo Vittorio Fiore: 40 etichette in assaggio, comprendenti le annate a “cinque stelle” dalla fondazione.
Info: 0577.848609, www.winenews.it  

 

22-04-2007

LA NAZIONE

Montalcino, dove la terra è d’oro ... Un vigneto vale da 350mila euro l'ettaro in su: in 40 anni cresciuto del 2153%... Si diceva “avere un podere in Chianti”, un tempo, per indicare una ricchezza bella solida. Ma chi quel podere l’avesse comprato a Montalcino, quarant’anni fa, oggi si troverebbe tra le mani una fortuna: 350mila euro per un ettaro piantato a Brunello. Ed è perfino una cifra bassa: qualche big potrebbe arrivare a chiedere anche 400-450mila euro, o più di 500mila per i grandi cru. Ma i big non vendono, a quel che si sa: i “rumors” segnalano in bacheca un paio di aziende, una da 5 ettari di vigneto, richiesta sugli 11 milioni, un’altra più consistente, una ventina di ettari di vigne, richiesta 28 milioni. Dicono che a 22 si potrebbe anche chiudere l’affare, chissà.
Ma quello che conta è un dato preciso. Un conto della serva. E’ cresciuto di ventuno volte il prezzo della terra del vino più celebrato d’Italia, proclamato di recente perfino “campione del mondo” (è il Tenuta Nuova di Casanova di Neri 2001) da Wine Spectator. Il calcolo esatto dice +2153% dal 1967: è un conto realizzato dal sito Winenews.it, una “bibbia” degli enonauti, per celebrare i quarant’anni del Consorzio del Brunello. Allora un ettaro di vigneto costava i milione e 800mila lire (15.537 euro e 15 centesimi, grazie al calcolo attuariale con i coefficienti Istat), diventati 3 milioni e mezzo nel ‘77, e balzati addirittura a 50 milioni nell’87. In piena rivoluzione enologica, cioè: quando la “legge dei francesi” cominciò a dare i frutti anche da noi,e il Brunello produsse le strepitose annate ‘85 e ‘88, dopo le ottime ‘82 e ‘83.
Secondo Winenews.it, l’impennata dei prezzi è da far coincidere con lo sbarco a Montalcino delle grandi griffes, da Banfi a Antimori a Frescobaldi. “Ma è vero solo in parte - commenta Stefano Campatelli, direttore del Consorzio dal 1990 - perché molto merito va attribuito ai coltivatori che ebbero il coraggio di restare quando i campi si svuotavano. E di intraprendere la strada della qualità”. Già, perché Montalcino aveva conosciuto una crisi profonda, che negli anni Sessanta aveva visto perfino dimezzare la popolazione; poi, nel ‘67, nacque il Consorzio, fondato da 37 soci, di cui 12 imbottigliatori, cresciuti fino ai 247 (di cui 208 imbottigliatori) di oggi, cioè tutti ma proprio tutti, e i vigneti sono esplosi dai 64,58 ettari ai 2024,35 di oggi, con 79.440 ettolitri di vino all’anno: erano poco più di duemila, quarant’anni fa.
In 40 anni il Vigneto Toscana ha fatto passi enormi. Forse troppi, se ora scatta l’allarme territorio. Il rischio paesaggio, dal punto di vista dell’immagine, che si può “addolcire” seguendo meglio la rotondità della collina, ma soprattutto per la tenuta. Il vigneto del futuro deve eliminare il rischio erosioni, che in qualche caso arriva addirittura a 50 tonnellate di terra per ettaro. L’aveva rimarcato qualche settimana fa la Carta dell’uso del territorio, elaborata per il Chianti Classico, lo ribadisce uno studio finanziato dall’Arsia con l’Università di Firenze: rischio che riguarda il 60% dei vigneti, qualcosa come 38mila ettari di Toscana.
Come si ovvia? Il futuro sono i vigneti innovativi proposti nell’azienda agricola dell’Università, a Montepaldi, o nei terreni delle Cantine Leonardo di Vinci: microripiani trasversali alla pendenza della collina, tutti raccordati e sostenuti da ciglioni in erba, orientati in maniera ottimale per produrre più quantità e più qualità, ma anche per non rischiare l’erosione. Costeranno meno, ma daranno un paesaggio ancora più dolce. E viti più longeve. Per fare vini più importanti, come insegnano i francesi.

 

08-04-2007

LA STAMPA

Nelle vacanze di Pasqua il turismo verde fa il pieno con un conto da 70 milioni ... In crescita le prenotazioni last minute. Barbera in testa alle scelte dei vini italiani di primavera... “Pasqua da record per l’agriturismo italiano. Secondo le associazioni di settore sugli oltre 18 milioni di turisti (di cui 4 milioni e mezzo di stranieri), che si sono messi in viaggio da venerdì scorso a domani sera, almeno 700 mila persone stanno trascorrendo giorni di relax in un’azienda agrituristica del nostro Paese, spendendo complessivamente circa 70 milioni di euro. Il portale internet www.agriturist.it registra, nei primi giorni di aprile, un incremento di visite, rispetto all’ultima settimana di marzo, superiore al 40% e si sta sviluppando anche qui il fenomeno delle vacanze “last minute”.
Tre pernottamenti con prima colazione costano in media 90-130 euro, mentre per il trattamento di mezza pensione, con i pranzi di Pasqua e di Pasquetta, si spendono dai 150 ai 200 euro. Non mancano proposte particolarmente raffinate (in castelli e antiche ville), sempre a condizioni molto convenienti. Le aziende vicine alle Città d’Arte, anche grazie all’offerta dl biglietti per la visita di monumenti, musei e siti archeologici, sono da tempo esaurite.
L’attenzione degli agrituristi si sposta dunque su località tipicamente rurali, sulla “cultura minore”, dove gli agriturismi propongono soprattutto relax e buona tavola, non trascurando l’invito a visitare castelli, palazzi storici e musei meno noti e tuttavia di grande interesse, oppure a partecipare alle feste tradizionali del periodo pasquale. Anche la visita a luoghi di interesse naturalistico costituisce un richiamo importante.
In occasione di Pasqua e Pasquetta il magazine on line Wine News ha fatto una sua indagine sui vini preferiti per la tavola e le scampagnate di queste festività: a vincere sono i cosiddetti vini “casual”, meno impegnativi e divertenti anche perché spingono l’enoappassionato in una ricerca più approfondita nel territorio. In testa alle richieste c’è il Barbera, le cui prospettive su tutti i mercati sono ottime, ma anche vini più di nicchia, come l’altettanto Piemonte Pelaverga di Verduno, o la Schiava e il Lagrein del Trentino-Alto Adige. E ancora in Piemonte, il Ruché, i vari Dolcetti, il Roero e Favorita.

 

06-04-2007

IL MONDO

Vino anche sui palmari ... www.winenews.it... Arriva sul cellulare il mondo del vino italiano di Wine News, una delle agenzie on line di comunicazione sull’enologia per cultori e appassionati. Infatti il sito è stato ottimizzato per palmari. Basta collegarsi a www.winenews.it/mobile, ma a breve verrà usato un sistema di riconoscimento automatico sul sito www.winenews.it.
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04-04-2007

ANSA

Pasqua: Winenews, vini più informali per festa conviviale ... Una Pasqua all'insegna dei vini conviviali, con un approccio casual e meno formale - dopo le proposte di lusso del Vinitaly - nelle scelta tra le etichette in cantina, purché a tavola e nella gita fuori porta del lunedì trionfino la qualità e l'originalità, magari nella rincorsa ai vini ottenuti dai molti vitigni di antica coltivazione. E' questo il consiglio di winenews.it, il sito-cult degli enonauti che auspica "una riscoperta durante la Santa Domenica del vino quotidiano".
L'esperienza enoica più avvincente, affermano i curatori del sito, è la caccia a vini i più insoliti, sovente di non grandissima complessità, ma sicuramente di grande piacevolezza. Rossi saporiti e vivaci come il piemontese Verduno Pelaverga, la Schiava e il Lagrein del Trentino e dell'Alto Adige, "possono essere deliziosi compagni delle gite pasquali". Ma anche alcuni giovani e freschi Nerello Mascalese, il calabrese Gaglioppo e il sardo Cannonau. "E come in una sorta di legge di compensazione - sostiene infine Winenews - dopo il periodo invernale e Vinitaly, dove le loro preferenze puntavano decisamente sui grandi vini del panorama enologico nazionale, a Pasqua, ritorna la voglia di bottiglie più casual, cioé meno formali, più friendly e immediate, che non significa di qualità inferiore, ma di struttura, longevità e carattere meno importanti".

 

03-04-2007

ITALIA OGGI

Turismo del vino: serve una svolta ... In un convegno a Vinitaly i limiti nella crescita del comparto e le soluzioni per il suo rilancio
Per fornire più qualità e servizi in azienda e sul territorio... Il turismo del vino è ormai più di una nicchia nel grande calderone del turismo nazionale. Si stimano 3,5 milioni di persone che, a vario titolo,- si muovono per visitare cantine e degustare i prodotti del territorio, con un giro d’affari stimato in 2,5 miliardi di euro. Di queste, ben 1 milione si muove nell’ambito di Cantine aperte, la manifestazione nazionale organizzata dal Movimento turismo del vino e creata armi fa da Donatella Cinelli Colombini, che mette a diretto contatto gli enoturisti con i produttori. Quest’anno la manifestazione si svolgerà il 27 maggio e aprirà centinaia di cantine in tutta Italia.
Il boom dell’enoturismo continua dunque a crescere; ora, tuttavia, i territori e i produttori più attenti hanno compreso che occorre strutturare questi flussi, non solo sul lato, della domanda, ma soprattutto sul lato dell’offerta. Sono ancora troppe le carenze nei servizi, nei trasporti, nell’accoglienza: tutte criticità che rischiano di bloccare un fenomeno, che ogni anno attrae anche un numero crescente di enoturisti stranieri.
Proprio per capire che cosa fare, il Movimento del turismo del vino, oggi presieduto da Chiara Lungarotti, ha realizzato un convegno a Vinitaly, in cui si sono confrontati ricercatori, amministratori, produttori, operatori turistici. Innanzitutto spicca un elemento di carattere generale: l’enoturista, che spesso si sovrappone al turista verde, non ha un’alta fidelizzazione, perché ama conoscere sempre nuove realtà, usa molto internet per documentarsi, si muove grazie al passaparola e non utilizza che in minima parte le agenzia di viaggio (2%); quantificare flussi precisi, come ha ricordato Andrea Cimenti, a.d. di Acqua, società che ha condotto una ricerca sul settore, è difficile, perché, per esempio, molti enoturisti programmano lo spostamento di un solo giorno, senza pernottamenti.
Come deve porsi quindi il territorio di fronte all’enoturista? La risposta è venuta sia da Cimenti sia da Valentina Valentini, presidente dell’associazione delle Città del vino. Occorre una, seria politica del e sul territorio, per rendere interconnesse le varie realtà che vi operano. “Su 120 Strade del vino”, ha ricordato Valentini, “solo 20 funzionano molto bene, altre 20 abbastanza bene, il resto esiste pressoché sulla carta e, al massimo, si manifesta con generici cartelli stradali”.
Chi ha saputo fare sistema ha visto crescere fortemente l’economia del territorio: ciò ha significato far parlare tutti i soggetti produttivi e metterli a regime; dalle cantine agli artigiani, dai ristoratori agli albergatori, dal comuni alle amministrazioni provinciali, ai musei, Ciò che soprattutto manca, ha lamentato Valentini, «sono i finanziamenti pubblici per supportare i sistemi virtuosi. Le 40 Strade del vino che funzionano ricevono annualmente contributi per 60mila euro, una goccia nel mare; serve dunque un salto di qualità per ampliare l’offerta nazionale e per questo, a breve, vi sarà un incontro specifico a Roma con il vice premier Francesco Rutelli”.
Non bastano però soldi e strategie; occorre monitorare costantemente il mutare delle necessità dell’enoturista. Secondo Alessandro Regoli, ideatore di Winenews.it, il più importante portale sul mondo del vino italiano, oggi l’enoturista si è sdoppiato: da un lato c’è il “turista del buon vivere”, dall’altro “l’innamorato del vino”. Soprattutto, per il secondo i vigneron di casa nostra dovrebbero rivedere alla radice la loro filosofia di accoglienza.
Molti produttori, quasi sempre quelli di più grandi dimensioni, stanno già lavorando in questa direzione, come ha testimoniato Albiera Antinori, che ha presentato il progetto Bargino, in corso di realizzazione a San Casciano Val di Pesa, un ulteriore passo in avanti nel dialogo con il consumatore, avviato già nel 1957. Questa resta però un’esperienza ancora rara sul territorio, al contrario di quanto avviene in Francia. La Route de Champagne, nata nel 1953, come ha spiegato l’esperto di marketing territoriale Jean Louis Murcia, ha fatto molto per attrarre turisti: dal 10 giugno, per esempio, a Reims arriverà il Tgv e la capitale delle bollicine sarà a tre ore di treno da mezza Europa (il 33% degli enoturisti è straniero).
Gli operatori sono tra i soggetti che più dovrebbero impegnarsi per fornire servizi di qualità agli enoturisti. In primis gli albergatori e i ristoratori, ma anche il turismo organizzato, che invece è praticamente assente da questa importante fetta del mercato turistico. Qualcosa si sta però muovendo, come ha testimoniato Giorgio Boscolo, presidente di Boscolo tours, t.o. che sta predisponendo proposte per il turismo di nicchia, tra cui l’enoturismo, che veicolerà attraverso più canali, quello tradizionale delle agenzie e poi web, voice, tv, cellulari.
Insomma, il mondo del turismo si sta accorgendo, forse con ritardo, che il fenomeno enologia va cavalcato, organizzato, strutturato, reso di qualità in tutti i soggetti della filiera. Solo superando le resistenze di categoria e la mancanza di dialogo tra soggetti i territori potranno sviluppare una coerente e vincente politica enoturistica, così come la intende il Movimento turismo del vino. In questo, Chiara Lungarotti non ha avuto peli sulla lingua. La sfida è importante e difficile: ma solo con questo impegno corale ampi territori vocati potranno essere soggetti propositivi di un fenomeno in costante crescita. Altrimenti, divisi da invidie e incomprensioni, saranno destinati a un’inevitabile marginalizzazione.

 

02-04-2007

ANSA

"Bere meglio, ma bere meno; e mai quando si guida" ... E' questo il messaggio lanciato dal pilota di Formula 1 e produttore vinicolo Jarno Trulli, intervistato da Winenews.tv. Un matrimonio all' apparenza inconciliabile quello tra vino e automobilismo, ma che Trulli, che produce rossi e bianchi abruzzesi, è riuscito a celebrare con successo: "Il vino è un mondo che mi ha affascinato molto, nonostante io faccia il pilota e beva molto poco, ma degustarlo adeguatamente e in maniera moderata è una cosa molto simpatica".
Ma quali sono le differenze o i punti in comune tra la Formula 1 e la viticoltura? Secondo Trulli, ad accomunare le due cose sono la passione e la ricerca dell' eccellenza che si insegue tanto in cantina che alla guida di una macchina, e anche l' importanza del tempo ma con una differenza: in Formula 1 è importante abbassarlo, nel vino invece tempi lunghi fanno migliorare il prodotto.

 

01-04-2007

ANSA

Vinitaly: da cambiamento clima nuova strategia imprese … Aumento delle temperature generalizzato, piogge estive sempre più scarse nel bacino del Mediterraneo e sempre più abbondanti nell'Europa Continentale, possibilità di coltivare la vite anche in zone diverse da quelle dei terrori storici: sono questi alcuni degli effetti, in corso e possibili, causati dall’attuale cambiamento climatico in atto. A metterlo in luce da Vinitaly è un’indagine di Winenews dalla quale emerge che il 1989 passerà alla storia non solo come l’anno del crollo del muro di Berlino, ma anche come l’anno della decisa e improvvisa “cesura” climatica, una vera e propria discontinuità con quanto era avvenuto nel recente passato, e i cui effetti sono al centro del dibattito climatologico internazionale.
A partire dal 1989, infatti, il clima è cambiato drasticamente e di colpo, diventando più secco, a causa di un innalzamento della temperatura e una diminuzione delle piogge che hanno portato a inevitabili cambiamenti per la produzione vitivinicola europea, con effetti già evidenti sui processi vegetativi della vite. “La causa di questa improvvisa inversione climatica - spiega Luigi Mariani, titolare della cattedra di Agrometeorologia all’Universitàdi Milano - è la repentina mutazione della circolazione atmosferica atlantica”. Così l’abituale alternanza tra inverni da Est, più rigidi, e inverni da Ovest, più temperati si è praticamente interrotta, innescando un ciclo atipico tutto spostato sulla circolazione proveniente da Ovest.
“Data l’estrema vulnerabilità alla variabilità climatica dei sistemi agricoli, vitivinicoli in testa - afferma Mariani - sarebbe opportuno usare una maggiore attenzione verso l’evoluzione di questi fenomeni”. E l’attenzione alle misure meteorologiche, secondo l’esperto, dovrebbe cominciare nelle aziende. "Misurazioni almeno di pioggia e temperatura non dovrebbero mai mancare fra i vari parametri di controllo della produzione - sostiene Mariani - insieme, evidentemente, a una sempre maggiore attenzione alle metodologie agronomiche più adeguate da adottare nel vigneto”.

 

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