Anche il sommelier diventa minimalista: addio ai lussi del vino ... Il tramonto delle degustazioni “teatrali”... Via i gadget costosi. Conferme dal Vinitaly... Il bicchiere giusto, d’accordo. Adatto al vino da degustare, va bene. Ma, suvvia, non esageriamo. Si sono visti troppi calici, di tutti i tipi e dimensioni, sui banchi d’assaggio per intenditori veri o presunti; nei convivi privati, dove a trionfare era più l’apparenza che la sostanza. Dove anche lo sfoggio di cavatappi era inversamente proporzionale alla funzione. Cioè stappare una bottiglia. Adesso si cambia. Questa moda non è più di moda. La nuova tendenza tra gli eno-appassionati è il minimalismo. Il sito winenews.it (cliccatissimo dagli amanti del vino) la chiama, all’inglese, “Less is more”. Noi mettiamola sul buon senso - che va sempre bene - per dire che sta tramontando (c’entra anche la crisi economica?) la rincorsa al lusso e agli esibizionismi. Trattandosi di vini si punta più sul contenuto che sul contenitore. Il nuovo trend annunciato dovrebbe trovare conferma tra gli stand del 44° Vinitaly, la Fiera internazionale del settore che si svolge a Verona da giovedì 8 aprile al 12. Stop all’overdose dell’oggettistica? Pare di sì. Anche se i fan del gadget enologico non demordono (per loro, al Vinitaly, c’è sempre il reparto merchandise, tra cose utili e futili). Manlio Collavini, vignaiolo friulano, a Corno di Rosazzo (Udine), sostiene che, per quel che riguarda la sua azienda, lo stile è sempre stato parsimonioso. “Rapporto qualità prezzo delle bottiglie, niente regalie e cose del genere - spiega -. Oggi più di ieri, il cliente bada al sodo. Fare scena serve a poco o niente». Anche la voce “ritualità” è nel mirino. In Italia, durante gli ultimi anni, mentre il “bere bene” allargava il giro degli adepti, si è assistito al teatrino delle degustazioni che, spesso, rasentava il ridicolo: luoghi, gesti, oggetti e comportamenti assolutamente esagerati. Adesso si va recuperando un rapporto più semplice e immediato con il vino. Conferma Giuseppe Vaccarini, presidente della “Sommellerie professionale italiana”: “Il business dell’enogastronomia aveva reso ogni appuntamento inutilmente spettacolare. Ora le degustazioni hanno un tono più sobrio, essenziale. Il decanter? Ne ho una collezione negli armadi. La verità è che la bottiglia con il collo allungato dove “passare” il vino importante, prima di servirlo, è praticamente inutile. Sui bicchieri, invece, ci vuole attenzione. Certo, non ne occorrono tanti; tuttavia, trovo non secondario scegliere il calice ad hoc”. Andrea Cecchi, produttore toscano, si sofferma sui luoghi. “Gli eventi di presentazione dei prodotti hanno cambiato registro - afferma -. Si abbassa il tono per far brillare meglio la qualità. Basta con le cattedrali del lusso, meglio invitare gli ospiti nella propria cantina o in posti raccolti e discreti. Poche sere fa ho organizzato una degustazione del mio Vermentino di Maremma a Milano in uno studio d’architettura. Pochi fronzoli, una cenetta a base di pesce, allegra, informale”. “Gli eno-appassionati vogliono degustazioni più essenziali - sottolinea winenews.it -. Non banali, però. Tendono al meno, chiedendo il massimo”. L’approccio al vino, dunque, diventa easy. Esperimento non sensazionalistico, ma di autentico piacere. Gaetano Marzotto, presidente del Gruppo Vini Santa Margherita e presidente di Pitti Immagine, è d’accordo. Con una premessa: “I cultori del lusso assoluto resistono, specie tra i nuovi ricchi del Far Est. Le loro cantine sono forzieri, l’esibizionismo è sfrenato”. Quindi, sottolinea: “La tendenza oggi è quella di non strafare. Si beve bene, con ragionevolezza, si cercano abbinamenti corretti tra vini e cibi del territorio. Ma soprattutto si socializza”.
Il gruppo Angelini, leader nel settore del benessere, ha finalizzato l’acquisizione dell’azienda Puiatti, uno dei marchi più famosi del panorama enologico friulano. La cantina, spiega una nota diffusa dall’agenzia Winenews, e la collaborazione di Giovanni Puiatti, vanno a impreziosire la realtà Tenimenti Angelini, che ha già importanti tenute in Toscana (Val di Suga a Montalcino, Tre Rose a Montepulciano, Fattoria San Leonino nel Chianti Classico) e Marche (Tenuta Collepaglia), collocando così questa giovane realtà produttiva tra i punti di riferimento dell’imprenditoria viti-vinicola italiana. La notizia arriva a ridosso di Vinitaly, di scena a Verona dall’8 al 12 aprile, e sembra portare nell’intero mondo del vino italiano una moderata, quanto benefica, ventata di ottimismo, dopo l’annus horribilis 2009. “Il gruppo Angelini - spiega il direttore generale di Tenimenti Angelini, Vincenzo Leombruno - ha deciso di crescere nel mondo vitivinicolo con la stessa serietà e forza con cui lavora nei settori dove storicamente opera, acquisendo altre realtà protagoniste in segmenti vinicoli affini per posizionamento e complementari come portafoglio. In questo scenario, Puiatti rappresenta un gioiello enologico che, da un lato, darà prestigio e amplierà la gamma Tenimenti Angelini, storicamente connotata dai grandi rossi toscani, e, dall’altro, permetterà una crescita comune in termini di innovazione enologica e produttiva”.
Vino: il gruppo Angelini compra il marchio friulano Puiatti. La cantina va ad impreziosire i ‘‘Tenimenti Angelini’’ in Toscana ... Il gruppo farmaceutico Angelini, leader nel settore del benessere, ha finalizzato l’acquisizione dell’azienda Puiatti, uno dei marchi piu’ famosi del panorama enologico friulano. La cantina, e la collaborazione di Giovanni Puiatti, vanno a impreziosire la realta’ Tenimenti Angelini, che ha gia’ importanti tenute in Toscana (Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico) e Marche, collocando cosi’ questa giovane realta’ produttiva tra i punti di riferimento dell’imprenditoria viti-vinicola italiana. La notizia, anticipata da WineNews con un comunicato, arriva a ridosso di Vinitaly, di scena a Verona dall’8 al 12 aprile, e sembra portare nell’intero mondo del vino italiano una moderata, quanto benefica, ventata di ottimismo, dopo l’annus horribilis 2009, a conferma che una delle ricette ‘‘scaccia-crisi’’ piu’ incisiva potrebbe essere davvero quella dell’investimento come primo motore per un nuovo slancio imprenditoriale. L’operazione si inserisce nella strategia di sviluppo a lungo termine dei Tenimenti Angelini, la ‘‘costola’’ del gruppo farmaceutico attiva nel comparto vitivinicolo dal 1994, anno in cui Angelini acquisto’ contemporaneamente le aziende Val di Suga di Montalcino, la Tenuta Trerose di Montepulciano e la Fattoria San Leonino di Castellina in Chianti, ritagliandosi cosi’ una posizione non secondaria nel panorama enologico della Toscana. ‘‘Il gruppo Angelini ha deciso - spiega il direttore generale di Tenimenti Angelini, Vincenzo Leombruno - di crescere nel mondo vitivinicolo con la stessa serieta’ e forza con cui lavora nei settori dove storicamente opera. Legato da sempre all’agricoltura per tradizione familiare, il capostipite della famiglia, il dottor Francesco Angelini, possedeva migliaia di ettari nelle Marche. Il gruppo vuole capitalizzare la notorieta’ del marchio delle sue tenute in Toscana, attraverso un progetto di sviluppo volto ad acquisire altre realta’ protagoniste in segmenti vinicoli affini per posizionamento e complementari come portafoglio’’. ‘‘In questo scenario - ha aggiunto Leombruno - Puiatti rappresenta un gioiello enologico (grazie ad una linea di prodotti presenti nei segmenti di consumo di maggiore prestigio quali Chardonnay, Sauvignon, Traminer e bollicine) che, da un lato, dara’ prestigio e ampliera’ la gamma Tenimenti Angelini, storicamente connotata dai grandi rossi toscani, e, dall’altro, permettera’ una crescita comune in termini di innovazione enologica e produttiva’’. Un progetto che pare sia destinato ad avere ulteriori sviluppi, come spiega ancora Leombruno: ‘‘in un settore di mercato dove la Tenimenti Angelini vuole continuare a mantenere un posizionamento di qualita’ superiore, il gruppo sta osservando attentamente altre illustri realta’ vitivinicole nel Nord Italia, sempre con il chiaro obiettivo di sinergie produttive ed enologiche’’. Il gruppo Angelini non prevede, conclude il direttore generale Leombruno, ‘‘joint venture internazionali su quel modello nel settore vitivinicolo. Il gruppo, pero’, sta valutando l’ipotesi di partnership con importatori americani per aggredire massicciamente il mercato statunitense’’. - La famiglia Puiatti, dal 1967 protagonista del panorama enologico friulano, ha saputo anticipare sempre i cambiamenti del mondo del vino, coniugando esperienza, tradizione e innovazione, con l’obbiettivo del rispetto e della valorizzazione del territorio. Questa importante realta’ vitivinicola, il cui centro aziendale si trova a Romans d’Isonzo (Gorizia), conta su 55 ettari di vigneto, da cui e’ ottenuta una ricca e articolata gamma di etichette, per una produzione complessiva che supera le 600 mila bottiglie. Protagonisti assoluti i vini bianchi e gli spumanti metodo classico, anche se l’azienda produce ottimi rossi, la cui unicita’ e connotazione stilistica e’ decisamente delineata da scelte tecniche rigorose che non prevedono: la macerazione sulle bucce, il riposo dei vini sui lieviti, la fermentazione malolattica, l’uso del legno, la presenza di residui zuccherini, gradazioni alcoliche superiori ai 12,5.
Vino: Angelini compra Puiatti, uno dei marchi piu’ famosi ... Il gruppo Angelini, leader nel settore del benessere, ha finalizzato l’acquisizione dell’azienda Puiatti, uno dei marchi piu’ famosi del panorama enologico friulano. La cantina, e la collaborazione di Giovanni Puiatti, vanno a impreziosire la realta’ Tenimenti Angelini, che ha gia’ importanti tenute in Toscana (Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico) e Marche, collocando cosi’ questa giovane realta’ produttiva tra i punti di riferimento dell’imprenditoria viti-vinicola italiana. La notizia, che WineNews e’ in grado di anticipare, arriva a ridosso di Vinitaly, di scena a Verona dall’8 al 12 aprile, e sembra portare nell’intero mondo del vino italiano una moderata, quanto benefica, ventata di ottimismo, dopo l’annus horribilis 2009, a conferma che una delle ricette “scaccia-crisi” piu’ incisiva potrebbe essere davvero quella dell’investimento come primo motore per un nuovo slancio imprenditoriale. L’operazione si inserisce nella strategia di sviluppo a lungo termine dei Tenimenti Angelini, la “costola” del gruppo farmaceutico attiva nel comparto vitivinicolo dal 1994, anno in cui Angelini acquisto’ contemporaneamente le aziende Val di Suga di Montalcino, la Tenuta Trerose di Montepulciano e la Fattoria San Leonino di Castellina in Chianti, ritagliandosi cosi’ una posizione non secondaria nel panorama enologico della Toscana. Qualcosa, peraltro, si e’ gia’ mossa anche nel recente passato, precisamente nel 2009, anno in cui sono entrate in commercio le prime bottiglie di Verdicchio dei Castelli di Jesi, prodotte nella tenuta di famiglia Collepaglia, a rimarcare l’accresciuto interesse da parte del gruppo farmaceutico verso la produzione di vini bianchi, come pure questa ulteriore acquisizione sembra indicare decisamente. “Il gruppo Angelini ha deciso - spiega il direttore generale di Tenimenti Angelini, Vincenzo Leombruno - di crescere nel mondo vitivinicolo con la stessa serieta’ e forza con cui lavora nei settori dove storicamente opera. Legato da sempre all’agricoltura per tradizione familiare, il capostipite della famiglia, il dottor Francesco Angelini, possedeva migliaia di ettari nelle Marche. Il gruppo vuole capitalizzare la notorieta’ del marchio delle sue tenute in Toscana, attraverso un progetto di sviluppo volto ad acquisire altre realta’ protagoniste in segmenti vinicoli affini per posizionamento e complementari come portafoglio. In questo scenario, Puiatti rappresenta un gioiello enologico (grazie ad una linea di prodotti presenti nei segmenti di consumo di maggiore prestigio quali Chardonnay, Sauvignon, Traminer e bollicine) che, da un lato, dara’ prestigio e ampliera’ la gamma Tenimenti Angelini, storicamente connotata dai grandi rossi toscani, e, dall’altro, permettera’ una crescita comune in termini di innovazione enologica e produttiva”. Un progetto che pare sia destinato ad avere ulteriori sviluppi, come spiega ancora Leombruno: “in un settore di mercato dove la Tenimenti Angelini vuole continuare a mantenere un posizionamento di qualita’ superiore, il gruppo sta osservando attentamente altre illustri realta’ vitivinicole nel Nord Italia, sempre con il chiaro obiettivo di sinergie produttive ed enologiche”. Il gruppo Angelini, almeno nell’area del healt care, ha realizzato importanti joint-venture con partner stranieri, per esempio con Procter & Gamble, ma da questo particolare punto di vista “non si prevedono - conclude il direttore generale Leombruno - joint venture internazionali su quel modello nel settore vitivinicolo. Il gruppo, pero’, sta valutando l’ipotesi di partnership con importatori americani per aggredire massicciamente il mercato statunitense, che continua a rappresentare il principale sbocco commerciale in termini di export”.
Enologia: Gruppo Angelini acquista azienda Puiatti (Winenews) ... Il gruppo farmaceutico Angelini ha finalizzato l’acquisizione dell’azienda Puiatti, uno dei marchi piu’ famosi del panorama enologico friulano. L’acquisizione, secondo quanto anticipato da Winenews.it, e’ stata effettuata tramite la Tenimenti Angelini, proprietaria di diverse tenute in Toscana (Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico) e Marche. L’operazione si inserisce nella strategia di sviluppo a lungo termine dei Tenimenti Angelini, la “costola” del gruppo farmaceutico attiva nel comparto vitivinicolo dal 1994, anno in cui Angelini acquisto’ contemporaneamente le aziende Val di Suga di Montalcino, la Tenuta Trerose di Montepulciano e la Fattoria San Leonino di Castellina in Chianti. “Il gruppo Angelini ha deciso - spiega il direttore generale di Tenimenti Angelini, Vincenzo Leombruno - di crescere nel mondo vitivinicolo con la stessa serieta’ e forza con cui lavora nei settori dove storicamente opera. Legato da sempre all’agricoltura per tradizione familiare, il capostipite della famiglia, il dottor Francesco Angelini, possedeva migliaia di ettari nelle Marche. Il gruppo vuole capitalizzare la notorieta’ del marchio delle sue tenute in Toscana, attraverso un progetto di sviluppo volto ad acquisire altre realta’ protagoniste in segmenti vinicoli affini per posizionamento e complementari come portafoglio. In questo scenario, Puiatti rappresenta un gioiello enologico (grazie ad una linea di prodotti presenti nei segmenti di consumo di maggiore prestigio quali Chardonnay, Sauvignon, Traminer e bollicine) che, da un lato, dara’ prestigio e ampliera’ la gamma Tenimenti Angelini, storicamente connotata dai grandi rossi toscani, e, dall’altro, permettera’ una crescita comune in termini di innovazione enologica e produttiva”. Leombruno spiega inoltre che “in un settore di mercato dove la Tenimenti Angelini vuole continuare a mantenere un posizionamento di qualita’ superiore, il gruppo sta osservando attentamente altre illustri realta’ vitivinicole nel Nord Italia, sempre con il chiaro obiettivo di sinergie produttive ed enologiche”. Il gruppo Angelini, almeno nell’area del healt-care, ha realizzato importanti joint-venture con partner stranieri, per esempio con Procter & Gamble, ma da questo particolare punto di vista “non si prevedono - conclude il direttore generale - joint venture internazionali su quel modello nel settore vitivinicolo. Il gruppo, pero’, sta valutando l’ipotesi di partnership con importatori americani per aggredire massicciamente il mercato statunitense, che continua a rappresentare il principale sbocco commerciale in termini di export”.
Gruppo Angelini acquisisce la cantina friuliana Puiatti. Dg Leombruno: non solo rossi toscani, Tenimenti amplia la gamma ... Il gruppo Angelini ha finalizzato l’acquisizione della Puiatti, uno dei marchi più famosi dell’enologia friulana. La cantina e la collaborazione di Giovanni Puiatti vanno così a impreziosire la realtà Tenimenti Angelini, che possiede tenute in Toscana (Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico) e Marche. Non solo grandi rossi toscani, quindi, ma anche vini bianchi, come Chardonnay, Sauvignon, Traminer e bollicine. L’operazione, anticipata dal sito specializzato WineNews.it, si inserisce nella strategia di sviluppo a lungo termine dei Tenimenti Angelini, costola del gruppo farmaceutico attiva nel comparto vitivinicolo dal 1994, anno in cui Angelini acquistò contemporaneamente le aziende Val di Suga di Montalcino, la Tenuta Trerose di Montepulciano e la Fattoria San Leonino di Castellina in Chianti. “Abbiamo deciso - spiega il direttore generale di Tenimenti Angelini, Vincenzo Leombruno - di crescere nel mondo vitivinicolo con la stessa serietà e forza con cui lavora nei settori dove storicamente opera. Legato da sempre all`agricoltura per tradizione familiare, il capostipite della famiglia, il dottor Francesco Angelini, possedeva migliaia di ettari nelle Marche. Il gruppo vuole capitalizzare la notorietà del marchio delle sue tenute in Toscana, attraverso un progetto di sviluppo volto ad acquisire altre realtà protagoniste in segmenti vinicoli affini per posizionamento e complementari come portafoglio. In questo scenario, Puiatti rappresenta un gioiello enologico che darà prestigio e amplierà la gamma Tenimenti Angelini, storicamente connotata dai grandi rossi toscani”. Il gruppo, secondo quanto rileva Winenews.it, sta valutando l’ipotesi di partnership con importatori americani per aggredire massicciamente il mercato statunitense, che continua a rappresentare il principale sbocco commerciale in termini di export. I Tenimenti Angelini immettono sul mercato un milione di bottiglie l’anno.
Export. Il diavolo nella bottiglia ... Frontiere chiuse. Perché la produzione italiana stenta a diventare protagonista nella globalizzazione. La conquista dei mercati esteri deve fare i conti con dazi e accise in vigore in molti Paesi. E così il costo al consumatore finale può crescere anche di dieci volte...
In aumento i volumi, ma in discesa i valori. Da settembre 2008 rispetto al terzo trimestre 2009 i produttori hanno dovuto abbassare i prezzi. Secondo i dati di Assoenologi, c’è stato un calo di oltre il 13%. Colpa della recessione sì, ma non solo. A gravare sul prezzo all’estero c’è anche un altro fattore: le tasse. In base a un sondaggio dell’agenzia specializzata “Winenews”, la bottiglia che esce da una cantina italiana si trova sullo scaffale straniero a prezzi anche 10 volte quello di partenza. Se non si abbassa il prezzo di partenza, i consumatori stranieri non riescono a percepire il vero rapporto qualità/prezzo dei nostri vini.
“Balzelli, tasse e accise si accompagnano alla concorrenza dei produttori del nuovo mondo e a una crisi che non è stata ancora del tutto digerita” dice Alessandro Regoli, di “Winenews”. Da 8 euro franco cantina a 45 euro allo scaffale di Rio de Janeiro: ecco di quanto sale una bottiglia che prende la via del Brasile, mercato che è diventato sempre più importante. Un aumento enorme, causato da una tassa sul valore del 27% per i vini fermi, a una tassa per l’importazione e dalle accise. Stessa musica in Cina, dove una bottiglia che parte da Roma a 5 euro arriva a Pechino a 25-30 euro, causa tasse di importazione del 40-60% sul valore dichiarato della fattura e i ricarichi di distributori e commercianti. Peggio ancora va in India: 50% di dazio doganale, il 200% di accise e i tantissimi costi delle filiera: bere un vino rosso italiano da 5 euro a Delhi ne costa 55.
“Ogni mercato ha le sue regole - dice Filippo Cesarini Sforza, Wine business unit director della Ilva di Saranno, che nel 2001 ha acquisito i marchi Corvo, Florio e Duca di Salaparuta e che esporta oltre 13 milioni di bottiglie l’anno -. Negli Usa per esempio, c’è una federal tax e un’ulteriore tassa di ingresso imposta dai singoli Stati. Alla fine si arriva a costi che incidono per l’80% sul prodotto”.
Ecco perché, malgrado le difficoltà, le cantine italiane continuano ad esplorare mercati esotici con particolare attenzione a quelli con maggiori potenzialità di crescita.
“Cina, India, Brasile. I cosiddetti nuovi mercati sono tassati, ma anche difficili: in Cina stanno già piantando e il vino se lo produrranno da soli - dice Anselmo Chiarli, dell’omonima cantina emiliana che esporta oltre 10 milioni di bottiglie l’anno e che è presente all’estero sin da prima della seconda guerra mondiale -. Poi i mercati emergenti sono molto soggetti alle mode. Per un export solido noi contiamo ancora sulla Vecchia Europa. I mercati tradizionali possono calare, ma poi si riprendono”.
Ma se all’interno dell’Unione europea si pensa di andare lisci, in realtà non è così: i vini sono caricati da accise che alcuni Stati membri impongono sugli alcolici.
“L’accisa - spiegano alla Coldiretti - si paga nel Paese di destinazione/consumo e pertanto incide sul prezzo di vendita. Se in alcuni stati come Italia e Spagna l’accisa è pari a zero, altri ci vanno giù pesante”. È il caso del Regno Unito, dove sono applicati 235 euro per ettolitro (133 bottiglie) di vino fermo e 300 euro sulle bollicine. Ancora più cara la tassazione in Irlanda. Sono soltanto gli spumanti e non i vini fermi a essere tassati in Germania, Polonia, Romania e Repubblica Ceca.
“Tra le accise in Germania e i duty nel Regno Unito - dice Fausto Peratoner, presidente di Trento Doc, consorzio che riunisce 29 produttori e che esporta oltre 1,2 milioni di bottiglie - i vini trentini che partono a 4-5 euro arrivano al consumatore inglese o tedesco a un prezzo 3-4 volte superiore. I nostri produttori hanno fatto sforzi enormi per aumentare il rapporto qualità prezzo, ma a causa delle tasse lo sforzo non può essere capito da chi acquista il loro vino”.
Sul costo finale di una bottiglia pesano anche i vari passaggi della filiera. In Germania le accise sulle bollicine sono alte, ma la bottiglia non subisce altri ricarichi. “Si passa da un solo importatore distributore e poi la bottiglia è sullo scaffale. Negli Usa, invece - lamenta Cesarini Sforza - la filiera è molto lunga. Ognuno ci mette il proprio ricarico e il vino arriva al consumatore finale a un prezzo molto elevato”.
Ma, tasse statali a parte, è la distribuzione il tallone d’Achille dell’export.
Enologia: sondaggio, le donne che si intendono di vino? Sono decisamente sexy. Lo afferma il 91% dei navigatori di internet secondo indagine Winenews-Vinitaly ... Una donna che sa destreggiarsi abilmente tra calici di Brunello e Barolo, carte dei vini e terminologia da sommelier? È decisamente sexy. Lo afferma il 91% dei maschi eno-appassionati italiani che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly, a Verona dall’8 al 12 aprile (www.vinitaly.it), rassegna di riferimento dell’enologia internazionale. Se l’interesse dell’universo femminile per l’enologia è in continua crescita - il 74% delle donne che ha risposto ha frequentato corsi di degustazione, il 49% acquista spesso guide e riviste sul vino, il 73% consulta quotidianamente siti e blog specializzati - il mondo maschile sembra guardare al fenomeno con interesse e curiosità. L’inchiesta ha coinvolto 1.789 enonauti (amanti di vino e web), proponendo quesiti differenziati per uomini e donne. Alla domanda su quante signore appassionate o esperte di vino conoscessero, il 52% degli uomini hanno risposto di conoscerne più di 5, il 25% ha risposto da 3 a 5, il 19% ha risposto 1 o 2, e solo il 4% ha affermato di non conoscerne nessuna. Ma le donne non si limitano alla teoria: al 52% degli enonauti che hanno partecipato al sondaggio è capitato ogni tanto di andare a cena al ristorante con una donna che ha voluto scegliere personalmente il vino, mentre all’11% è successo molte volte. Il 37% ha invece risposto di non essere mai uscito con signore che si siano fatte avanti per scegliere in autonomia la propria etichetta preferita dalla lista dei vini. Intanto le donne non nascondono un interesse crescente per il mondo dell’enologia: il 74% delle signore che ha risposto al sondaggio afferma di aver frequentato un corso di degustazione, a fronte di un 26% che non l’ha mai fatto. Il 49% acquista spesso riviste o guide specializzate sul vino, il 38% ogni tanto e il 13% mai. Il web si conferma una delle principali fonti di informazioni: ben il 73% delle donne intervistate consulta quotidianamente siti e blog dedicati al vino, il 26% ogni tanto e solo l’1% di chi ha risposto dichiara di non leggerli mai. Ma le donne non si limitano alla conoscenza virtuale: il 51% acquista almeno 4-5 bottiglie di vino al mese, il 25% circa 10 bottiglie al mese, mentre il 24% si limita a 1 o 2 bottiglie al mese. E al ristorante? Ben il 41% delle donne afferma di scegliere spesso il vino quando esce a cena con il compagno o con gli amici, il 31% afferma addirittura di sceglierlo sempre, e il 23% ogni tanto. Solo il 5% delle donne che hanno risposto al sondaggio non sceglie mai il vino quando mangia fuori. Ma cosa pensano veramente gli uomini delle donne esperte di enologia? Alla maggioranza schiacciante di chi ha risposto (91%) piacciono molto, mentre rimane indifferente un modesto 9%. Nessuno afferma di non gradire, anzi: le signore che si interessano al vino sono considerate sexy, intelligenti, curiose e affascinanti. Può essere una passione da condividere all’interno di una coppia, sottolineano in molti, oltre ad un inesauribile argomento di conversazione ed una buona scusa per fare insieme degustazioni e viaggi alla scoperta di vitigni e territori. Eppure l’altra metà del cielo non sembra completamente d’accordo con questa interpretazione. Alla domanda su come gli uomini giudichino le donne esperte di vino, le signore che hanno risposto al sondaggio lamentano una certa resistenza da parte del mondo maschile. Se esistono, è vero, uomini intelligenti che sanno apprezzare e rispettare una donna che ne sa più di loro, la maggior parte giudica con altezzosità e diffidenza le signore preparate sull’argomento vino. Insomma, due interpretazioni contrastanti che confermano, come accade in altri ambiti, che le donne emancipate e competenti siano molto apprezzate in teoria, molto meno nella realtà.
Vino: donne sempre più esperte,74% fa corsi e impara su web … Cresce l’interesse dell’universo femminile per l’enologia: il 74% ha frequentato corsi di degustazione, il 49% acquista spesso guide e riviste sul vino, il 73% consulta quotidianamente siti e blog specializzati. È quanto emerge da un sondaggio Winenews-Vinitaly che ha anche chiesto agli uomini intervistati che cosa pensassero delle donne esperte di vini, ricevendo la risposta pressoché unanime (91%) di ritenerle estremamente sexy. L’inchiesta ha coinvolto 1.789 enonauti (amanti di vino & web), proponendo quesiti differenziati per uomini e donne. Alla domanda su quante signore appassionate o esperte di vino conoscessero, il 52% degli uomini hanno risposto di conoscerne più di 5, il 25% ha risposto da 3 a 5, il 19% ha risposto 1 o 2, e solo il 4% ha affermato di non conoscerne nessuna. Ma le donne non si limitano alla teoria: al 52% degli enonauti che hanno partecipato al sondaggio è capitato ogni tanto di andare a cena al ristorante con una donna che ha voluto scegliere personalmente il vino, mentre all’11% è successo molte volte. Il 37% ha invece risposto di non essere mai uscito con signore che si siano fatte avanti per scegliere da sole la propria etichetta preferita.
Vino: sondaggio Winenews-Vinitaly, una donna enologa è più sexy … Una donna che sa destreggiarsi abilmente tra calici di Brunello e Barolo, carte dei vini e terminologia da sommelier? È decisamente sexy. Lo afferma il 91% dei maschi eno-appassionati italiani che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly, a Verona dall’8 al 12 aprile (www.vinitaly.it), rassegna di riferimento dell’enologia internazionale. Se l’interesse dell’universo femminile per l’enologia è in continua crescita - il 74% delle donne che ha risposto ha frequentato corsi di degustazione, il 49% acquista spesso guide e riviste sul vino, il 73% consulta quotidianamente siti e blog specializzati - il mondo maschile sembra guardare al fenomeno con interesse e curiosità. L’inchiesta ha coinvolto 1.789 enonauti (amanti di vino & web), proponendo quesiti differenziati per uomini e donne. Alla domanda su quante signore appassionate o esperte di vino conoscessero, il 52% degli uomini hanno risposto di conoscerne più di 5, il 25% ha risposto da 3 a 5, il 19% ha risposto 1 o 2, e solo il 4% ha affermato di non conoscerne nessuna. Ma le donne non si limitano alla teoria: al 52% degli enonauti che hanno partecipato al sondaggio è capitato ogni tanto di andare a cena al ristorante con una donna che ha voluto scegliere personalmente il vino, mentre all’11% è successo molte volte. Il 37% ha invece risposto di non essere mai uscito con signore che si siano fatte avanti per scegliere in autonomia la propria etichetta preferita dalla lista dei vini. Intanto le donne non nascondono un interesse crescente per il mondo dell’enologia: il 74% delle signore che ha risposto al sondaggio afferma di aver frequentato un corso di degustazione, a fronte di un 26% che non l’ha mai fatto. Il 49% acquista spesso riviste o guide specializzate sul vino, il 38% ogni tanto e il 13% mai.
Il web si conferma una delle principali fonti di informazioni: ben il 73% delle donne intervistate consulta quotidianamente siti e blog dedicati al vino, il 26% ogni tanto e solo l’1% di chi ha risposto dichiara di non leggerli mai. Ma le donne non si limitano alla conoscenza virtuale: il 51% acquista almeno 4-5 bottiglie di vino al mese, il 25% circa 10 bottiglie al mese, mentre il 24% si limita a 1 o 2 bottiglie al mese. E al ristorante? Ben il 41% delle donne afferma di scegliere spesso il vino quando esce a cena con il compagno o con gli amici, il 31% afferma addirittura di sceglierlo sempre, e il 23% ogni tanto. Solo il 5% delle donne che hanno risposto al sondaggio non sceglie mai il vino quando mangia fuori. Ma cosa pensano veramente gli uomini delle donne esperte di enologia? Alla maggioranza schiacciante di chi ha risposto (91%) piacciono molto, mentre rimane indifferente un modesto 9%. Nessuno afferma di non gradire, anzi: le signore che si interessano al vino sono considerate sexy, intelligenti, curiose e affascinanti. Può essere una passione da condividere all’interno di una coppia, sottolineano in molti, oltre ad un inesauribile argomento di conversazione ed una buona scusa per fare insieme degustazioni e viaggi alla scoperta di vitigni e territori. Eppure l’altra metà del cielo non sembra completamente d’accordo con questa interpretazione. Alla domanda su come gli uomini giudichino le donne esperte di vino, le signore che hanno risposto al sondaggio lamentano una certa resistenza da parte del mondo maschile. Se esistono, è vero, uomini intelligenti che sanno apprezzare e rispettare una donna che ne sa più di loro, la maggior parte giudica con altezzosità e diffidenza le signore preparate sull’argomento vino. Insomma, due interpretazioni contrastanti che confermano, come accade in altri ambiti, che le donne emancipate e competenti siano molto apprezzate in teoria, molto meno nella realtà!
Vino: Aste - Gelardini & Romani Wine Auction, quotazioni in rialzo (+134%) ... Risultati decisamente positivi all’asta del 13 marzo scorso per Gelardini & Romani Wine Auction, la prima casa d’aste italiana specializzata in vino.
All’incanto - informa il sito WineNews - è stato aggiudicato il 134% del valore di base d’asta, con incrementi per lotto del 49% sulle somme di partenza.
Sotto i riflettori la Tenuta dell’Ornellaia, unica azienda italiana nella top ten, con ben 3 lotti. Il Masseto ha ottenuto l’aggiudicazione più alta dell’asta, € 3.953,40 con un Doppio Magnum di 2006 ed ha registrato il maggior incremento di prezzo, grazie ai Magnum di 1997 che hanno segnato un +300% rispetto al prezzo di base asta.
Bene anche Ornellaia, con le bottiglie di 1997 ad € 209,00 l’una con un incremento del 28% da dicembre 2008 (€ 163,10) e del 69% da dicembre 2006 (€ 123,90). Buona l’aggiudicazione dell’Imperiale del 2005 che è significativa in termini assoluti ma fa registrare una flessione del 46% rispetto al dato migliore del 2008 (€ 4.000,00).
Ottima ripresa nelle quotazioni dei Premer Cru di Bordeaux, specialmente delle annate a cinque stelle di Château Lafite Rothschild e Château Margaux, che in formato Magnum, annata 2005, sono stati aggiudicati al doppio della base d’asta. In ritardo e più contenuta la ripresa di Petrus; ma i segnali sono positivi, tenuto conto che, all’asta dello scorso dicembre, una bottiglia di 2005 non aveva trovato acquirenti ad € 1.800,00 (al netto delle commissioni) mentre sabato scorso sono state aggiudicate 4 bottiglie ad € 2.500,00 l’una (al netto delle commissioni).
In crescita la domanda per le vecchie annate dei Grand Cru d’Italia, anche dall’estero. Molto bene Tignanello, in modo particolare il 2004 aggiudicato sabato ad € 119,80 a bottiglia, con una crescita del 20% da dicembre 2009 (€99,83) e del 44% da ottobre 2009 (€83,00).
Prossimo appuntamento con Gelardini & Romani a maggio, sempre a Roma, per l’asta di primavera: protagonisti Borgogna, Champagne e Riesling.
Tutti i dettagli dei risultati dell’asta del 13 marzo sul sito www.grwineauction.com a partire dal giorno 22.
Prosit ... Sondaggio di “Winenews” per Vinitaly. È il Barolo il vino più amato... Angelo Gaja, portabandiera del Rinascimento vitivinicolo italiano. A lui va il merito di aver regalato fama mondiale ai vini piemontesi: Barolo e Barbaresco in primis. Sulla scia del padre Giovanni che già nel 1937 creò l’etichetta Gaja, egli ha sempre puntato sul nome dell’azienda stampato con caratteri cubitali rispetto al nome del vitigno decisamente più piccolo. Una strategia vincente. Il vino più amato dagli italiani è il Barolo, seguito da Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta. Questo il responso di un sondaggio di Winenews per Vinitaly. Sempre “made in Piemonte” anche la griffe preferita: Angelo Gaja che precede Antinori, marchio toscano di fama internazionale, Bellavista, realtà franciacortina d’eccellenza, Tenuta dell’Ornellaia, marchio deluxe che firma un’etichetta di culto a Bolgheri, e Caprai, cantina umbra che ha lanciato il Sagrantino nel gotha dell’enologia. Sono invece Barolo, Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Franciacorta, i “quattro moschettieri” che guidano la classifica delle denominazioni che vantano il legame più profondo con il proprio territorio di appartenenza. L’inchiesta ha coinvolto 1.424 enonauti (amanti di vino & web). Al primo posto della classifica delle denominazioni più amate si è piazzato il Barolo (22% delle preferenze), portabandiera del Piemonte e pietra miliare dell’enologia tricolore, seguito da Chianti Classico (12%), territorio che vanta un inimitabile fascino conferito da storia, arte e paesaggio, Brunello di Montalcino (11%), uno dei vini “made in Italy” più conosciuti nel mondo, e Franciacorta (10%), simbolo delle bollicine d’eccellenza di casa nostra. Seguono, nella top ten delle denominazioni preferite, Amarone della Valpolicella, Bolgheri, Barbaresco, Sagrantino di Montefalco, Trento Doc, Taurasi. Tra le cantine sul podio più alto troviamo Gaja (8%), sicuramente uno dei portabandiera dell’Italia enoica nel mondo, seguito da Antinori (5%), cantina toscana dalla storia secolare. Quindi, con il 4%, Bellavista, una delle più note realtà della Franciacorta fondata da Vittorio Moretti, Tenuta dell’Ornellaia, fascinosa griffe toscana sinonimo di un grande vino, Caprai, autore del rilancio territoriale di Montefalco e dell’antico vitigno Sagrantino. Tra le più votate seguono poi Tasca d’Almerita, Terlano, San Michele Appiano, Planeta e Donnafugata. Ed ancora Ca’ del Bosco, Ferrari e Castello di Ama. Tra i più gettonati troviamo poi Biondi Santi, Tenuta San Guido, Bartolo Mascarello, Dal Forno, Allegrini e Valentini. In testa alla classifica delle denominazioni che vantano il legame più profondo con il territorio svettano Barolo (25%), Chianti Classico (20%), Brunello di Montalcino (18%) e Franciacorta (10%). Seguono, nella top ten, Barbaresco, Bolgheri, Montefalco, Amarone, Collio e Supertuscan. Da rilevare, in questa classifica, l’ascesa dei cosiddetti “macro-territori”, in particolare Trentino e Sicilia, regioni votate per la qualità della loro offerta produttiva complessiva più che per le singole denominazioni. Prosit.
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