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Articoli

10-08-2009

ADNKRONOS

Enologia: al via in Franciacorta la vendemmia 2009 Winenews, Berlucchi raccoglie alcune parcelle di pinot nero ... La vendemmia 2009 è già partita. Ne dà notizia Winenews.it (www.winenews.it), periodico specializzato in enologia. “A dare il via, oggi - informa Winenews.it - è Berlucchi, tra le più apprezzate maison della Franciacorta, che ha iniziato a raccogliere alcune parcelle di Pinot Nero nei suoi 450 ettari di vigneto, per una raccolta che mobiliterà 1.200 vendemmiatori”. “L’azienda - prosegue Winenews - continua così il progetto di viticoltura ed enologia di precisione, elaborato anche con il supporto del professor Leonardo Valenti (Università di Milano): i campionamenti di Chardonnay e Pinot Nero sono stati effettuati con le ‘mappe di vigore’, che consentono di vendemmiare, e, quindi, vinificare, in tempi diversi le porzioni del singolo vigneto, per vini base Franciacorta che enfatizzano le caratteristiche di ciascun vigneto”.

 

10-08-2009

ADNKRONOS

Enologia: stime Cia, vendemmia buona con oltre 46 mln ettolitri. Allarme per prezzi pagati ai produttori ... Una conferma sull’anticipo della stagione viene anche da Winenews, la rivista on line del settore che lo segnala nelle regioni del nord, mentre al centro e al sud si dovrebbe verificare una sostanziale analogia con i tempi dello scorso anno. L’annata potrebbe essere qualitativamente molto buona, “c’è grandissima attesa ma è difficile fare previsioni per i rossi, i grandi rossi come il Barolo, il Brunello di Montalcino, il Chianti classico, o il Taurasi” sostiene Alessandro Regoli, direttore di Winenews. Ma nonostante le aspettative positive, per Regoli “si pongono alcuni interrogativi e preoccupazioni dal punto di vista economico, fra effetti della crisi, perdita di competitività delle aziende, calo dei consumi e una politica di divieti generalizzata”. La Cia, inoltre, preannuncia una caduta verticale per i prezzi delle uve pagati ai produttori soprattutto in regioni come la Puglia e la Sicilia, “c’è grande allarme”. A sostenerlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale c’è il rischio che le aziende si trovino ad affrontare una situazione sempre più difficile che vede già una sensibile crescita dei costi produttivi e contributivi che hanno riflessi negativi sui redditi. “Al favorevole andamento produttivo, quest’anno si contrappone - avverte il presidente della Cia Giuseppe Politi - uno scenario alquanto complesso e carico di insidie per le imprese. Sul settore, del resto, si riflettono gli effetti della crisi economica. Assistiamo ad una perdita di competitività delle aziende, alla quale si aggiungono i ritardi accumulatisi nell’attuazione dell’Ocm vino riformata in sede comunitaria. Il tutto accompagnato dal costante calo dei consumi interni (soprattutto per i vini da tavola) e da un’impropria informazione, con divieti generalizzati che danneggiano una bevanda come il vino che ha tradizioni profonde nella nostra cultura. Un insieme di fattori che, quindi, preoccupa e rende inquieto il settore agli inizi della nuova vendemmia’’.

 

09-08-2009

IL SOLE 24 ORE

Mancano i decreti sulle nuove regole ... Gli operatori: troppi punti poco chiari... Sulle denominazioni d’origine e indicazioni di territorio l’Italia si gioca un pezzo del suo futuro. Lo sa bene Gianni Zonin, vignaiolo ramificato in tutta la Penisola e già sostenitore della proposta Igt Italia. Dice l’imprenditore: “Mi sono speso affinchè si arrivasse ad avere l’Igt Italia, l’unica che a mio parere avrebbe dato una personalità ben distinta a vini che Doc non sono. Avremmo accelerato le procedure, uniformato i controlli e migliorato il processo produttivo. In una parola avremmo dato più competitività alle imprese. Non è andata così. Peccato. Ora c’è la nuova riforma e va presa così com’è. Un punto comunque è salvo: la normativa da atto al nuovo spirito internazionale dei mercati del vino”. Anche Josè Rallo di Donnafugata è dell’avviso che non si può contestare tutto e che, comunque si veda il problema, alla fine la nuova Ocm mette a disposizione dei produttori opportunità che prima non c’erano in materia di promozione delle produzioni di qualità del territorio. Elementi, questi, assolutamente primari per l’a.d. di Santa Margherita, Ettore Nicoletto, che pure ha rischiato di vedere il Pinot Grigio confinato tra i vitigni da tavola. E tutti sanno in Italia e nel mondo quanto impegno la Santa Margherita abbia impiegato per fare del Pinot Grigio un vino di marca e di successo. Molto critico, invece, è il vignaiolo Angelo Gaja. In una lettera al sito WineeNews, il re del Barbaresco parla di occasione persa dall’Italia “che non ha saputo far valere le proprie ragioni al tavolo delle trattative a Bruxelles”. Le ragioni? “Molte”, a cominciare “dalle varie associazioni di categoria, accanite nella difesa dei rispettivi interessi e incapaci di tessere tra di esse uno straccio di accordo comune”. E queste associazioni come reagiscono? Può sembrare strano, ma è così: Confagricoltura, Cia e Coldiretti una volta tanto sono unite nel denunciare il pericolo che in Italia si arrivi a produrre vino dealcolato. Ora, se la denuncia voleva essere diretta a Bruxelles, arriva in grave ritardo, visto che il regolamento è ormai legge. Più probabile che sia una iniziativa preventiva destinata all’Italia, dove la questione sarà oggetto di discussioni. Per questo il presidente dell’Unione italiana vini, Andrea Sartori, prende la questione al volo e osserva come “la dealcolizzazione altrove è consentita. Se ai produttori italiani verrà impedito di farla, nulla vieta che possa essere importato e commercializzato vino di tal fatta. E allora, addio parità”. Un tema di lana caprina che certo spetterà al ministro delle Politiche agricole Luca Zaia dirimere, il quale però ha già fatto sapere che il vino dealcolato non gli passa neppure per la testa. C’era da prevederlo, visto che Zaia questa riforma, fosse dipesa da lui, non l’avrebbe mai firmata: “L’ho ereditata e non la condivido - ha detto in più di un’occasione -, per questo il nostro lavoro a Bruxelles è stato diretto a porre rimedio a certe criticità inaccettabili”. Chiaro il riferimento allo stop, riuscito in collaborazione con la Francia, sulla produzione del vino rosato miscelato.

 

07-08-2009

L’ESPRESSO

Aiuto si è ubriacato il mondo ... Il Bordeaux è invenduto. Il Cava spagnolo è in crisi. E il Chianti piange. Il business del vino abbandona l’Europa. Per emigrare in Cile, Argentina e Australia... Al termine dell’ultima edizione di Vinexpo, a fine giugno, sono stati diffusi dati trionfalistici: il consumo mondiale di vini e alcolici continuerà ad aumentare del 3,5 per cento nei prossimi cinque anni e il fatturato al consumo dovrebbe raggiungere da qui al 2012 oltre 390 miliardi di dollari. Ma pochi hanno fatto festa: anche a Vinexpo (meno 7,56 per cento di visitatori rispetto all’edizione del 2007) si è avuta conferma di quanto resti alta la febbre del mercato del vino, che ha il suo termometro principale negli Stati Uniti: non tanto e non solo per le sue dimensioni, quanto perché là si manifestano e si misurano le tendenze. I dati diffusi un mese fa dall’Italian Wine & Food Institute, per quanto previsti, parlano chiaro e sono più che mai allarmanti per i produttori del Vecchio Mondo: italiani, francesi, spagnoli e tedeschi. La crisi ha cambiato i consumi. Non si rinuncia al vino, ma si privilegia quello meno costoso. Il consumo complessivo continua cioè ad aumentare in quantità negli Usa (più 19,3 per cento rispetto al 2008), ma perde in valore (meno 14,4 per cento). Chi ne fa le spese? I paesi del Vecchio Mondo, che devono assistere a crescite impressionanti dell’export dell’Australia (che con un più 60,8 per cento ha nettamente superato l’Italia, in perdita del 10,2 per cento, e conquistato il primo posto nel mercato nordamericano), del Cile (più 134 per cento), dell’Argentina (più 28,5 per cento), della Nuova Zelanda (più 20,3 per cento). Se si considera poi che la produzione interna degli Usa cresce in qualità e si espande in quantità, si spiega perché gli spazi per i paesi tradizionali si restringono, soprattutto per i vini di minor valore.
E infatti su tutti i più imporranti mercati crescono in misura molto consistente le importazioni di vini sfusi, cioè non imbottigliati nel paese d’origine, o “da pasto”, come li definiscono gli americani. Vini che, appunto, rappresentano oggi la forza dei paesi emergenti, a danno soprattutto dell’Italia, storico leader di mercato dello sfuso, che non può in alcun modo competere con quei paesi sul terreno dei listini: il prezzo medio all’origine degli sfusi australiani, argentini e cileni è di circa mezzo dollaro al litro, contro i 3,5 dollari di quelli europei. Per fortuna, grazie agli incentivi disposti dall’Organizzazione mondiale del commercio a favore di chi estirpa vigneti di bassa qualità e di alto rendimento, e grazie anche al raccolto non abbondante delle ultime quattro vendemmie, sta riducendosi lo scarto strutturale fra la produzione globale, da sempre largamente eccedente, e l’andamento dei consumi, in crescita molto lieve. Si beve infarti più vino nei paesi nuovi consumatori e meno in quelli di più antica tradizione, anche per effetto delle energiche e talvolta indiscriminate campagne anti-alcol promosse dai diversi governi. I più preoccupati sono i francesi: lo champagne è stata una locomotiva inarrestabile, - ma ora segna il passo e rafforza le perplessità di chi, senza successo, aveva combattuo contro la decisione di estendere nel prossimo quinquennio l’area della denominazione. Bordeaux annega nel vino: la corsa d folle dei prezzi dell’annata 2005 si è scontrata con il muro della crisi mondiale e ha fatto crollare di almeno il 30 per cento il prezzo di bottiglie che “en primeur” superavano come niente fosse la barriera dei mille euro (a bottiglia, si intende). Una situazione aggravata dall’andamento delle annate successive che, pur buone e a prezzi drasticamente ridimensionati, ha creato mastodontici stock in giacenza, per i grandi ma soprattutto per i vini di base che oggi vengono svenduti in un mercato paralizzato. Tengono i Bourgogne, perché l’ottima qualità si accompagna a quantità complessivamente modeste: la somma delle produzioni di tutti i Grand Cru bianchi e rossi borgognoni è inferiore a quella di un Cru Classe mediogrande di Bordeaux. Hanno vita dura altre denominazioni prestigiose ed è drammatica la situazione dei vignerons delle aree meno qualificate. Problemi analoghi vive la Spagna, dove sono poche le etichette di fascia alta che trainano l’immagine del vino di qualità, mentre la stragrande maggioranza delle altre, compreso il Cava, lo spumante spagnolo, combatte nelle fasce medio-basse dei mercati. In ogni caso, la competizione è sempre più aspra fra i vini di stampo e gusto internazionale, ricavati cioè dai quei vitigni che, pur con caratteristiche non omogenee, garantiscono qualità accettabile e compatibile con tutte le latitudini: i cabernet sauvignon e franc, il merlot, un po’ meno lo sirah fra le uve nere, lo chardonnay e il sauvignon fra le bianche. Nella grande battaglia dello sfuso un segnale molto importante arriva da un altro paese fondamentale per il mercato del vino, il Regno Unito, dove fra il 2000 e il 2008 la quota dei “bulk wines” importati e imbottigliati direttamente in Inghilterra è passata dall’11 al 20 per cento del mercato totale, mattatori Australia e Usa. E, come se non bastasse, è di poche settimane fa la notizia, data da Wine News.it, che i produttori del Nuovo Mondo - dalla Nuova Zelanda alla California, dal Cile al Sud Africa e all’Argentina - stanno creando la New World Alliance per fare squadra fra loro e mettere a punto nuove strategie di marketing e di penetrazione per contrastare la forza dei paesi dell’Unione europea.

 

06-08-2009

ADNKRONOS

Enologia: al via in Franciacorta la vendemmia 2009. Winenews, berlucchi raccoglie alcune parcelle di pinot nero ... La vendemmia 2009 è già partita. Ne dànotizia Winenews.it (www.winenews.it), periodico specializzato in enologia. “A dare il via, oggi - informa Winenews.it - è Berlucchi, tra le più apprezzate maison della Franciacorta, che ha iniziato a raccogliere alcune parcelle di Pinot Nero nei suoi 450 ettari di vigneto, per una raccolta che mobiliterà 1.200 vendemmiatori”. “L'azienda - prosegue Winenews - continua così il progetto di viticoltura ed enologia di precisione, elaborato anche con il supporto del professor Leonardo Valenti (Università di Milano): i campionamenti di Chardonnay e Pinot Nero sono stati effettuati con le ‘mappe di vigore’, che consentono di vendemmiare, e, quindi, vinificare, in tempi diversi le porzioni del singolo vigneto, per vini base Franciacorta che enfatizzano le caratteristiche di ciascun vigneto”.

 

06-08-2009

CORRIERE DELLA SERA

Partenza record per la vendemmia ... Berlucchi ha già iniziato la raccolta. Via anche in Sicilia: sarà un’ottima annata... Grappoli maturi con due settimane di anticipo grazie al caldo di maggio ed alle precipitazioni... Vendemmia anticipata di almeno due settimane quest’anno. A dare il “la” è stata la Franciacorta, territorio vocato alle uve destinate alla produzione delle bollicine, sempre le prime a essere raccolte. Ieri ha inaugurato la stagione la Guido Berlucchi, che ha vendemmiato le prime bacche di Pinot nero. “E un’annata precoce - dice attuto Ziliani, vicepresidente e responsabile della produzione del marchio di Borgonato - grazie alle temperature elevate e alle precipitazioni costanti e regolari che hanno accelerato la maturazione dei grappoli”. La conferma della precocità arriva anche da Coldiretti: “Il caldo intenso di maggio ha portato a un anticipo lo sviluppo vegetativo dell’uva”, spiega Domenico Bosco responsabile dell’ufficio vino.
I tempi, per la vendemmia, li detta la natura. Ogni giorno i principali produttori fanno eseguire da tecnici specializzati una serie di campionamenti per avere dati sull’acidità e sul grado zuccherino, i due parametri fondamentali per giudicare quando l’uva è pronta. E, quando lo è, non aspetta. Così in molti si stanno preparando a lavorare in anticipo. Anche alle Cantine Ferrari si potrebbe “scendere in campo” prima di Ferragosto. “In genere cominciamo a vendemmiare alla fine di agosto - spiega Matteo Lunelli, vicepresidente della storica azienda di Trento - ma i nostri dati ci dicono che le uve saranno pronte verso dal 12 agosto”. Stagione anticipata anche in Sicilia. Quasi sicuramente Donnafugata comincerà lunedì prossimo, in concomitanza con la giornata di “Calici sotto le stelle”. Per l’evento, tradizionalmente promosso a livello nazionale ogni 10 agosto dall’associazione Città del Vino e dal Movimento Turismo del Vino, la tenuta Contessa Entellina aprirà le porte a 800 enoappassionati, che avranno la fortuna di assistere alla vendemmia notturna proprio nella notte di San Lorenzo.
Ma la qualità? Le premesse sono buone: “Il clima quest’anno ha avuto un mix positivo - spiega Alessandro Regoli, direttore di WineNews - caratterizzato dalla presenza di un anticiclone subtropicale e da una fase instabile e fresca, preceduti da una buona quantità di pioggia invernale e primaverile”. Si preannuncia così una vendemmia molto positiva dal punto di vista della qualità. Da Nord a Sud, è questo il “sentiment” raccolto dall’agenzia di esperti WineNews, che ha sentito i big del settore. Da Fausto Peratoner, del colosso trentino La Vis, a Mattia Vezzola, enologo di Bellavista, griffe della Franciacorta. Da Gianni Venica, alla guida dell’azienda friulana, ad Antonio Capaldo di Feudi di San Gregorio, protagonista dell’enologia irpina. Fino al trio d’eccellenza della Sicilia con Planeta, Donnafugata e Tasca d’Almerita. Il giudizio è concorde: è tutto pronto per un’ottima annata. Anche se ora arrivano i giorni decisivi. “Fino a oggi va tutto abbastanza bene in Sicilia, ma saranno determinanti i prossimi dieci giorni - spiega Antonio Rallo, agronomo di Donnafugata e appartenente alla famiglia che produce vino dal 1851 -. Tutte le uve sono in piena maturazione. Se il tempo rimane bello e caldo come in questi giorni e come è nella storicità del clima siciliano potrà essere anche ottima”. Stesso parere alla Cantine Ferrari. “L’uva è sana, ma questi ultimi giorni sono cruciali perché possa diventare eccezionale. Se continueremo ad avere una buona escursione termica tra il giorno e la notte l’uva potrà creare l’acidità e gli aromi giusti”.

 

31-07-2009

ANSA

Vino: Winenews, ecco i vini dei vip, Brunello spopola ... Da Carlo De Benedetti a Sergio Marchionne, da Gianni Letta a Gianni Rivera, fino a Tinto Brass, Massimo D’Alema, Ignazio La Russa e altri noti personaggi: tutti hanno i loro ’vini del cuore’, svelati a www.winenews.it. Carlo De Benedetti predilige il Barbera di Vietti, il Ben Ryé di Donnafugata e il Barbaresco di Gaja, Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat, è un appassionato del Brunello di Montalcino, Barbera d’Alba e le migliori etichette di Bordeaux. Gianni Letta sceglie il Barbaresco 2004 Gaja, Brunello di Montalcino 2001 Castello Romitorio e Morellino di Scansano 2005 Ghiaccioforte. Il maestro del cinema erotico italiano Tinto Brass ha una grande passione per i Lambruschi, il Raboso del Piave e il Were Dreams di Jermann. Giancarlo Giannini beve il Brunello di Montalcino, l’Amarone e il Ghemme. Gianni Rivera, ex ‘golden boy’ del calcio italiano, indica invece Barbera e il Barbaresco, insieme ai vini di Franciacorta, in particolare Cà del Bosco, e i vini dei Fratelli Muratori. Massimo D’Alema indica come tre vini del cuore il Sagrantino di Montefalco “25 Anni” Arnaldo Caprai, il Masseto della Tenuta dell’Ornellaia e il Salice Salentino Selvarossa della Cantina Due Palme. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa confessa una predilezione per i bianchi trentini e altoatesini, i rossi siciliani e i rossi toscani, in particolare, il Val di Cornia Malentrata di Saiagricola. Il banchiere Alessandro Profumo, infine, amministratore delegato Gruppo Unicredit, predilige il Sagrantino di Montefalco “25 Anni” Arnaldo Caprai, il Langhe Rosso Eresia Bricco Giubellini e il Barolo Bricco Giubellini.

 

31-07-2009

AGI

Vino: quello che bevono i vip, le loro bottiglie “del cuore” ... Da Carlo De Benedetti a Sergio Marchionne, da Gianni Letta a Gianni Rivera, da Josè Van Roy Dalì a Stefano Bollani, fino a Tinto Brass, Massimo D’Alema e Ignazio La Russa e molti altri: ecco i loro “vini del cuore”, svelati in esclusiva a www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere. Sono alcuni dei nomi più noti del mondo del cinema e dello sport, figli d’arte e grandi musicisti, ma anche politici, economisti, volti noti del piccolo schermo e del jet set internazionale, tutti con una sincera passione in comune: l’amore per i grandi vini e il piacere di un buon bicchiere. Cominciando dal finanziere Carlo De Benedetti, i cui vini del cuore sono la Barbera di Vietti, il Ben Ryè di Donnafugata e il Barbaresco di Gaja. Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat, a WineNews ha rivelato di non farsi mai mancare Brunello di Montalcino, Barbera d’Alba e le migliori etichette di Bordeaux. L’avvocato Gianni Letta, “eminenza grigia” tra i più stretti e fidati collaboratori di Silvio Berlusconi, predilige il Barbaresco 2004 Gaja, Brunello di Montalcino 2001 Castello Romitorio (di proprietà dell’artista della Transavaguardia, Sandro Chia) e Morellino di Scansano 2005 Ghiaccioforte. Il maestro del cinema erotico italiano Tinto Brass ha una grande passione per i Lambruschi, il Raboso del Piave e il Were Dreams di Jermann. Giancarlo Giannini, uno dei più famosi e apprezzati attori del panorama italiano, con alle spalle una lunga e ricca carriera in Italia, ma anche oltreoceano, ha scelto il Brunello di Montalcino, l’Amarone e il Ghemme. Uno dei migliori calciatori del XX secolo, il “Golden boy” del calcio italiano Gianni Rivera, indica invece la Barbera e il Barbaresco, insieme ai vini di Franciacorta, in particolare Ca’ del Bosco, e i vini dei Fratelli Muratori. Josè Van Roy Dalì, figlio dell’illustre pittore Salvador Dalì e poliedrico e stravagante pittore lui stesso, ama particolarmente il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Cava. Passiamo a Stefano Bollani, uno dei nomi più apprezzati del panorama jazz internazionale, che ha indicato come vini del cuore il Brunello di Montalcino Castello Banfi, il Greco di Tufo Feudi San Gregorio e il Fiano d’Avellino Mastroberardino. Il tastierista e voce dei Pooh Roby Facchinetti, preferisce su tutti lo Chardonnay Planeta, il Muratori Dosaggio Zero Cisiolo e il Vigna Usilio Rubbia al Colle Val di Cornia Suvereto Sangiovese. Massimo D’Alema, onorevole del Pd, parlamentare europeo, Presidente della Fondazione Italianieuropei e vice Presidente dell’Internazionale Socialista, già Presidente del Consiglio dei Ministri ed ex Ministro degli Esteri italiano, indica come tre vini del cuore il Sagrantino di Montefalco “25 Anni” Arnaldo Caprai, il Masseto della Tenuta dell’Ornellaia e il Salice Salentino Selvarossa della Cantina Due Palme. Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa confessa una predilezione per i bianchi trentini e altoatesini, i rossi siciliani e i rossi toscani, in particolare, il Val di Cornia Malentrata di Saiagricola. La conduttrice televisa, giornalista e politica italiana Irene Pivetti indica il Brunello di Montalcino, il Barolo e il Barbaresco. Il comico toscano Cristiano Militello, inviato di successo di “Striscia la Notizia”, dove cura la famosa rubrica “Striscia lo Striscione”, con le immagini e le curiosità più divertenti degli stadi, sceglie come vini del cuore L’Apparita Castello di Ama, lo Strale Gualdo del Re e l’Insoglio del Cinghiale Tenuta di Biserno. Il principe Carlo Giovannelli, ospite di salotti ed arene televisive, sceglie invece il Frascati 1989 Principi Pallavicini, il Brunello di Montalcino 1999 Argiano e lo Chateau Lafite 1980. Il simpaticissimo attore toscano Leonardo Pieraccioni preferisce su tutti Chianti Classico 2003 Castello di Ama, Bolgheri Sassicaia 2004 Tenuta San Guido, Baccano 2004 Belriguardo (creato dalla cantante rock Gianna Nannini). Il banchiere Alessandro Profumo, amministratore delegato Gruppo Unicredit, predilige invece il Sagrantino di Montefalco “25 Anni” Arnaldo Caprai, il Langhe Rosso Eresia Bricco Giubellini e Barolo Bricco Giubellini. Gherardo Guidi, patron della Capannina e della Bussola in Versilia, predilige il Dom Perignon, lo Spumante Berlucchi e il Leca di Aneri. Concludiamo con i tre vini del cuore svelati a www.winenews.it dal presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari: i rossi di Toscana, il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano, insieme ai Supertuscans e ai rossi di Calabria.

 

28-07-2009

AGI

Vini: dal 1° agosto controlli qualità a cura di “Valore Italia” ... Da sabato 1 agosto, i controlli sui vini di qualità saranno eseguiti da “Valore Italia”. La società nasce dalla compartecipazione di Federdoc che, con il 51% delle azioni, detiene la maggioranza e l’ente certificatore Csqa (49%). È quanto riferisce Winenews ricordando che , con la vicinissima entrata in vigore del Regolamento della Comunità Europea 479/08, ovvero la nuova Ocm vino, che prevede l’obbligo di controlli sui vini Dop e Igp, questi dovranno essere effettuati da un ente pubblico o da un ente terzo autorizzato. In Italia, attualmente, il sistema dei controlli sulle Doc/Docg è per la massima parte effettuato dai Consorzi di tutela che, non avendo le caratteristiche di terzietà richieste dalla Nuova Ocm, dal 1 agosto non potranno piu’ direttamente esercitare questa funzione. La strada che sembra abbia scelto definitivamente la stragrande maggioranza dell’Italia del vino è dunque quella di affidarsi alla società “Valore Italia”, formata da poco piu’ di un mese da Federdoc, la Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni di origine, che conta su 100 soci, a rappresentare oltre il 70% della produzione nazionale di Vqprd, e l’ente di certificazione italiano Csqa, accreditato a livello internazionale nei settori Agroalimentare, Pubblica Amministrazione e Territorio, Servizi pubblici e socio-sanitari, Turismo, Sport e Benessere, Servizi, Scuola e Formazione, Cultura. La società è controllata da Federdoc, con il 51% dell’azioni; la Csqa ne controlla, invece, il 49%. L’amministratore delegato di “Valore Italia” sarà Ezio Pelissetti. “Valore Italia” è già stato accreditato come ente terzo di controllo dal Ministero, e successivamente, a partire dal 1 gennaio 2010, dovrà sottostare all’accreditamento ai sensi del regolamento comunitario 765/2008. Poichè molti Consorzi in questi anni, per effettuare l’attività di controllo, hanno fatto investimenti ed assunto personale, “Valore Italia” nasce con lo scopo di utilizzare tale personale (con formule che consentano di non collegare direttamente tali soggetti ai Consorzi stessi), per non disperdere il patrimonio professionale acquisito in questi anni. Altra soluzione è stata adottata, invece, in Campania, che ha affidato i controlli all’Ismecert, e in Sicilia, che li ha affidati all’Istituto della Vite e del Vino.

 

27-07-2009

ADN KRONOS

Notizie flash: 2/a edizione - L’economia ... Il mondo del vino in Europa si deve adeguare alla nuova Ocm, l’organizzazione comune del mercato sul vino. Mentre in Italia, la situazione è a dir poco ancora molto fluida, per non dire nebulosa, Francia e Spagna, paesi di punta della produzione vitienologica europea e diretti concorrenti dell’Italia, hanno, almeno ‘‘in generalè’, recepito l’Ocm vino, che si avvia ad essere rubricato fra le pratiche già evase. Lo segnala una inchiesta di WineNews, la rivista on line per gli enoappassionati (www.winenews.it) sugli effetti della nuova Ocm vino e sugli assetti legislativo-organizzativi del mondo del vino europeoIn Francia, nel regno delle denominazioni piu’ famose del mondo, grazie soprattutto al fatto che la nuova Ocm è, quanto meno, ispirata dal sistema di regole transalpino, il regolamento comunitario 479/2008 dovrebbe essere già stato ‘‘digerito’’ senza nessun tipo di problema. In Spagna, situazione altrettanto tranquilla, ma per motivi diversi: la forte autonomia delle Regioni iberiche ha permesso un adeguamento pronto e snello alla nuova Ocm attraverso una normativa ad hoc con percorsi amministrativi semplici, prodotta regione per regione. Il 24 luglio sono usciti i i regolamenti applicativi della nuova Ocm vino. Francia e Spagna hanno preferito lavorare in modo diverso dall’Italia, cominciando a ragionare sulle anticipazioni di questi testi legislativi, mentre da noi - osserva WineNews - è stata scelta la strada di affrontarli solo subito dopo la loro pubblicazione.

 

27-07-2009

ADN KRONOS

Enologia: WineNews, in Italia situazione nebulosa su nuove norme Ue. Francia e Spagna a buon punto nel recepimento Ocm ... Il mondo del vino in Europa si deve adeguare alla nuova Ocm, l’organizzazione comune del mercato sul vino. Mentre in Italia, la situazione è a dir poco ancora molto fluida, per non dire nebulosa, Francia e Spagna, paesi di punta della produzione vitienologica europea e diretti concorrenti dell’Italia, hanno, almeno “in generale”, recepito l’Ocm vino, che si avvia ad essere rubricato fra le pratiche già evase. Lo segnala una inchiesta di WineNews, la rivista on line per gli enoappassionati (www.winenews.it) sugli effetti della nuova Ocm vino e sugli assetti legislativo-organizzativi del mondo del vino europeo In Francia, nel regno delle denominazioni piu’ famose del mondo, grazie soprattutto al fatto che la nuova Ocm è, quanto meno, ispirata dal sistema di regole transalpino, il regolamento comunitario 479/2008 dovrebbe essere già stato ‘‘digerito’’ senza nessun tipo di problema. In Spagna, situazione altrettanto tranquilla, ma per motivi diversi: la forte autonomia delle Regioni iberiche ha permesso un adeguamento pronto e snello alla nuova Ocm attraverso una normativa ad hoc con percorsi amministrativi semplici, prodotta regione per regione. Il 24 luglio sono usciti i i regolamenti applicativi della nuova Ocm vino. Francia e Spagna hanno preferito lavorare in modo diverso dall’Italia, cominciando a ragionare sulle anticipazioni di questi testi legislativi, mentre da noi - osserva WineNews - è stata scelta la strada di affrontarli solo subito dopo la loro pubblicazione.

 

27-07-2009

AGI

Vino: Francia e Spagna a buon punto per recepimento nuova Ocm ... Francia e Spagna a buon punto nel recepimento della nuova Ocm vino. È quanto emerge dall’l’inchiesta di WineNews sugli effetti della nuova Ocm vino sugli assetti legislativo-organizzativi del mondo del vino europeo, evidentemente, fondamentali per una programmazione imprenditoriale decisiva in un momento di forte crisi generalizzata come quello attuale. Se, come già abbiamo segnalato, in Italia, la situazione è a dir poco ancora molto fluida, per non dire nebulosa, cosa è accaduto nei principali Paesi produttori dell’Unione europea, mentre da noi regna e regnava un assordante silenzio? Cominciamo con la Francia. Nel regno delle denominazioni piu’ famose del mondo, grazie, bisogna ammettere, soprattutto al fatto che la nuova Ocm è, quanto meno, ispirata dal sistema di regole transalpino, il regolamento comunitario 479/2008 dovrebbe essere già stato “digerito” senza nessun tipo di problema. Da una parte, solo per fare qualche esempio, una piramide qualitativa, Aoc e Vin de Pays, perfettamente sovrapponibile alle Dop e alle Igp, dall’altro, i consorzi interprofessionali a tutti gli effetti riconosciuti come enti terzi e, quindi, già predisposti a svolgere l’annoso compito dei controlli. In Spagna, situazione altrettanto tranquilla, ma per motivi diversi: la forte autonomia delle Regioni iberiche ha permesso un adeguamento pronto e snello alla nuova Ocm attraverso una normativa ad hoc con percorsi amministrativi semplici, prodotta regione per regione. Insomma, per non usare inutili giri di parole, Francia e Spagna, Paesi di punta della produzione vitienologica europea e diretti concorrenti dell’Italia, hanno, almeno “in generale”, recepito l’Ocm vino, che si avvia ad essere rubricato fra le pratiche già evase. I motivi principali risiedono non solo in una organizzazione generale di questi Stati moderna ed efficiente (si va da un federalismo collaudato e ben funzionante, per la Spagna, ad un dirigismo statale moderno e concreto nel caso della Francia), che ha garantito un buon livello di reattività, ma anche, aggiungiamo, in una giusta dose di sensibilità verso un comparto economicamente importante che, specie nel caso francese, ma dovrebbe essere lo stesso anche per il Bel Paese, è considerato un vero e proprio fondamento della cultura e dell’immagine della Francia stessa. Il 24 luglio sono usciti i i regolamenti applicativi della nuova Ocm vino. Anche in questo caso Francia e Spagna hanno preferito lavorare in modo diverso dall’Italia, cominciando a ragionare sulle anticipazioni di questi testi legislativi, mentre da noi è stata scelta la strada di affrontarli solo subito dopo la loro pubblicazione.

 

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