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03-04-2008

ADNKRONOS

Enologia: sondaggio a Vinitaly, legge sicurezza stradale “scombussola” abitudini. L’atteggiamento dominante degli enoappassionati, “o guido o bevo” ... E’ bastata la nuova legge sulla sicurezza stradale (la n. 160/2007, conversione del precedente decreto 117/2007) per cambiare drasticamente le abitudini degli enoappassionati: il 60% di loro ha mutato, in pochi mesi, i consumi di vino. La conferma arriva dal sondaggio lanciato da www.winenews.it, uno dei siti piu’ cliccati dagli amanti del buon bere, insieme a Vinitaly (Verona, 3/7 aprile, www.vinitaly.it), la piu’ importante rassegna di enologia, e indirizzato a 18.850 ’’enonauti’’ (con risposte da 1.930), ovvero amanti del vino educati al buon bere che navigano e si informano su Internet. I cambiamenti non sono di poco conto: il consumo di vino, per il 54% degli enonauti, e’ drasticamente diminuito quando si esce e specialmente se c’e’ da guidare; il 26% del campione sondato ha dichiarato di concedersi qualche bicchiere solo con la certezza che sara’ un’altra persona a guidare; e se questi dati tendenzialmente non sorprendono, diventa invece piu’ che un segnale il fatto che il 13% dichiara di bere vino solo quando resta a casa, mentre il 7% rinuncia completamente a bere quando esce e sa di dover mettersi al volante. Le possibili soluzioni indicate dagli enoappassionati per non perdere il gusto di una buona bottiglia sono, per esempio, quelle di cenare esclusivamente in locali dove si puo’ andare a piedi, o, in alternativa, di evitare di prendere bottiglie costose al ristorante, come accadeva un tempo, per non aggiungere alla stangata economica della bottiglia anche la possibile beffa della multa all’uscita. L’obiettivo della legge e’, comunque, apprezzato dal 56% perche’ utile a ridurre gli incidenti stradali, dovuti all’abuso di alcool. Gli enoappassionati hanno espresso anche emblematici commenti: “un bell’inizio, ma i controlli devono essere frequenti, se no, la nuova legge non coglie nel segno. Colpisce, pero’, in due punti fondamentali: i soldi e l’utilizzo della macchina. Con un limite di 60 o anche 70 g/l si potrebbe bere senza problemi la consueta mezza bottiglia da 0,75 l, cosa che normalmente si faceva quando si andava al ristorante in coppia, attendere magari mezz’ora chiacchierando prima di tornare a casa in macchina, e guidare senza rischi per nessuno”. Tanti gli enoappassionati che giudicano la legge sostanzialmente giusta ma che deve essere accompagnata da una piu’ puntuale educazione al bere al fine di indurre ad “un consumo moderato e consapevole, che peraltro sta nella cultura del vino, orientando alla qualita’ e non alla quantita’”. Ma c’e’ anche chi si schiera, decisamente, in posizione antiproibizionista: “il proibizionismo non e’ mai giusto, come non e’ vero che tutti gli incidenti sono causati dall’alcool; spesso non e’ solo questione di alcool ma anche e soprattutto di stupefacenti; poi bisogna educare e fare cultura sul modo di bere e non e’ giusto trattare come un criminale una persona che supera lo 0,5 di alcool nel sangue in un paese dove c’e’ una cultura del bere e di tutte quelle relazioni sociali che circondano questa cultura. Reprimere non serve, c’e’ bisogno di maggiore cultura per il rispetto della vita propria e quella degli altri. Non bisogna sanzionare, ma prevenire, non far completamente smettere di bere, ma educare sui reali problemi dell’abuso”. “Non e’ il bicchiere di vino che causa gli incidenti, ma sono i superalcolici e gli orari di apertura degli esercizi che li distribuiscono ... Prevenire e’ molto meglio che curare”. Tante opinioni affrontano anche la questione con un pizzico di rassegnazione, continuando a vedere il pericolo degli irresponsabili “perche’ chi non beve responsabilmente continuera’ a farlo senza eccezione alcuna”. Un’opinione, infine, che coglie la questione nel merito scientifico: “lo smaltimento dell’alcool varia da persona a persona: il professor Roberto Barale dell’Universita’ di Pisa sta conducendo brillantemente questi studi. Anche un solo bicchiere puo’ essere eccessivo per persone che non hanno una quantita’ molto bassa di alcol deidrogenasi, mentre due bicchieri possono essere ininfluenti su persone con elevato valore di tale enzima. Questo e’ condizionato anche geneticamente e popolazioni diverse reagiscono in maniera differente alla degradazione dell’alcol; gli europei sono molto piu’ “attrezzati” del popolo indiano per esempio. I superalcolici hanno un tasso di concentrazione tale che e’ piu’ complesso da smaltire. Come tutte le massificazioni la legge non e’ obbiettiva e dovrebbero essere valutate le caratteristiche personali fisiologiche”. Le multe sono salatissime e nei casi piu’ gravi c’e’ l’arresto. E cosi’ le nuove norme stradali piu’ repressive per chi guida in stato di ebbrezza (basta superare la soglia di 0,5 grammi di alcol per litro di sangue) finiscono con l’avere un effetto domino anche a tavola. Piu’ attenzione, maggiore responsabilita’, ma anche il calcolo dei rischi e cosi’ si decide di limitarsi rispetto al passato. Secondo un sondaggio di www.winenews.it tra principali ristoranti italiani, il consumo di vino, negli ultimi tempi, ha segnato una flessione, che varia dal 5% fino al piu’ drastico 70%. Piu’ a rischio i templi gourmand nelle piccole localita’ (raggiungibili solo con mezzi propri) che quelli nelle grandi citta’ (dove sono presenti i mezzi pubblici). Da Nord a Sud e’ quasi un coro unanime. Tutti ormai per regolarsi ricorrono al consumo al bicchiere: l’unico modo per evitare sgradite sorprese una volta alla guida. E’ cosi’ avviene alle colline ciociare di Acuto (Frosinone), dove la maggior parte della clientela non e’ della zona ma percorre anche 30/40 chilometri per assaggiare le prelibatezze di Salvatore Tassa, ma anche al San Domenico di Imola, all’Angolo d’Abruzzo di Carsoli (L’Aquila) o al Ribo di Guglionesi (Campobasso), dove spesso sono le tavolate con i giovani ad essere le piu’ moderate. Per non parlare poi dei distillati e dei superalcolici: “abbiamo assistito in questo caso, ed e’ una tendenza in atto da diverso tempo, ad un vero e proprio crollo”, spiegano Antonio Santini del Pescatore a Canneto sull’Oglio (Mantova), Ciccio Sultano del Duomo di Ragusa e dalla Locanda del Palazzo di Barile (Potenza). “Se ne e’ perso proprio il piacere di chiederli a fine pasto”, aggiunge poi Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore di Senigallia (Ancona). Oggi chi si deve mettere alla guida sta piu’ attento, affermano dal Perbellini di Isola Rizza (Verona) e dal Sorriso di Soriso (Novara) mentre Luciano Zazzeri de La Pineta di Bibbona (Livorno) sottolinea come da diverso tempo il consumo di vino sia drasticamente calato: “prima in quattro ti ordinavano 2 bottiglie, oggi a malapena una”; ed e’ cosi’ anche al Poeta Contadino di Alberobello (Bari) e al Laite di Sappada (Belluno) dove fanno sapere che ormai e’ una pratica consolidato che se si e’ a tavola in due uno non beve, cosi’ come se si in gruppo uno beve meno o non beve per nulla per poter guidare. Ma non mancano le polemiche: “non condivido la normativa e soprattutto non e’ risolutiva - sostiene Natasha Sant’Andrea della Tenda Rossa di San Casciano Val di Pesa (Firenze) - il problema non e’ solo quanto si beve ma anche cosa si beve, invece di “censurare” tutti i tipi di alcolici occorrerebbe rivolgersi verso determinati tipi di prodotto: bere due cocktail e’ diverso da gustarsi un bicchiere di vino ed ha effetti diversi”. Qualcuno, pero’, si e’ gia’ organizzato: “abbiamo avvertito gli effetti delle nuove normative solo in parte, nell’ordine del 5%, questo anche perche’ - sottolinea Luca Vissani del ristorante di Baschi (Terni) - abbiamo allestito alcune camere, cosi’ i clienti che lo vogliono possono gustarsi la cena e poi soggiornare da noi e ripartire il giorno successivo in assoluta calma e tranquillita’. Non dimentichiamo, pero’, che chi viene da noi lo fa principalmente per la cucina: il vino e’ certo fondamentale ma da noi si viene prima per mangiare e poi per bere”. Anche al Don Alfonso di Sant’Agata dei due Golfi (Salerno) si stanno organizzando, con ulteriori suite, per ospitare la clientela straniera che, pero’, puo’ contare anche su una rete diffusa di taxi presenti grazie all’alta vocazione turistica della Costiera Amalfitana. Da Antonello Colonna a Labico hanno, invece, pensato gia’ da due anni ad attivare una comoda navetta da Roma anche se lo chef confessa: “sono provvedimenti importanti ma penalizzano molto i locali dei piccoli centri, mi costringeranno a trasferire la porta rossa nel centro di Roma”. C’e’ chi poi attribuisce il calo del consumo di vino a tavola ad una serie di fattori: “non ci sono soltanto - spiega Pierino Penati del ristorante di Vigano’ (Lecco) - gli aspetti normativi, che pur incidono pesantemente, ma anche questione salutistiche e, soprattutto, economiche: ci sono meno soldi e la gente, come e’ logico, rinuncia a qualcosa”; alla Locanda di Alia a Castrovillari (Cosenza) sperano, invece, che questa situazione consenta di ridare il giusto equilibrio ai prezzi: “e’ assurdo far pagare alcuni vini cifre esorbitanti - sottolineano - si puo’ capire per alcune tipologie ma per altre, senza nome e storia, e’ privo di qualsiasi logica”.

 

03-04-2008

AGI

Sicurezza stradale: crolla consumo di vino anche del 70% ... La legge sulla sicurezza stradale “scombussola” anche le abitudini degli enoappassionati. L’atteggiamento dominante è : o guido o bevo. La nuova legge, infatti, ha cambiato drasticamente le abitudini degli enoappassionati: il 60 percento di loro ha mutato, in pochi mesi, i consumi di vino. La conferma arriva dal sondaggio lanciato da www.winenews.it, uno dei siti piu’ cliccati dagli amanti del buon bere, insieme a Vinitaly (Verona, 3/7 aprile, www.vinitaly.it), la rassegna di enologia, e indirizzato a 18.850 “enonauti” (con risposte da 1.930), ovvero amanti del vino educati al buon bere che navigano e si informano su Internet. I cambiamenti non sono di poco conto: il consumo di vino, per il 54 percento degli enonauti, e’ drasticamente diminuito quando si esce e specialmente se c’è da guidare; il 26 percento del campione sondato ha dichiarato di concedersi qualche bicchiere solo con la certezza che sarà un’altra persona a guidare; e se questi dati tendenzialmente non sorprendono, diventa invece più che un segnale il fatto che il 13 percento dichiara di bere vino solo quando resta a casa, mentre il 7 percento rinuncia completamente a bere quando esce e sa di dover mettersi al volante. Le possibili soluzioni indicate dagli enoappassionati per non perdere il gusto di una buona bottiglia sono, per esempio, quelle di cenare esclusivamente in locali dove si può andare a piedi, o, in alternativa, di evitare di prendere bottiglie costose al ristorante, come accadeva un tempo, per non aggiungere alla stangata economica della bottiglia anche la possibile beffa della multa all’uscita. L’obiettivo della legge è, comunque, apprezzato dal 56 percento perchè utile a ridurre gli incidenti stradali, dovuti all’abuso di alcool, anche se molti suggeriscono maggiori controlli delle forze di polizia sulle strade. Il rovescio della medaglia è che basta veramente poco per superare i limiti e pagare molto per aver fatto solo una lieve infrazione (pensiamo a una cena in compagnia di amici: al secondo bicchiere si è già a rischio patente, pur essendo probabilmente lucidissimi. Secondo un sondaggio di www.winenews.it tra principali ristoranti italiani, il consumo di vino, negli ultimi tempi, ha segnato una flessione, che varia dal 5 percento fino al più drastico 70 percento. Più a rischio i templi gourmand nelle piccole località’ (raggiungibili solo con mezzi propri) che quelli nelle grandi città (dove sono presenti i mezzi pubblici). Da Nord a Sud è quasi un coro unanime. Tutti ormai per regolarsi ricorrono al consumo al bicchiere: l’unico modo per evitare sgradite sorprese una volta alla guida. Ma anche perchè alcuni vini hanno raggiunto prezzi fuori da qualsiasi logica.

 

03-04-2008

ANSA

Vinitaly: automobilisti bevono meno dopo legge sicurezza ... E’ bastata la nuova legge sulla sicurezza stradale (la n. 160/2007, conversione del precedente decreto 117/2007) per cambiare drasticamente le abitudini degli “enoappassionati”: il 60% di loro ha mutato, in pochi mesi, i consumi di vino. La conferma arriva dal sondaggio lanciato da www.winenews.it insieme a Vinitaly e indirizzato a 18.850 “enonauti”, ovvero amanti del vino educati al buon bere che navigano e si informano su Internet. I cambiamenti non sono di poco conto: il consumo di vino, per il 54% degli enonauti, è drasticamente diminuito quando si esce e specialmente se c’è da guidare; il 26% del campione sondato ha dichiarato di concedersi qualche bicchiere solo con la certezza che sarà un’altra persona a guidare; e se questi dati tendenzialmente non sorprendono, diventa invece più che un segnale il fatto che il 13% dichiara di bere vino solo quando resta a casa, mentre il 7% rinuncia completamente a bere quando esce e sa di doversi mettere al volante. Una delle possibili soluzioni indicate dagli enoappassionati per non perdere il gusto di una buona bottiglia e’, per esempio, quella di cenare esclusivamente in locali facili da raggiungere a piedi. In ogni caso, l’obiettivo della legge e’ apprezzato dal 56% degli intervistati perchè utile a ridurre gli incidenti stradali dovuti all’abuso di alcol.

 

31-03-2008

IL SOLE 24 ORE

Abramovich vuole il Brunello ... Già intavolate alcune trattative di compravendita... E adesso è l’ora degli oligarchi russi. Montalcino attrae sempre i milionari e miliardari in dollari prima e in euro, ora. Nella ridente cittadina (solo 2mila anime, 5mila con il circondario) famosa nel mondo per il suo Brunello, nelle scorse settimane è stato visto Roman Abramovich, il potente uomo d’affari russo con residenza londinese. Il presidente della squadra di calcio del Chelsea a Montalcino non è andato per visitare la Fortezza, ma per guardare ettari di terreno coltivato a Brunello. “Sappiamo che c’è stato, anche se poi l’hanno visto in pochi - dice Irene Chiari di Winenews, la bibbia del famoso vino - e sappiamo anche che le trattative che pure erano state intavolate non si sono concluse, per ora”. “Se Abramovich è venuto a Montalcino non lo so - afferma il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, il conte Francesco Marone Cinzano - so però che qualcosa c’è stato e prima o poi qualche trattativa si chiuderà”. Così, dopo la pacifica e benvenuta invasione di inglesi (nel Chiantishire) e americani, è arrivata l’ora dei russi. Di questi nuovi e potenti ricchi cresciuti all’ombra di Vladimir Putin, uomini d’affari che si sono arricchiti in misura considerevole con le privatizzazioni dell’ex Unione Sovietica. E non tutti cercano pubblicità, anzi. E’ accaduto, per esempio, che un oligarca russo sia andato a Montepulciano, nella tenuta Valdipiatta. Lì c’è un’azienda gestita dalla famiglia Caporali, romani che hanno scelto di vivere (bene) nella cittadina del senese, dove producono un vino ottimo e anche un olio di prima qualità. In questa tenuta, si fanno visita guidate alla cantina con degustazioni che vanno da pochi euro a 180 euro. “Un giorno - dice Miriam Caporali, 34 anni, felice di vivere da dieci anni a Moltepuciano - in azienda è arrivata una richiesta strana: un signore, che poi abbiamo scoperto essere russo, ci chiedeva di visitare la tenuta da solo. In genere sono richieste che non accogliamo perché le visite le facciamo con un minimo di cinque persone. Hanno insistito e noi abbiamo accettato. Così è arrivato questo signore - che non ha voluto nemmeno dirci il suo nome - con un elicottero. Poi, una jeep con quattro guardie del corpo è arrivata fino in azienda. Hanno preteso che non ci fosse nessun altro, al di fuori dei nostri collaboratori. Finita la visita, hanno ringraziato e sono andati via. Non so se questo russo ha intenzione di acquistare vigneti coltivati a Brunello, ma certo non mi sorprenderebbe”. Spaventati? “No, assolutamente. Si sa che in Russia la guardia del corpo è uno status symbol”. Ora, ammesso che qualche trattativa consenta ai nuovi ricchi moscoviti di sbarcare a Montalcino, quale situazione trovano? “Guardi - dice il conte Marone Cinzano - questa è una realtà interessantissima. Vivo qui dal 2005, da quando cioè sono tornato in Italia. Il consorzio, che presiedo da un paio di anni, è un esempio di democrazia industriale. Grande e piccoli produttori hanno gli stessi diritti: dalla piccola realtà contadina di origine moltalcinese fino alla famiglia Mariani, grandi produttori italo-americani di Brunello di Montalcino”. E quella dei Mariani è una bella storia, di cui ancora la gente ne parla. Il loro arrivo in queste terre probabilmente ha rappresentato lo spartiacque fra un modo di produrre e vendere Montalcino a livello locale e quello di farlo a livello mondiale. Insomma, agli inizi degli anni ‘80 i Mariani arrivano a Montalcino. Con 100 milioni di dollari. Una cifra astronomica oggi, figuriamoci quasi 30 anni fa. Con quella montagna di soldi acquistarono terreni, spianarono colline e impiantarono i loro vitigni. Oggi sono 800 gli ettari coltivati a Brunello. Un affare per tutti, considerato che oggi un ettaro può valere anche 350 mila euro. Ma è proprio il migliore vino al mondo, il Brunello? “Ecco - dice il conte Marone Cinzano che è il terzo produttore con la sua tenuta Col d’Orcia, una delle aziende storiche di Montalcino che produce complessivamente 800mila bottiglie (di cui 25omila di Brunello) ed è presente in 60 Paesi - non so se sia il migliore, penso che una serie di circostanze, ambiente compreso, lo fanno percepire come il migliore dei vini”. Il mercato del Brunello di Montalcino vede una produzione media annua di 7,1 mi1ioni di bottiglie (il numero varia a seconda della qualità dell’annata): il 60% è venduto all’estero. I principali Paesi importatori sono gli Usa per il 25%, la Germania per il 10%, la Svizzera per il 7%. Il 40% è destinato al mercato interno. Le principali aree di distribuzione sono: Toscana 7%, resto del Centrò Italia 5%, Nord Italia 8%, Sud Italia 1%, Montalcino 7% (di cui 1’8% con vendita diretta in azienda). La produzione media annua degli altri vini di Montalcino: Rosso di Montalcino Doc 5,5 milioni di bottiglie; Moscadello di Montalcino Doc 80milala bottiglie; Sant’Antimo Doc 700mila bottiglie; i “supertuscan” 500mila bottiglie; Igt 3,5 milioni di bottiglie. Dalle vinacce di Brunello si producono circa 250mila bottiglie di Grappa di Brunello. Nel 2007 il distretto del vino di Montalcino ha raggiunto un business di circa 120 milioni di euro. Il Brunello al top della classifica dei valori fondiari: + 2.l53% è la percentuale di valorizzazione di un ettaro coltivato a Brunello dal 1967 a oggi.

7,1
In milioni di bottiglie, è la produzione annua media, per un giro d’affari di circa 120 milioni di euro.
60%
E’ la percentuale di bottiglie che vengono vendute all’estero. Solo il 40% è invece destinato al mercato interno.
25%
E’ la quota delle importazioni coperta dagli Stati Uniti. Seguono Germania (10%), Svizzera (7%), Canada (5%) e Inghilterra (3%).
5,5
In milioni di bottiglie, è la produzione media annua del rosso di Montalcino Doc, che è un altro vino prodotto nella zona.

 

31-03-2008

IL SOLE 24 ORE

Arte e vitigni insieme per raggiungere l’eccellenza” ... “L’arte non è in contraddizione con la mia passione, quella di produrre vino qui, a Montalcino. Anzi, credo che le due cose possano camminare insieme. Almeno, io cerco di fare bene entrambe le cose”. Sandro Chia, 62 anni, è uno dei più grandi pittori espressionisti italiani, conosciuti in tutto il mondo. Parla dalla sua “fortezza”, quel Castello Romitorio che quando il pittore fiorentino l’ha acquistato “era solo sterpaglia” e che oggi è un gioiello. “Bisogna puntare sempre all’eccellenza, nelle cose - afferma Chia -. E solo da questo modo di fare e di pensare che si ha poi un prodotto unico. Che sia un’opera d’arte o solo vino, quello che veramente conta è cercare il sublime”.
L’azienda, gestita in maniera familiare - Sandro è affiancato dal figlio, Filippo, trentenne, che ha la funzione di direttore esecutivo del Castello Romitorio - persegue fin dagli esordi la strada della qualità anche attraverso la scelta, affatto scontata, di effettuare una produzione annua piuttosto limitata. Dei ventidue ettari complessivi della tenuta, circa ventuno sono vitati; da essi vengono prodotti dalle 3mila alle 5mila bottiglie del Brunello di Montalcino Riserva. Sono soltanto due le annate di Riserva prodotte fin ad ora: il 1997 e il 1999, due annate riconosciute straordinarie e premiate con le cinque stelle dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino. La produzione del Brunello di Montalcino, invece, oscilla dalle 10mila alle 28mila bottiglie annue; il Rosso non supera quasi mai le 10mila. Lievemente superiore, ma sempre di nicchia, la quantità di bottiglie di Romito di Romitorio, un rosso doc, blend di 60% Sangiovese, 20% Cabernet Sauvignon e 20% Canaiolo: se ne producono 12mila ogni anno.
La fissazione per l’immagine ha caratterizzato l’iter di Chia: padre della Transavanguardia, movimento del quale è esponente insieme a Cucchi, Clemente, De Maria, Paladino, è partito dalla pittura - che rimane ancora oggi il suo grande amore - per allargarsi alla scultura, con incursioni nel mosaico fino a sperimentare l’immagine video, concepita come un mosaico moderno costituito da pixel piuttosto che da tessere di vetro.
Ma Chia ha deciso di andare oltre e di tentare l’applicazione dell’arte a un mestiere considerato da sempre tecnico e manuale: produrre vino. “Il vino è una macchina per pensare, per ragionare - ha ricordato in una intervista a WineNews - Esso esiste nella mitologia, come l’olio, la pittura, elementi primordiali, dei buoni compagni per l’uomo, nel senso dell’umanità”. “Un quadro, come il vino, crea la condizione mentale per raccontare una storia - aggiunge l’artista -. Non è insolita, quindi, la scelta di investire in un settore che a prima vista sembra avere poco a che fare con il mondo dell’arte”.
Gli esordi di questo artista-vignaiolo, sposato con Marella Caracciolo dalla quale ha avuto due figli (altri due sono nati da precedenti matrimoni negli Usa) rievocano le storie di altri artisti: approdato a New York nel 1979 - aveva con sè i quadri arrotolati in quanto, ricorda, non aveva nemmeno i soldi per la spedizione assicurata - fu respinto dai galleristi perché sconosciuto. Solo pochi mesi dopo, però, un entusiasta Andy Warhol ne scopriva il talento e consigliava l’acquisto delle sue opere perfino a Mick Jagger, leader dei Rolling Stones. In pochi anni Sandro Chia divenne uno degli artisti più richiesti della Grande Mela.
La sua avventura enologica, invece, inizia per caso nel 1984 con l’acquisto del Castello Romitorio di Montalcino, un maniero del XIIesimo secolo, piuttosto malmesso, circondato da ventidue ettari di terreno. Dopo lunghissimi e ingenti lavori di restauro, il Romitorio gode oggi di un rinnovato splendore e si presenta all’occhio di un visitatore come una vera e propria fucina d’artista, che nasconde nel suo sottosuolo, a guisa di una caverna, una modernissima cantina enologica multimediale.

 

28-03-2008

LA STAMPA

Il vino italiano è in rosso ma investe col contagocce ... L’indagine Mediobanca: le aziende italiane hanno pochi debiti... Grande nei numeri, ma piccola nelle imprese. L’Italia del vino appare nell’indagine di Mediobanca come una costellazione di produttori di alta qualità, che incrementa le vendite soprattutto grazie all’export. Aziende perlopiù sotto controllo famigliare, anche se le cooperative si confermano le più grandi. Insomma, le società vitivinicole nel nostro Paese, che si batte con la Francia per la leadership mondiale di produzione, hanno una struttura patrimoniale solida, anche se gli investimenti danno segni di frenata. Certo la distanza dai colossi internazionali del settore è siderale, basa pensare che la statunitense Constellation Brands pesa da sola 3,96 miliardi di euro, contro i 3,69 dei ricavi aggregati delle 92 imprese italiane con fatturato superiore a 25 milioni di euro considerate dall’indagine di Piazzetta Cuccia. Le nostre aziende, però, sono meno indebitate delle nove major straniere in testa alla classifica globale che, reduci da grandi campagne di acquisizioni, hanno debiti finanziari per 7,34 miliardi, superiori ai 6,7 miliardi del loro capitale netto, mentre in Italia il rapporto è rovesciato. Inoltre i risultati delle nostre aziende dimostrano che il vino continua ad essere un buon affare: la produzione complessiva della Penisola supera in valore i 9 miliardi di euro e l’anno scorso il fatturato delle principali società vinicole italiane è cresciuto del 6,7% . Nel 2007 la crescita sul mercato interno è stata del 4,3%, ma ben più forte quella all’estero: +9,6%. Un export dove l’Unione Europea vale da sola metà di 3 miliardi di euro delle vendite complessive oltrefrontiera, seguita dagli Usa con 1,13 miliardi, ma con valori in salita del 6% anche nel giardino di casa di un concorrente emergente ed aggressivo come l’Australia. E insieme all’export sale anche il numero delle etichette: l’indagine Mediobanca ne identifica ben 1000 in più nell’arco tra il 1996 e il 2008, con un aumento del 31. Tornando alle dimensioni delle 92 aziende prese in esame solo due superano i 200 milioni di fatturato e sono entrambe cooperative. Nella l’anno scorso c’è stato il sorpasso del Gruppo Italiano Vini, che con 294 milioni ha superato la Caviro, che si è fermata a 282 milioni. Seguono la Cavit, con 175 milioni, la Ferdinando Giordano, con 140 milioni e la Antinori, con 138 milioni. E il futuro? Per quest’anno la maggioranza delle imprese vede ancora rosa, anche se l’Organisation International de la Vigne et du Vin annuncia una produzione mondiale in calo del 7% a causa del clima instabile. Ma secondo Winenews in vista del Vinitaly le esportazioni dovrebbero toccare almeno i 3,2 miliardi di euro. “Per questo - commenta il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, dal Forum di Confagricoltura iniziato ieri a Taormina - serve, subito, una semplificazione amministrativa per ridurre tempi e costi della burocrazia, visto che ogni settimana un’azienda di medie dimensioni perde in media due giorni in scartoffie, e che consenta di utilizzare i fondi risparmiati in investimenti e promozione, per aumentare la competitività”. Nel 2007, infatti, dice Mediobanca c’è stato uno dei più forti cali degli investimenti, dell’ordine del 30%.

 

27-03-2008

ANSA

Nozze Trump-Rubicondi, si brinda con vino italiano … Per brindare al suo quarto matrimonio, con il 25enne modello italiano Rossano Rubicondi, Ivana Trump sceglie il vino made in Italy: lo annuncia il sito www.winenews.it, che rivela il nome delle etichette che saranno stappate al banchetto. Lo Chardonnay 2006 Planeta ed il Nearco 2003 Col d’Orcia sono i vini scelti per l'occasione dal conte Gelasio Gaetani Lovatelli d’Aragona, consulente alla cantina per numerosi vip di tutto il mondo ed amico personale di Ivana Trump. “Ho optato - spiega il conte Gelasio - per questi due vini perché il primo è un vino molto ricco e strutturato che si ispira ad una filosofia “californiana”, il secondo è un vino molto importante che sarà sicuramente apprezzato dagli ospiti americani”. Le nozze si celebreranno il 12 aprile in una villa a Palm Beach e per l’occasione verranno create 1.000 bottiglie con etichette personalizzate per ognuno dei due vini.

 

26-03-2008

ANSA

Vino: Sangiovese, Nebbiolo, Sagrantino nuovi vitigni globali ... Sangiovese, Nebbiolo e Sagrantino si preparano a prendere il posto dei classici vitigni internazionali come Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Cabernet e Syrah, riconosciuti come vitigni ad ampia diffusione globale. La tendenza, rilevata da Winenews parte dalla constatazione della diffusione delle varietà tradizionali italiane, come i Sangiovese californiani, cileni, australiani e francesi, seguiti dal Nebbiolo diffuso in America, Messico, Argentina, Cile, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa, ai quali si aggiunge la passione australiana per il Sagrantino. “E’ un fatto nuovo - ha detto il produttore umbro Marco Caprai - i cui scenari sono ancora lontani dall’essere nitidamente fotografati, la cosa certa è che il vino italiano e dunque anche i suoi vitigni, cominciano ad essere presi come riferimento dai produttori di tutto il mondo”. A fare la differenza circa la qualità di un vino, secondo Caprai, è il territorio di origine, “dire di un vino che è un Bordeaux o un Borgogna ha un valore straordinariamente superiore rispetto a presentarlo come un Merlot, un Cabernet o un Pinot Nero”, ha aggiunto il produttore umbro. Il Vinitaly sarà occasione di dibattito sul tema, il 4 aprile nel “Judgment of Verona”, confronto da seguire anche on line sul sito www.capraiduepuntozero.it .

 

20-03-2008

ANSA

Vino: sondaggio, cresce “appeal” territori spumanti italiani ... Franciacorta, Conegliano e Valdobbiadene: luoghi di produzione di spumanti di qualità con appeal paragonabile a quello dei territori dei grandi rossi italiani. A sostenerlo sono gli enoappassionati italiani, disposti a spendere in media per un weekend all’insegna del buon bere da 200 a 250 euro, senza rinunciare all’acquisto di almeno tre bottiglie per una somma da 30 a 50 euro.
E’ questo il quadro di sintesi che emerge dal sondaggio lanciato da www.winenews.it insieme a Vinitaly con tema “l’enoturismo e i terroir a vocazione spumantistica”, indirizzato a 18.000 “enonauti”, ovvero amanti del vino educati al buon bere, che navigano e si informano su Internet. Si tratta di una analisi che definisce i contorni di uno scenario in cui le bollicine italiane sono ormai percepite alla stregua dei grandi vini di territorio, di cui è necessario non solo assaggiare le bottiglie disponibili sugli scaffali delle enoteche e delle bottiglierie, ma anche visitare luoghi di produzione, vigneti e cantine per comprenderne fino in fondo lo spessore.
Ecco allora gli enoturisti indicare con sicurezza i territori a vocazione spumantistica più ambiti: Franciacorta (54%), seguita da Conegliano - Valdobbiadene (35%), Trentino (7%), e, al quarto posto, Asti (4%). Per il 72% degli amanti del buon bere la bellezza del paesaggio influisce perfino sulla percezione della qualità di uno spumante, ma i territori di produzione delle bollicine sono scelti anche per una serie di altri elementi, a cominciare dalla presenza di una buona ristorazione (20%), dal fascino delle cantine storiche (18%), dalla possibilità di godere della natura in pieno relax (15%), dalla presenza di prodotti tipici (14%), dalle attrattive storico-culturali (10%), dagli eventi e le manifestazioni che vi si svolgono (9%), dalla presenza di hotellerie e wellness (6%), e da quella di cantine firmate da grandi architetti (5%) e, infine, dall’artigianato locale (3%).

 

03-03-2008

IL RESTO DEL CARLINO

Grandi manovre in Legacoop. Alleanza per Usa e Giappone ... E i giganti del vino Riunite e Civ & Civ studiano la fusione... Grandi manovre nel mondo Legacoop legato all’enogastronomia. In Emilia si profila una maxi fusione tra cantine cooperative che farebbe nascere un colosso del lambrusco e dei vini frizzanti da 500 milioni di fatturato. Intanto la Coop, il gigante della grande distribuzione con una quota del 18% del mercato e 12 miliardi di giro d’affari, si è messa in società con l’imprenditore torinese Oscar Fannetti per esportare in Usa e Giappone la formula di Eataly. Ma andiamo con ordine.
I due promessi sposi del lambrusco sono Cantine Riunite di Reggio Emilia e il consorzio Civ&Civ di Modena.
L’operazione potrebbe concludersi entro l’estate; i due Cda sono già al lavoro per studiare modi e tempi dell’ integrazione, già fallita alcuni anni or sono. Il core business delle due imprese è il lambrusco, di cui Riunite è leader di vendita negli Stati Uniti e Civ&Civ in Italia. Ma le due imprese controllano anche asset importanti. Riunite (100 milioni di fatturato) è leader nei frizzanti grazie al controllo dei vini Maschio; Civ&Civ (120 milioni di consolidato) detiene anche la maggioranza del Gruppo Coltiva di Modena, che commercializza in 40 paesi del mondo 500 diversi prodotti, con idee innovative come la bottiglia monodose per bar e ristoranti.
Ma non basta. Le due maxicantine controllano ciascuna quote importanti del Giv-Gruppo italiano vini di Verona, realtà di primo piano nei vini d’alta gamma italiani con quasi 300 milioni di fatturato, il 65% di export e marchi notissimi dal Piemonte alla Sicilia come Folonari, Melini, Rapitalà, Castello Monaci, Santi, Lamberti. Insieme avrebbero la maggioranza della corazzata veronese che guida la classifica delle maggiori imprese vitivinicole italiane con quasi 300 milioni di euro di fatturato. Dall’operazione uscirebbe un gruppo estremamente diversificato, fortissimo sia nella Grande distribuzione e nel canale della ristorazione commerciale, sia in quella d’alta gamma, con una spiccata vocazione all’export.
Quanto alla Coop, si prepara ad entrare nel mercato Usa e in quello giapponese, entro il 2008, tramite Eataly (da “eat”, mangiare, e Italy), società controllata al 40% da Coop Liguria, Piemonte, Adriatica, e, per il 60%, da Oscar Farinetti, ideatore di Eataly e fondatore della catena Unieuro. L’anticipazione del sito winenews.it è stata confermata dal consigliere di Eataly, Luca Baffigo Filangeri: “Apriremo 1.500 metri quadri a Tokyo a settembre 2008 e 1.000 metri quadri a New York entro dicembre 2008, con un investimento di 10 milioni per ciascuno delle due imprese”. Insomma Coop va all’estero con la formula già sperimentata a Torino del “supermarket dell’eccellenza enogastronomica italiana”, con la superconsulenza e collaborazione di Slow Food. “Vogliamo spiegare ai nostri clienti - ha aggiunto Baffigo Filangeri - l’importanza della ristorazione e dei prodotti artigianali, soprattutto negli Usa dove manca una vera catena di distribuzione alimentare italiana”.

 

13-02-2008

REUTERS

Vino, Brunello 2003 non ancora sul mercato ma già venduto il 50% … È ancora in cantina eppure il 50% del Brunello 2003, che sarà presentato ufficialmente il 22 e 23 febbraio, è già stato venduto, come annuncia www.winenews.it, sito di riferimento degli enoappassionati.
“Oltre la metà della produzione - il cui totale si aggira sui 7 milioni di bottiglie - è già stata collocata ancora prima di vedere la luce”, si legge in una nota.
“Il dato proviene dal Consorzio del Brunello, che spiega di aver ricevuto dai produttori la richiesta di circa 3 milioni e mezzo di fascette, il 50% della produzione totale. Poiché le fascette vengono richieste quanto la vendita è ormai certa, significa che il Brunello 2003 ha già conquistato una fetta importante di mercato prima di debuttare sugli scaffali”.
“Dopo l’annata non di spicco che abbiamo presentato lo scorso anno, ovvero il Brunello 2002, puntiamo molto su questa edizione che sembra già promettere molto bene”, spiega Francesco Marone Cinzano, presidente del Consorzio del Brunello.
Il millesimo 2003 verrà presentato ufficialmente a “Benvenuto Brunello” a Montalcino il 22 e 23 febbraio davanti ad acquirenti e giornalisti provenienti da tutto il mondo.
Quest’anno esce sul mercato anche il Rosso Montalcino 2006, “frutto di una grandissima vendemmia che si è aggiudicata “cinque stelle”, una sorta di anteprima del Brunello 2006, atteso con trepidazione dagli enoappassionati di tutto il mondo”.

 

09-02-2008

IL SOLE 24 ORE

Dall’Albania a Montalcino per produrre Brunello ... Vino. Il Comune toscano sempre più multietnico... San Brunello ha fatto il miracolo a Montalcino. Non già per il prezioso valore dei suoi tremila ettari di vigneti che nel 1967, anno di fondazione del Consorzio di tutela, erano valutati 1,8 milioni di lire mentre oggi bisogna avere fortuna per trovarli a 350mila euro; e nemmeno per il buon umore dei produttori che quest’anno possono contare su 8 milioni di bottiglie di Brunello 2003, rispetto alla metà del millesimo 2002 vendute l’anno scorso.
Il miracolo è di tutt’altra natura e sta nelle 104 nuove culle arrivate nel 2007 (+1%) che hanno fatto salire il totale della popolazione a 5.192 abitanti. Praticamente la metà dei 10mila e passa ilcinesi degli anni 50, prima che cominciasse una vera e propria fuga durata fino a tutto gli anni 70. Ma che c’entrano le nascite con il vino?
“C’entrano eccome”, risponde Stefano Cinelli Colombini della Fattoria dei Barbi, “perchè la maggior parte di queste nascite è merito, se così si può dire, dei nuovi residenti. Vale a dire immigrati che arrivano qui da tutto il mondo, gente benestante che compra aziende ma soprattutto persone attratte dalle numerose opportunità di lavoro che il settore del vino offre loro”.
Da una ricerca del sito Winenews, che ha spulciato nell’anagrafe della cittadina toscana, è emerso che gli ilcinesi d’importazione a fine 2007 erano 576 unità provenienti da 45 paesi del mondo e una incidenza del 12% circa della popolazione cittadina (6% la media nazionale).
Un crogiuolo di persone di razza e religioni diverse che “non hanno mai dato adito a problemi, mai uno screzio”, dichiara il sindaco Maurizio Buffi. “Immigrati pienamente integrati che - osserva Giovanni Folonari della tenuta La Fuga - se non ci fossero dovremmo comunque cercare altrove per potere fare funzionare le nostre aziende”.
Un problema, questo, comune a tutte le attività del comprensorio. Dove, per restare al vino, con una cinquantina di viticoltori puri e 200 imbottigliatori che sviluppano affari “grezzi” per oltre 120milioni di euro. Senza contare l’indotto.
Per il direttore del Consorzio di tutela del Brunello, Stefano Campatelli “non vi è cantina, azienda agricola, agriturismo che non abbia almeno un dipendente straniero”. Ci sono operai, tecnici qualificati, dirigenti e da qualche anno c’è anche il primo produttore etnico. Si tratta di una signora albanese, Angelina Ndrcà, proprietaria della tenuta Pian delle Querci: 8,5 ettari e 50 mila bottiglie “per ora - dice - vendute solo in Italia, anche se mi sto attrezzando per creare una rete anche per l’esportazione”.
Una “soddisfazione di essere a Montalcino”, come afferma la signora Ndrcà, che ripetono un po’ tutti. Così è per il marocchino Mustapha Morchid, 42 anni e da 20 in Italia, che non cambierebbe “per nulla al mondo” il lavoro di cameriere che fa dal ‘97 al bar Il Leccio. Stesso refrain per Yoshi Miyajima, giapponese, 35, una laurea in comunicazione e “fine wine ambassador” dei vini di Castello Banfi, la più grande azienda vinicola di Montalcino per di più di proprietà della famiglia italo-americana Mariani.
E se la scozzese Laura Gray, laurea in lettere a Oxford, a Montalcino per la prima volta quand’era bambina e tornata da grande a viverci, è diventata persona di fiducia de Il Palazzone, la fattoria acquistata quatto anni fa dal chairman di Time Warner, Richard Parson, l’albanese Ermira Taflay non solo ha aperto la pizzeria Il Grifo nel cuore della cittadina, ma da “mussulmana non praticante” si è lasciata conquistare dal vino “che bevo normalmente, convinta come sono che questo prodotto della natura non divide ma aiuta a vivere meglio”.
Per una immigrata che apre una pizzeria a Montalcino, un romeno come Marian Timofti, che torna al Paese di origine per aprire in pieno centro a Bucarest il winebar “Arte & Vino” con licenza di importare tutte le marche di Brunello che vuole e l’intenzione di dare vita a una sezione distaccata dell’Ais.
Insomma, storie di integrazione multirazziale e convivenza civile tra persone “che - riconosce Cinelli Colombini -, grazie alla ricchezza generata dalla vite e dal vino, mettono radici nella nostra e loro nuova terra”. Un fenomeno che Ilio Raffaelli, storico sindaco dal 1960 al 1980 si augura che duri, prevedendo con questo tasso di crescita tra natalità e nuovi arrivi di “arrivare tra dieci anni a contare 10mila abitanti a Montalcino”.

 

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