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Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

Articoli

16-03-2009

AGI

Vinitaly: Winenews, il vino si rifà il look, sfida dei packaging ... Bottiglia di vetro e tappo di sughero: ecco l’immagine del vino tradizionale e di qualità, alla quale da sempre tutti gli eno-appassionati fanno riferimento. Ma nuove idee e tendenze compaiono all’orizzonte, e negli ultimi anni sono sempre di più le aziende che fanno ricerca su chiusure e packaging alternativi. Proprio le ultime tendenze in fatto di “look” del vino saranno al centro di Vinitaly ed Enolitech (a Verona dal 2 al 6 aprile), evento di riferimento dell’enologia internazionale. Se la scelta obbligata del tappo di sughero era inizialmente dovuta a questioni economiche, fondamentalmente ancorate a questioni di posizionamento del prodotto, e dovute ad esigenze di risparmio e competitività sul fronte del prezzo, limitando l’uso di tappo a vite, silicone e compagni a etichette di fascia bassa o da discount, oggi le motivazioni nella ricerca del superamento del sughero paiono trovare nuovi spunti e diverse chiavi di lettura. Di natura tecnica, anzitutto, ma anche legate ad aspetti più squisitamente ecologici, votati alla causa di un rapporto più sano con l’ambiente. Come altri settori, insomma, anche il vino si è interrogato sui modi per mantenere o ritrovare il giusto equilibrio con la natura, cercando nuove filosofie produttive ed agronomiche, certo, ma anche mettendosi alla ricerca di contenitori pienamente eco-friendly (le stesse motivazioni che sembrano portare ad un progressivo “alleggerimento” delle bottiglie dopo le pesantezze imposte negli ultimi anni da esigenze di marketing e visibilità). Oltre che alla “semplificazione” dell’immagine del vino, ritenuta da molti eccessivamente criptica, complicata, bisognosa di soluzioni che diano un’idea più giovane e dinamica di questo mondo. Oltre a garantire maggiore immediatezza nel consumo. Sparirà dunque, in un futuro più o meno prossimo, il terrore di stappare una grande bottiglia e scoprirla irrimediabilmente compromessa dal classico “sapore di tappo”? In molti sono pronti a scommetterci e già considerano il tappo a vite o quello di vetro delle valide alternative al sughero, ideali nel preservare freschezza ed aromi e dunque azzeccato anche per lunghe conservazioni. Chissà se questo basterà per convincere i più riluttanti al cambiamento, in un settore dove parole come classicità e tradizione rappresentano un vero e proprio valore aggiunto. Quel che è certo è che il cambiamento è in atto e i segnali arrivano da griffe di primo piano del panorama enologico mondiale. Non solo Nuovo Mondo, ma anche i più pregiati terroir di Francia e Italia, due dei Paesi di più lunga tradizione vinicola, sembrano orientati a sperimentare nuovi tappi. Altra storia è quella di contenitori diversi dal vetro, dal bag in box (il sistema a sacchi composti da più strati di materiale plastico accoppiati e termosaldati fra di loro, capace di garantire semplicità di servizio e pochissimo spreco) alle bottiglie in polietilene (contenitori studiati e realizzati appositamente per conservare aromi, gusti e colori del vino per circa due anni, chiusi con screw caps al posto dei tappi tradizionali). Certamente friendly ed ecosostenibili ma, forse, ancora di un altro pianeta rispetto a quello del vino di qualità.

 

16-03-2009

ADNKRONOS

Enologia: nuovo look per il vino con tappi “eco friendly” ... Il mondo del vino si rifà il look con nuovi packaging alternativi sempre più tecnologici ed ’’eco-friendly’’. E chiusure alternative si fanno spazio tra le classiche bottiglie di vetro con il tappo di sughero. Scelte che sono dettate non piu’da questioni soltanto economiche, ma anche dal progresso delle tecnologie e da una rinnovata attenzione all’ecologia e al rispetto dell’ambiente. E’quanto segnala il sito Winenews.it. In molti sono pronti a scommetterci e già considerano il tappo a vite o quello di vetro delle valide alternative al sughero, ideali anche per lunghe conservazioni. Segnali del cambiamento in atto arrivano da griffe di primo piano del panorama enologico mondiale. Non solo Nuovo Mondo, ma anche i più pregiati terroir di Francia e Italia sembrano orientati a sperimentare nuovi tappi. Altra storia è quella di contenitori diversi dal vetro, dal bag in box alle bottiglie in polietilene, forse ancora di un altro pianeta rispetto a quello del vino di qualità. A fotografare lo stato di questa tendenza sarà anche Vinitaly (2/6 aprile, Verona), il più importante evento internazionale del settore. E’ americano il vincitore del Concorso internazionale di Packaging, edizione n. 14, promosso da Vinitaly: l’’’Etichetta dell’anno 2009” è quella del californiano Cabernet Sauvignon Napa Valley 2005 della Bucella Wines di Yountville; la miglior ’’Immagine coordinata” è andata alla Compagnia di Volpaia di Radda in Chianti (Siena); il premio speciale ’’Packaging 2009” è approdato in Sardegna, grazie all’azienda Surrau di Arzachena (Olbia-Tempio).

 

16-03-2009

ANSA

Vino: vinitaly, californiana etichetta più elegante 2009 ... Due premi al Trentino, due alla Sardegna, uno a testa per Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana. Ma per trovare il vino più elegante del mondo bisogna andare nella Napa Valley, in California, dove la cantina Bucella Wines si aggiudica il premio Etichetta dell’anno 2009. Sono questi i risultati del 14/mo Concorso Internazionale di Packaging, il premio dedicato al design del vino, le cui premiazioni avverranno nell’ambito della 43/ma edizione del Vinitaly, in programma dal 2 al 6 aprile. Un’occasione per osservare da vicino l’evoluzione del gusto dei consumatori, i quali, oltre che alla qualità del prodotto, guardano con maggiore attenzione anche al suo vestito. Una vera sfida per l’estro degli “enocreativi”, gli stilisti del vino che puntano su nuovi materiali e soluzioni innovative per attrarre l’attenzione del pubblico e soddisfare le sue aspettative estetiche ed emozionali. Per contendersi le ambite “Etichette d’oro”, assegnate ai vini e distillati di nove categorie, sono scese in passerella 224 bottiglie (erano 210 nel 2008) provenienti da Italia, Bulgaria, Croazia, Germania, Malta, Portogallo, Spagna, Svizzera e Usa. Intanto “Winenews” sottolinea come negli ultimi anni sono sempre di più le aziende che fanno ricerca su chiusure e packaging alternativi. Anche i più pregiati terroir di Francia e Italia sembrano orientati a sperimentare nuovi tappi. Altra storia - conclude “Winenews” - è quella di contenitori diversi dal vetro, dal bag in box (il sistema a sacchi composti da più strati di materiale plastico accoppiati e termosaldati fra di loro) alle bottiglie in polietilene (contenitori studiati e realizzati appositamente per conservare aromi, gusti e colori del vino per circa due anni, chiusi con screw caps al posto dei tappi tradizionali). Certamente friendly ed ecosostenibili ma, forse, ancora di un altro pianeta rispetto a quello del vino di qualità.

 

11-03-2009

AGI

Vini : chef Bastianich, c’è crisi in Usa ma basta attendere ... La crisi del wine & food in Usa? “C’è, ma non è così mortale come la dipingono in Italia, è più una fase di attesa per il futuro. E questo vale anche per il vino”. Parole di Lidia Bastianich, la chef italo-americana tra le più famose d’America, con oltre venti ristoranti sparsi per il continente americano, negli Stati Uniti ormai un’istituzione culinaria, una vera e propria ambasciatrice del “food made in Italy” oltre che un’osservatrice privilegiata nel segmento ristorativo e più in generale per la situazione del mercato dei prodotti agroalimentari del Belpaese Oltreoceano. Intervistata da www.winenews.tv, Lidia Bastianich si sente in dovere di far chiarezza su alcuni punti: “un pò di crisi adesso c’è, dal 5 al 10%. Ma devo dire che non è così mortale, si sente che l’energia è lì ma i clienti sono cauti. E il vino si vende ancora abbastanza, forse si è abbassata un p’ la qualità e la fascia di prezzo ma la qualità può essere buona anche ad un prezzo più basso. I clienti non spendono sui vini grandi come prima però bevono ancora. Sono consci di quello che spendono e di quello che ricevono. Credo che non vogliano spendere per ora, stanno tenendo da parte il denaro per un eventuale futuro che credo arriverà presto”. E sulle voci discordanti che giungono nella Penisola sulla situazione del mercato Usa, Lidia Bastianich prosegue: “la situazione catastrofista che ci viene disegnata in Italia sugli Stati Uniti non è assolutamente così. Si deve riassestare tutto il problema delle banche ma io ho molta fiducia nell’economia Usa e il messaggio che sento venire dai clienti è positivo, nel senso che sono pronti a spendere quando tutto sarà a posto. La cucina preferita di Michelle e Obama - aggiunge la ristoratrice che ben conosce i gusti culinari della coppia presidenziale - è quella italiana ed anche se Obama predica molto l’uso dei prodotti locali, ed è giusto che lo faccia per risollevare l’economia . ma un piatto di spaghetti made in Italy se lo gusta ben volentieri!”.

 

11-03-2009

ANSA

Crisi: Winenews, in Usa -5/10% clienti ristoranti ma vino va ... Nel mondo della ristorazione Usa “un pò di crisi adesso c’é, dal 5 al 10%. Ma non è così mortale, si sente che i clienti sono cauti. Tuttavia il vino si vende ancora abbastanza, forse si è abbassata un po’ la qualità e la fascia di prezzo”. Parola di Lidia Bastianich che, con oltre 20 ristoranti nel continente americano, è negli Stati Uniti un’istituzione culinaria e volto Tv. Secondo la celebre ristoratrice italo-americana, intervistata da Winenews, “i clienti non spendono sui vini grandi come prima, però bevono ancora”. I consumatori, a giudizio di questa vera e propria ambasciatrice oltreoceano del made in Italy, “sono consci di quello che spendono e di quello che ricevono. Credo che non vogliano spendere per ora, stanno tenendo da parte il denaro per il futuro”. Il mercato Usa tuttavia “non vive - afferma Bastianich - la situazione catastrofista che viene disegnata in Italia; non è assolutamente così. Si deve riassestare tutto il problema delle banche, ma io ho molta fiducia nell’economia Usa. E il messaggio che sento dai clienti è positivo, nel senso che - conclude - sono pronti a spendere quando tutto sarà a posto”.

 

09-03-2009

AGI

Vini: nè griffato nè famoso ma legato a un momento speciale ... C’è chi l’ha bevuto al ristorante pagandolo con il suo primo “vero” stipendio, chi l’ha degustato in una cena romantica in compagnia della futura moglie o del futuro marito, chi ancora dopo trent’anni ricorda l’emozione di averlo assaggiato insieme al nonno: è il “vino della memoria”, impresso in maniera indelebile nei ricordi, capace di trasformarsi in un “pezzo” dell’esistenza e di segnare attimi da ricordare per sempre. Secondo il 74% degli eno-appassionati italiani è un vino che non si identifica con un’etichetta griffata o famosa, ma che è legato ad un momento speciale della propria vita: lo rivela il sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.it), rassegna di riferimento dell’enologia mondiale. Ognuno di noi conserva nella mente il ricordo di un vino che, come il primo bacio, non riesce più a dimenticare: tra le tante etichette che capita di assaggiare nella vita, ne esiste infatti almeno una in particolare della quale ricordiamo esattamente il momento in cui l’abbiamo bevuta, il luogo in cui eravamo, le emozioni che ci ha suscitato. Secondo la grande maggioranza (74%) di chi ha risposto al sondaggio di WineNews-Vinitaly (un totale di 1.194 “enonauti”, amanti del buon bere e di internet), il “vino della memoria” è legato a situazioni, persone o luoghi speciali.
Moltissimi quelli che identificano il “vino della memoria” con il primo vino bevuto in assoluto da bambini, sotto il controllo e la supervisione del padre o del nonno: un tempo infatti si usava far bere un pochino di vino a 10-12 anni, perchè “fortificava e faceva buon sangue”. Un’esperienza ricordata come una piacevole trasgressione, legata alla sensazione di sentirsi grandi e importanti e alla complicità con chi elargiva questa concessione. Tra le tante testimonianze, c’è chi il suo vino del cuore lo ha assaggiato in una vacanza in montagna, e l’atmosfera natalizia, i fiocchi di neve e il paesaggio hanno reso l’esperienza indimenticabile. C’è il turista straniero che cita come vino della memoria un Chianti Classico bevuto nel viaggio in Italia con la moglie, e da allora associato per sempre agli splendidi momenti trascorsi in Toscana. C’è la ragazza che dopo una vacanza in Salento ha impresso nella memoria il Negroamaro, perchè capace di evocare il sole, i profumi e i sapori di quella terra. C’è l’uomo ormai adulto che ancora ricorda perfettamente il sapore dolce, fruttato e aromatico - una meraviglia per il suo palato di bambino - di un Asti Spumante bevuto in un lontano Natale insieme ai suoi genitori. Molti sottolineano come spesso, negli assaggi successivi dello stesso vino, ci sia stata quasi una delusione, perchè non si sono ritrovate le sensazioni della prima volta. Solo per il 26% degli eno-appassionati il vino della memoria è un’etichetta prestigiosa, magari sognata per anni: così vengono citati vini di grandi prestigio che hanno lasciato un’impressione indelebile grazie alle loro caratteristiche oggettive: profumi, sapore, persistenza, eleganza, complessità. In ogni caso si tratta sempre di vini bevuti in compagnia di amici, fidanzati, mogli, mariti o familiari, a dimostrazione che è il contesto dell’assaggio a fornire il valore aggiunto che rende una bottiglia davvero indimenticabile. Ma chi sono gli enonauti di www.winenews.it? Ecco il loro identikit: prevalentemente maschi (82%), il 54% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni; hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea), godono di un buono/ottimo livello socio-economico (imprenditore, bancario, avvocato, commercialista, ingegnere, medico, agente di commercio, architetto, commerciante).

 

09-03-2009

ANSA

Vino: Winenews-Vinitaly,vino caro alla memoria non ha griffe ... C’é chi l’ha bevuto al ristorante pagandolo con il suo primo stipendio, chi l’ha degustato in una cena romantica in compagnia della futura moglie o del futuro marito, chi ancora dopo 30 anni ricorda l’emozione di averlo assaggiato insieme al nonno: è il ‘vino della memoria’, impresso in maniera indelebile nei ricordi. Secondo il 74% degli eno-appassionati italiani è un vino che “non si identifica con un’etichetta griffata o famosa, ma che è legato ad un momento speciale della propria vita”: lo rivela un sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly. Secondo la maggioranza (74%) di chi ha risposto al sondaggio di WineNews-Vinitaly (un totale di 1.194 ‘enonauti’, amanti del buon bere e di internet), il ‘vino della memoria’ è legato a situazioni, persone o luoghi speciali. Moltissimi quelli che identificano il ‘vino della memoria’ con il primo vino bevuto in assoluto da bambini, piccola trasgressione sotto il controllo e la supervisione del padre o del nonno: un tempo infatti si usava far bere un pochino di vino a 10-12 anni, perchè ‘fortificava e faceva buon sangue’. A rispondere prevalentemente maschi (82%), il 54% fra i 30 e i 45 anni; 85% con titolo di studio.

 

04-03-2009

ITALIA OGGI

Sgarbi: l’agricoltura è arte vera e propria ... Cultura e agricoltura hanno una connessione strettissima e coincidono per certi versi, anzi, la tutela dell’agricoltura e delle sue produzioni è più alta e più attenta della tutela dei monumenti”. Il commento è di Vittorio Sgarbi. Il critico d’arte, sul sito www.winenews.it, non esita a utilizzare la definizione di arte’ in riferimento ad enogastronomia e agricoltura. “Parlare di arte è quanto mai appropriato”, secondo Sgarbi, visto che “quello che stiamo conservando, negli ultimi 20 anni, è un patrimonio che rischiava di andare disperso, di tradizioni locali, di tradizioni gastronomiche, di cultura della produzione”. Il vero punto di contatto tra enogastronomia e arte? “Nel collegamento sostanziale tra la creatività dell’arte e l’impegno creativo, nella tutela dell’originalità dei valori, che sono l’opposto della produzione seriale, globalizzata, il fast food in sostanza”, chiosa Sgarbi.

 

03-03-2009

ANSA

Vino: Sgarbi, gastronomia e agricoltura sono arte ... “Cultura e agricoltura hanno una connessione strettissima e coincidono per certi versi, anzi, la tutela dell’agricoltura e delle sue produzioni è più alta e più attenta della tutela dei monumenti”. Lo ha detto Vittorio Sgarbi rispondendo a WineNews che gli ha chiesto se la definizione di ‘artè sia esagerata o meno in riferimento all’enogastronomia e l’agricoltura.
E parlare di ‘artè, quando si tratta di agricoltura o di enogastronomia, informa una nota, è quanto mai appropriato, secondo Sgarbi, visto che “quello che oggi stiamo conservando, negli ultimi venti anni, è un patrimonio che rischiava di andare disperso, di tradizioni locali, di tradizioni gastronomiche, di cultura della produzione”. Una conservazione che per di più, unita all’innovazione, in agricoltura porta anche a un miglioramento, perché “da questo punto di vista - continua il critico - se uno guarda come era il vino 50 anni fa e come è adesso, di tutto si può dire che era meglio uno volta, del vino si può dire che sia meglio oggi”.
Secondo Sgarbi “il vero punto di contatto tra enogastronomia e arte sta nel collegamento sostanziale tra la creatività dell’arte e l’impegno creativo, ma anche di tutela dell’originalità dei valori che sono l’opposto della produzione seriale, globalizzata. Il fast food in sostanza e quello Slow Food che è stato consacrato da Carlo Petrini è in realtà un modo di tutelare e conservare un patrimonio che è esattamente un patrimonio culturale”.

 

03-03-2009

AGI

Agricoltura: Sgarbi, più tutelata dei monumenti e vino è smart ... “Cultura e agricoltura hanno una connessione strettissima e coincidono per certi versi, anzi, la tutela dell’agricoltura e delle sue produzioni è più alta e più attenta della tutela dei monumenti”. Vittorio Sgarbi, uno dei più conosciuti e istrionici critici d’arte italiani, uomo politico e scrittore, risponde così a WineNews se la definizione di “arte” sia esagerata o meno in riferimento all’enogastronomia e l’agricoltura. E parlare di “arte”, quando si tratta di agricoltura o di enogastronomia è quanto mai appropriato, secondo Sgarbi, visto che “quello che oggi stiamo conservando, negli ultimi venti anni, è un patrimonio che rischiava di andare disperso, di tradizioni locali, di tradizioni gastronomiche, di cultura della produzione”. Una conservazione che per di più, unita all’innovazione, in agricoltura porta anche a un miglioramento, perchè “da questo punto di vista - continua il critico - se uno guarda come era il vino 50 anni fa e come è adesso, di tutto si può dire che era meglio uno volta, del vino si può dire che sia meglio oggi”. Ma dove sta il vero punto di contatto tra enogastronomia e arte? “Nel collegamento sostanziale tra la creatività dell’arte e l’impegno creativo, ma anche di tutela dell’originalità dei valori che sono l’opposto della produzione seriale, globalizzata, il fast food in sostanza - conclude Sgarbi - e quello Slow Food che è stato consacrato da Carlo Petrini è in realtà un modo di tutelare e conservare un patrimonio che è esattamente un patrimonio culturale”.

 

03-03-2009

ADNKRONOS

Enologia: Sgarbi, tutela è più alta e attenta di quella dei monumenti. “Il vino oggi è meglio di cinquant’anni fa” ... “Cultura e agricoltura hanno una connessione strettissima e coincidono per certi versi, anzi, la tutela dell’agricoltura e delle sue produzioni è più alta e più attenta della tutela dei monumenti’’. Vittorio Sgarbi, uno dei più conosciuti e istrionici critici d’arte italiani, uomo politico e scrittore, risponde così a WineNews se la definizione di “arte” sia esagerata o meno in riferimento all’enogastronomia e l’agricoltura. E parlare di “arte”, quando si tratta di agricoltura o di enogastronomia è quanto mai appropriato, secondo Sgarbi, visto che “quello che oggi stiamo conservando, negli ultimi venti anni, è un patrimonio che rischiava di andare disperso, di tradizioni locali, di tradizioni gastronomiche, di cultura della produzione”. Una conservazione che per di più, unita all’innovazione, in agricoltura porta anche a un miglioramento, perchè “da questo punto di vista - continua il critico - se uno guarda come era il vino 50 anni fa e come è adesso, di tutto si può dire che era meglio uno volta, del vino si può dire che sia meglio oggi”. Ma dove sta il vero punto di contatto tra enogastronomia e arte? “Nel collegamento sostanziale tra la creatività dell’arte e l’impegno creativo, ma anche di tutela dell’originalità dei valori che sono l’opposto della produzione seriale, globalizzata, il fast food in sostanza - conclude Sgarbi - e quello Slow Food che è stato consacrato da Carlo Petrini è in realtà un modo di tutelare e conservare un patrimonio che è esattamente un patrimonio culturale”.

 

03-03-2009

APCOM

APCOM Vino/ Sgarbi: Oggi è meglio di cinquant’anni fa. Enogastronomia e agricoltura sono ‘arte’ ... “Cultura e agricoltura hanno una connessione strettissima e coincidono per certi versi, anzi, la tutela dell’agricoltura e delle sue produzioni è più alta e più attenta della tutela dei monumenti". Vittorio Sgarbi, critico d’arte, uomo politico e scrittore, risponde così a WineNews se la definizione di ‘arte’ sia esagerata o meno in riferimento all’enogastronomia e l’agricoltura.
E parlare di ‘arte’, quando si tratta di agricoltura o di enogastronomia è quanto mai appropriato, secondo Sgarbi, visto che “quello che oggi stiamo conservando, negli ultimi venti anni, è un patrimonio che rischiava di andare disperso, di tradizioni locali, di tradizioni gastronomiche, di cultura della produzione”. Una conservazione che per di più, unita all’innovazione, in agricoltura porta anche a un miglioramento, perché “da questo punto di vista - continua il critico - se uno guarda come era il vino 50 anni fa e come è adesso, di tutto si può dire che era meglio uno volta, del vino si può dire che sia meglio oggi”.
Ma dove sta il vero punto di contatto tra enogastronomia e arte? “Nel collegamento sostanziale tra la creatività dell’arte e l’impegno creativo, ma anche di tutela dell’originalità dei valori che sono l’opposto della produzione seriale, globalizzata, il fast food in sostanza - conclude Sgarbi - e quello Slow Food che è stato consacrato da Carlo Petrini è in realtà un modo di tutelare e conservare un patrimonio che è esattamente un patrimonio culturale”.

 

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