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Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

Articoli

25-08-2010

AGI

Vini: WineNews, in enoteca si vende come nel resto dell’anno ... In estate l’Italia si ferma, ma la voglia di brindare con un buon vino non conosce soste. Ecco il sentiment che emerge dalle testimonianze raccolte da WineNews di alcune tra le enoteche più prestigiose del Belpaese. E dove le città si svuotano dei loro abitanti per il periodo vacanziero, arrivano i turisti a “compensare” la mancanza della clientela abituale, tanto che, generalmente, le vendite estive sono in linea con il resto dell’anno, festività natalizie escluse. E che si vada a Roma da “Trimani”, a Firenze alla “Vinoteca al Chianti”, a Napoli all’“Enoteca Dante” o a Palermo da “Picone”, due sono le certezze estive: continua a crescere il consumo di bollicine, che non erodono più soltanto quote di mercato ai rossi, ma anche ai bianchi fermi, e la fascia di prezzo delle bottiglie che fanno il mercato è quella che parte da 3-5 euro allo scaffale, e arriva agli 8-10 euro. Anche se, precisa qualcuno, non manca, seppur ristretta sugli anni passati, quella clientela che non guarda al prezzo per aggiudicarsi una grande bottiglia. E se gli stranieri che arrivano in enoteca sono sempre più preparati e seguono recensioni e guide, alla ricerca di grandi rossi, tra i palati italiani, a detta di tutti, sono sempre più graditi, anche per la stagione calda, vini freschi, non molto alcolici e profumati. Una tendenza che però si riflette su tutto l’anno, e sembra mettere in difficoltà il consumo di grandi rossi e vini più strutturati in generale.

 

17-08-2010

AGI

Vendemmia: WineNews, a rischio produttori di materia prima ... La vendemmia 2010, secondo le prime previsioni, seppur un po’ premature, promette ottima qualità e quantitativi altrettanto interessanti. Buone notizie, senza dubbio, che affiancano una tendenza alle vendite, specie all’estero, in ascesa sullo stesso periodo del 2009. Ma, se guardiamo al primo stadio della filiera, quello notoriamente più debole, e cioè quello della produzione delle uve, purtroppo i segnali non sono altrettanto incoraggianti. WineNews ha svolto un’inchiesta, valutando la situazione, da Nord al Sud del Paese, e cercando di capire quello che effettivamente sta accadendo tra i filari. Le criticità emerse nella campagna 2009, complice una crisi strutturale di dimensioni mai viste, non sono state recepite in modo costruttivo e i provvedimenti per arginarle sono rimasti più intenzioni che fatti, a di là di qualche timido intervento (per esempio, quelli effettuati da molti dei Consorzi di tutela più importanti d’Italia per ridurre le rese). Non è stato avanzato un serio progetto di riequilibrio dell’offerta e, pertanto, anche la campagna 2010, evidentemente, riparte dalla situazione delineatasi per la vendemmia 2009. Prezzi decisamente bassi della materia prima (anche nell’ordine di 0,20/0,30 euro al chilogrammo), incapaci di pagare neppure le spese di gestione del vigneto e che appaiono non ulteriormente comprimibili (1 ettaro può costare ad un’azienda, in media, dai 4.000 ai 6.000 euro), almeno per le tipologie Igt/Vini da Tavola (potrebbero, invece, essere ritoccati ulteriormente al ribasso quelli delle uve Doc e Docg, che nel 2009, in generale, oscillavano tra 1,20/1,50 euro al chilogrammo, a seconda dell’importanza dei territori di produzione). A questo scenario si aggiunge, in generale, un’offerta che resta pericolosamente superiore alla domanda, dove i produttori privati di uve incontreranno ancora più difficoltà per piazzare il loro raccolto, rischiando seriamente di diventare un ricordo del passato. Si salvano da questa spirale i produttori di uve associati a cantine sociali e, proprio le cooperative, almeno quelle piu’ capaci ed efficienti, si apprestano a ricoprire a pieno il loro ruolo “sociale”.

 

05-08-2010

IL VELINO

Vacanze: 95% italiani ordina vino al ristorante, 92% compra bottiglie ... Goderecci, curiosi, spendaccioni: gli eno-appassionati in vacanza non rinunciano a nulla. Ordinano i vini del territorio quando vanno al ristorante (95 per cento), comprano bottiglie per arricchire la propria cantina (92 per cento) e fanno incetta di prodotti gastronomici tipici (94 per cento). Sono il 68 per cento gli amanti del buon bere che questa estate hanno deciso di fare una vacanza in un territorio del vino, in Italia o all’estero, e se le destinazioni più gettonate sono il Trentino, la Toscana e la Francia, il viaggio dei sogni vede come mete ideali la Francia, la California e l’Australia. Questi i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare le abitudini degli eno-appassionati in vacanza. Quando vanno in ferie gli amanti del buon bere coltivano con piacere la propria passione: il 95 per cento afferma di ordinare le etichette del territorio quando va a mangiare al ristorante, magari facendosi consigliare il miglior abbinamento con i piatti del menu. Ma non si limitano all’assaggio: il 92 per cento acquista in viaggio le bottiglie delle denominazioni locali per portarle a casa ed arricchire così la propria cantina, e il 94 per cento aggiunge come souvenir di viaggio i prodotti gastronomici tipici, per prolungare il piacere della vacanza anche dopo il rientro. Ben il 68 per cento di chi ha risposto al sondaggio ha già fatto o ha in programma di fare entro l’estate una vacanza in un territorio del vino, a fronte di un 32 per cento che ha scelto altre destinazioni.
Le mete più gettonate sono state il Trentino (9 per cento), la Toscana (6 per cento) - in particolare Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano - il Piemonte (6 per cento), con preferenza assoluta per le Langhe, e la Sicilia (4 per cento), seguita da Veneto, Puglia, Sardegna e Marche. Chi ha scelto di recarsi all’estero è andato soprattutto in Francia (14 per cento), con Bordeaux e Borgogna in cima alla lista delle preferenze. C’è poi chi si è recato in Spagna (5 per cento), in Portogallo (3 per cento) e in Germania (2 per cento). Ma qual è il viaggio dei sogni degli eno-appassionati, quello che sceglierebbero se non avessero limiti di tempo e di budget? Sono tre le mete in testa alla classifica dei dream travels: al primo posto svetta la Francia (23 per cento delle preferenze), vicina a noi ma talmente ricca e complessa dal punto di vista enologico che gli appassionati del vino non si stancherebbero mai di esplorarla. Da Bordeaux alla Borgogna, dallo Champagne alla zona della Loira, la Francia mantiene salda la sua inossidabile allure. A seguire due Paesi entrambi lontani e molto idealizzati: California (16 per cento) e Australia (14 per cento). Da una parte c’è la Napa Valley, vera e propria mecca degli amanti del buon bere: proprio qui, dove è stato inventato e perfezionato il concetto moderno di turismo del vino, gli eno-appassionati sognano di visitare aziende “king size”, di percorrere splendidi itinerari a piedi, in bicicletta o in mongolfiera tra curatissimi vigneti, di scoprire pittoresche cittadine celebri per la loro atmosfera, di partecipare a party e concerti in cantina. Invece l’Australia, spesso indicata nelle risposte in tandem con la Nuova Zelanda, rappresenta il viaggio più estremo, in una terra di grande fascino che conta numerose regioni vitivinicole, tutte da scoprire.
Ma non c’è solo l’estero tra le preferenze degli enonauti: c’è chi considera proprio l’Italia il luogo al mondo di maggior richiamo. Resiste il tuscan dream, con la Toscana che conquista il 9 per cento delle preferenze grazie a luoghi di culto enologico come Montalcino, Chianti Classico e Bolgheri. Molto desiderato anche il Piemonte (8 per cento), che vede nelle tradizionali Langhe la meta di maggior richiamo, seguito da Sicilia e Puglia. Votato dal 7 per cento il Sud-Africa, terra di solida tradizione vitivinicola (qui si è iniziato a produrre vino nella seconda metà del Seicento, grazie a olandesi e francesi), che i recenti Mondiali hanno portato alla ribalta dei desideri di viaggio degli eno-appassionati. Questo infine l’identikit degli enonauti che hanno risposto al sondaggio di WineNews: si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79 per cento), il 52 per cento di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85 per cento ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

 

05-08-2010

AGI

Alimentare: italiani in vacanza, il 95% ordina vino al ristorante ... Goderecci, curiosi, spendaccioni: gli eno-appassionati in vacanza non rinunciano a nulla. Ordinano i vini del territorio quando vanno al ristorante (95%), comprano bottiglie per arricchire la propria cantina (92%) e fanno incetta di prodotti gastronomici tipici (94%). Sono il 68% gli amanti del buon bere che questa estate hanno deciso di fare una vacanza in un territorio del vino, in Italia o all’estero, e se le destinazioni più gettonate sono il Trentino, la Toscana e la Francia, il viaggio dei sogni vede come mete ideali la Francia, la California e l’Australia. Questi i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare le abitudini degli eno-appassionati in vacanza. Quando vanno in ferie gli amanti del buon bere coltivano con piacere la propria passione: il 95% afferma di ordinare le etichette del territorio quando va a mangiare al ristorante, magari facendosi consigliare il miglior abbinamento con i piatti del menu. Ma non si limitano all’assaggio: il 92% acquista in viaggio le bottiglie delle denominazioni locali per portarle a casa ed arricchire così la propria cantina, e il 94% aggiunge come souvenir di viaggio i prodotti gastronomici tipici, per prolungare il piacere della vacanza anche dopo il rientro. Ben il 68 % di chi ha risposto al sondaggio ha già fatto o ha in programma di fare entro l’estate una vacanza in un territorio del vino, a fronte di un 32% che ha scelto altre destinazioni. Le mete più gettonate sono state il Trentino (9%), la Toscana (6%) - in particolare Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano - il Piemonte (6%), con preferenza assoluta per le Langhe, e la Sicilia (4%), seguita da Veneto, Puglia, Sardegna e Marche. Chi ha scelto di recarsi all’estero è andato soprattutto in Francia (14%), con Bordeaux e Borgogna in cima alla lista delle preferenze. C’è poi chi si è recato in Spagna (5%), in Portogallo (3%) e in Germania (2%). Ma qual è il viaggio dei sogni degli eno-appassionati, quello che sceglierebbero se non avessero limiti di tempo e di budget? Sono tre le mete in testa alla classifica dei dream travels: al primo posto svetta la Francia (23% delle preferenze), vicina a noi ma talmente ricca e complessa dal punto di vista enologico che gli appassionati del vino non si stancherebbero mai di esplorarla. Da Bordeaux alla Borgogna, dallo Champagne alla zona della Loira, la Francia mantiene salda la sua inossidabile allure.
A seguire due Paesi entrambi lontani e molto idealizzati: California (16%) e Australia (14%). Da una parte c’è la Napa Valley, vera e propria mecca degli amanti del buon bere: proprio qui, dove è stato inventato e perfezionato il concetto moderno di turismo del vino, gli eno-appassionati sognano di visitare aziende “king size”, di percorrere splendidi itinerari a piedi, in bicicletta o in mongolfiera tra curatissimi vigneti, di scoprire pittoresche cittadine celebri per la loro atmosfera, di partecipare a party e concerti in cantina. Invece l’Australia, spesso indicata nelle risposte in tandem con la Nuova Zelanda, rappresenta il viaggio più estremo, in una terra di grande fascino che conta numerose regioni vitivinicole, tutte da scoprire. Ma non c’è solo l’estero tra le preferenze degli enonauti: c’è chi considera proprio l’Italia il luogo al mondo di maggior richiamo. Resiste il tuscan dream, con la Toscana che conquista il 9% delle preferenze grazie a luoghi di culto enologico come Montalcino, Chianti Classico e Bolgheri. Molto desiderato anche il Piemonte (8%), che vede nelle tradizionali Langhe la meta di maggior richiamo, seguito da Sicilia e Puglia. Votato dal 7% il Sud-Africa, terra di solida tradizione vitivinicola (qui si è iniziato a produrre vino nella seconda metà del Seicento, grazie a olandesi e francesi), che i recenti Mondiali hanno portato alla ribalta dei desideri di viaggio degli eno-appassionati. Questo infine l’identikit degli enonauti che hanno risposto al sondaggio di WineNews: si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

 

14-07-2010

RAI INTERNATIONAL

Italia News ... Mercoledì 14 luglio 2010 intervista ad Alessandro Regoli www.winenews.it sull’export del vino italiano.

 

11-07-2010

IL SOLE 24 ORE - DOMENICA

A me mi piace ... A Scuola di natura e di sapori... Sempre più nel linguaggio dei media, nei mille convegni sul cibo, fa capolino il concetto “educazione al gusto”, così come ormai gli orti sono entrati, ad ascoltare i racconti, nelle mille terrazze e negli spazi liberi di tante metropoli e città, non solo quindi alla Casa Bianca. Tendenza o necessità di nuovi stili di vita? Ebbene la cultura del gusto e quella degli orti, contrariamente alle apparenze, sono strettamente legate. Questo è valido soprattutto per le nuove generazioni, che per l’assenza di una memoria storica rischiano di diventare consumatrici passive, ignoranti della provenienza dei cibi, dei loro profumi, sapori e odori. L’orto infatti può avvicinare ai ritmi della natura, cioè alla stagionalità di frutta e verdura, ai metodi naturali di coltivazione, nonché alle tradizioni locali, allo scambio “curtense” dei prodotti tra famiglie. Riporta soprattutto ai sapori veraci, ai profumi delle primizie che formano la memoria del gusto. Chi pensasse solo gli orti di piccoli borghi dimentica un passato made in Italy degli orti di città. Sull’educazione al gusto sono nati molti programmi, così pure sulla creazione di orti come campo di insegnamento nelle scuole o come attività per gli anziani. Ci sono, d’altro canto, anche delle idee che, proprio perché si pongono degli obiettivi più locali, possono diventare efficaci modelli. Il riferimento è “La nostra terra da amare con gusto” ideato e finanziato da Winenews: un progetto didattico-laboratoriale rivolto alle scuole di Montalcino (in particolare al III anno dell’infanzia e alla primaria dell’Istituto Comprensivo Insieme) che è entrato già nel Pof (Programmazione dell’offerta formativa) dell’Istituto. È dunque un esempio concreto in cui l’educazione alimentare è, a tutti gli effetti, una materia scolastica. Questo programma si fonda sullo sviluppo dei cinque sensi nelle quattro stagioni dell’agricoltura con attività didattiche a scuola ed esperienze all’aria aperta a contatto con la realtà “produttiva” del territorio di Montalcino (dove il 12% degli abitanti è straniero). I piccoli studenti, durante l’anno scolastico, realizzano loro stessi un orto, così da poterne seguire tutte le fasi di creazione e sviluppo nel tempo. Sine qua non.

 

08-06-2010

IL VELINO

Sondaggio Vinitaly: Tagli alle spese ma non si riuncia a buon bere ... Piuttosto tagliano su altre spese, ma al buon bere non rinunciano: in tempo di crisi gli eno-appassionati selezionano con oculatezza i propri piaceri, ma riservano al vino un posto d’onore. Il 45% degli amanti del nettare di Bacco negli ultimi due anni ha comprato lo stesso numero di bottiglie rispetto al passato, e il 47% ha riservato alla propria passione il medesimo budget. Ma attenzione: tutti ricercano il rapporto qualità/prezzo e non si fanno più incantare dalle griffe. Questi i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare gli effetti della congiuntura economica negativa sulle abitudini di consumo degli amanti del buon bere. Gli enonauti - amanti di vino & internet - non sentono ragioni, e piuttosto di rinunciare alle proprie etichette preferite decidono di tagliare su altre spese. Il 45% di chi ha partecipato al sondaggio - che ha totalizzato 1.847 risposte - ha comprato negli ultimi due anni (periodo interessato dalla crisi economica) lo stesso numero di bottiglie che acquistava prima. Il 36% ne ha comprate di meno, e il 19% ne ha acquistate addirittura di più. Non è solo una questione di quantità: sempre negli ultimi due anni, il 47% ha destinato all’acquisto di vino lo stesso budget pre-crisi, il 32% ha speso di meno, mentre il 21% ha speso di più. Ma quanto si è disposti a pagare mediamente per una bottiglia di vino? Il 44% degli enonauti da 10 a 20 euro, il 25% fino a 10 euro, il 18% da 20 a 30 euro, il 9% da 30 a 40 euro, il 3% da 40 a 50 euro, e solo l’1% è disposto a spendere oltre 50 euro.
La difficile situazione economica non sembra avere influito in maniera rilevate sulla cifra media che gli eno-appassionati sono disponibili a pagare per una bottiglia: per il 67% si tratta dello stesso prezzo di prima, mentre il 28% in passato era disponibile a spendere di più. C’è poi da notare un 5% di risposte che affermano che prima della crisi erano disposte a pagare meno rispetto al presente. Risultano poi in netta maggioranza gli appassionati che, anche in tempi difficili, sono rimasti fedeli al proprio punto vendita abituale: il 71% acquista infatti il vino nello stesso posto, mentre il 39% adesso cerca negozi più economici. Infine, il 24% degli eno-appassionati dichiara apertamente che la crisi non ha influito per niente sulla propria passione, a fronte di un 76% che invece afferma di aver cambiato in parte le proprie abitudini: ma non, come si è visto, da un punto di vista del budget destinato al vino - la maggioranza di chi ha risposto compra all’incirca lo stesso numero di bottiglie spendendo la stessa cifra totale - quanto di aver rinunciato ad altri piaceri e passioni. Quello che è cambiato è l’atteggiamento generale: nessuno getta più al vento i propri soldi, e puntare su bottiglie caratterizzate da un buon rapporto qualità/prezzo è diventata la regola universale. Moltissimi quelli che rifuggono dalle griffe, e vanno alla ricerca di etichette poco conosciute, economicamente abbordabili e di buon livello qualitativo.
Del resto, avere dei vincoli può anche rappresentare una sfida. Così c’è chi cerca il nuovo e chi, al contrario, punta su vini conosciuti e ampiamente sperimentati, ma ciò che accomuna tutti è una decisa presa di distanza da vini lussuosi e vini-icona in favore di etichette del territorio. Paradossalmente, c’è persino chi, in seguito alla crisi, ha aumentato la quantità di bottiglie acquistate: grazie alla riduzione generalizzata dei prezzi - sono moltissime la cantine che nell’ultimo anno hanno rivisto al ribasso i loro listini - gli eno-appassionati approfittano per comprare una maggiore quantità di vino. Infine, fermo restando una maggiore attenzione e consapevolezza generale, ecco alcuni “trucchi” per risparmiare suggeriti direttamente dagli enonauti: bere a casa con gli amici, magari dividendo la spesa delle bottiglie, invece di andare al ristorante; acquistare in supermercati e ipermercati che hanno un reparto vino ben fornito (ormai sono sempre di più) o direttamente nelle cantine; approfittare di offerte e promozioni; formare un gruppo di acquisto con altri eno-appassionati. Ma chi sono gli enonauti che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it? Si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

 

08-06-2010

ADNKRONOS

Enologia: sondaggio, gli enoappassionati non rinunciano al buon bere ... Il 45% ha comprato lo stesso numero di bottiglie rispetto al passato... Piuttosto tagliano su altre spese, ma al buon bere non rinunciano: in tempo di crisi gli eno-appassionati selezionano con oculatezza i propri piaceri, ma riservano al vino un posto d’onore. Il 45% degli amanti del nettare di Bacco negli ultimi due anni ha comprato lo stesso numero di bottiglie rispetto al passato, e il 47% ha riservato alla propria passione il medesimo budget. Ma attenzione: tutti ricercano il rapporto qualità/prezzo e non si fanno più incantare dalle griffe. Questi i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare gli effetti della congiuntura economica negativa sulle abitudini di consumo degli amanti del buon bere. Gli enonauti - amanti di vino internet - non sentono ragioni, e piuttosto di rinunciare alle proprie etichette preferite decidono di tagliare su altre spese. Il 45% di chi ha partecipato al sondaggio - che ha totalizzato 1.847 risposte - ha comprato negli ultimi due anni (periodo interessato dalla crisi economica) lo stesso numero di bottiglie che acquistava prima. Il 36% ne ha comprate di meno, e il 19% ne ha acquistate addirittura di più.
Non è solo una questione di quantità: sempre negli ultimi due anni, il 47% ha destinato all’acquisto di vino lo stesso budget pre-crisi, il 32% ha speso di meno, mentre il 21% ha speso di più. Ma quanto si è disposti a pagare mediamente per una bottiglia di vino? Il 44% degli enonauti da 10 a 20 euro, il 25% fino a 10 euro, il 18% da 20 a 30 euro, il 9% da 30 a 40 euro, il 3% da 40 a 50 euro, e solo l’1% è disposto a spendere oltre 50 euro. La difficile situazione economica non sembra avere influito in maniera rilevate sulla cifra media che gli eno-appassionati sono disponibili a pagare per una bottiglia: per il 67% si tratta dello stesso prezzo di prima, mentre il 28% in passato era disponibile a spendere di più. C’è poi da notare un 5% di risposte che affermano che prima della crisi erano disposte a pagare meno rispetto al presente.
Risultano poi in netta maggioranza gli appassionati che, anche in tempi difficili, sono rimasti fedeli al proprio punto vendita abituale: il 71% acquista infatti il vino nello stesso posto, mentre il 39% adesso cerca negozi più economici. Infine, il 24% degli eno-appassionati dichiara apertamente che la crisi non ha influito per niente sulla propria passione, a fronte di un 76% che invece afferma di aver cambiato in parte le proprie abitudini: ma non, come si è visto, da un punto di vista del budget destinato al vino - la maggioranza di chi ha risposto compra all’incirca lo stesso numero di bottiglie spendendo la stessa cifra totale - quanto di aver rinunciato ad altri piaceri e passioni. Quello che è cambiato è l’atteggiamento generale: nessuno getta più al vento i propri soldi, e puntare su bottiglie caratterizzate da un buon rapporto qualità/prezzo è diventata la regola universale. Moltissimi quelli che rifuggono dalle griffe, e vanno alla ricerca di etichette poco conosciute, economicamente abbordabili e di buon livello qualitativo. Del resto, avere dei vincoli può anche rappresentare una sfida. Così c’è chi cerca il nuovo e chi, al contrario, punta su vini conosciuti e ampiamente sperimentati, ma ciò che accomuna tutti è una decisa presa di distanza da vini lussuosi e vini-icona in favore di etichette del territorio.
Paradossalmente, c’è persino chi, in seguito alla crisi, ha aumentato la quantità di bottiglie acquistate: grazie alla riduzione generalizzata dei prezzi - sono moltissime la cantine che nell’ultimo anno hanno rivisto al ribasso i loro listini - gli eno-appassionati approfittano per comprare una maggiore quantità di vino. Infine, fermo restando una maggiore attenzione e consapevolezza generale, ecco alcuni “trucchi” per risparmiare suggeriti direttamente dagli enonauti: bere a casa con gli amici, magari dividendo la spesa delle bottiglie, invece di andare al ristorante; acquistare in supermercati e ipermercati che hanno un reparto vino ben fornito (ormai sono sempre di più) o direttamente nelle cantine; approfittare di offerte e promozioni; formare un gruppo di acquisto con altri eno-appassionati. Ma chi sono gli enonauti che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it? Si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

 

08-06-2010

AGI

Vino: crisi pesa, ma eno-appassionati non rinunciano a buon bere ... Piuttosto tagliano su altre spese, ma al buon bere non rinunciano: in tempo di crisi gli eno-appassionati selezionano con oculatezza i propri piaceri, ma riservano al vino un posto d’onore. Il 45% degli amanti del nettare di Bacco negli ultimi due anni ha comprato lo stesso numero di bottiglie rispetto al passato, e il 47% ha riservato alla propria passione il medesimo budget. Ma attenzione: tutti ricercano il rapporto qualità/prezzo e non si fanno più incantare dalle griffe. Questi i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly, volto ad indagare gli effetti della congiuntura economica negativa sulle abitudini di consumo degli amanti del buon bere. Gli enonauti - amanti di vino & internet - non sentono ragioni, e piuttosto di rinunciare alle proprie etichette preferite decidono di tagliare su altre spese. Il 45% di chi ha partecipato al sondaggio - che ha totalizzato 1.847 risposte - ha comprato negli ultimi due anni (periodo interessato dalla crisi economica) lo stesso numero di bottiglie che acquistava prima. Il 36% ne ha comprate di meno, e il 19% ne ha acquistate addirittura di più. Non è solo una questione di quantità: sempre negli ultimi due anni, il 47% ha destinato all’acquisto di vino lo stesso budget pre-crisi, il 32% ha speso di meno, mentre il 21% ha speso di più. Ma quanto si è disposti a pagare mediamente per una bottiglia di vino? Il 44% degli enonauti da 10 a 20 euro, il 25% fino a 10 euro, il 18% da 20 a 30 euro, il 9% da 30 a 40 euro, il 3% da 40 a 50 euro, e solo l’1% è disposto a spendere oltre 50 euro. La difficile situazione economica non sembra avere influito in maniera rilevate sulla cifra media che gli eno-appassionati sono disponibili a pagare per una bottiglia: per il 67% si tratta dello stesso prezzo di prima, mentre il 28% in passato era disponibile a spendere di più. C’è poi da notare un 5% di risposte che affermano che prima della crisi erano disposte a pagare meno rispetto al presente. Risultano poi in netta maggioranza gli appassionati che, anche in tempi difficili, sono rimasti fedeli al proprio punto vendita abituale: il 71% acquista infatti il vino nello stesso posto, mentre il 39% adesso cerca negozi più economici.
Infine, il 24% degli eno-appassionati dichiara apertamente che la crisi non ha influito per niente sulla propria passione, a fronte di un 76% che invece afferma di aver cambiato in parte le proprie abitudini: ma non, come si è visto, da un punto di vista del budget destinato al vino - la maggioranza di chi ha risposto compra all’incirca lo stesso numero di bottiglie spendendo la stessa cifra totale - quanto di aver rinunciato ad altri piaceri e passioni. Quello che è cambiato è l’atteggiamento generale: nessuno getta più al vento i propri soldi, e puntare su bottiglie caratterizzate da un buon rapporto qualità/prezzo è diventata la regola universale.
Moltissimi quelli che rifuggono dalle griffe, e vanno alla ricerca di etichette poco conosciute, economicamente abbordabili e di buon livello qualitativo. Del resto, avere dei vincoli può anche rappresentare una sfida. Così c’è chi cerca il nuovo e chi, al contrario, punta su vini conosciuti e ampiamente sperimentati, ma ciò che accomuna tutti è una decisa presa di distanza da vini lussuosi e vini-icona in favore di etichette del territorio. Paradossalmente, c’è persino chi, in seguito alla crisi, ha aumentato la quantità di bottiglie acquistate: grazie alla riduzione generalizzata dei prezzi - sono moltissime la cantine che nell’ultimo anno hanno rivisto al ribasso i loro listini - gli eno-appassionati approfittano per comprare una maggiore quantità di vino. Infine, fermo restando una maggiore attenzione e consapevolezza generale, ecco alcuni “trucchi” per risparmiare suggeriti direttamente dagli enonauti: bere a casa con gli amici, magari dividendo la spesa delle bottiglie, invece di andare al ristorante; acquistare in supermercati e ipermercati che hanno un reparto vino ben fornito (ormai sono sempre di più) o direttamente nelle cantine; approfittare di offerte e promozioni; formare un gruppo di acquisto con altri eno-appassionati.
Ma chi sono gli enonauti che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it? Si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un’età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.

 

08-06-2010

ANSA

Vino: crisi non taglia spesa, invariata per 47% italiani ... Sondaggio Winenews-Vinitaly... Piuttosto tagliano su altre spese, ma al buon bere non rinunciano: in tempo di crisi gli eno-appassionati riservano comunque al vino un posto d’onore. Certo, non si fanno più incantare dalle griffe e ricercano il giusto rapporto qualità-prezzo: secondo il sondaggio Winenews e Vinitaly, il 45% del campione negli ultimi 2 anni ha comprato lo stesso numero di bottiglie, il 47% ha confermato lo stesso budget, il 32% ha speso di meno, mentre il 21% ha speso di più. Ma quanto si è disposti a pagare mediamente per una bottiglia di vino? Il 44% da 10 a 20 euro, il 25% fino a 10 euro, il 18% da 20 a 30 euro, il 9% da 30 a 40 euro, il 3% da 40 a 50 euro, e solo l’1% oltre 50 euro. Moltissimi sono quelli che rifuggono dalle griffe e vanno alla ricerca di etichette poco conosciute, economicamente abbordabili e di buon livello qualitativo, ma non mancano coloro che, al contrario, puntano su vini noti e ampiamente sperimentati, ma quello che accomuna tutti è una decisa presa di distanza da vini lussuosi e vini-icona in favore di etichette del territorio. I trucchi per risparmiare suggeriti dagli eno-appassionati? Bere a casa con gli amici, magari dividendo la spesa delle bottiglie, invece di andare al ristorante; acquistare in supermercati e ipermercati che hanno un reparto vino ben fornito o direttamente nelle cantine; approfittare di offerte e promozioni; formare un gruppo di acquisto con altri amanti del buon bere.

 

29-05-2010

IL MESSAGGERO

Cantine Aperte ... Vino in festa, si “stappano” le Cantine... Porte aperte ai visitatori in quasi mille aziende. La sfida dei produttori alla crisi... Domenica il d-day dell’apertura al pubblico, ma per molti sarà “open” tutto il week end... Voglia di rimonta dopo un 2009 non facile. E grandi bottiglie da scoprire e assaggiare... Diciotto anni. Età fatidica. L’età dell’autodecisione. E della patente. Solo che parlare di patenti proprio ora al Movimento Turismo del Vino, che compie appunto nel 2010 diciott’anni e per la diciottesima volta lancia la sua manifestazione regina, Cantine Aperte, il d-day dell’incontro con il pubblico per quasi mille produttori, in poche parole la festa nazionale del vino (autogestita, visto che nessun governo ha mai pensato a istituirne una), suona un filo stridente. La grande offensiva contro gli incidenti d’auto da eccessi alcolici (logica e sacrosanta nei fini, un po’ meno nel modo in cui è gestita secondo i vignaioli uniti) è in effetti uno dei fattori frenanti con cui i consumi (quindi il mondo del vino e l’indotto) debbono misurarsi. L’altro, va da sé, è la crisi. Al Vinitaly, fiera principe di settore, s’è provato a stilare un primo bilancio di come l’universo enoico tricolore viva la congiuntura. E le stime generali sono state tutto sommato incoraggianti. Per i più bravi e arditi (o anche i più spregiudicati, quelli che hanno tirato giù di brutto i prezzi all’estero, fregandosene sia dei “vicini” di Doc che del tempo che ci vorrà a rianimarli) la crisi globale s’è tradotta in chance di riposizionamento. C’è chi ha aumentato le vendite, andando a scalzare altri, spiazzati dalle convulsioni del mercato. Ma in generale, i numeri sono magretti. Le vendite al dettaglio sono scese, sul mercato interno, dell’1,3% in volume, non male dato il contesto: ma in soldoni (cioè incassi) il calo è del 9%. È cioè mutato il mix di prezzi. E il consumatore punta su fasce più basse. L’esito è che il valore del vino italiano è 5% sotto il 2006-07, cui nel 2008 era 4% avanti. E se l’export (quasi 20 milioni di hl) è da record, pure qui la lettura è bifronte. Il venduto cresce del 10%, il valore cala del 5,4%. Rimodulazione di chi compra (molto più sfuso). Ma anche quel discorso di prezzi affogati di cui sopra. E poi, si sa, la statistica non rende giustizia a tutti. Diciamo a uno su due, quello che mangia il pollo, e non quello a cui toccherebbe il mezzo previsto solo nelle medie aritmetiche. Così, tornando a bomba, le Cantine che si spalancano per la festa sono, oltre che Aperte, spesso piene. E questo per chi fa vino è un nodo. Non solo di mancato guadagno o valore di stock, come in altre imprese. Ma di spazio. Il vino si fa ogni anno. E le aree, i recipienti d’elevazione occupati dal vecchio a molti serviranno presto per il nuovo. Ad alcuni con urgenza ineludibile. Quelle che per i produttori non sono tutte buone nuove, sono però, per lo più, incentivi motivanti per il consumatore. Chi ha passione lo sa, il vino più buono non è quasi mai l’appena uscito. Il vino vuol tempo; anche i bianchi più interessanti, contrariamente a quanto molti ancora credono. E chi andrà stavolta in Cantina avrà l’opportunità di testare (e comprare) in vari casi piccole “verticali”, cioè lo stesso vino espresso in più annate: uno dei piaceri speciali da intenditori veri. Trovando per giunta prezzi in genere “calmi”. E grande accoglienza. Perché è chiaro che i produttori sperano che la festa sia, tra ordini, asporto e consumo, un buon volano, e un nuovo patto d’amore. Tra il vino, gloria italiana, pezzo di cultura materiale, motore di economia e (nei casi giusti) di “decoro” ambientale, e i consumatori illuminati. Specie i più giovani. Quelli cui il consumo responsabile, limitato, divertito e sensorialmente educato di vino di qualità potrebbe davvero dare uno scudo in più contro il “drink to be drunk”, il bere da sballo che troppi di loro, alle spalle dei facili moralisti e delle loro prediche, già praticano. E non in enoteca. Perché il gioco riesca, i quasi Mille dell’esercito delle cantine, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, hanno preparato di tutto, oltre ai calici. Musica (jazz, rock, gitana, un memorial per Ivan Graziani), spettacoli, farandole di tipicità, pic-nic, pranzi e cene “del Vignaiolo”, gemellaggi con musei. Per di più varie cantine sono di per sé pezzi di spicco (antichi manieri o nuovi capolavori firmati dai vari Gae Aulenti, Renzo Piano, e via così) o sono sede di mostre. Anche di scultura in vigna. Che altro attendere, dunque? Sorteggiate l’autista astemio o puntate su chi assicura navette (ce n’è vari). Gettate un occhio sul sito www.movimentoturismovino.it anzitutto, o su siti specializzati tipo winenews. E che festa sia.
I numeri di Cantine Aperte
18 gli anni di vita del Movimento Turismo del Vino, inventore e patrocinatore dell’iniziativa.
950 e più, le cantine che apriranno i battenti al pubblico in occasione dell’edizione 2010. Buona parte di esse lo faranno per tutto il week end.
1 milione è il traguardo di visitatori “enoturisti” già raggiunto nel 2009 e che quest’anno si spera (e prevede) di superare.
45,5 la produzione italiana di vino in milioni di ettolitri nell’anno 2009.
19,8 i milioni di ettolitri di vino esportati dall’Italia nel 2009, anno record per volumi (malgrado la crisi) ma non per valore.
3,5 il valore in miliardi di euro dell’export vinicolo 2009. È il 20% del totale dell’export alimentare, di cui il vino è la prima voce.

 

25-05-2010

NAZIONE/GIORNO/CARLINO

L’orto insegna la vita e i tempi della natura ... L’orto insegna la vita, la pazienza, la parsimonia, i tempi della natura. Serve a spiegare il cibo. Ecco alcuni dei tanti valori di quel fazzoletto di terra emersi da “Il giro dell’orto”, convegno di WineNews a Montalcino. “Oggi - ha ricordato il giornalista Carlo Cambi - si dà importanza al fatto che i bambini imparino l’inglese e l’uso del computer, ma si dimentica di insegnare da dove nasce il cibo e le nostre radici e cosa rappresenta la terra”. Nadia Nicoletti, insegnante, ha raccontato come “negli anni ’60 e ’70, ogni scuola in Trentino aveva un orto. Oggi esperienze simili servono per spiegare il senso della pazienza e la necessità di conservare i semi, perché il cibo sia replicabile”. Un concetto presente nell’antichità, come ha detto l’architetto del paesaggio Emilio Trabella, che dall’antico Egitto alle abbazie benedettine, dalla Roma imperiale agli arabi “orti delle delizie”, fino ad oggi, ha ricordato come l’orto sia “democratico, tutti dovrebbero averne diritto”. “Sarebbe bello che ci fosse un progetto di orto in ogni scuola”, ha detto Alessandro Regoli, fondatore di WineNews, e di un progetto di educazione al gusto, con l’orto messo a disposizione delle scuole di Montalcino.

 

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