Vini: cresce l’impegno ecologico delle cantine italiane … Sono sempre di più le cantine tricolore che mettono in campo progetti ecologici, che vanno dal fotovoltaico alle biomasse, dalle bottiglie in vetro alleggerito al risparmio idrico, dai packaging eco-friendly al risparmio energetico, di pari passo con il crescere della sensibilità e dell’interesse da parte degli eno-appassionati per le pratiche rispettose dell’ambiente. Tanto che, se fino a non molti anni fa a guardare all’eco-sostenibilità nella produzione di vino erano in pochi, oggi una svolta “verde” di una parte consistente del settore vitivinicolo italiano potrebbe contribuire all’affermazione del vino italiano all’estero. La pensa così il 48% degli eno-appassionati, secondo un sondaggio realizzato da www.winenews.it, uno di siti più cliccati dagli appassionati italiani, e Vinitaly (www.vinitaly.it), appuntamento enologico di riferimento internazionale, per i quali l’impegno ecologico in cantina è, e sarà, il valore aggiunto per rendere ancora più competitivo il vino made in Italy sui mercati, e non solo a livello internazionale, ma anche nazionale, perché per il 55% degli amanti del buon bere il bollino “verde” in bottiglia, che garantisca cioè l’impegno ecologico della cantina produttrice, rappresenterebbe un motivo in più per acquistare un vino. L’attenzione e l’interesse crescente verso l’ambiente, non solo da pare dei produttori - che, per raccontare le proprie esperienze, si danno appuntamento il 23 febbraio a Verona Fiere nella conferenza internazionale “Eco-sostenibilità e vantaggio competitivo nelle imprese agricole”, promossa da Vinitaly e E.On, uno dei più grandi gruppi energetici privati al mondo (da Marchesi Antinori a Caprai, da Planeta a Berlucchi e Santa Margherita, insieme al direttore generale VeronaFiere Giovanni Mantovani, Giacomo Mojoli, docente del Politecnico di Milano, Fabio Renzi, segretario generale “Fondazione Symbola”, il professor Attilio Scienza, ordinario di viticoltura dell’Università di Milano, ed Enrico Morandi, direttore “Sales Large Clients E.On Energia”) - ma anche degli amanti del buon bere, sono testimoniati dal fatto che gli eno-appassionati chiedono maggiore informazione su cosa vuol dire impegno ecologico in cantina, perché questo, se sostenuto da campagne mediatiche e di promozione che possano istruire ed informare correttamente il consumatore, va a tutto vantaggio delle loro scelte di acquisto. Su una cosa gli eno-appassionati nelle loro risposte - oltre 1.200 - non sembrano avere dubbi: a contare prima di tutto, e in ogni caso, è sempre l’alta qualità, già prerogativa dei vini italiani riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, per i quali l’impegno “verde” delle cantine sarebbe comunque un valore aggiunto alla competitività soprattutto nell’export. Valore che però deve essere garantito al 100%, e non rappresentare solo una semplice “operazione di facciata”. Per il 55% degli eno-appassionati, infatti, non è detto che una cantina eco-friendly faccia un vino più sicuro e di maggiore qualità, che dipende, invece, da molti fattori, come la professionalità del produttore e dell’enologo, il vigneto e il terreno, le materie prime e la tecnologia, e soprattutto non è per definizione ma tutta da verificare una volta assaggiato il vino. Se pratiche eco-friendly in cantina uguale sicurezza e qualità non è dunque un’associazione così scontata per gli amanti del buon bere (lo è solo per il 25%), l’impegno ecologico delle cantine può rappresentare comunque un indice di maggiore affidabilità e buoni intenti, tanto che per il 55% una bottiglia con un bollino “verde”, a garanzia dell’impegno ecologico della cantina che produce, rappresenterebbe un motivo in più per acquistarla. Non lo è invece per il 35% degli enonauti. Ma anche in questo caso a patto che questo non incida sul prezzo, che deve essere giusto e non lievitare, e che la cantina sia effettivamente in grado di certificare la sua ecosostenibilità, perché a fare la differenza sono sempre l’onestà e la professionalità del produttore.
Vino: per Brunello 2010 chiuso in positivo e 2011 partito con slancio report di WineNews, consumi su in Italia e all’estero il mondo ha sete di Brunello di Montalcino: è il “sentiment” di tanti dei più importanti produttori, per dimensione o per blasone, sentiti da WineNews alla vigilia di “Benvenuto Brunello” (18-21 febbraio, Montalcino). Se il 2010 si è chiuso, con un bilancio quanto meno in pareggio, ma spesso in crescita a doppia cifra, anche con aumenti di fatturato fino al 35% sul 2009, nonostante una situazione economica ancora difficile, l’avvio di 2011 sembra registrare una ripartenza “a tavoletta” della Ferrari dell’enologia toscana. Tanto che qualche cantina dichiara di aver già praticamente finito il Brunello 2006. Ordinativi in crescita sugli inizi del 2010, recensioni più che positive sulle stampa nazionale e internazionale per il millesimo 2006, e soprattutto la conferma da parte della filiera, che le bottiglie annata 2005 spedite alla fine dello scorso sono state consumate, hanno creato un clima positivo, con tutte le cautele del caso, che mette d’accordo cantine molto diverse tra loro, da Castello Banfi a Tenimenti Angelini, da Casanova di Neri a Ciacci Piccolomini, da Pian delle Vigne (Antinori) a Castelgiocondo (Frescobaldi), da Col d’Orcia a Fattoria dei Barbi, da Castello di Romitorio a Camigliano, da Siro Pacenti a Costanti. La preoccupazione comune, dunque, non sono tanto i consumi, ma la forbice tra i Brunello più costosi e quelli di prezzo più basso, scesi anche sotto i 10 euro in enoteca, che di certo non giova al prestigio complessivo della denominazione, che vede esportare il 60% della produzione del territorio, per un giro d’affari di 140 milioni di euro. In ogni caso, anche se una rondine non fa primavera, il Brunello di Montalcino, uno dei vini più importanti d’Italia e del mondo per storia ed immagine, sembra aver ritrovato un nuovo slancio ed una maggiore serenità e fiducia per il futuro. Ma, intanto, anche Montalcino rende omaggio ai 150 anni di Unità d’Italia, con un talk show (il 18 febbraio), moderato dal giornalista Daniele Cernilli, con esponenti di alcune delle famiglie che hanno vissuto e fatto la storia dell’enologia del Belpaese. E intanto c’è chi, da Montalcino, guarda anche ad altri territori del vino italiano, come Tenimenti Angelini, già proprietaria di cantine importanti anche nel Chianti Classico, a Montepulciano e in Friuli che, per voce del nuovo ad, Jordi Ballestè, ha confermato l’interesse del gruppo ad investire nel Barolo ed in Valpolicella.
Vino: Brunello parte di slancio in 2011, è boom ordini produttori, politica prezzi bassi offusca prestigio denominazione … Se il 2010 si è chiuso con un bilancio spesso in crescita a doppia cifra per i produttori di Brunello, l’avvio del 2011 registra una partenza a tutto gas per il blasonato vino toscano. È quanto rileva un’indagine tra i produttori svolta da Winenews alla vigilia di “Benvenuto Brunello” (18-21 febbraio, Montalcino). Ordinativi in crescita sugli inizi del 2010, recensioni più che positive sulle stampa nazionale e internazionale per il millesimo 2006, hanno creato un clima positivo che mette praticamente d’accordo tutte le cantine. Ma c’é preoccupazione - osserva Winenews - sulla forbice tra i Brunello più costosi e quelli di prezzo più basso, scesi anche sotto i 10 euro in enoteca, che di certo non giova al prestigio complessivo della denominazione, che vede esportare il 60% della produzione del territorio, per un giro d’affari di 140 milioni di euro. Intanto, anche Montalcino rende omaggio ai 150 anni di Unità d’Italia, con un talk show (il 18 febbraio) che radunerà i rappresentanti di alcune delle famiglie che hanno vissuto e fatto la storia dell’enologia del Belpaese. E intanto c’é chi, da Montalcino, guarda anche ad altri territori del vino italiano, come Tenimenti Angelini, già proprietaria di cantine importanti anche nel Chianti Classico, a Montepulciano e in Friuli che, per voce del nuovo ad, Jordi Ballesté, ha confermato l’interesse del gruppo ad investire nel Barolo ed in Valpolicella.
Unità d’Italia, Winenews: Il Barolo è il vino simbolo … Cosa hanno in comune Camillo Benso Conte di Cavour, Bettino Ricasoli e Giuseppe Garibaldi? Hanno fatto l’Italia unita 150 anni fa, certo. Ma erano anche uomini legati all’agricoltura (i primi due imprenditori agricoli, Garibaldi apicoltore a Caprera). Una passione anche nei confronti del vino (soprattutto di Cavour “inventore” del Barolo e di Bettino Ricasoli, “inventore” del Chianti Classico) da sempre prodotto principe della nostra agricoltura e del nostro Paese. E per gli eno-appassionati l’Italia si unisce anche nel bicchiere: il Barolo è il vino che più evoca l’Unità del Paese (per il 55% del campione), seguito dal Chianti Classico (30%) e dal Marsala (13%). E tra i territori del vino che più la rappresentano, spicca in testa il Piemonte con Barolo e Langhe, indicato dal 42% degli eno-appassionati, e poi la Toscana con il Chianti Classico (28%) e quindi la Sicilia con Marsala (12%), ovvero i luoghi che hanno fatto da sfondo all’epopea unitaria e alle azioni di quei personaggi del Risorgimento. Ecco l’Unità d’Italia degli eno-appassionati secondo il sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere. Camillo Benso Conte di Cavour è il personaggio storico più legato al vino, e in generale all’agricoltura, per il 60% degli eno-appassionati, seguito da Bettino Ricasoli (24%) e Giuseppe Garibaldi (14%). Il Conte piemontese, primo presidente del Consiglio dello Stato italiano, non fu soltanto un fine politico ma anche un imprenditore agricolo e si deve a lui l’idea del Barolo come vino di qualità, destinato ai mercati internazionali. Anche il toscano Ricasoli, immediato successore di Cavour e primo ministro per due volte, fu imprenditore agricolo e, come il suo collega piemontese, fu l’artefice di uno dei più importanti vini italiani: il Chianti Classico. E poi Giuseppe Garibaldi, l’”Eroe dei due mondi”, uomo d’azione e “contadino” nella sua azienda agricola sull’isola di Caprera, apicoltore per passione, che sbarcato a Marsala alla guida dei Mille ebbe modo di assaggiare il Marsala Superiore, quel vino dolce e liquoroso, che poco dopo, in suo onore, fu ribattezzato “Garibaldi Dolce”. Il Barolo, vino simbolo del Piemonte e pietra miliare dell’enologia tricolore, fu compreso nel suo vero potenziale da Cavour, che, dopo i Marchesi Falletti, contribuì a dar fama al “vino del re” (Carlo Alberto al quale la Marchesa Giulia fece arrivare oltre 300 botti, una per ogni giorno dell’anno, direttamente a corte a Torino dalla sue tenute, come vuole un aneddoto riportato dalla Marchesi di Barolo, una delle storiche cantine del Piemonte). Il Chianti Classico, inventato da Bettino Ricasoli che lo definiva il Chianti “sublime” e che considerava il vino come prodotto simbolo per l’export di un Paese, capace dunque di rappresentare la storia e la cultura di tutto un popolo. Infine il Marsala, il primo vino italiano da esportazione, capace di concorrere con i blasonati vini liquorosi portoghesi e spagnoli, che la facevano da padroni specialmente nel ricco mercato inglese. Ma tra gli enoappassionati c’è anche chi tra i vini-simbolo dell’Unità d’Italia indica il Brunello di Montalcino Biondi Santi, uno dei vini made in Italy più conosciuti al mondo, il cui inventore, Ferruccio Biondi Santi (nonno di Franco Biondi Santi, oggi alla guida della Tenuta Il Greppo) fu un fervente garibaldino. E chi segnala, invece, la famiglia Florio, marchio storico del Marsala fin dalla sua nascita, sostenitrice dell’impresa dei Mille e dell’unificazione dell’Italia, convinta che tale scelta avrebbe consentito lo sviluppo economico della Sicilia (Vincenzo Florio fu senatore del Regno d’Italia nel 1861). Molti enonauti sottolineano il valore dell’iniziativa di Vinitaly, la “Bottiglia dell’Unità d’Italia” (due blend, il “Vino bianco d’Italia” e il “Vino rosso d’Italia”, con 40 vitigni autoctoni italiani, 20 bianchi e 20 rossi, ognuno proveniente da una delle 20 regioni del Belpaese), pensata per celebrare i 150 anni della storica ricorrenza, un’idea del presidente di Veronafiere, Ettore Riello, lanciata nel Vinitaly 2010 a Verona per la storica visita del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, e subito accolta dal Quirinale con grande entusiasmo ed inserita tra gli eventi maggiormente significativi per il 2011, anno delle celebrazioni, come uniche bottiglie autorizzate a celebrare la ricorrenza nazionale dalla Presidenza della Repubblica.
Vini: è il Barolo il vino-simbolo dell’unità, seguito dal Chianti … Cosa hanno in comune Camillo Benso Conte di Cavour, Bettino Ricasoli e Giuseppe Garibaldi? Hanno fatto l’Italia unita 150 anni fa, certo. Ma erano anche uomini legati all’agricoltura (i primi due imprenditori agricoli, Garibaldi apicoltore a Caprera). Una passione anche nei confronti del vino (soprattutto di Cavour “inventore” del Barolo e di Bettino Ricasoli, “inventore” del Chianti Classico) da sempre prodotto principe della nostra agricoltura, e quindi, del nostro Paese. E per gli eno-appassionati l’Italia si unisce anche nel bicchiere: il Barolo è il vino che più evoca l’Unità del Paese (per il 55% del campione), seguito dal Chianti Classico (30%) e dal Marsala (13%). E tra i territori del vino che più la rappresentano, spicca in testa il Piemonte con Barolo e Langhe, indicato dal 42% degli eno-appassionati, e poi la Toscana con il Chianti Classico (28%) e quindi la Sicilia con Marsala (12%), ovvero i luoghi che hanno fatto da sfondo all’epopea unitaria e alle azioni di quei personaggi del Risorgimento. Ecco l’Unità d’Italia degli eno-appassionati secondo il sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere. Camillo Benso Conte di Cavour è il personaggio storico più legato al vino, e in generale all’agricoltura, per il 60% degli eno-appassionati, seguito da Bettino Ricasoli (24%) e Giuseppe Garibaldi (14%). Il Conte piemontese, primo presidente del Consiglio dello Stato italiano, non fu soltanto un fine politico ma anche un imprenditore agricolo e si deve a lui l’idea del Barolo come vino di qualità, destinato ai mercati internazionali. Anche il toscano Ricasoli, immediato successore di Cavour e primo ministro per due volte, fu imprenditore agricolo e, come il suo collega piemontese, fu l’artefice di uno dei più importanti vini italiani: il Chianti Classico. E poi Giuseppe Garibaldi, l’”Eroe dei due mondi”, uomo d’azione e “contadino” nella sua azienda agricola sull’isola di Caprera, apicoltore per passione, che sbarcato a Marsala alla guida dei Mille ebbe modo di assaggiare il Marsala Superiore, quel vino dolce e liquoroso, che poco dopo, in suo onore, fu ribattezzato “Garibaldi Dolce”. Tre uomini diversi ma uniti nell’amore e nella passione per l’agricoltura e, soprattutto nel caso di Cavour e Ricasoli, persuasi che i tempi fossero ormai maturi per l’abbandono di un’agricoltura improvvisata e pronti a scommettere che l’Italia unita sarebbe ritornata ai fasti dell’antica Enotria, producendo vini in grado di affrontare la concorrenza con quelli francesi. Il Barolo, vino simbolo del Piemonte e pietra miliare dell’enologia tricolore, fu compreso nel suo vero potenziale da Cavour, che, dopo i Marchesi Falletti, contribuì a dar fama al “vino del re” (Carlo Alberto al quale la Marchesa Giulia fece arrivare oltre 300 botti, una per ogni giorno dell’anno, direttamente a corte a Torino dalla sue tenute, come vuole un aneddoto riportato dalla Marchesi di Barolo, una delle storiche cantine del Piemonte). Il Chianti Classico, inventato da Bettino Ricasoli che lo definiva il Chianti “sublime” e che considerava il vino come prodotto simbolo per l’export di un Paese, capace dunque di rappresentare la storia e la cultura di tutto un popolo. Una visione di lunga portata, quella di Ricasoli che, proprio oggi, sembra trovare la sua piena conferma. Ed infine, il Marsala, il primo vino italiano da esportazione, capace di concorrere con i blasonati vini liquorosi portoghesi e spagnoli, che la facevano da padroni specialmente nel ricco mercato inglese. Ma tra gli enoappassionati c’è anche chi tra i vini-simbolo dell’Unità d’Italia indica il Brunello di Montalcino Biondi Santi, uno dei vini made in Italy più conosciuti al mondo, il cui inventore, Ferruccio Biondi Santi (nonno di Franco Biondi Santi, oggi alla guida della Tenuta Il Greppo) fu un fervente garibaldino. E chi segnala, invece, la famiglia Florio, marchio storico del Marsala fin dalla sua nascita, sostenitrice dell’impresa dei Mille e dell’unificazione dell’Italia, convinta che tale scelta avrebbe consentito lo sviluppo economico della Sicilia (Vincenzo Florio fu senatore del Regno d’Italia nel 1861). E seppur mai un sondaggio è stato così chiaro nelle risposte c’è anche chi indica i tanti vini dell’Italia dei campanili, la cui identità è legata alla storia e alle tradizioni di territori ben precisi. Anche per questo, molti enonauti sottolineano il valore dell’iniziativa di Vinitaly, la “Bottiglia dell’Unità d’Italia” (due blend, il “Vino bianco d’Italia” e il “Vino rosso d’Italia”, con 40 vitigni autoctoni italiani, 20 bianchi e 20 rossi, ognuno proveniente da una delle 20 regioni del Belpaese), pensata per celebrare i 150 anni della storica ricorrenza, un’idea del presidente di Veronafiere, Ettore Riello, lanciata nel Vinitaly 2010 a Verona per la storica visita del Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, e subito accolta dal Quirinale con grande entusiasmo ed inserita tra gli eventi maggiormente significativi per il 2011, anno delle celebrazioni, come uniche bottiglie autorizzate a celebrare la ricorrenza nazionale dalla Presidenza della Repubblica.
Italia 150: è il Barolo vino simbolo dell’ unità sondaggio Winenews, Cavour personaggio più legato al vino … Per gli eno-appassionati l’Italia si unisce anche nel bicchiere: il Barolo è il vino che più evoca l’Unità del Paese (per il 55% del campione), seguito dal Chianti Classico (30%) e dal Marsala (13%). E tra i territori del vino che più la rappresentano, spicca in testa il Piemonte con Barolo e Langhe, indicato dal 42% degli eno-appassionati, e poi la Toscana con il Chianti Classico (28%) e quindi la Sicilia con Marsala (12%), ovvero i luoghi che hanno fatto da sfondo all’epopea unitaria e alle azioni di quei personaggi del Risorgimento. E’ quanto emerge dal sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere. Camillo Benso Conte di Cavour è inoltre il personaggio storico più legato al vino, e in generale all’agricoltura, per il 60% degli eno-appassionati, seguito da Bettino Ricasoli (24%) e Giuseppe Garibaldi (14%). Il Conte piemontese, primo presidente del Consiglio dello Stato italiano, non fu soltanto un fine politico ma anche un imprenditore agricolo e si deve a lui l’idea del Barolo come vino di qualità, destinato ai mercati internazionali. Anche il toscano Ricasoli, immediato successore di Cavour e primo ministro per due volte, fu imprenditore agricolo e, come il suo collega piemontese, fu l’artefice di uno dei più importanti vini italiani: il Chianti Classico. E poi Giuseppe Garibaldi, l’”Eroe dei due mondi”, uomo d’azione e “contadino” nella sua azienda agricola sull’isola di Caprera, apicoltore per passione, che sbarcato a Marsala alla guida dei Mille ebbe modo di assaggiare il Marsala Superiore, quel vino dolce e liquoroso, che poco dopo, in suo onore, fu ribattezzato “Garibaldi Dolce”.
Le bollicine di Relio, ricordo di fiori e pane ... “Il vino e l’unità d’Italia” è il sondaggio che www.winenews.it ha lanciato per stabilire quale sarebbe il vino che più evoca l’unità nazionale, quale il territorio e quale il personaggio più rappresentativo. Un gioco, che potrebbe diventare interessante. Dinastie protagoniste cene sarebbero: basti pensare ai Bisol, attivissimi con i loro Prosecco anche con le nuove generazioni. Di recente l’inserimento nella londinese Harrods (uniche bollicine italiane), poi la nascita veneziana della Tenuta Venissa, da cui un’imminente novità esclusiva, e ora un Extra Brut dedicato ad Aurelio Bisol, mancato di recente. Il Relio Metodo Classico (27 euro), dal bel perlage, muove fra ricordi floreali, fruttati e di crosta di pane, scendendo al palato morbido, equilibrato e dai sentori minerali. Perfetto su tutti i crostacei.
Collegamento in diretta con Alessandro Regoli, Winenews, sul tema del vino sfuso
A scuola nell’orto … Un progetto innovativo della Winenews porta l’educazione al gusto tra i banchi… Un progetto innovativo ma, soprattutto, intelligente. A scuola arrivano anche le lezioni su mangiar sano e alimentazione grazie ad una serie di laboratori didattici dedicati ai principali prodotti del territorio - dall´olio extravergine al formaggio, dal miele alla pasta fino alle piante aromatiche - trasversali ed interdisciplinari con le altre materie scolastiche, e ad un vero e proprio orto urbano (il Meravigliorto) in cui gli alunni coltivano e si prendono cura della frutta e della verdura che hanno seminato insieme ai loro insegnanti. Siamo a Montalcino, dove i bambini della scuola per l´infanzia e delle elementari dell´Istituto Insieme sono i protagonisti di “La nostra terra Dacg - Da amare con gusto”, un progetto-pilota di educazione al gusto per i più piccoli promosso dalla Winenews, società che da anni sviluppa in Italia servizi di comunicazione e marketing nel wine & food. Un esempio di come si possa concretamente portare l´educazione alimentare tra i banchi di scuola. Il progetto della Winenews, voluto ed ideato a partire dal 2009 da Alessandro Regoli e Irene Chiari, e che ha come referenti l´insegnante Sonia Corsi e l´agronoma Gabriella Ferrari, vede protagonisti i bambini alle prese con laboratori didattici che uniscono la pratica diretta alla rielaborazione in classe insieme agli insegnanti dell´esperienza vissuta - da “Il giro … dell´orto” a “Dall´uva al vino”, da “Come il cacio sui maccheroni” a “Dolce come il miele”, fino a “Pane, pasta e … fantasia”, “Liscio come l´olio” e “Il giardino dei profumi” - attraverso tre aree fondamentali per l´educazione alimentare e al gusto: l´agroalimentare, per legare l´alimentazione al proprio territorio; l´importanza della nutrizione, come fonte di piacere, benessere, salute e stile di vita; l´aspetto psico-socio-antropologico, per scoprire la funzione socio-culturale dei cibi, come forma di relazione. “Sarebbe bello - ha detto Alessandro Regoli - che ci fosse un progetto di orto per i bambini in ogni scuola d´Italia. Insegnare ai bambini il gusto e la naturalità del cibo, i tempi delle stagioni, il mettere le mani nella terra è importante per dare un futuro migliore alle nuove generazioni. Per dare vita a progetti come questo, però, serve un più intenso e virtuoso rapporto tra pubblico e privato, una maggiore attenzione delle istituzioni a un tema che è davvero molto importante”. Nel 2010 il progetto della Winenews è stato scelto come modello dal provveditorato agli studi di Siena per raccontare le esperienze che animano le scuole del proprio territorio al seminario “Scuola e Cibo - Programma nazionale di educazione scolastica alimentare”.
Giuseppe Calabrese
Enologia: WineNews presenta la classifica “cantine in web” il miglior sito? Quello di Santa Margherita … Continua la lenta rincorsa del vino italiano alle potenzialità del web, e anche se qualcosa si muove, con una più ampia diffusione di blog e profili su Facebook, il moltiplicarsi dell’e-commerce, e soprattutto con un pugno di aziende che stanno cavalcando convinte le nuove possibilità offerte dal Web 2.0, sono ancora timidi i passi delle cantine del Belpaese su Internet, con le aziende che non sanno coglierne appieno le opportunità commerciali, comunicative e relazionali.
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Ecco lo stato dell’arte che emerge dall’analisi di www.WineNews.it, uno dei siti di comunicazione di riferimento per gli eno-appassionati del Belpaese che, come ogni anno, ha stilato la classifica ‘‘Cantine in web’’ (edizione n. 10), dopo aver passato in rassegna oltre 2.300 siti dell’universo-vino italiano. Ancora una volta si conferma, in pole position, nella “Top 12”, la cantina veneta Santa Margherita (www.santamargherita.com), seguita dalla siciliana Planeta ( www.planeta.it); al terzo posto, sale il nuovo sito della cantina irpina Feudi di San Gregorio (www.feudi.it), che scavalca il pur sempre validissimo portale di Donnafugata (www.donnafugata.it); alla posizione n. 5, un altro bel sito che si e’ rinnovato, quello di Firriato (www.firriato.it), seguito dalla Fratelli Muratori (www.arcipelagomuratori.it); nuova entrata, al settimo posto, la Marchesi de’ Frescobaldi (www.frescobaldi.it); al n. 8, c’e’ Carpene’ Malvolti (www.carpene-malvolti.com), quindi, la cantina chiantigiana Rocca delle Macìe (www.roccadellemacie.it); al decimo posto, un ex aequo per due famose griffe delle bollicine: Ferrari (www.cantineferrari.it) e Cà del Bosco (www.cadelbosco.com); alla posizione n. 11, c’è il colosso trentino Cavit (www.cavit.it); a chiudere la ‘‘Top 12’’, un altro ex aequo, quello tra la siciliana Tasca d’Almerita (www.tascadalmerita.it) e l’umbra Arnaldo Caprai (www.arnaldocaprai.it). Ma, nel complesso, le aziende vinicole non sanno coglierne appieno le opportunità commerciali, comunicative e relazionali di Internet, nonostante i numeri della rete: 2 miliardi di utenti nel mondo, 420 milioni in Cina, 240 milioni negli Stati Uniti e 30 milioni in Italia (dati Internet World Stats), e investimenti pubblicitari che crescono sul web come su nessun altro medium (+17,7% sul 2009, sul +4,7% di tutti i media). Senza contare il dilagare dei social network: solo per citare i due più famosi, Facebook ha superato i 500 milioni di utenti, Twitter sfiora i 200 milioni, eppure sono pochissime, anche se in aumento sugli anni precedenti, le cantine che hanno profili su Facebook, che lo utilizzano con costanza per comunicare eventi e notizie, e ancora di meno quelle che sfruttano l’immediatezza di Twitter per organizzare eventi, ricevere feedback dai consumatori e così via. La situazione è, comunque, variabile in base alle coordinate geografiche delle aziende: tra le regioni, si conferma al top la Sicilia, cresce il Piemonte, anche se in generale la situazione non è brillante, ancora molto indietro la Toscana. Peggiore nel complesso il Sud. In generale, emerge un modo di comunicare via Internet ancora un po’ arretrato in confronto ad altri settori, dove la difficoltà più diffusa è quella di uscire dalla logica di prodotto, per elaborare un’idea della comunicazione del vino in termini di “cultura”, utilizzando di più gli strumenti che consentono la gestione delle informazioni in mobilità, come smartphone e tablet, soprattutto per conquistare i loro principali utilizzatori, ovvero i giovani. Tra le note positive, aumentano, pur rimanendo una sorta di piccola avanguardia, i produttori che guardano all’e-commerce, dando ai propri clienti la possibilità di acquistare bottiglie o selezioni particolari di prodotto, quasi sempre a prezzi più vantaggiosi dei canali tradizionali. Il commercio elettronico, inoltre, se e’ poco praticabile per l’estero, dove troppo peserebbero le spese di logistica, senza contare i problemi a volte insormontabili presentati dalle leggi sull’import nei vari Paesi, potrebbe invece dare il suo contributo, in Italia, per contrastare quel calo dei consumi che ha visto il vino scendere sotto la soglia dei 40 litri pro capite. Anche perché l’e-commerce nel Belpaese, dopo la frenata del 2009, ha ripreso la sua corsa, facendo segnare, nel 2010, il +14%, con 8 milioni di clienti e una spesa di 6,49 miliardi di euro, e dove il settore del “grocery”, e quindi anche del wine food, secondo la School of Management del Politecnico di Milano, è quello che presenta le maggiori opportunità di crescita. E proprio l’unione dei social media e dell’e-commerce, due dei terreni su cui il vino italiano stenta di più, pare essere proprio una delle carte vincenti del domani: almeno il 50% dei “merchant” ha una propria presenza sul web 2.0 o ha sviluppato almeno un’applicazione “social”. “Prenotare un ristorante, sapere cosa c’è al cinema, conoscere notizie in tempo reale, ritrovare vecchi amici, comprare il biglietto di un treno, guardare il meteo, cercare la recensione di un vino. Semplici esempi per dire quanto ormai Internet sia entrato nella vita sociale ed economica delle persone - spiegano Alessandro Regoli e Irene Chiari, fondatori di WineNews - con sistemi di accesso sempre più veloci e “mobile” che rendono il web uno strumento potenzialmente efficacissimo per comunicare e commercializzare i propri prodotti. Ma se alcune grandi eccellenze del made in Italy, come arredamento, automobili e moda, ne hanno ormai consapevolezza, il mondo del vino, che a buon diritto ha il suo posto tra gli alfieri della qualità italiana nel mondo, sembra ancora non comprendere appieno le potenzialità della rete”.
Vino: WineNews, cantine stentano a decollare sul web … Continua la lenta rincorsa del vino italiano rispetto alle potenzialità del web. Sono ancora timidi i passi delle cantine del Belpaese su Internet, con le aziende che non sanno coglierne appieno le opportunità commerciali, comunicative e relazionali. Ecco lo stato dell’arte che emerge da un’analisi di www.WineNews.it, uno dei siti di comunicazione di riferimento per gli eno-appassionati del Belpaese che, come ogni anno, ha stilato la classifica “Cantine in web” (edizione n. 10), dopo aver passato in rassegna oltre 2.300 siti dell’universo-vino italiano. Ancora una volta si conferma, in pole position, nella “Top 12”, la cantina veneta Santa Margherita (www.santamargherita.com), seguita dalla siciliana Planeta ( www.planeta.it); al terzo posto, sale il nuovo sito della cantina irpina Feudi di San Gregorio (www.feudi.it), che scavalca il pur sempre validissimo portale di Donnafugata (www.donnafugata.it); alla posizione n. 5, un altro bel sito che si è rinnovato, quello di Firriato (www.firriato.it), seguito dalla Fratelli Muratori (www.arcipelagomuratori.it). Nuova entrata, al settimo posto, la Marchesi de’ Frescobaldi (www.frescobaldi.it); al n. 8, c’e’ Carpene’ Malvolti (www.carpene-malvolti.com), quindi, la cantina chiantigiana Rocca delle Macìe (www.roccadellemacie.it); al decimo posto, un ex aequo per due famose griffe delle bollicine: Ferrari (www.cantineferrari.it) e Cà del Bosco (www.cadelbosco.com); alla posizione n. 11, c’e’ il colosso trentino Cavit (www.cavit.it); a chiudere la “Top 12”, un altro ex aequo, quello tra la siciliana Tasca d’Almerita (www.tascadalmerita.it) e l’umbra Arnaldo Caprai (www.arnaldocaprai.it). Ma, nel complesso, le aziende vinicole non sanno coglierne appieno le opportunità commerciali, comunicative e relazionali di Internet, nonostante i numeri della rete: 2 miliardi di utenti nel mondo, 420 milioni in Cina, 240 milioni negli Stati Uniti e 30 milioni in Italia (dati Internet World Stats), e investimenti pubblicitari che crescono sul web come su nessun altro medium (+17,7% sul 2009, sul +4,7% di tutti i media).
Vini: WineNews, le cantine approdano sul web ma ancora ritardi … La lenta rincorsa del vino italiano alle potenzialità del web continua, e anche se qualcosa si muove, con una più ampia diffusione di blog e profili su Facebook, al moltiplicarsi dell’e-commerce, e soprattutto ad un pugno di aziende che stanno cavalcando convinte le nuove possibilità offerte dal Web 2.0, sono ancora timidi i passi delle cantine del Belpaese su Internet, con le aziende che non sanno coglierne appieno le opportunità commerciali, comunicative e relazionali. Ecco lo stato dell’arte che emerge dall’analisi di WineNews, uno dei siti di riferimento per gli eno-appassionati del Belpaese che, come ogni anno, ha stilato la classifica “Cantine in web” (edizione n. 10), dopo aver passato in rassegna oltre 2.300 siti dell’universo-vino italiano. Nel complesso, l’Italia del vino rimane al passo, per colpa di una cultura della comunicazione un po’ arretrata sul resto del mondo. Ancora una volta si conferma, in pole position, nella “Top 12”, la cantina veneta Santa Margherita (www.santamargherita.com), seguita dalla siciliana Planeta ( www.planeta.it); al terzo posto, sale il nuovo sito della cantina irpina Feudi di San Gregorio (www.feudi.it), che scavalca il pur sempre validissimo portale di Donnafugata (www.donnafugata.it); alla posizione n. 5, un altro bel sito, che si e’ rinnovato, quello di Firriato (www.firriato.it), seguito dall’attivissima Fratelli Muratori (www.arcipelagomuratori.it); nuova entrata, al settimo posto, per la Marchesi de’ Frescobaldi (www.frescobaldi.it); al n. 8, c’è la veneta Carpene’ Malvolti (www.carpene-malvolti.com), quindi la cantina chiantigiana Rocca delle Macìe (www.roccadellemacie.it); al decimo posto, un ex aequo per due famose griffe delle bollicine: Ferrari (www.cantineferrari.it) e Cà del Bosco (www.cadelbosco.com); alla posizione n. 11, c’e’ il sito del colosso trentino Cavit (www.cavit.it); a chiudere la "top 12" un altro ex-aequo, quello tra la siciliana Tasca d’Almerita (www.tascadalmerita.it) e l’umbra Arnaldo Caprai (www.arnaldocaprai.it). Nel 2010 lo stato dell’arte delle cantine italiane sul web merita ancora un giudizio complessivamente negativo, fatte salve poche eccezioni. “Prenotare un ristorante, sapere cosa c’è al cinema, conoscere notizie in tempo reale, ritrovare vecchi amici, comprare il biglietto di un treno, guardare il meteo, cercare la recensione di un vino. Semplici esempi per dire quanto ormai Internet sia entrato nella vita sociale ed economica delle persone - spiega Alessandro Regoli, fondatore, insieme alla moglie, Irene Chiari, di WineNews - con sistemi di accesso sempre più veloci e “mobile” che rendono il web uno strumento potenzialmente efficacissimo per comunicare e commercializzare i propri prodotti. Ma se alcune grandi eccellenze del made in Italy, come arredamento, automobili e moda, ne hanno ormai consapevolezza, il mondo del vino, che a buon diritto ha il suo posto tra gli alfieri della qualità italiana nel mondo, sembra ancora non comprendere appieno le potenzialità della rete”. La situazione è, comunque, variabile in base alle coordinate geografiche delle aziende. Facendo un rapido excursus partendo dal Nord, vediamo che in Piemonte - regione che negli anni passati si è sempre dimostrata tra le meno propense alle innovazioni tecnologiche, qualcosa comincia a muoversi - anche se c’è ancora da fare molta strada. Pollice verso per la Liguria, dove esistono ancora (incredibile a dirsi) aziende che non hanno ne’ un indirizzo mail, ne’ tanto meno un sito. E’ il Veneto la regione che presenta mediamente la situazione più aggiornata e dinamica, grazie ad un rinnovo totale del suo “parco-siti”. Ancora molto indietro la Toscana, da cui - vista l’importanza che riveste nel panorama enologico del Paese - ci si aspetta senz’altro uno sforzo maggiore. Man mano che si va verso sud, la situazione peggiora ulteriormente: in Puglia, Molise, Abruzzo, Basilicata ci si trova a fare i conti con una serie di siti che risalgono più o meno alla preistoria di internet. Uniche eccezioni, la Campania e, soprattutto, la Sicilia, che si rivela ancora una volta la regione top.
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