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Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

Articoli

26-11-2008

AGI

Vini: Susanna Agnelli, nostalgia di Chateaux Margaux ... I ricordi legati a Chateau Margaux, la solidarietà, il vino come simbolo del made in Italy. Winenews intervista Susanna Agnelli, esponente di spicco di una delle famiglie più importanti d’Italia. Il vino come bene rifugio? “No, è li per berlo”... “Chateau Margaux”. è questo il primo nome, pronunciato con un velo di nostalgia, che viene in mente a Susanna Agnelli, esponente di spicco di una delle famiglie più importanti d’Italia, se gli si chiede un ricordo di famiglia legato al vino. “Chateau Margaux, perchè a parte il fatto che era un bellissimo castello, il vino era effettivamente fantastico. Chateau Margaux è una delle cose più tristi che abbiamo venduto”. Una cessione avvenuta nel marzo del 2003, quando gli Agnelli vendettero a Corinne Mentzelopoulos, amministratrice delle nobili botti dal 1981, il 75% della proprietà di Chateau Margaux, che la famiglia Agnelli controllava attraverso l’Ifi. Il vino, però, non è solo nei ricordi, ma anche nel presente di Susanna Agnelli e della sua fondazione “Il Faro”, che da 5 anni organizza un’asta di vino, “Fine & Rare Wines”, per raccogliere fondi, e che è lo spunto per chiederle perchè il vino, più di altri prodotti, sia sempre più coinvolto in azioni di solidarietà, sia nella proposizione e realizzazione di progetti benefici che come “oggetto” per la raccolta di fondi. La risposta è laconica, ma significativa: “perchè il vino è una cosa tutta italiana, e per fortuna in Italia la solidarietà esiste”. Il vino è una cosa tutta italiana, dunque, ma si può dire a buon diritto che è uno dei grandi ambasciatori del made in Italy nel mondo? “Io direi di si, anche perchè il vino italiano oggi ha un successo pazzesco, come negli Stati Uniti”. Oggi si dice che in tempi di crisi economica il vino di lusso, in particolare, sia da considerarsi come “bene rifugio” alla stregua dell’oro. Un vestito che sta bene cucito addosso al vino, o lei ne ha un’altra concezione? “No, io credo che il vino sia li per berlo, non per tenerlo”. E se oggi Susanna Agnelli, che viene da una famiglia legata indissolubilmente al “fare impresa”, si trovasse a dover iniziare una nuova avventura imprenditoriale, lo farebbe nel settore del vino? “Si, probabilmente si - risponde con serenità, concludendo con un velo di ironia - se non fossi cosi’ vecchia”.

 

24-11-2008

ADNKRONOS

Enologia: Fondi investimento a caccia di asset nei territori vinicoli - Lo afferma Edoardo Narduzzi, specialista di Wine Economics ... In un periodo di crisi globale i grandi fondi di investimento sono a caccia di asset nei territori agricoli ed in particolare in quei settori in grado di esprimere qualità e rendimento consolidati. La nicchia dell’eccellenza vitivinicola mondiale è uno di questi settori. Winenews.tv ne ha discusso con Edoardo Narduzzi, presidente di Synchronya e team leader nell’advisory per il settore agroalimentare e nel settore vitivinicolo e investimenti ambientali sempre per Synchronya. “I grandi territori del vino sono - afferma Narduzzi - un buon investimento alternativo, sempre. Soprattutto nei momenti di crisi perchè hanno una capacità di tenuta del valore superiore agli altri asset. Sono fisicamente scarsi, cioè fisicamente determinati e quindi il loro valore tende a conservarsi e quando cresce la domanda, a parità d’offerta, addirittura a crescere”. Inoltre in questo quadro instabile i territori vinicoli hanno anche una redditività interessante perchè “in periodi in cui gli altri asset, quali azioni o bond, hanno tassi in diminuzione, le obbligazioni tendono ad avere rendimenti pari a zero se non addirittura negativi, i grandi territori del vino di qualità esprimono, invece, un investimento immobiliare alternativo che ha una redditività reale molto interessantè”. I fondi che cercano di investire in vino, secondo le indicazioni di Narduzzi sono essenzialmente di tre tipi. In primo luogo vi sono i “grandi fondi pensione internazionali che cercano di piazzare una quota del loro patrimonio in investimenti alternativi e di lungo termine, che comprano per tenere in portafoglio non meno di una decina d’anni. Poi ci sono i fondi sovrani alla ricerca di investimenti qualificati e redditizi. E infine alcuni fondi specializzati che sono in parte Real Estate, quindi fondi immobiliari, e in parte fondi alternativi”. Ma quali sono le “aziende tipo” dei fondi? L’“azienda tipo” ricercata dai fondi deve essere - prosegue ancora Narduzzi - essenzialmente “medio grande ed avere la proprietà del terreno da cui proviene la sua produzione vinicola, non può cioè essere un’azienda di semplice commercializzazione di vino. E, soprattutto, deve essere un brand riconosciuto nel settore, quindi non un’azienda giovane nè una start up” ma un’azienda che negli ultimi decenni abbia saputo esprimere un marchio di qualità”.

 

24-11-2008

ANSA

In periodo di crisi globale i grandi fondi di investimento sono a caccia di asset nei territori agricoli ed in particolare in settori, quale il vitivinicolo, in grado di esprimere qualità e rendimento consolidati. Lo afferma il sito www.winenews.it, riportando l’analisi di Edoardo Narduzzi, specialista di wine economics e presidente di Synchronya. “I grandi territori del vino sono - afferma Narduzzi - un buon investimento alternativo, sempre. Soprattutto nei momenti di crisi perché hanno una capacità di tenuta del valore superiore agli altri asset”. Inoltre, in questo quadro instabile, i territori vinicoli - prosegue Narduzzi - hanno anche una redditività interessante perché “in periodi in cui gli altri asset, quali azioni o bond, hanno tassi in diminuzione, le obbligazioni tendono ad avere rendimenti pari a zero se non addirittura negativi, i grandi territori del vino di qualità esprimono, invece, un investimento immobiliare alternativo che ha una redditività reale molto interessante”. Ma quali sono le ‘aziende tipo’ dei fondi? L’azienda tipo ricercata dai fondi deve essere - prosegue ancora Narduzzi - essenzialmente “medio grande ed avere la proprietà del terreno da cui proviene la sua produzione vinicola, non può cioé essere un’azienda di semplice commercializzazione di vino. E, soprattutto, deve essere un brand riconosciuto nel settore, quindi non un’azienda giovane né una ‘start up’ ma un’azienda che negli ultimi decenni abbia saputo esprimere un marchio di qualità”. Il primo e migliore mercato ad essere segnalato è il Vecchio Continente, Italia e Francia, in testa. Italia che, secondo Narduzzi, “forse ha anche un appeal in più sulla Francia, soprattutto in alcuni territori italiani come la Toscana”.

 

15-11-2008

LA STAMPA

I migliori vini del mondo ... Un cileno batte francesi e portoghesi. E’ un Barolo il primo degli italiani... I nomi arrivano col contagocce, ma la primizia più ghiotta è già di dominio pubblico. “Wine Spectator”, la rivista americana considerata universalmente la “Bibbia” del vino, ha pubblicato, come anticipo, la crema della sua attesissima classifica annuale sulle cento etichette delle migliori annate in commercio nel 2008.
La “top ten” è quindi già ufficialmente insediata al posto più alto nell’Olimpo dei vini e l’unico italiano in questa pattuglia di testa porta la firma storica di Pio Cesare.
“Barolo 2004”, recita il libro d’oro di Wine Spectator, un vino classico con tutto il fascino della tradizione, che si è piazzato al sesto posto nel mondo con un punteggio di 94 centesimi, a soli due punti dal primo in assoluto: il cileno Clos Apalta Colchagua Valley 2005 dell’azienda Casa Lapostolle, nominato “wine of the year” per il 2008. Il vino vincitore, messo sul mercato per la prima volta nel 1997, è un blend a base di Carmènere, Cabernet Sauvignon, Merlot, Petit Verdot, prodotto in una delle zone più vocate del Cile e commercializzato in circa 72.000 bottiglie. A seguire francesi e un portoghese (Château Rauzan-Ségla, Margaux 2005; Quinta do Crasto, Douro Reserva Old Vines 2005; Château Guiraud, Sauternes 2005; Domaine du Vieux Télégraphe, Châteauneuf-du-Pape La Crau 2005) per arrivare al “Pio Cesare, Barolo 2004”, che si lascia alle spalle nomi prestigiosi come Château Pontet-Canet, Pauillac 2005; Château de Beaucastel, Châteauneuf-du-Pape 2005; Mollydooker, Shiraz McLaren Vale Carnival of Love 2007; Seghesio, Zinfandel Sonoma County 2007.
Ad Alba, nella storica sede della “Pio Cesare”, la notizia è stata accolta con un aplomb tutto piemontese: “E’la seconda volta che siamo tra i primi dieci, l’altra era stata nel 2001, ma questo ritorno è un altissima conferma di gradimento per i nostri vini - dice Cesare Benedetto, 34 anni, quinta generazione della famiglia -. E’ importante che sia stato scelto il Barolo “classico”, quello che meglio ci rappresenta da 127 anni. Un vino prodotto in 90.000 bottiglie, una quantità che ne garantisce la buona reperibilità sul mercato”.
“Si può essere d’accordo o no, ma le classifiche a questo livello contano - spiega Alessandro Regoli, esperto del settore e direttore del sito specializzato “Winenews” - la “Top 100” di Wine Spectator ha debuttato nel 1988 e in questi vent’anni è diventata una “hit parade” davvero in grado di orientare il mercato globale del vino. Gli esperti della rivista americana, tra cui James Suckling che cura gli assaggi dei vini italiani ed europei, hanno degustato, per la classifica 2008, ben 19.500 vini provenienti da tutto il mondo. La selezione è avvenuta secondo quattro criteri: la qualità, rappresentata dal punteggio assegnato con un minimo di 93 punti, il prezzo, la disponibilità in commercio della produzione, più un “fattore x” che i giornalisti di Wine Spectator definiscono “excitement”, emozione”.
Il vino pregiato come l’oro, bene rifugio in caso di crisi dei mercati finanziari e in grado di assicurare risultati superiori anche al mattone, vittima della bolla immobiliare. A certificarlo è la “Ricerche & Studi” di Mediobanca alla presentazione dello sbarco del vino Masseto della Tenuta Ornellaia alla Place de Bordeaux, la Borsa dei vini francesi. Come spiega l’indagine l’indice “Liv ex”, che comprende i primi 100 vini da investimento al mondo, è salito tra il 2001 e il 2008 con un tasso medio annuo del 12,9%, appena ad un soffio dall’oro, cresciuto del 13%, e quasi tre volte più dell’indice degli immobili Usa (+4,8%). Anche le società quotate impegnate nel settore vino nel mondo e che compongono l’indice Mediobanca del settore sono salite del 60% a fronte di un risultato delle Borse mondiali in calo, nello stesso periodo, del 17%. Secondo gli analisti di Piazzetta Cuccia se i vini di livelli inferiori perdono terreno, si fanno strada sempre più quelli di fascia alta.

 

15-11-2008

www.mobileblog.it

WineNews: tutto quanto c’è da sapere sul vino... su cellulare! ... E’ arrivato il weekend, avete voglia di festeggiare (moderatamente) con gli amici in qualche cantinetta e avete bisogno di consigli su cosa bere? Oppure, siete amanti del vino e volete rimanere aggiornati sulle ultime novità enologiche?
Be’, date un’occhiata a , in questo caso. Si tratta di un’agenzia quotidiana di comunicazione on line sul mondo del vino e punto di riferimento di professionisti, aziende e amanti del buon bere. Il sito online, raggiungibile all’indirizzo www.winenews.it/mobile, consente di avere in tempo reale e ovunque ci si trovi le “hot news” relative al nettare di Bacco, nonché di accedere al ricchissimo database “I Quaderni di WineNews” contenente schede e recensioni dei migliori prodotto enologici d’Italia e del mondo, oltre che enoteche e ristoranti consigliati.
Ovviamente, ragazzi, moderazione, ok? ;)

 

12-11-2008

ADNKRONOS

L’educazione al gusto è alla portata dei più piccoli ... Un progetto innovativo per le scuole di Montalcino... Al via il progetto “I cinque sensi nelle quattro stagioni dell’agricoltura di Montalcino”, un originale ed innovativo laboratorio “sensoriale” dedicato alle scuole, per imparare a conoscere i gusti e i sapori della propria terra, attraverso la storia, le antiche tradizioni e le attività produttive arrivate fino ai nostri giorni, educando i bambini a mangiare sano e bene nel rispetto dell’ambiente che li circonda.
Lo propone la WineNews, una società che da anni sviluppa servizi di comunicazione, di consulenza e di marketing nel wine food per le maggiori e più importanti aziende d’Italia, che così offre l’opportunità al territorio dove ha sede, Montalcino, di guardare all’universo dei più piccoli. La WineNews sponsorizzerà, a partire dall’anno scolastico 2008/2009, con l’approvazione dell’Istituto Comprensivo “Insieme” di Montalcino, questo progetto di educazione al gusto per le nuove generazioni “che se da un lato rischiano di perdere il contatto con la realtà del mondo agroalimentare, dall’altro proprio i bambini rappresentano i destinatari privilegiati e ideali verso cui indirizzare un programma di educazione al gusto e ai sapori del territorio che possa accompagnarli per un intero anno scolastico”.
La mission del progetto è quella di rendere i più piccoli messaggeri della cultura eno-gastronomica del proprio territorio, osservando come cambia la terra da una stagione all’altra e imparando a conoscere attraverso i cinque sensi quali sono i frutti per ognuna delle quattro stagioni, da ottobre 2008 a primavera 2009. Il vino sarà l’assoluto protagonista del mese di ottobre, attraverso la visione diretta di come si ottiene un prodotto finito, di qualità e che dura a lungo nel tempo, dalla raccolta dell’uva fino alla lavorazione in cantina. La raccolta delle olive e la produzione dell’olio, insieme alla ricerca dei funghi e alle castagne, saranno invece al centro delle attività del mese di novembre sia da un punto di vista didattico (quando e come si raccolgono le olive, le diverse tipologie di funghi del territorio, dove si raccolgono le castagne e come si utilizzano questi prodotti della natura in cucina), sia attraverso l’esperienza diretta sul campo.
Il “letargo” dell’agricoltura (dicembre, gennaio, febbraio) permetterà ai bambini di approfondire le tematiche dell’educazione al gusto, della conoscenza del territorio, rielaborando l’esperienza delle cose fatte e apprese, attraverso le attività più variegate: da una piccola rassegna cinematografica dedicata al mondo dell’enogastronomia visto dalla parte dei bambini (da Willy Wonka e la fabbrica di Cioccolato a Ratatouille, da Bee Movie a La città incantata) alla visione di film-documentario su Montalcino; da incontri, letture e testimonianze (soprattutto dei nonni) nella Biblioteca Comunale per far conoscere ai bambini com’era Montalcino e cosa si faceva negli anni passati, alla creazione di un vero e proprio laboratorio che permetta di organizzare il materiale raccolto (informazioni, curiosità, la realizzazione di un erbario ...), insieme alla realizzazione di un orto, dove i bambini saranno gli artefici stessi di quanto appreso; dalla preparazione di alcune delle ricette tipiche della cucina di Montalcino, a partire dagli ingredienti che sono stati al centro del progetto, alla redazione di un giornalino per raccontare quanto visto e appreso attraverso parole, immagini e disegni dei bambini; ad una vera e propria lezione condotta da un agronoma che guiderà i bambini alla scoperta di una varietà di essenze e profumi.
La mission del progetto è quella di rendere i più piccoli messaggeri della cultura eno-gastronomica del proprio territorio, osservando come cambia la terra da una stagione all’altra e imparando a conoscere attraverso i cinque sensi quali sono i frutti per ognuna delle quattro stagioni, da ottobre 2008 a primavera 2009. Il vino sarà l’assoluto protagonista del mese di ottobre, attraverso la visione diretta di come si ottiene un prodotto finito, di qualità e che dura a lungo nel tempo, dalla raccolta dell’uva fino alla lavorazione in cantina. La raccolta delle olive e la produzione dell’olio, insieme alla ricerca dei funghi e alle castagne, saranno invece al centro delle attività del mese di novembre sia da un punto di vista didattico (quando e come si raccolgono le olive, le diverse tipologie di funghi del territorio, dove si raccolgono le castagne e come si utilizzano questi prodotti della natura in cucina), sia attraverso l’esperienza diretta sul campo. Il “letargo” dell’agricoltura (dicembre, gennaio, febbraio) permetterà ai bambini di approfondire le tematiche dell’educazione al gusto, della conoscenza del territorio, rielaborando l’esperienza delle cose fatte e apprese, attraverso le attività più variegate: da una piccola rassegna cinematografica dedicata al mondo dell’enogastronomia visto dalla parte dei bambini (da Willy Wonka e la fabbrica di Cioccolato a Ratatouille, da Bee Movie a La città incantata) alla visione di film-documentario su Montalcino; da incontri, letture e testimonianze (soprattutto dei nonni) nella Biblioteca Comunale per far conoscere ai bambini com’era Montalcino e cosa si faceva negli anni passati, alla creazione di un vero e proprio laboratorio che permetta di organizzare il materiale raccolto (informazioni, curiosità, la realizzazione di un erbario ...), insieme alla realizzazione di un orto, dove i bambini saranno gli artefici stessi di quanto appreso; dalla preparazione di alcune delle ricette tipiche della cucina di Montalcino, a partire dagli ingredienti che sono stati al centro del progetto, alla redazione di un giornalino per raccontare quanto visto e appreso attraverso parole, immagini e disegni dei bambini; ad una vera e propria lezione condotta da un agronoma che guiderà i bambini alla scoperta di una varietà di essenze e profumi.
Se il miele sarà il prodotto simbolo dei mesi di marzo e aprile, quando i bambini potranno seguire e documentare la sua intera filiera produttiva (dalle fioriture con l’arrivo della primavera, le varietà territoriali, la raccolta, la lavorazione fino alla realizzazione del prodotto finito), aprile e maggio saranno interamente dedicati alle visite all’aria aperta per permettere ai bambini di prendere visione e consapevolezza della ricchezza del territorio, della natura e dell’ambiente che li circonda. Novità importante anche un’esperienza “sensoriale” unica ed originale, “Ad ogni essenza il suo frutto”, con i bambini protagonisti di piccole lezioni condotte da un agronomo, che li guiderà attraverso le stagioni alla scoperta della varietà di essenze, fino al loro abbinamento con i frutti. Il progetto WineNews per le scuole di Montalcino si chiuderà con una mostra-mercato dei lavori dei bambini aperta a tutti, con la possibilità di acquistare gli elaborati al fine di raccogliere fondi per incrementare il progetto negli anni successivi.

 

09-11-2008

TG1

TG1 ore 20 del 9 novembre 2008 - Servizio sul novello: sondaggio Winenews

 

07-11-2008

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

È ora di stappare il novello ... Da mercoledì scorso a mezzanotte è possibile stappare le bottiglie italiane di novello prodotte nel 2008. Potranno essere consumate entro i prossimi sei mesi, termine ultimo consigliato affinché il primo vino dell’annata ad essere imbottigliato mantenga inalterate le proprie caratteristiche. I 17 milioni di bottiglie di novello made in Italy arrivano quest’anno sul mercato, come prevede il decreto ministeriale, con ben due settimane di anticipo rispetto al beaujolais nouveau francese. I prezzi di novello italiano variano dai tre agli otto euro a bottiglia, con una media di 5-6 euro. I giovani lo amano da sempre, ma adesso il Novello sta diventando un piacevole rito di stagione anche per gli eno-appassionati, che finora tendevano a snobbarlo. Per il 38 per cento degli amanti del buon bere, acquistare e degustare una bottiglia di Novello è diventata una consuetudine dell’autunno. Lo ha scoperto un sondaggio condotto da Vinitaly e Winenews.it Per il 42 per cento di chi ha risposto al sondaggio il Novello rappresenta una curiosità enologica da assaggiare una volta all’anno e il 26 per cento lo definisce “un vino che mi piace molto”. Quanto all’abbinamento, il 41 per cento lo degusta con castagne e caldarroste, il 22 per cento lo accompagna alla pizza e il 20 per cento ai salumi. Ad essere sinceri il sondaggio non dà solo notizie positive per il Novello, che per il 44 per cento degli enoappassionati consultati dal sondaggio non riesce ad esprimere qualità e territorio, per il 25 per cento non ancora, per il 21 per cento non abbastanza. Al Novello è stato dedicato il salone Anteprima Novello che si è concluso con successo ieri a Verona.

 

07-11-2008

IL SECOLO XIX

Il Novello va intavola ricco di aromi e sempre economico ... Da oggi in commercio 11 milioni di bottiglie. In Liguria ecco la tradizionale “Luna di Novembre” di Bosoni... Esuberante e ricco di aromi al naso, fruttato e rotondo al palato, economico anche se a produrlo è una casa blasonata, arriva, puntuale come ogni anno, il Novello 2008, primo assaggio della vendemmia da poco conclusa. Ieri sera, a Verona, con la festosa cerimonia del déblocage (l’apertura della prima bottiglia) svoltasi al Palazzo della Gran Guardia, ha preso il via la manifestazione “Anteprima Novello”, che coincide con l’immissione in commercio di oltre 11milioni di bottiglie prodotte da 246 aziende,perungirod’affaridi52,5milioni di euro. Se a Verona, che da quest’anno organizza l’evento (in passato ospitato dalla Fiera di Vicenza), pubblico e operatori potranno, per due giorni, degustare gran parte della produzione nazionale, da domani sugli scaffali delle enoteche e sui banchi dei supermercati faranno la loro apparizione le colorate e accattivanti etichette dei Novelli:Novelli di Barbera, di Sangiovese, di Cabernet, ma anche di Nero d’Avola, di Marzemino, di Montepulciano. Da non confondere con il vino nuovo, il Novello è un vino a tutti gli effetti, ottenuto con una tecnica particolare, quella della macerazione carbonica. È in pratica il cugino italiano del Beaujolais Nouveau francese, che tradizionalmente viene messo in commercio il terzo giovedì di novembre. Analoga è la tecnica di produzione. Le uve, che devono essere perfettamente sane e mature, non vengono pigiate subito, come avviene di solito per il vino, ma vengono collocate in serbatoi di fermentazione, affinché, in un ambiente saturato dall’anidride carbonica che si sviluppa, gli acini possano restare integri per 6-8 giorni. Si procede quindi alla svinatura separando il mosto dal resto delle uve, che a quel punto vengono pressate: nei successivi 4-5 giorni si completa il processo di fermentazione alcolica, dopodiché si cerca di facilitare la fermentazione malolattica (per cui occorrono di solito altri 8-10 giorni), per poter imbottigliare un vino stabile e fruttato, che dovrà essere pronto (ogni anno) per il 6 novembre. Questo procedimento, che conferisce al vino il caratteristico sapore amabile e fruttato, fu messo a punto negli anni ’30 del ‘900 dall’enologo francese Michel Flanzy, che scoprì casualmente le possibilità della macerazione carbonica mentre sperimentava un sistema di conservazione dell’uva da tavola in un contenitore a chiusura ermetica con anidride carbonica. Il metodo perfezionato da Flanzy è all’origine dell’exploit del Beaujolais, che prende il nome da una zona della Francia in cui predomina il vitigno Gamay. E in Francia le uve Gamay sono l’ingrediente obbligatorio del Beaujolais Nouveau. In Italia invece, dove il Novello è stato creato nel 1975 da Giacomo Tachis, all’epoca enologo della Marchesi Antinori, vengono impiegate le uve più tipiche di ogni regione, al punto che su 80 etichette di Novello monovitigno, 60 sono vini ottenuti da uve autoctone. Le più usate sono Barbera, Sangiovese, Corvina (le uve del Valpolicella e del Bardolino), Montepulciano, Teroldego, Ciliegiolo, ma tutta la geografica enologica italiana è presente nella gamma dei Novelli. “E proprio questa diversità, che è poi la ricchezza del “Vigneto Italia”, è un punto di forza del prodotto, soprattutto in una prospettiva di export”, osserva Giovanni Mantovani, direttore di VeronaFiere, che intende utilizzare l’esperienza di Vinitaly per promuovere il Novello sui mercati esteri, che rappresentano oggi appena il 12%del fatturato. A fare la parte del leone nella produzione sono le grandi aziende (sia le griffes che quelle orientate ai grandi numeri), da Gruppo Italiano Vini a Zonin, da Cavit ad Antinori, da Castello Monaci a Sella & Mosca,mentre fra le regioni il primato spetta al Veneto con 3,8 milioni di bottiglie, seguito dal Trentino-Alto Adige (1,5milioni), dalla Toscana (1,3 milioni), dall’Emilia-Romagna (762 mila), dal Friuli-Venezia Giulia (633 mila). Fanalino di coda la Liguria: una sola azienda - segnala la rivista Civiltà del Bere - per una produzione di 3.300 bottiglie. Il Novello ligure è il “Luna di Novembre” della Cantina Luna e Bosoni di Ortonovo (LaSpezia), ottenuto da un blend di Sangiovese, Canaiolo e Ciliegiolo. “Sono poche bottiglie - spiega Diego Bosoni - ma per noi è una tradizione fare il Novello. Lo faceva già mio nonno: è un po’ come la festa della vendemmia appena conclusa”. Vendemmia che quest’anno è stata meno abbondante,ma buona. “Siamo contenti - afferma Bosoni - questo Novello ha buona struttura e, per la sua categoria, si preannuncia longevo: può durare bene per un anno intero”. A decretare il successo del Novello, vino fragrante e decisamente più abbordabile (il prezzo medio è intorno ai 4,71 euro a bottiglia), infine, sono stati soprattutto i giovani. Ma da qualche tempo anche il pubblico degli enoappassionati più esigenti, che in passato lo snobbavano per la sua “facilità”, ha cominciato ad avvicinarsi. Secondo un sondaggio condotto dal portale Winenews, il 38% degli amanti del buon bere ne acquista almeno una bottiglia all’anno.

 

04-11-2008

ITALIA OGGI

Conto alla rovescia per il Novello ... I giovani lo amano da sempre, per la sua effervescenza, i suoi profumi fruttati, il coté disimpegnato: ma adesso il Novello sta diventando un piacevole rito di stagione anche per gli eno-appassionati. Per il 38% degli amanti del buon bere acquistare e degustare una bottiglia di Novello è diventato una consuetudine. A rilevarlo è stato il sondaggio realizzato da www.winenews.it, insieme a Vinitaly, la principale rassegna del vino, che il 5 e 6 novembre a Verona firmerà “Anteprima Novello (www.vinitaly.com/novello), progetto con il quale l’ente fieristico veronese punta al rilancio del Novello. E intanto è battaglia di cifre sulla produzione di questo vino. Secondo la Coldiretti, infatti, dalla mezzanotte e un minuto di mercoledì 5 novembre sarà possibile stappare la produzione di circa 17 milioni di bottiglie di novello realizzata in Italia nel 2008: si prevede, quindi, una leggera ripresa rispetto allo scorso anno anche per effetto di una vendemmia buona per qualità e quantità con una produzione in aumento del 5% per 45 milioni cli ettolitri. All’opposto, secondo la Cia, Confederazione italiana agricoltori, saranno poco più di 11 milioni le bottiglie e le confezioni di Novello (pari a 84 mila ettolitri) che saranno immesse sul mercato nazionale e internazionale da giovedì prossimo 6 novembre e fino al mese di maggio, proprio per garantire le tipiche qualità organolettiche di questi vini fragranti, rotondi, gustosi, fruttati, che sanno d’uva e che genereranno un volume di affari intorno ai 53 milioni di euro. La Cia stima, anche sulla base di ultime rilevazioni di importanti istituti, che tale particolare produzione vinicola registrerà un calo del 4% rispetto allo scorso anno. La qualità sarà comunque buona. E questo conferma una scelta qualitativa da parte dei consumatori. Nel 2002 la produzione di Novello tocca il suo massimo storico sfiorando i 18 milioni di bottiglie. Ma, ha ricordato la Confederazione, già dal 2006 il consumo ha iniziato a calare con 15,5 milioni di bottiglie prodotte. E questa tendenza è proseguita nel 2007 e si confermerà anche nel 2008. Dunque, pi qualità e meno produzione. Da parte sua la Coldiretti ha sottolineato che le bottiglie di Novello made in Italy “arrivano quest’anno sul mercato, secondo quanto previsto da un decreto ministeriale, con ben due settimane di anticipo rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese, che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì di novembre (il 20), quando è previsto per legge il déblocage. I prezzi delle bottiglie di Novello made in Italy in vendita variano su valori compresi fra i 3 e gli 8 euro a bottiglia, con una media di 5-6 euro. Il fatturato del vino Novello”, ha stimato ancora Coldiretti, “supera gli 80 milioni di euro ed è realizzato da quasi 400 aziende con oltre un terzo del totale delle bottiglie che esce dalle cantine del Veneto che insieme alla Toscana copre quasi la metà della produzione nazionale, mentre a seguire si posizionano il Trentino, l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, la Puglia, la Sardegna, la Sicilia, il Lazio, l’Umbria, il Piemonte e le Marche.

 

03-11-2008

REUTERS

Vino Novello: ripresa made in Italy, ora piace anche a esperti ... Grazie a una buona vendemmia in termini di qualità e un aumento della produzione, Coldiretti prevede quest’anno una lieve ripresa del novello made in Italy, vino tradizionalmente apprezzato dalle nuove generazioni ma rivalutato oggi anche da molti esperti che lo considerano ormai un rito di stagione.
Saranno 17 milioni le bottiglie in commercio dal prossimo mercoledì da produzione italiana di novello 2008, secondo quanto riferisce una nota di Coldiretti che stima una leggera ripresa rispetto allo scorso anno anche per effetto di una vendemmia positiva per qualità e in aumento del 5% su 45 milioni di ettolitri.
Il costo di una bottiglia di novello nostrano va dai tre e agli otto euro e il settore, in cui operano quasi quattrocento aziende su tutto il territorio nazionale, secondo le stime Coldiretti fattura oltre 80 milioni di euro l’anno.
Primo produttore in Italia è il Veneto, dalle cui cantine esce un terzo della produzione totale e che insieme alla Toscana copre quasi la metà della produzione nazionale. Seguono Trentino, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Lazio, Umbria, Piemonte e Marche.
Nella penisola - riferisce Coldiretti - la produzione è caratterizzata sopratutto da novelli monovitigno con l’utilizzazione di un’ampia gamma di vitigni autoctoni, ma i più utilizzati sono, nell’ordine, Merlot, Sangiovese, Cabernet, Montepulciano e Barbera.
Il novello made in Italy arriva sul mercato con due settimane di anticipo rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese, che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì di novembre, quando è previsto per legge il déblocage.
Sempre più apprezzato anche dagli esperti...
Nato negli anni 50 in Francia nella regione del Beaujolais e caratterizzato dal metodo di vinificazione messo a punto dal ricercatore francese Flanzy, il novello è stato nel tempo soprannominato “vino da bere giovane”, per la sua attrattiva su un pubblico poco esperto che ne ama l’effervescenza e i profumi fruttati.
Eppure, la bevanda di Bacco sinonimo di inizio autunno e primo anticipo di caratteri e colori della nuova vendemmia, sembra essere destinata a divenire un rito di stagione da abbinare a castagne, salumi e primi piatti anche tra i palati più raffinati.
Secondo un sondaggio condotto dal popolare portale per gli enoappassionati Winenews.it in collaborazione con Vinitaly - che il 5 e 6 novembre a Verona firmerà quest’anno la “prima” di “Anteprima Novello” - gli appassionati che finora tendevano a snobbarlo iniziano a ricredersi: per il 38% degli amanti del buon bere acquistare e degustare una bottiglia di novello è diventata una consuetudine dell’autunno, e per ben il 42% di chi ha risposto al sondaggio - 1.290 appassionati di vino & web - il novello rappresenta “una curiosità enologica da assaggiare una volta all’anno”.
E se “non piace molto” al 26% degli intervistati, “non interessa” al 21% ed è considerato “un vino di scarsa qualità” dall’11%, tra chi lo sceglie sembra prevalere il semplice desiderio di provare nuovi produttori, sperimentare, curiosare, piuttosto che la fedeltà a un marchio: solo il 22% degli intervistati ne ha uno preferito mentre il 78% cambia ogni volta.
Si confermano comunque le tradizioni in fatto di accostamento di sapori: secondo il sondaggio si consolida l’abbinamento con castagne e caldarroste (41%), salumi (20%) e primi piatti (17%), mentre qualcuno osa accompagnandolo con la pizza (22%).
Non sono benevoli però, secondo l’indagine, i giudizi sulla qualità del novello: per il 44% questo vino non riuscirebbe ad esprimere qualità e territorio. Solo il 10% ne dà un giudizio totalmente positivo.
Per quasi i tre quarti degli intervistati, poi, esisterebbero troppe etichette in Italia, con una eccessiva offerta sugli scaffali, mentre per il restante 27% la possibilità di avere di fronte una ricca scelta rappresenta un fattore positivo per il consumatore.

 

03-11-2008

ANSA

Vino: sondaggio, anche eno-appassionati scoprono il novello ... I giovani lo amano da sempre, ma adesso il Novello sta diventando un piacevole rito di stagione anche per gli eno-appassionati, che finora tendevano a snobbarlo. Per il 38% degli amanti del buon bere, acquistare e degustare una bottiglia di Novello è diventata una consuetudine dell'autunno. È uno dei risultati del sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli enonauti italiani, con Vinitaly, la più importante rassegna del vino, realizzato su 1.290 appassionati di vino & web. Per il 42% di chi ha risposto al sondaggio il Novello rappresenta “una curiosità enologica da assaggiare una volta all’anno” e il 26% lo definisce “un vino che mi piace molto”. Quanto all'abbinamento, il 41% lo degusta con castagne e caldarroste, il 22% alla pizza e il 20% ai salumi. Acquistato prevalentemente al supermercato (84% del campione), il Novello non viene giudicato però pienamente soddisfacente dagli eno-appassionati: per il 44% non riesce ad esprimere qualità e territorio, per il 25% non ancora, per il 21% non abbastanza. Troppo affollata, inoltre, secondo il 73%, l’offerta di etichette sugli scaffali del Belpaese. Al Novello è dedicato il salone “Anteprima Novello”, che si svolgerà il 5 e 6 novembre a Verona.

 

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