TG5 ore 13 citazione agenzia Winenews sui dati export vino italiano nel servizio sul Forum sul vino italiano organizzato da MPS di Marco Palma
Estate San Martino: Montalcino, i bambini “battezzano” loro orto … Una gara di fantasia tra gli alunni di Montalcino e Torrenieri per “battezzare” con il nome più bello, in occasione della Festa di San Martino (11 novembre), l’orto di Winenews, un vero e proprio orto urbano che viene coltivato e curato dai bambini insieme alle loro maestre.
L’orto è il fiore all’occhiello del progetto “La nostra terra Dacg - Da amare con gusto”, che coinvolge, per il secondo anno scolastico consecutivo, i bambini della Scuola per l’Infanzia e della Scuola Primaria dell’Istituto Scolastico Comprensivo “Insieme” di Montalcino. Un’esperienza-pilota promossa da Winenews - società che da anni sviluppa in Italia servizi di comunicazione e marketing nel wine & food - che attraverso una serie di laboratori didattici dedicati ai principali prodotti del territorio (dall’olio extravergine al formaggio, dal miele alla pasta, passando per le piante aromatiche) e l’interdisciplinarietà con tutte le materie scolastiche, stimola l’attenzione e la curiosità dei bambini, che imparano così ad alimentarsi in modo consapevole. Elemento primario del progetto è un piccolo appezzamento di terra nel centro storico di Montalcino, che si è voluto “battezzare” con una grande festa proprio per San Martino, ricorrenza importante nella storia della tradizione contadina. Nell’ambito del concorso “Un nome per l’orto”, indetto da Winenews, la commissione giudicatrice, presieduta da Francesco Pellegrini, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “Insieme”, ha scelto come primo classificato il nome “Meravigliorto”, proposto dalla classe II della Scuola Primaria di Torrenieri. Un lavoro collettivo in cui tutti i bambini hanno creato insieme un vivace, colorato ed originale “collage”, scegliendo un nome che evoca perfettamente la mission del progetto: insegnare ai bambini a conoscere i frutti della propria terra e l’importanza di una sana e corretta alimentazione, divertendosi. Molti anche i premi speciali: per i “Lavori di fantasia” ha vinto la classe III della Scuola per l’Infanzia di Montalcino, ovvero i più piccoli fra tutti i protagonisti del concorso, che hanno dato vita ad una serie di lavori colorati e ricchi di fantasia, con molte idee e tante tecniche utilizzate. Numerosi i premi speciali assegnati ai “Nomi di fantasia” più originali e curiosi, a dimostrazione che non c’è limite, per fortuna, all’immaginazione dei bambini: “L’orto dei saperi e dei sapori” (classe I A, Scuola Primaria di Montalcino), “Ortarcobaleno” (classe I B, Scuola Primaria di Montalcino), “L’orto dei miracoli” (classe II, Scuola Primaria di Montalcino), “L’orto fantastico” (classe III, Scuola Primaria di Montalcino), “Pollicino verde” (classe IV, Scuola Primaria di Montalcino), “Ortarte” (classe VA, Scuola Primaria di Montalcino), “La terra colorata” (classe VB, Scuola Primaria di Montalcino).
Cibovino… … La classifica comparata delle migliori guide enologiche … Bottiglie da hit parade… “La mia più grande soddisfazione è vedere coronato l’impegno di mio padre, che ha speso una vita per promuovere il territorio irpino e il suo vino, il Taurasi. Ma la cosa più importante è che il riconoscimento ottenuto dal Taurasi riserva Radici 2004 premia non solo la nostra azienda, ma anche la grande crescita qualitativa di tutta l’enologia dell’Irpinia”: così Piero Mastroberardino, tra i più abili imprenditori vitivinicoli della Campania, a Winenews, il sito più seguito dal settore, diretto da Alessandro Regoli che, come ogni anno, individua, a tempo di record, la rosa dei vini che per la loro alta qualità hanno messo d’accordo le guide 2011 più importanti d’Italia: Gambero Rosso, Ais-Bibenda, L’Espresso, Veronelli e la new entry Slow Wine di Slow Food. In attesa dell’uscita dalla guida di Luca Maroni, che giudica a sua volta il Taurasi di Mastroberardino il terzo miglior rosso d’Italia. Elegante e sontuoso, il Radici, da uve Aglianico al 100%, fa un figurone in compagnia della migliore cucina invernale. Ed è solo uno dei magnifici otto al top del vigneto Italia 2011, emersi dall’incrocio delle guide. Gli altri sette fuoriclasse? Eccoci in Piemonte con due grandi classici: il Barolo Le Rocche del Falletto riserva 2004 di Bruno Giocosa e il Barolo Confortino riserva 2002 di Giacomo Conterno: due bicchieri capaci di emozionare gli appassionati. Nascono nella regione Toscana il pluridecorato Sassicaia della Tenuta San Guido che conquista la critica anche nell’edizione 2007 e il Cepparello 2007, firmato Isole Olena. Si scende fino in Basilicata per un super premiato vino del Vulture: il gentile e rigoroso Titolo 2008 di Elena Fucci, giovane vignaiola al comando dell’ omonima azienda creata pochi anni fa a Barile (Potenza). Infine, due etichette trentine. Per cominciare il Granato 2007, un vino rosso intrigante figlio di cinque diversi vigneti di Teroldego curati con molta passione e competenza fuori dal comune da Elisabetta Foradori, alla guida dell’omonima cantina di Mezzolombardo (Trento). E il Giulio Ferrari riserva del Fondatore 2001 delle Cantine Ferrari: bollicine davvero superlative, che superano se stesse a ogni versione, fiore all’occhiello dei Lunelli, sicuramente tra le più dinamiche famiglie del molto variegato mondo del vino italiano.
Lunedì 1 novembre 2010 ore 8 Intervista ad Alessandro Regoli Winenews sulla classifica comparata delle migliori guide enologiche.
Vino: Ocm; Federdoc, deregulation impianti rovinerà qualità. Governo intervenga a livello Ue, da 2015 surplus produzioni ... No alla pericolosa deregulation produttiva prevista dall’Ocm Vino comunitaria a partire dal 31 dicembre 2015 con la liberalizzazione dei diritti di impianto e la richiesta al governo italiano di intervenire a difesa delle produzioni di qualità, sulla scia di quanto già fatto da Francia e Germania. La richiesta arriva dal presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro. La liberalizzazione degli impianti senza alcuno strumento di gestione della produzione rischia di destabilizzare l’economia di molte regioni viticole in Europa - osserva Ricci Curbastro - in particolare nelle zone di produzione a Denominazione di Origine più importanti. La nuova misura avrebbe conseguenze drammatiche per il vino a DO, che sarebbe investito da fenomeni destabilizzanti come sovrapproduzioni, cadute dei prezzi, speculazioni, perdita dei valori patrimoniali dei vigneti. Il pericolo della proliferazione dei vigneti e delle produzioni è dietro l’angolo, osserva Federdoc. La superficie vitata della Cotes-du-Rhone, ad esempio, potrebbe salire da 61.00 a 120.000 ettari, quella del Chianti da 17.000 a 35.000 ettari, quella della Rioja da 60.000 a 200.000. Secondo le proiezioni di Winenews, considerato che nel Chianti Classico ci sono attualmente 2.500 ettari vitati a Igt e ponendo il caso che 1.500 siano piantati a Sangiovese, questo nuovo impianto metterebbe sul mercato 7,5 milioni di bottiglie in più di Chianti classico. I diritti di impianto - ricorda Federdoc - sono risultati finora uno strumento efficace per gestire le produzioni, stabilizzare i prezzi e contrastare la sovrapproduzione. “Siamo convinti - commenta Ricci Curbastro che è anche presidente di Efow, federazione europea dei vini a IG (indicazione geografica) - che, pur in prospettiva di un regime di liberalizzazione degli impianti, possano esserci le possibilità di controllare e gestire le produzioni dei vini europei, anche di quelli non IG, solo che i Paesi produttori lo vogliano e decidano di gestire la situazione singolarmente al proprio interno, naturalmente nell’ambito di nuove norme eventualmente ottenibili anche dalla nuova Pac”.
No alla pericolosa deregulation produttiva prevista dall'Ocm Vino comunitaria a partire dal 31 dicembre 2015 con la liberalizzazione dei diritti di impianto e la richiesta al governo italiano di intervenire a difesa delle produzioni di qualità, sulla scia di quanto già fatto da Francia e Germania. La richiesta arriva dal presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro. La liberalizzazione degli impianti senza alcuno strumento di gestione della produzione rischia di destabilizzare l'economia di molte regioni viticole in Europa - osserva Ricci Curbastro - in particolare nelle zone di produzione a Denominazione di Origine più importanti. La nuova misura avrebbe conseguenze drammatiche per il vino a DO, che sarebbe investito da fenomeni destabilizzanti come sovrapproduzioni, cadute dei prezzi, speculazioni, perdita dei valori patrimoniali dei vigneti. Il pericolo della proliferazione dei vigneti e delle produzioni è dietro l'angolo, osserva Federdoc. La superficie vitata della Cotes-du-Rhone, ad esempio, potrebbe salire da 61.00 a 120.000 ettari, quella del Chianti da 17.000 a 35.000 ettari, quella della Rioja da 60.000 a 200.000. Secondo le proiezioni di Winenews, considerato che nel Chianti Classico ci sono attualmente 2.500 ettari vitati a Igt e ponendo il caso che 1.500 siano piantati a Sangiovese, questo nuovo impianto metterebbe sul mercato 7,5 milioni di bottiglie in più di Chianti classico. I diritti di impianto - ricorda Federdoc - sono risultati finora uno strumento efficace per gestire le produzioni, stabilizzare i prezzi e contrastare la sovrapproduzione. “Siamo convinti - commenta Ricci Curbastro che è anche presidente di Efow, federazione europea dei vini a IG (indicazione geografica) - che, pur in prospettiva di un regime di liberalizzazione degli impianti, possano esserci le possibilità di controllare e gestire le produzioni dei vini europei, anche di quelli non IG, solo che i Paesi produttori lo vogliano e decidano di gestire la situazione singolarmente al proprio interno, naturalmente nell'ambito di nuove norme eventualmente ottenibili anche dalla nuova Pac”
Che gli americani amino il wine & food italiano non è una novità. Ma che questa passione sia cosi’ forte come quella raccolta da Eataly, il wine & food store ideato da Oscar Farinetti, tra la 23rd Street e la 5th Avenue di New York, nel cuore di Manhattan, è sorprendente. Tra newyorkesi e turisti, tra carni italiane, pani e focacce preparate sul posto, come la mozzarella e la pasta fresca, tra pile di Parmigiano e Trentingrana, tra prodotti di design di Bialetti e Alessi (solo per dirne alcuni), tra banconi dove si degustano salumi e formaggi, ristoranti dove si può mangiare la pasta fresca preparata pochi metri più là o le specialità di carne del “Manzo”, tra selezioni di prodotti che vanno dall’olio extravergine di oliva all’aceto balsamico, dal pomodoro italiano alle bottarghe siciliane e sarde, in una nuvola costante di profumi, passano ad Eataly tra le 7.000 e le 15.000 persone al giorno, per un’impresa che, da agosto, ha dato lavoro a 530 persone e non è ancora a pieno regime. E se il fatturato complessivo non è ancora stimabile, spiega a WineNews, Joe Bastianich che, con la madre Lidia, è uno dei nomi più importanti della ristorazione americana (e produttore di vino in Friuli e in Toscana), entrambi soci di Eataly New York (insieme a Farinetti e allo chef Mario Batali), le cifre che riguardano l’enoteca sono impressionanti: vendute dalle 350 alle 500 bottiglie al giorno, per un giro d’affari di 250-300.000 dollari a settimana, con 9.000 bottiglie che ruotano sugli scaffali. Una vera e propria “bomba atomica” dei sapori del Belpaese in una delle capitali commerciali più importanti del mondo. “E non c’è solo il cibo italiano - aggiunge Joe Bastianich - ma anche il cibo di qualità visto con gli occhi degli italiani, perchè facciamo anche una grande ricerca di prodotti di qualità, dai formaggi alla verdura, dal latte agli yogurt, che vengono prodotti vicino a New York”. Ovvero, l’esportazione non solo del prodotto, ma anche del know how, dello stile e della sensibilità italiana per il gusto. “Il cibo italiano è il primo cibo etnico per gli americani - dice Lidia Bastianich, un’autorità della cucina italiana in Usa, che ha diffuso con i suoi locali e i suoi tv-show dedicati al cibo - al punto che, nella fase più acuta della crisi economica, i vini e il food del Belpaese sono quelli che hanno tenuto meglio e hanno ricominciato a crescere prima, con un consumatore sempre più affamato di sapere, oltre che di sapore, e sempre più orientato alla qualità”.
Gli enonauti bocciano l’accoglienza in cantina ... Trascorrere un week-end d’autunno in giro tra le tante cantine del Belpaese, conla famigliao congli amici, per assaggiare i propri vini preferiti direttamente dal produttore, scoprire nuove etichette, acquistare bottiglie da stappare durante le cene invernali e godere della gastronomia del territorio, che in questa stagione vede protagonisti funghi e castagne: ecco l’obiettivo del 79% degli eno-appassionati che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it, uno di siti più cliccati dagli appassionati italiani, e Vinitaly (www.vinitaly.it), appuntamento enologico di livello internazionale. Tra le mete preferite degli amanti del buon bere ci sono in pole position Langhe, Chianti Classico e Franciacorta. Ma l’inchiesta, a cui hanno risposto 1.298 enonauti, ovvero appassionati di vino & web, dimostra che ben il 65%, ovvero due su tre, boccia l’offerta eno-turistica - intesa come accoglienza in cantina, visite guidate, degustazioni in loco - delle aziende del vino italiano, non ritenendola adeguata alle esigenze dei visitatori. Sono il 79% gli appassionati che hanno in programma un weekend o un breve viaggio in un territorio del vino in Italia nei prossimi mesi, a fronte di un 21% che invece resterà a casa o sceglierà altre destinazioni. In particolare, le mete più gettonate per una vacanza all’insegna del wine & food in questo periodo sono le Langhe (30%) e il Chianti Classico (25%), seguiti da Franciacorta (8%), Montalcino (7%), Alto Adige (6%), Montefalco, Trentino e Sicilia, due regioni che rappresentano una sorta di “macro-territori”. E ancora la Toscana con San Gimignano e Montepulciano, seguite da Asti in Piemonte. Visitare una cantina in vendemmia è uno dei desideri più diffusi tra gli appassionati: il 56% di chi ha risposto ha intenzione di fare un week-end (o lo ha già fatto) proprio per la raccolta dell’uva, per vivere in prima persona i ritmi, i profumi e le magiche sensazioni di questo periodo, a fronte di un 44% che invece sceglierà un altro periodo. Gli eno-appassionati si rendono conto, infatti, che ricevere turisti durante la vendemmia può rappresentare una difficoltà e un intralcio per il produttore: la raccolta dell’uva è il momento più delicato dell’anno. Questo vale in particolare per le piccole realtà, mentre le grandi aziende hanno tutto l’anno personale dedicato all’accoglienza. Insomma, meglio informarsi bene prima di suonare senza preavviso alla porta di un’azienda al momento della raccolta. L’unica maniera intelligente per visitare una cantina nel momento della vendemmia, sostengono gli enonauti, è proprio quella di farla: raccogliere l’uva, sia solo per un giorno consente di sperimentare un’insolita “full immersion” nel mondo del vino. Però l’accoglienza, durante la vendemmia nonè adeguata secondo il 69% di chi ha risposto, a fronte di un 31% che la giudica invece sufficiente: la maggioranza degli enonauti, basandosi sulle proprie esperienze, boccia dunque i produttori durante la raccolta, colpevoli di non dedicare tempo e qualità ad eventuali turisti. Ma se ciò è comprensibile al momento della raccolta dell’uva, non lo è durante il resto dell’anno. Eppure il 65% - ovvero due enonauti su tre - fra chi ha risposto al sondaggio non giudica adeguata la politica turistica delle cantine italiane, reputandola ancora molto indietro, e certo non al livello di altri Paesi, come Francia o California, in cui l’accoglienza agli eno-turisti è una vera e propria filosofia.
TURISMO: SONDAGGIO, PER 79% ENO-APPASSIONATI ALMENO UN WEEK-END IN CANTINA RILEVAZIONE WINENEWS-VINITALY, TRA LE METE PREFERITE LANGHE, CHIANTI CLASSICO E FRANCIACORTA … Trascorrere un week-end d'autunno in giro tra le tante cantine del Belpaese, con la famiglia o con gli amici, per assaggiare i propri vini preferiti direttamente dal produttore, scoprire nuove etichette, acquistare bottiglie da stappare durante le cene invernali e godere della gastronomia del territorio, che in questa stagione vede protagonisti funghi e castagne: ecco l'obiettivo del 79% degli eno-appassionati che hanno risposto al sondaggio di www.winenews.it , uno di siti più cliccati dagli appassionati italiani, e Vinitaly (www.vinitaly.it), appuntamento enologico di livello internazionale. Tra le mete preferite degli amanti del buon bere ci sono in pole position Langhe, Chianti Classico e Franciacorta. Ma l'inchiesta, a cui hanno risposto 1.298 enonauti, ovvero appassionati di vino & web, dimostra che ben il 65%, ovvero due su tre, boccia l'offerta eno-turistica - intesa come accoglienza in cantina, visite guidate, degustazioni in loco - delle aziende del vino italiano, non ritenendola adeguata alle esigenze dei visitatori. Sono il 79% gli appassionati che hanno in programma un week-end o un breve viaggio in un territorio del vino in Italia nei prossimi mesi, a fronte di un 21% che invece resterà a casa o sceglierà altre destinazioni. In particolare, le mete più gettonate per una vacanza all'insegna del wine & food in questo periodo sono le Langhe (30%) e il Chianti Classico (25%), seguiti da Franciacorta (8%), Montalcino (7%), Alto Adige (6%), Montefalco, Trentino e Sicilia, due regioni che rappresentano una sorta di ''macro-territori''. E ancora la Toscana con San Gimignano e Montepulciano, seguite da Asti in Piemonte. Visitare una cantina in vendemmia è uno dei desideri più diffusi tra gli appassionati: il 56% di chi ha risposto ha intenzione di fare un week-end (o lo ha già fatto) proprio per la raccolta dell'uva, per vivere in prima persona i ritmi, i profumi e le magiche sensazioni di questo periodo, a fronte di un 44% che invece sceglierà un altro periodo. Gli eno-appassionati si rendono conto, infatti, che ricevere turisti durante la vendemmia può rappresentare una difficoltà e un intralcio per il produttore: la raccolta dell'uva è il momento più delicato dell'anno, in cui tutti i dipendenti sono coinvolti, e non tutte le cantine riescono a star dietro ad eventuali visitatori. Questo vale in particolare per le piccole realtà, mentre le grandi aziende hanno tutto l'anno personale appositamente dedicato all'accoglienza. Insomma, meglio informarsi bene prima di suonare senza preavviso alla porta di un'azienda al momento della raccolta. L'unica maniera intelligente per visitare una cantina nel momento della vendemmia, sostengono gli enonauti, è proprio quella di farla: raccogliere l'uva, sia solo per un giorno - sono molte ormai le cantine che accettano un certo numero di turisti tra i filari - consente di sperimentare un'insolita full immersion nel mondo del vino. Per l'accoglienza, durante la vendemmia non è adeguata alle esigenze, secondo il 69% di chi ha risposto, a fronte di un 31% che la giudica invece sufficiente: la maggioranza degli enonauti, basandosi sulle proprie esperienze personali, boccia dunque i produttori durante la raccolta, colpevoli di non dedicare tempo e qualità ad eventuali turisti. Ma se ciò è comprensibile al momento della raccolta dell'uva, non lo è durante il resto dell'anno. Eppure il 65% - ovvero due enonauti su tre - di chi ha risposto al sondaggio non giudica adeguata la politica turistica delle cantine italiane, reputandola ancora molto indietro, e certo non al livello di altri Paesi, come Francia o California, in cui l'accoglienza agli eno-turisti è una vera e propria filosofia. Molto può ancora essere migliorato, anche perchè le visite in cantina ed i possibili acquisti che ne derivano possono rappresentare un introito aggiuntivo per il comparto vino, impegnato in una difficile crisi congiunturale. L'identikit degli enonauti che hanno risposto al sondaggio di WineNews? Si tratta di amanti del vino che vantano una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione del web. Sono in maggioranza maschi (79%), il 52% di loro ha un'età compresa fra i 30 e i 45 anni, hanno un elevato titolo di studio (l'85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico.
Vino: vendemmia; in 2010 prezzi uve rimangono invariati ... Prezzi stazionari o leggermente in discesa rispetto allo scorso anno per le uve del 2010, che comunque potrebbero crescere alla luce di una vendemmia non particolarmente abbondante. È il risultato di un’inchiesta di WineNews sul mercato delle uve, secondo cui l’unica eccezione arriva dalla Valpolicella, dove i prezzi rimarranno costanti o addirittura in lieve aumento e per qualche bianco. In Toscana rimangono invariati i prezzi delle uve destinate al Chianti Classico (70 e i 75 euro al quintale) e in leggero calo quelle per il Chianti (40 euro); rare le contrattazioni per le uve destinate al Brunello di Montalcino, le cui quotazioni viaggiano sui 150 euro al quintale. In linea con il 2009 risultano in Piemonte anche i prezzi delle uve per i Nebbiolo da Barolo (150-170 euro al quintale). In Sicilia uve Merlot e Cabernet Sauvignon stanno sui 35-40 euro come nel 2009, mentre il Nero d’Avola viaggia tra i 25 e i 30 euro al quintale. Un po’ più vivace il mercato per le uve bianche. E, se Prosecco e Moscato spuntano prezzi interessanti intorno ai 9 euro costituendo l’eccezione più evidente, non è male la situazione per i bianchi più di moda come Passerina, Pecorino e Vermentino. Una situazione non generalizzabile, però, visto che i bianchi autoctoni siciliani stanno sui 20 euro al quintale in discesa sul 2009, e gli internazionali come lo Chardonnay tra i 35 e i 40 euro come l’anno scorso.
“Il vino ha bisogno di 3 elementi fondamentali: il terroir, ed il nostro è quello di Bolgheri; il winemaker, ed il nostro è Lodovico Antinori, un uomo che ha fatto in 10 anni quello che i Rothschild hanno fatto in 250 (è stato il padre del Masseto e dell’Ornellaia, ndr); il prodotto. I nostri prodotti (come i celebri “Il Biserno” e “l’Insoglio del Cinghiale”) stanno incontrando grandissimi risultati: siamo in crescita, dovunque andiamo siamo accolti con attenzione, l’unica “pecca” è ancora una visibilità ridotta, perché nella comunicazione non siamo aggressivi, e su questo investiremo”. Lo ha detto in una dichiarazione d’intenti, raccolta da www.winenews.it, Gaddo della Gherardesca, da qualche tempo alla guida di Tenuta di Biserno, l’avventura enologica che ha riunito, anche nel segno dell’imprenditorialità, due personaggi di primo piano del vino italiano, custodi di 500 anni di storia di una delle famiglie più importanti dell’enologia del Belpaese, Piero e Lodovico Antinori. Un impegno più concreto nel settore, dunque, che Gaddo della Gherardesca vuole affrontare senza fronzoli, ma con una logica più che concreta, “poiché se operiamo con i concetti-base della qualità del prodotto, della logistica e della logica industriale, anche nel vino riusciamo ad ottenere risultati. Ma il vino va preso sul serio: chi lo ha visto, negli anni scorsi, come una facile fonte di guadagno, ci ha rimesso molti soldi, perché non è stato attento alle potenzialità che poteva esprimere e non le ha né capite, né curate. Noi abbiamo grandissime potenzialità, stiamo consolidando l’azienda, e adesso cominceremo a renderci più visibili al mercato, anche perché abbiamo una storia da raccontare: quella degli Antinori e quella dei Della Gherardesca, entrambe plurisecolari. E i vini di Biserno sono all’altezza di questa storia, vini innovativi, che “colpiscono” i palati, che hanno già un notevole successo”. Una strategia che guarda sicuramente all’export, ma che non trascura il mercato nazionale. “Nessuna azienda - spiega della Gherardesca - può essere forte se non è ben presente nel mercato interno. I mercati esteri pagano meglio e subito, cosa che in Italia non è usuale. A tal proposito, per me la riforma della giustizia dovrebbe andare in questo senso: per permettere a chi produce di incassare in tempi giusti, perché ad oggi chi fornisce un punto vendita e non viene pagato non ha mezzi giuridici per esigere il credito. Alla luce di tutto questo, noi siamo attenti al mercato internazionale, ma ancor più a quello nazionale. Il nostro metodo è andare selettivamente, con i piedi di piombo: chi crederà in noi avrà i nostri prodotti anche quando saremo ai primi posti del ranking, chi non crederà in noi non avrà facilmente i nostri prodotti”.
Enologia: Gaddo della Gherardesca, per un vino di successo terroir e winemaker è Presidente di Tenuta di Biserno, impresa che ha riunito Piero e Lodovico Antinori … “Il vino ha bisogno di 3 elementi fondamentali: il terroir, ed il nostro è quello di Bolgheri; il winemaker, ed il nostro è Lodovico Antinori, un uomo che ha fatto in 10 anni quello che i Rothschild hanno fatto in 250 (è stato il padre del Masseto e dell’Ornellaia, ndr); il prodotto. I nostri prodotti (come i celebri “Il Biserno” e “l’Insoglio del Cinghiale”) stanno incontrando grandissimi risultati: siamo in crescita, dovunque andiamo siamo accolti con attenzione, l’unica “pecca” è ancora una visibilità ridotta, perché nella comunicazione non siamo aggressivi, e su questo investiremo”. Ecco la dichiarazione d’intenti raccolta da www.winenews.it di Gaddo della Gherardesca, personaggio istrionico e conosciuto del mondo del vino e della mondanità legata a Bacco, da qualche tempo alla guida di Tenuta di Biserno, l’avventura enologica che ha riunito, anche nel segno dell’imprenditorialità, due personaggi di primo piano del vino italiano, custodi di 500 anni di storia di una delle famiglie più importanti dell’enologia del Belpaese, Piero e Lodovico Antinori. Un impegno più concreto nel settore, dunque, che Gaddo della Gherardesca vuole affrontare senza fronzoli, ma con una logica più che concreta, “poiché se operiamo con i concetti-base della qualità del prodotto, della logistica e della logica industriale, anche nel vino riusciamo ad ottenere risultati. Ma il vino va preso sul serio: chi lo ha visto, negli anni scorsi, come una facile fonte di guadagno, ci ha rimesso molti soldi, perché non è stato attento alle potenzialità che poteva esprimere e non le ha né capite, né curate”. “Noi - aggiunge Gaddo della Gherardesca - abbiamo grandissime potenzialità, stiamo consolidando l’azienda, e adesso cominceremo a renderci più visibili al mercato, anche perché abbiamo una storia da raccontare: quella degli Antinori e quella dei Della Gherardesca, entrambe plurisecolari. E i vini di Biserno sono all’altezza di questa storia, vini innovativi, che “colpiscono” i palati, che hanno già un notevole successo”. Una strategia che guarda sicuramente all’export, ma che non trascura il mercato nazionale. “Nessuna azienda - spiega della Gherardesca a www.winenews.tv - può essere forte se non è ben presente nel mercato interno. I mercati esteri pagano meglio e subito, cosa che in Italia non è usuale. A tal proposito, per me la riforma della giustizia dovrebbe andare in questo senso: per permettere a chi produce di incassare in tempi giusti, perché ad oggi chi fornisce un punto vendita e non viene pagato non ha mezzi giuridici per esigere il credito”. “Alla luce di tutto questo, noi siamo attenti al mercato internazionale, ma ancor più a quello nazionale. Il nostro metodo - conclude - è andare selettivamente, con i piedi di piombo: chi crederà in noi avrà i nostri prodotti anche quando saremo ai primi posti del ranking, chi non crederà in noi non avrà facilmente i nostri prodotti”.
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