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Articoli

25-02-2010

ADNKRONOS

Enologia: dall’Italia all’estero prezzo bottiglia vino cresce fino a 10 volte secondo analisi di Winenews a causa di balzelli e tasse … Si fa presto a dire ’’export’’, ma bastano pochi passaggi (obbligati) ed ecco che la bottiglia che esce da una cantina italiana si trova sullo scaffale straniero a prezzi anche 10 volte quello di partenza. Con il rischio reale che i consumatori stranieri non riescano a percepire il vero rapporto qualità/prezzo dei nostri vini, da tutti indicato come chiave di volta del mercato. Ecco l’analisi di www.winenews.it: balzelli, tasse, accise e spese aggiungono enormi difficoltà alla concorrenza spietata dei produttori del Nuovo Mondo, e ad una crisi che non è stata ancora del tutto digerita. E questo vale per tutti i mercati, da quelli storici come gli Stati Uniti, a quelli emergenti, come la Cina, l’Est Asia e il Brasile. Da 8 euro franco cantina, a 45 euro allo scaffale di Rio de Janeiro: ecco di quanto levita una bottiglia che prende la via del Brasile, mercato sempre più importante. Un aumento enorme, che oltre alle normali spese di commercializzazione e ai ricarichi dei locali, è causato da una tassa ad valorem del 27% per i vini tranquilli, ad una tassa per l’importazione, fino ad accise ad valorem che variano a seconda delle zone di destinazione. La Cina è vicina? Si e no, perchè una bottiglia che parte da Roma a 5 euro franco cantina arriva a Pechino a 25-30 euro, causa tasse di importazione del 40-60% sul valore dichiarato della fattura, il trasporto, e i ricarichi di distributori e commercianti. Peggio ancora va nella grande India: 50% di dazio doganale, il 200% di accise, 9% per scarico e sdoganamento, 29% di carico in deposito, 12,5% per l’importatore, il 12% del grossista e il 15% di ricarico del dettagliante e tassa di vendita finale, ed ecco che la bottiglia che in Italia esce dalla cantina a 5 euro a Deli o Mumbay costa più di 55 euro allo scaffale. Anche il “sogno americano” rivela una dura realtà: negli Stati Uniti, benchè in ogni Stato esistano tasse sulla vendita e tasse ad valorem, non particolarmente forti però, è il meccanismo dell’importazione/distribuzione a fare la differenza. Qui, un vino che esce da una cantina italiana al prezzo di 8 euro franco cantina arriva a costare 2/3 volte quel prezzo, se i passaggi sono solo produttore/distributore e distributore/enoteca (in questo caso il distributore ha licenza di importazione). Se si interpone anche un importatore terzo, il prezzo subisce un ulteriore ricarico ed è circa 3/4 volte il prezzo di partenza.

 

25-02-2010

WEB ADNKRONOS

Vino, da cantina a export prezzo bottiglia aumenta anche 10 volte … Secondo un’analisi di www.winenews.it, bastano pochi passaggi (obbligati) e sullo scaffale straniero il prezzo lievita. Di quanto aumenta una bottiglia di vino dal momento che esce dalla cantina per essere esportata all’estero? Seconda un’analisi di www.winenews.it anche di 10 volte. Si fa presto a dire export, ma bastano pochi passaggi (obbligati) ed ecco che la bottiglia che esce da una cantina italiana si trova sullo scaffale straniero a prezzi anche 10 volte quello di partenza. Con il rischio reale che i consumatori stranieri non riescano a percepire il vero rapporto qualità/prezzo dei nostri vini, da tutti indicato come chiave di volta del mercato. Le cause? Quelle di sempre, balzelli, tasse, accise e spese varie aggiungono enormi difficoltà alla concorrenza spietata dei produttori del Nuovo Mondo, e questo vale per tutti i mercati, da quelli storici come gli Stati Uniti, a quelli emergenti, come la Cina, l’Est Asia e il Brasile. Da 8 euro franco cantina a 45 euro allo scaffale di Rio de Janeiro: ecco di quanto lievita una bottiglia che prende la via del Brasile, mercato sempre più importante. Un aumento enorme, che, oltre alle normali spese di commercializzazione e ai ricarichi dei locali, è causato da una tassa ad valorem del 27% per i vini ‘tranquill’, una tassa per l’importazione, fino ad accise che variano a seconda delle zone di destinazione. La Cina è vicina? Sì e no, perché una bottiglia che parte da Roma a 5 euro franco cantina arriva a Pechino a 25-30 euro, causa tasse di importazione del 40-60% sul valore dichiarato della fattura, il trasporto e i ricarichi di distributori e commercianti. Peggio ancora va nella grande India: 50% di dazio doganale, il 200% di accise, 9% per scarico e sdoganamento, 29% di carico in deposito, 12,5% per l’importatore, il 12% del grossista e il 15% di ricarico del dettagliante e tassa di vendita finale, ed ecco che la bottiglia che in Italia esce dalla cantina a 5 euro a Deli o Mumbay costa più di 55 euro allo scaffale. Anche il sogno americano rivela una dura realtà: negli Stati Uniti, benché in ogni Stato esistano tasse sulla vendita e tasse ad valorem, non particolarmente forti però, è il meccanismo dell’importazione/distribuzione a fare la differenza. Qui, un vino che esce da una cantina italiana al prezzo di 8 euro franco cantina arriva a costare 2/3 volte quel prezzo, se i passaggi sono solo produttore/distributore e distributore/enoteca (in questo caso il distributore ha licenza di importazione). Se si interpone anche un importatore terzo, il prezzo subisce un ulteriore ricarico ed è circa 3/4 volte il prezzo di partenza.

 

22-02-2010

NAZIONE/GIORNO/CARLINO

Barolo, Chianti, Brunello e Franciacorta i più amati ... Il vino più amato dagli italiani è il Barolo, secondo il sondaggio online realizzato dal sito Winenews in collaborazione con Vinitaly. Tra le regioni svetta il Piemonte, seguito a ruota dalla Toscana con Chianti Classico e Brunello di Montalcino, e dalla Lombardia con Franciacorta. Al sondaggio hanno partecipato 1.424 enonauti, in prevalenza uomini con elevato livello di studio. I quattro vini più desiderati sono Barolo (25%), Chianti Classico (20%), Brunello di Montalcino (18%) e Franciacorta (10%). Seguono Barbaresco, Bolgheri, Montefalco, Amarone, Collio e Supertuscan.

 

18-02-2010

VELINO

Vino: i più amati sono Barolo, Chianti, Brunello e Franciacorta ... In cima alla wish list degli eno-appassionati italiani c’è il Barolo, la denominazione che vanta una grande allure nel segno della tradizione. È il vino piemontese il più amato e desiderato, seguito da Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta, secondo il sondaggio di www.winenews.it uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.it), rassegna di riferimento dell’enologia mondiale. Sempre “made in Piemonte” la griffe preferita, ovvero Gaja; in seconda battuta si piazzano Antinori, marchio toscano di fama internazionale, Bellavista, realtà franciacortina d’eccellenza, Tenuta dell’Ornellaia, marchio deluxe che firma un’etichetta di culto a Bolgheri, e Caprai, cantina umbra che ha lanciato il Sagrantino nel gotha dell’enologia. Sono invece - con piccole differenze - Barolo, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta, i “quattro moschettieri” che guidano la classifica delle denominazioni che vantano il legame più profondo con il proprio territorio di appartenenza. L’inchiesta, che ha coinvolto 1.424 enonauti, indaga sulle preferenze degli appassionati riguardo a territori e cantine. In testa alla classifica delle denominazioni più amate si piazza il Barolo (22 per cento delle preferenze), portabandiera del Piemonte e pietra miliare dell’enologia tricolore. A seguire Chianti Classico (12 per cento), territorio che vanta un inimitabile fascino conferito da storia, arte e paesaggio, Brunello di Montalcino (11 per cento), uno dei vini made in Italy più conosciuti nel mondo, e Franciacorta (10 per cento), simbolo delle bollicine d’eccellenza di casa nostra. A seguire, nella top ten delle denominazioni preferite, ci sono Amarone della Valpolicella, Bolgheri, Barbaresco, Sagrantino di Montefalco, Trento Doc, Taurasi. A seguire Valtellina, Valdobbiadene-Conegliano, Nobile di Montepulciano, Verdicchio.
Nelle cantine preferite, al primo posto, si piazza il piemontese Gaja (8 per cento), sicuramente uno dei portabandiera dell’Italia del vino nel mondo, seguito da Antinori (5 per cento), cantina toscana dalla storia secolare; quindi, con il 4 per cento, Bellavista, una delle più note realtà della Franciacorta fondata da Vittorio Moretti, Tenuta dell’Ornellaia, fascinosa griffe toscana sinonimo di un grande vino, Caprai, autore del rilancio territoriale di Montefalco e dell’antico vitigno Sagrantino. Tra le più votate seguono poi Tasca d’Almerita, Terlano, San Michele Appiano, Planeta e Donnafugata. Ed ancora Ca’ del Bosco, Ferrari e Castello di Ama. Infine, tra i più gettonati, anche Biondi Santi, Tenuta San Guido, Bartolo Mascarello, Dal Forno, Allegrini, Valentini. Nel votare la “cantina del cuore”, gli eno-appassionati si sono decisamente frammentati, arrivando a indicare oltre 180 marchi: un segnale che conferma anche l’attuale segmentazione dell’offerta enologica nazionale. In testa alla classifica delle denominazioni che vantano il legame più profondo con il territorio svettano i “quattro moschettieri”: Barolo (25 per cento), Chianti Classico (20 per cento), Brunello di Montalcino (18 per cento) e Franciacorta (10 per cento). Questi, stando sempre agli enonauti, i “marchi territoriali” più forti, che non possono essere più considerati semplici denominazioni, ma luoghi di culto enologico che assumono la valenza di veri e propri brand. Seguono, nella top ten, Barbaresco, Bolgheri, Montefalco, Amarone, Collio e Supertuscan. Da rilevare, in questa classifica, l’ascesa dei cosiddetti “macro-territori”, in particolare Trentino e Sicilia, regioni votate per la qualità della loro offerta produttiva complessiva e non per le singole denominazioni di origine.

 

18-02-2010

ANSA

Vino: Winenews; Barolo è il più desiderato dagli italiani ... Il più amato e desiderato dagli italiani, per quanto riguarda i vini, è il Barolo. Lo rivela un sondaggio online realizzato dal sito Winenews in collaborazione con Vinitaly, kermesse di riferimento di settore, secondo il quale nella classifica dei desideri di intenditori e appassionati di vino svetta il Piemonte, seguito a ruota dalla Toscana con Chianti Classico e Brunello di Montalcino e più staccata la Lombardia con Franciacorta. Al sondaggio hanno partecipato 1.424 enonauti, in prevalenza uomini con elevato livello di studio. I quattro vini più desiderati sono gli stessi che vengono indicati come le denominazioni che vantano il legame più profondo con il territorio, che assumono cioé la valenza di veri e propri brand: Barolo (25%), Chianti Classico (20%), Brunello di Montalcino (18%) e Franciacorta (10%). Seguono Barbaresco, Bolgheri, Montefalco, Amarone, Collio e Supertuscan. Da rilevare l’ascesa dei cosiddetti ‘macro-territori’, in particolare Trentino e Sicilia. Più frammentata la classifica della ‘cantina del cuore’: svetta anche in questo caso il Piemonte con Gaja (8%), seguito da Antinori (5%), da Bellavista (4%), Tenuta dell’Ornellaia e Caprai. Tra le più votate anche Tasca d’Almerita, Terlano, San Michele Appiano, Planeta, Donnafugata, Cà del Bosco, Ferrari, Castello di Ama, Biondi Santi, Tenuta San Guido, Bartolo Mascarello, Dal Forno, Allegrini, Valentini.

 

18-02-2010

AGI

Vini: Winenews-Vinitaly, c’è il Barolo al top dei desideri ... In cima alla wish list degli eno-appassionati italiani c’è il Barolo, la denominazione che vanta una grande allure nel segno della tradizione. E’ il vino piemontese il più amato e desiderato, seguito da Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta, secondo il sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.it), rassegna di riferimento dell’enologia mondiale. Sempre ‘made in Piemonte’ la griffe preferita, ovvero Gaja; in seconda battuta si piazzano Antinori, marchio toscano di fama internazionale, Bellavista, realtà franciacortina d’eccellenza, Tenuta dell’Ornellaia, marchio deluxe che firma un’etichetta di culto a Bolgheri, e Caprai, cantina umbra che ha lanciato il Sagrantino nel gotha dell’enologia. Sono invece - con piccole differenze - Barolo, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta, i ‘quattro moschettieri’ che guidano la classifica delle denominazioni che vantano il legame più profondo con il proprio territorio di appartenenza. L’inchiesta, che ha coinvolto 1.424 enonauti (amanti di vino & web), indaga sulle preferenze degli appassionati riguardo a territori e cantine. In testa alla classifica delle denominazioni più amate si piazza il Barolo (22% delle preferenze), portabandiera del Piemonte e pietra miliare dell’enologia tricolore. A seguire Chianti Classico (12%), territorio che vanta un inimitabile fascino conferito da storia, arte e paesaggio, Brunello di Montalcino (11%), uno dei vini made in Italy più conosciuti nel mondo, e Franciacorta (10%), simbolo delle bollicine d’eccellenza di casa nostra. A seguire, nella top ten delle denominazioni preferite, ci sono Amarone della Valpolicella, Bolgheri, Barbaresco, Sagrantino di Montefalco, Trento Doc, Taurasi. A seguire Valtellina, Valdobbiadene-Conegliano, Nobile di Montepulciano, Verdicchio. Nelle cantine preferite, al primo posto, si piazza il piemontese Gaja (8%), sicuramente uno dei portabandiera dell’Italia del vino nel mondo, seguito da Antinori (5%), cantina toscana dalla storia secolare; quindi, con il 4%, Bellavista, una delle più note realtà della Franciacorta fondata da Vittorio Moretti, Tenuta dell’Ornellaia, fascinosa griffe toscana sinonimo di un grande vino, Caprai, autore del rilancio territoriale di Montefalco e dell’antico vitigno Sagrantino. Tra le più votate seguono poi Tasca d’Almerita, Terlano, San Michele Appiano, Planeta e Donnafugata. Ed ancora Ca’ del Bosco, Ferrari e Castello di Ama. Infine, tra i più gettonati, anche Biondi Santi, Tenuta San Guido, Bartolo Mascarello, Dal Forno, Allegrini, Valentini. Nel votare la ‘cantina del cuore’, gli eno-appassionati si sono decisamente frammentati, arrivando a indicare oltre 180 marchi: un segnale che conferma anche l’attuale segmentazione dell’offerta enologica nazionale. In testa alla classifica delle denominazioni che vantano il legame più profondo con il territorio svettano i ‘quattro moschettieri’: Barolo (25%), Chianti Classico (20%), Brunello di Montalcino (18%) e Franciacorta (10%). Questi, stando sempre agli enonauti, i ‘marchi territoriali’ più forti, che non possono essere più considerati semplici denominazioni, ma luoghi di culto enologico che assumono la valenza di veri e propri brand. Seguono, nella top ten, Barbaresco, Bolgheri, Montefalco, Amarone, Collio e Supertuscan. Da rilevare, in questa classifica, l’ascesa dei cosiddetti ‘macro-territori’, in particolare Trentino e Sicilia, regioni votate per la qualità della loro offerta produttiva complessiva e non per le singole denominazioni di origine. Ma chi sono gli enonauti che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it? Si tratta di appassionati del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

 

18-02-2010

ADNKRONOS

Vino: sondaggio Winenews-Vinitaly, Barolo al top dei gusti degli enoappassionati a seguire Chianti, Brunello e Franciacorta ... In cima alla wish list degli eno-appassionati italiani c’è il Barolo, la denominazione che vanta una grande allure nel segno della tradizione. E’ il vino piemontese il più amato e desiderato, seguito da Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta. E’ quanto emerge dal sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.it), rassegna di riferimento dell’enologia mondiale. Sempre ‘made in Piemonte’ la griffe preferita, ovvero Gaja; in seconda battuta si piazzano Antinori, marchio toscano di fama internazionale, Bellavista, realtà franciacortina d’eccellenza, Tenuta dell’Ornellaia, marchio deluxe che firma un’etichetta di culto a Bolgheri, e Caprai, cantina umbra che ha lanciato il Sagrantino nel gotha dell’enologia. Sono invece - con piccole differenze - Barolo, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta, i “quattro moschettieri” che guidano la classifica delle denominazioni che vantano il legame più profondo con il proprio territorio di appartenenza. L’inchiesta, che ha coinvolto 1.424 enonauti (amanti di vino & web), indaga sulle preferenze degli appassionati riguardo a territori e cantine. In testa alla classifica delle denominazioni più amate si piazza il Barolo (22% delle preferenze), portabandiera del Piemonte e pietra miliare dell’enologia tricolore. A seguire Chianti Classico (12%), territorio che vanta un inimitabile fascino conferito da storia, arte e paesaggio, Brunello di Montalcino (11%), uno dei vini made in Italy più conosciuti nel mondo, e Franciacorta (10%), simbolo delle bollicine d’eccellenza di casa nostra. A seguire, nella top ten delle denominazioni preferite, ci sono Amarone della Valpolicella, Bolgheri, Barbaresco, Sagrantino di Montefalco, Trento Doc, Taurasi. A seguire Valtellina, Valdobbiadene-Conegliano, Nobile di Montepulciano, Verdicchio.

 

28-01-2010

ITALIA OGGI

Winenews.it: il vino italiano non sposa il web ... Internet per il vino? Un calice amaro. L’immagine riassume l’atteggiamento della maggior parte delle aziende vinicole italiane, che continuano a guardare con distacco le potenzialità della rete, sia dal punto di vista commerciale che di marketing. E così, il novero delle cantine on-line finisce per contemplare i soliti noti. Lo rivela la nona edizione di Cantine in Web, classifica annuale stilata da Winenews.it, agenzia di comunicazione dedicata al mondo del vino. “È inconcepibile che aziende di importanza mondiale siano in rete con siti non all’altezza”, commenta Alessandro Regoli, fondatore di Winenews.it, “il settore non riesce a innamorarsi di uno strumento importante che oggi si usa per fare tutto, dall’informazione sui prodotti e l’azienda, alla fidelizzazione. Oltretutto, Internet costa poco, rispetto ad altri mezzi”. Manca, insomma, “la consapevolezza collettiva delle potenzialità di Internet”. Varietà dei contenuti, grafica curata, interazione con i social network e uno sguardo che va oltre i confini dell’azienda, ma anche intrattenimento ed e-commerce: sono le caratteristiche dei migliori siti delle cantine italiane. Al primo posto, il marchio veneto Santa Margherita (santamargherita.com), seguita dalle cantine siciliane Planeta (planeta.it). Ex-aequo, al terzo posto, Donnafugata (donnafugata.it) e Tasca d’Alimerita (tascadalmerita.it), mentre ai piedi del podio si colloca il trio Duca di Salaparuta, Vini Corvo e Cantine Florio (duca.it, vinicorvo.it, cantineflorio.it), controllate dall’Illva di Saronno. A seguire, arnaldocaprai.it, Josko Gravner (gravner.it) e la prima new entry (7° posto) rappresentata da Fratelli Muratori (arcipelagomuratori.it). Sale Feudi di San Gregorio (feudi.it), seguito da Poggio Argentiera (poggioargentiera.com) e Ferrari (cantineferrari.it). A chiudere la top 12, Cavit (cavit.it) e Berlucchi (berlucchi.it).

 

24-01-2010

LA STAMPA

La rivincita del sughero ... Il 2015 doveva essere l’anno dell’estinzione per i tappi classici invece si sono ripresi il mercato e la produzione cresce di nuovo... Il 2015 doveva essere l’anno del non ritorno per le sugherete del pianeta, il punto più basso della produzione, massacrata dalle scelte diverse del mondo del vino pronto a lasciare i tappi di sughero colpevoli di aver rovinato migliaia di bottiglie. Una previsione di mercato aveva fatto scattare l’allarme del Wwf che temeva per la sopravvivenza di un habitat naturale importante per il Mediterraneo. L’annuncio datato primi anni 2000 è stato ridicolizzato dai fatti: il mondo del vino ha confermato la sua fiducia al sughero e le aziende che producono tappi hanno dati di crescita costanti. Il merito è tutto della ritrovata qualità che ha consentito di far calare dal 7/10 per cento al 3,3 il danno da tappo sulle bottiglie finite sulle tavole del pianeta. I primi ad accorgersi dell’inattesa controtendenza sono stati tedeschi americani e nei giorni scorsi è stato il “Die Zeit” ad annunciare la rivincita del sughero. Sono stati fatti sforzi importanti per tenere lontano dal vino Armillaria Mellea e Tricloroanisolo, i colpevoli della contaminazione e in qualche caso sono stati usati anche particolari filtri per difendere bianchi e rossi dall’attacco delle muffe. Certo sarà impossibile tornare ai dati di vendita degli Anni 90 perché i prodotti “low cost” hanno da tempo rinunciato al sughero e in Germania una catena di “hard discount” ha deciso di mettere in vendita solo prodotti non tappati con il sughero. Ma gli Anni 90 hanno visto arrivare sul mercato anche materia prima scadente che ha causato vere catastrofi enologiche come avvenne nel 1997 quando Elio Altare - uno dei più grandi barolisti - fu costretto a togliere dal mercato un’annata intera perché contaminata. Marco Caprai ama sperimentare ed è stato il primo a inserire nel tappo un microchip per garantire il consumattore dalle frodi ma non ha dubbi sulle scelte da fare per i grandi vini: “Per i prodotti di qualità va privilegiato il tappo naturale. Per il resto si può provare con vetro, polimeri, il tappo a corona o addirittura a vite come stiamo facendo per una catena americana, ma niente vale il fascino del sughero e le grandi bottiglie hanno bisogno di quel fascino”. Anche se il sughero nasconde sempre rischi. “Se servi un vino che sa di tappo, passi sempre per incompetente - dice Umberto Chiodi Latini del ristorante Vintage di Torino - e subisci il danno del costo della bottiglia quindi per i prodotti di pronta beva non mi dispiacciono i tappi di silicone come capita con Jermann o Valter Massa, ma quando stappi Barolo, Brunello, Gevrey-Chambertin, Latour e tutti gli altri ci vuole il sughero. Ma non scandalizziamoci troppo per le alternative pochi sanno che il 90% delle bottiglie di champagne, durante la lavorazione, è chiusa con semplici tappi a corona e il sughero arriva appena prima di andare sul mercato, solo le grandi riserve maturano nel tempo con i tappi di sughero”. “Da noi il caso tappi è complicato - spiega Alessandro Regoli, direttore di WineNews, uno dei siti più cliccati dell’Italia del vino -. I tappi di silicone o quelli a vite sono stati storicamente utilizzati per i vini molto economici e percepiti come sinonimo di bassa qualità, mentre i sugheri restano saldamente i tappi di riferimento per le etichette importanti. Credo che il sughero di qualità sia la soluzione giusta per i grandi vini da invecchiamento, diciamo, dai 20 euro (prezzo scaffale) in su ma per tutte le altre tipologie passerei alle chiusure alternative”.

 

23-01-2010

IL SOLE 24 ORE

Imprese vinicole, giù i ricavi ... È stimato in diminuzione tra il 5 e il 10% il giro d’affari 2009 delle imprese vitivinicole italiane. Un sondaggio tra le principali aziende vinicole italiane promosso dal team di Winenews.it, il sito diretto da Irene Chiari e Alessandro Regoli, ha rilevato perdite per buona parte delle imprese, con punte fino al 10%, anche se non sono mancati casi con percentuali maggiori. Il sondaggio ha rilevato la diffusa preoccupazione degli imprenditori (46%) per la superproduzione che non riesce a essere assorbita, un altro 32% teme il continuo calodei consumi, il restante 28% teme l’incertezza sul futuro, la perdita di competitività, l’aggressività di concorrenti esteri.

 

22-01-2010

Il GAZZETTINO

Per il secondo anno consecutivo www.santamargherita.com si conferma il migliore online nella classifica “Cantine in web”, redatta da www.winenews.it che ha analizzato più di 2300 siti di cantine e aziende vinicole. Riconoscimento ottenuto grazie a impatto emozionale, grafica, navigabilità, innovazione, semplicità di utilizzo, completezza e varietà dei contenuti, oltre al costante aggiornamento. L’azienda si conferma così una realtà particolarmente dinamica e attiva nell’utilizzo del web 2.0. non solo come strumento di comunicazione e di dialogo ma soprattutto educativo per la diffusione della cultura del vino e del bere responsabile.

 

22-01-2010

AGI

Vini: sondaggio, fatturato 2009 in calo, dal 5% al 10% ... Il 2009 è all’insegna del calo nei fatturati tra il 5% e il 10%, ma con qualche azienda che ha registrato diminuzioni anche più rilevanti. Il “sentiment” generale sul 2010 del mondo del vino che spacca il campione in due tra chi lo percepisce come abbastanza positivo e chi, invece, come negativo. È il risultato del sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti di comunicazione on line più cliccati dal mondo del vino italiano, che ha chiesto a 25 aziende viti-vinicole più importanti d’Italia per storia, volume d’affari, immagine di tracciare un possibile scenario previsionale. Guardando “in casa” propria, le aziende scommettono decisamente sulle proprie potenzialità, evidenziando un “ottimismo della volontà” in grado di sconfiggere il “pessimismo della ragione”: il 63% si aspetta un 2010 abbastanza positivo e il 37% positivo. A sostenere questo ottimismo le previsioni sul fatturato 2010, che indicano, nel 75% delle risposte, un fatturato in crescita e nel 25% almeno una stabilità delle entrate. L’export continuerà a rappresentare un punto di riferimento anche per il 2010, con una medesima percentuale (75%) che lo stima in crescita, e un 25% che, invece, lo prevede stabile. Il 2010 si presenta, dunque, come un anno che potrebbe sancire una ripresa, se non ai ritmi di crescita del 2007, almeno capace di compensare l’erosione dei margini avvenuta nel 2009. Le 25 cantine ritengono, però, che il 2010 sarà un anno da monitorare con particolare attenzione per comprendere fino in fondo l’entità della ripresa, anche se, da più parti, i primi sei mesi vengono valutati come durissimi, proprio perché rappresentano il momento più delicato del possibile assestamento.
Quello che preoccupa di più gli imprenditori del vino italiano è la perdurante sovrapproduzione che continua a non essere completamente assorbita (46%), la debolezza dei consumi, soprattutto interni (32%), l’incertezza sul futuro (15%), le incognite economiche e la perdita di competitività internazionale (4%), seguite dalla concorrenza degli altri Paesi produttori e dai problemi valutari (3%). Ma le 25 aziende viti-vinicole più importanti d’Italia per storia, volume d’affari, immagine sondate hanno indicato anche una sorta di “ricetta”, “per affrontare con maggiore sicurezza il 2010, che, senz’altro, ha come parola d’ordine la sinergia. Ricercare coesione fra tutti gli operatori della filiera e unire le forze dei vari protagonisti del mondo del vino, dalle istituzioni ai produttori, dai comunicatori a chi il vino lo vende, perché finalmente il cosiddetto “sistema Italia” sviluppi azioni effettivamente concrete, sembra ormai un’esigenza non più procrastinabile”. Di più, il campione analizzato da WineNews, quasi all’unanimità, indica necessaria addirittura “la costruzione di una strategia condivisa fra le stesse imprese, volta a determinare un peso specifico del comparto vitivinicolo del Bel Paese decisamente più importante e capace di rendere soprattutto la promozione sui mercati di tutto il mondo più incisiva e costante”.

 

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