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Articoli

02-08-2011

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

Camilleri, il re del tabacco diventa produttore di Brunello ... Ha acquistato il “Giardinello”... Fermento a Montalcino, per il diffondersi di voci che darebbero Louis Camilleri amministratore delegato del colosso del tabacco Philip Morris, come nuovo proprietario del “Giardinello”, villa e tenuta nel cuore verde del Brunello. Secondo Winenews Camilleri avrebbe già acquistato la tenuta a titolo personale, forse anche in onore al celebre detto Bacco-tabacco, per diventare produttore di Brunello. Sconosciuti i dettagli economici dell’operazione: il Giardinello era già passato di mano, anni fa, dai Marchesi de’ Frescobaldi a una famiglia di imprenditori inglesi della birra. Camilleri, nato in Egitto nel 1955, ma di origini italiane, cerca di riscoprire le proprie radici investendo parte del suo cospicuo patrimonio nel vino.

 

01-08-2011

ANSA

Vino: ad Philip Morris presto produttore di Brunello. Winenews, Camilleri acquistato tenuta nel cuore di Montalcino ... “Mister Philip Morris” Louis Camilleri, amministratore delegato del colosso del tabacco americano, potrebbe diventare presto produttore di Brunello di Montalcino. Camilleri, alla guida di Altria Group, la holding che controlla Philip Morris ma anche il gigante dell’alimentare Kraft Foods, secondo i “rumors” riportati dal sito winenews.it avrebbe infatti acquistato a titolo personale il “Giardinello”, villa con tenuta tra Camigliano e Castelgiocondo nel cuore del territorio di Montalcino e si appresterebbe a produrre Brunello, sulla scia di altri investitori attratti dall’appeal dei rinomati vigneti toscani. Camilleri, nato in Egitto nel 1955, ma di spiccate origini italiane, ha guadagnato 32 milioni di dollari nel 2008. Sconosciuti, al momento, i dettagli economici per l’entrata del manager nel mondo del vino. La scelta è caduta su una tenuta già passata di mano, qualche anno fa, da Marchesi de’ Frescobaldi ad una famiglia di imprenditori inglesi della birra.

 

29-07-2011

ANSA

Turismo: Winenews, nessun comune vino adotta “tourist tax” ... Partenza rinviata per la tourist tax nei Comuni del vino. Come rileva Winenews, nell’estate 2011 “nessuno ha potuto o voluto introdurla”. Tra le cause del ritardo ci sarebbe il mancato regolamento che avrebbe dovuto approvare il Governo e resistenze varie delle Regioni. Eppure per le Città del vino la tassa di soggiorno è una buona opportunità, spiega il presidente dell’associazione Giampaolo Pioli, “a patto che ci sia accordo con le associazioni su modalità e scopi, che vanno definiti in modo preciso. Perché è logico che una tassa pagata dai turisti e che chiama in campo gli operatori non può essere utilizzata per fare cassa”. Tasse analoghe, secondo Winenews, sono diffuse nelle capitali del turismo internazionale “a Parigi si va da 0,2 a 1,50 euro al giorno su tutte le forme di alloggio, a Barcellona è il 7% del conto totale di ospitalità, e si paga negli alberghi e nelle altre strutture ricettive e a New York, c’è la “hotel tax” che è il 14,5% del conto albergo più una tassa di occupazione di 3,5 dollari”.

 

26-07-2011

ANSA

Estate: è boom cibo tipico, 35% vacanzieri lo compra. Coldiretti: affare da 5 mld, oltre 4.600 specialità regionali ... Sono 4.606 i prodotti tipici censiti dalle Regioni nel 2011 e rappresentano appunto il “piatto forte” di quel turismo enogastronomico che in Italia vale 5 miliardi. Il 35% dei turisti le compra e afferma che il successo della vacanza dipende dal cibo. A dare i numeri della variegata enogastronomia locale è Coldiretti sulla base dell’Elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle Regioni pubblicato con decreto nella Gazzetta Ufficiale. Sono compresi i prodotti ottenuti secondo regole tradizionali “vecchie” almeno 25 anni e metodiche praticate sul territorio in modo omogeneo. In dieci anni i prodotti tipici regionali - sottolinea Coldiretti - sono più che raddoppiati grazie all’impegno degli imprenditori agricoli nel recupero delle tradizioni. In particolare nell’ultimo anno l’elenco è cresciuto di 95 prodotti. Nella mappa delle regioni che presentano la più ricca “biodiversità” a tavola si classifica al primo posto la Toscana con 462 specialità, seguita sul podio da Lazio (374) e Veneto (368). Quindi Piemonte (363) e Campania (354). A seguire Liguria (295), Calabria (271), Emilia-Romagna (257), Lombardia (242) - che con 33 nuove denominazioni ha stabilito il record di incremento quest’anno -, Sicilia (233), Puglia (226), Sardegna (174), Molise (159), Friuli-Venezia Giulia (151), Marche (151), Abruzzo (147), Trento (109), Bolzano (92), Basilicata (77) Umbria (69) e Val d’Aosta (32). A prevalere tra le specialità “salvate dall’estinzione” sono - precisa Coldiretti - i 1.387 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 1.285 verdure fresche e lavorate, 765 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati vari e 472 formaggi. Quindi 158 tra vini, liquori, distillati e bevande analcoliche. In particolare, come sottolinea una ricerca winenews-Vinitaly, proprio in estate l’84% degli eno-appassionati “tradisce” i vini che beve abitualmente in favore di nuove, sconosciute e più seducenti etichette scovate in particolare nei luoghi di vacanza. Tra le ultime “new entry” delle specialità regionali - osserva Coldiretti - la cipolla bianca di Fara filiorum petri (cipolla bianca, piatta e arrotondata abruzzese, tipicamente estiva), il rappascione di Viggianello (zuppa lucana di cereali e legumi), il tabaccante di Casalbuono (fagiolo nano bianco campano utilizzato per la semina su terreno sodo), la mariola (salame di grossa pezzatura tradizionale della Bassa Parmense e del Piacentino) e l’oliva cellina di Nardò in concia tradizionale, impiegata in varie ricette salentine e tutta da gustare nel tipico pane “pizzo” assieme a pomodoro e cipolla.

 

26-07-2011

ANSA

Estate: infedeltà anche a tavola, 84% tradisce proprio vino. Con il caldo addio al rosso, boom per bianchi (42%), bollicine (33%) ... Se è vero che l’estate è la stagione prediletta dagli italiani per le avventure extra-coniugali, non c’è dubbio che sia la cornice ideale anche per le infedeltà a tavola: l’84% degli eno-appassionati “tradisce” i vini che beve abitualmente in favore di nuove, sconosciute e più seducenti etichette, scovate in particolare nei luoghi di vacanza. E se in inverno si bevono prevalentemente vini rossi (61%), in estate vincono decisamente i bianchi (42%) e le bollicine (33%). Sono i risultati del sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly. Il forte desiderio di cambiamento coinvolge sia i marchi, sia le tipologie: ben il 93% afferma di non rimanere fedele a nessun marchio, a fronte di un 7% che invece si affida comunque ad uno stesso brand di riferimento. Ma nei mesi caldi mutano soprattutto le tipologie scelte: nel resto dell’anno la parte del leone la fanno i vini rossi, scelti dal 61% degli appassionati, insieme ad un 19% che beve prevalentemente bianchi, un 17% che preferisce le bollicine ed un 3% che si orienta sui rosati. In estate queste percentuali subiscono un radicale cambiamento di rotta: il 42% degli eno-appassionati versa nel bicchiere vini bianchi, il 33% sceglie le bollicine, il 18% preferisce i rosati (tipologia che registra una crescita esponenziale), mentre i rossi, bevuti solo dal 7%, vengono saggiamente riservati a più adatte temperature. Per le loro “liaisons dangereuses” nel bicchiere, gli eno-appassionati si orientano sui vini scovati nei luoghi in cui vanno in vacanza: al mare o in montagna, in agriturismo o nei centri d’arte, sono i vitigni del territorio, spesso introvabili nella propria enoteca o supermercato abituale, ad esercitare un fascino irresistibile, anche perché sono proprio i vini autoctoni il migliore abbinamento con la cucina locale. Ma cosa mettono in valigia gli eno-appassionati prima di tornare a casa? Il 49% acquista vino del territorio, il 40% si orienta su salumi, formaggi, pasta e prodotti tipici, mentre l’11% sceglie oggetti di artigianato.

 

26-07-2011

ADNKRONOS

Vino: Winenews e Vinitaly, in estate è boom di bianchi e bollicine ... D’estate si bevono soprattutto i vini bianchi a danno dei rossi. La conferma di questa tendenza che sovverte le abitudini di molti italiani arriva da un sondaggio on line sui siti di Winenews (www.winenews.it) e Vinitaly (www.vinitaly.com). Il nutrito campione di enonauti, ben 1.371, ha risposto che in inverno beve prevalentemente vini rossi (61%), in estate invece i bianchi (42%) e le bollicine (33%). Il forte desiderio di cambiamento coinvolge sia i marchi, sia le tipologie: ben il 93% afferma di non rimanere fedele a nessun marchio, a fronte di un 7% che invece si affida comunque ad uno stesso brand di riferimento. Ma nei mesi caldi mutano soprattutto le tipologie scelte: nel resto dell’anno la parte del leone la fanno i vini rossi, scelti dal 61% degli appassionati, insieme ad un 19% che beve prevalentemente bianchi, un 17% che preferisce le bollicine ed un 3% che si orienta sui rosati. In estate queste percentuali subiscono una radicale mutazione: il 42% degli eno-appassionati versa nel bicchiere vini bianchi, il 33% sceglie le bollicine, il 18% preferisce i rosati (tipologia che registra una crescita esponenziale), mentre i rossi, bevuti solo dal 7%, vengono saggiamente riservati a più adatte temperature. Gli eno-appassionati si orientano sui vini scovati nei luoghi in cui vanno in vacanza: al mare o in montagna, in agriturismo o nei centri d’arte, sono i vitigni del territorio, spesso introvabili nella propria enoteca o supermercato abituale, ad esercitare un fascino irresistibile, anche perché sono proprio i vini autoctoni il migliore abbinamento con la cucina locale. Solo il 3% degli enonauti in vacanza beve le stesse etichette di sempre, conosciute e in grado di garantire sicurezza e affidabilità, contro una maggioranza schiacciante del 78% che invece sperimenta i vini del territorio. Il rimanente 19% cambia comunque le proprie abitudini nei mesi estivi, sperimentando nuovi vini in generale.

 

26-07-2011

RADIO DIMENSIONE SUONO

Venerdì 22 luglio 2011 ... Sondaggio winenews/vinitaly

 

23-07-2011

LIBERO

Sondaggio sul vino dell’estate … Quei tradimenti alle bollicine sotto l’ombrellone... Otto enoappassionati su dieci abbandonano i vini di sempre. È il trionfo di bianchi e spumanti... Se è vero che l’estate è la stagione prediletta dagli italiani per le “avventure”, non c’è dubbio che sia la cornice ideale anche per le infedeltà a tavola: ’84% degli enoappassionati “tradisce”i vini che beve abitualmente in favore di nuove, sconosciute e più seducenti etichette, scovate in particolare nei luoghi dove si trascorrono vacanze. E se in inverno si bevono prevalentemente vini rossi (61%), in estate vincono decisamente i bianchi (42%) e le bollicine (33%). Sono i risultati di un sondaggio di www.winenews.it e Vinitaly (www.vinitaly.com), evento di riferimento dell’enologia internazionale, al quale hanno risposto oltre 1.300 enonauti, ovvero amanti di vino e internet. Sono in maggioranza maschi (76%), il 45% di loro ha un’età compresa fra i 35 e i 50 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico. Il bello delle vacanze, del resto, è proprio quello di stravolgere piacevolmente le proprie abitudini. E la scelta del vino da mettere in tavola non fa certo eccezione, tanto che l’84% degli enonauti dichiara che in estate ama cambiare. Il forte desiderio di cambiamento coinvolge sia i marchi, sia le tipologie: ben il 93% afferma di non rimanere fedele a nessun marchio, a fronte di un 7% che invece si affida comunque ad uno stesso brand di riferimento. Manei mesi caldi a mutare sono soprattutto le tipologie scelte: nel resto dell’anno la parte del leone la fanno i vini rossi, scelti dal 61% degli appassionati, insieme ad un 19% che beve prevalentemente bianchi, un17%che preferisce le bollicine ed un 3% che si orienta sui rosati. In estate queste percentuali subiscono una radicale mutazione: il 42% degli enoappassionati versa nel bicchiere vini bianchi, il 33% sceglie le bollicine, il 18% preferisce i rosati (una tipologia che registra una crescita esponenziale), mentre i rossi, bevuti solo dal 7%, vengono saggiamente riservati a più adatte temperature. Per le loro liaisons dangereuses nel bicchiere, gli eno-appassionati si orientano sui vini scovati nei luoghi in cui vanno in vacanza: al mare o in montagna, in agriturismo o nei centri d’arte, sono i vitigni del territorio, spesso introvabili nella propria enoteca o supermercato abituale, ad esercitare un fascino irresistibile, anche perché sono proprio i vini autoctoni il migliore abbinamento con la cucina locale. Solo il 3% degli enonauti in vacanza beve le stesse etichette di sempre, contro una maggioranza schiacciante del 78% che invece sperimenta i vini del territorio. Ma cosa mettono in valigia gli eno-appassionati prima di tornare a casa? Il 49% acquista vino del territorio, il 40% si orienta su salumi, formaggi, pasta e prodotti tipici, mentre l’11% sceglie oggetti di artigianato.

 

19-07-2011

LA NAZIONE/IL GIORNO/ IL RESTO DEL CARLINO

La foto del giorno ... Colle Massari, azienda guidata da Claudio Tipa, zio del patron del team svizzero di vela Alinghi Ernesto Bertarelli, starebbe per acquistare Poggio di Sotto, tenuta di proprietà di Piero Palmucci e considerata una delle cantine di riferimento del Brunello di Montatcino. Ne dà notizia il sito Winenews.it, dall’azienda confermano che “sono partiti i preliminari” anche se “l’operazione non è ancora conclusa”.

 

18-07-2011

ANSA

Vino: Montalcino; Collemassari vuole Poggio di Sotto, tenuta legata. Alinghi punta cantina Brunello, operazione ha inizio ... ColleMassari, azienda situata nella denominazione del Montecucco e guidata da Claudio Tipa, zio del patron del team svizzero di vela Alinghi Ernesto Bertarelli, starebbe per acquistare Poggio di Sotto, tenuta di proprietà di Piero Palmucci e considerata una delle cantine di riferimento del Brunello di Montalcino (12 ettari a vigneto, di cui 8 a Brunello), nonché tra le più premiate dalla critica enologica. Ne dà notizia il sito internet Winenews.it, spiegando che si tratta di indiscrezioni, ma dall’azienda confermano che “sono partiti i preliminari” anche se “l’operazione non è ancora conclusa”. Da almeno un paio d’anni, spiega Winenews, si parlava dell’interesse crescente di Claudio Tipa per la denominazione del Brunello di Montalcino, e Poggio di Sotto era da tempo considerata una delle aziende nel mirino di ColleMassari. Sempre secondo i rumors, sottolinea ancora Winenews, l’operazione avrebbe un valore di 10-15 milioni di euro. A ColleMassari (32 ettari di vigneti) fa capo anche l’azienda bolgherese Grattamacco (12 ettari di filari).

 

13-07-2011

AGI

Vino: Winenews, la crisi pesa anche su export ma niente panico … Ancora l’export potrebbe essere, per il vino italiano, la chiave di volta per superare il “ritorno di fiamma” della crisi globale, grazie al suo vantaggio competitivo rappresentato dall’imbattibile rapporto qualità prezzo. Non solo: il comparto, tra vino e immobili, potrebbe addirittura rappresentare un vero e proprio bene rifugio che mette al riparo gli investimenti dalle turbolenze della borsa in questa sorta di “onda lunga” della crisi internazionale. Ecco, in sintesi le indicazioni di Stefano Cordero di Montenzemolo, direttore accademico della European School of Economics, e docente di finanza strategica del Master per aziende vitivinicole dell’Università di Firenze, e di Edoardo Narduzzi, esperto di wine economy, all’indomani della recrudescenza della crisi globale finanziaria che ha visto pesanti perdite anche a Piazza Affari intervistati da Winenews. “Dopo il 2008, il vino italiano ha avuto comunque qualche problema - spiega Stefano Cordero di Montenzemolo, direttore accademico della European School of Economics, e docente di finanza strategica del Master per aziende vitivinicole dell’Università di Firenze - le crisi non fanno mai bene perché, evidentemente, reprimono la domanda, ed essendo il vino per buona parte un bene voluttuario, ci sono stati degli effetti”. Anche se poi c’è stata la ripresa, e l’export ha ripreso a correre. Certo, oggi dobbiamo guardare con molta attenzione a quello che sta accadendo - sottolinea Montezemolo - perché il vino italiano dipende per gran parte dall’export, e Paesi come gli Stati Uniti, un mercato per noi fondamentale, stanno attraversando un analogo momento di crisi profonda”. Il vino italiano, quindi, anche se, probabilmente ha affrontato il biennio 2008-2010 con qualche cartuccia in più da sparare rispetto ad altri settori produttivi, non può guardare con troppa disinvoltura al futuro. “La crisi c’è e sarà forte - prosegue il direttore della European School of Economics - e non è escluso che non si vada verso delle forme di patrimoniale, perché, evidentemente, quando si deve far cassa per esigenze di finanza pubblica, “si va dover i beni sono al sole” e quindi anche sulle proprietà immobiliari. E non c’è dubbio che l’agricoltura abbia beneficiato per molto tempo di condizioni relativamente agevolate dal punto di vista della tassazione, basata su cespiti, per certi versi, inferiori al loro valore reale”. Sarei ottimista e opportunista, nel senso di cogliere le opportunità che, con un luogo comune, alla fine fornisce una crisi - aggiunge Montezemolo - se ci fosse una politica chiara di accompagnamento e di riorganizzazione complessiva del comparto, cosa che, purtroppo, non c’è. Si continua, invece, ad intervenire con metodi tradizionali che non sono più funzionali al settore, mentre bisognerebbe favorire l’aggregazione delle attività di servizio, cioè quelle che possono essere svolte per più aziende, e fare in modo che le aziende più competitive producano la materia prima con accordi di fornitura, per non trovarci di fronte - conclude il docente di finanza strategica - alla solita concorrenza di prezzo che porta soltanto risultati negativi per tutti”. Più ottimistico l’approccio di Edoardo Narduzzi, esperto di wine economy, che spiega: “in un periodo di grande turbolenza con volatilità molto accentuata come quello attuale, alcune tipologie di vino sono percepite come asset rifugio anche dagli investitori e potrebbero beneficiare di questo andamento come è successo nel 2008, ma stiamo parlando di una categoria di etichette molto particolare e anche molto ristretta. Per quanto riguarda il comparto nel suo insieme, la componente orientata all’export sta andando bene, perché le economie emergenti sono in crescita e potrebbe beneficiare del fatto che l’euro, rispetto al dollaro e ad altre valute, potrebbe entrare in un’area di maggiore ragionevolezza, dato che, è opinione ormai diffusa, la valuta europea è abbastanza sopravvalutata da molti mesi. Le aziende vitivinicole poi - aggiunge Narduzzi - sono anche un asset immobiliare e, in una situazione nella quale la turbolenza finanziaria, potrebbero rappresentare un target per gli investitori meno disponibile a comprare titoli tradizionali., privilegiando un asset reale come è quello dei terreni e delle aziende, come alternativa alla pura finanza. Uno scenario che resta evidentemente complesso ma in cui il comparto viticolo, per le sue peculiarità intrinseche, può rappresentare un bene rifugio”.

 

13-07-2011

ADN KRONOS

Made in Italy: esperti, export vino chiave di volta contro “crisi globale” su Winenews Stefano Cordero di Montenzemolo ed Edoardo Narduzzi … Ancora l’export potrebbe essere, per il vino italiano, la chiave di volta per superare il “ritorno di fiamma” della crisi globale, grazie al suo vantaggio competitivo rappresentato dall’imbattibile rapporto qualità prezzo. Non solo: il comparto, tra vino e immobili, potrebbe addirittura rappresentare un vero e proprio bene rifugio che mette al riparo gli investimenti dalle turbolenze della borsa in questa sorta di “onda lunga” della crisi internazionale. Ecco, in sintesi per Winenews le indicazioni di Stefano Cordero di Montenzemolo, direttore accademico della European School of Economics, e docente di finanza strategica del Master per aziende vitivinicole dell’Università di Firenze, e di Edoardo Narduzzi, esperto di wine economy, all’indomani della recrudescenza della crisi globale finanziaria che ha visto pesanti perdite anche a Piazza Affari. “Dopo il 2008, il vino italiano ha avuto comunque qualche problema - spiega Stefano Cordero di Montenzemolo, direttore accademico della European School of Economics, e docente di finanza strategica del Master per aziende vitivinicole dell’Università di Firenze - le crisi non fanno mai bene perché, evidentemente, reprimono la domanda, ed essendo il vino per buona parte un bene voluttuario, ci sono stati degli effetti”. “Anche se poi c’è stata la ripresa, e l’export ha ripreso a correre. Nell’attuale congiuntura negativa sulle maggiori piazze finanziarie mondiali, però, “rispetto ad altre produzioni con cui competiamo, come quella francese, potremmo avere un vantaggio, perché offriamo un prodotto dal rapporto qualità/prezzo più competitivo. Certo, oggi dobbiamo guardare con molta attenzione a quello che sta accadendo - sottolinea Montezemolo - perché il vino italiano dipende per gran parte dall’export, e Paesi come gli Stati Uniti, un mercato per noi fondamentale, stanno attraversando un analogo momento di crisi profonda”. Il vino italiano, quindi, anche se, probabilmente ha affrontato il biennio 2008-2010 con qualche cartuccia in più da sparare rispetto ad altri settori produttivi, non può guardare con troppa disinvoltura al futuro. “La crisi c’è e sarà forte - prosegue il direttore della European School of Economics - e non è escluso che non si vada verso delle forme di patrimoniale, perché, evidentemente, quando si deve far cassa per esigenze di finanza pubblica, “si va dover i beni sono al sole” e quindi anche sulle proprietà immobiliari. E non c’è dubbio che l’agricoltura abbia beneficiato per molto tempo di condizioni relativamente agevolate dal punto di vista della tassazione, basata su cespiti, per certi versi, inferiori al loro valore reale”. “Sarei ottimista e opportunista, nel senso di cogliere le opportunità che, con un luogo comune, alla fine fornisce una crisi - aggiunge Montezemolo - se ci fosse una politica chiara di accompagnamento e di riorganizzazione complessiva del comparto, cosa che, purtroppo, non c’è. Si continua, invece, ad intervenire con metodi tradizionali che non sono più funzionali al settore, mentre bisognerebbe favorire l’aggregazione delle attività di servizio, cioè quelle che possono essere svolte per più aziende, e fare in modo che le aziende più competitive producano la materia prima con accordi di fornitura, per non trovarci di fronte - conclude il docente di finanza strategica - alla solita concorrenza di prezzo che porta soltanto risultati negativi per tutti”. Più ottimistico l’approccio di Edoardo Narduzzi, esperto di wine economy, che spiega: “in un periodo di grande turbolenza con volatilità molto accentuata come quello attuale, alcune tipologie di vino sono percepite come asset rifugio anche dagli investitori e potrebbero beneficiare di questo andamento come è successo nel 2008, ma stiamo parlando di una categoria di etichette molto particolare e anche molto ristretta. Per quanto riguarda il comparto nel suo insieme, la componente orientata all’export sta andando bene, perché le economie emergenti sono in crescita e potrebbe beneficiare del fatto che l’euro, rispetto al dollaro e ad altre valute, potrebbe entrare in un’area di maggiore ragionevolezza, dato che, è opinione ormai diffusa, la valuta europea è abbastanza sopravvalutata da molti mesi”. “Le aziende vitivinicole poi - aggiunge Narduzzi - sono anche un asset immobiliare e, in una situazione nella quale la turbolenza finanziaria, potrebbero rappresentare un target per gli investitori meno disponibile a comprare titoli tradizionali., privilegiando un asset reale come è quello dei terreni e delle aziende, come alternativa alla pura finanza. Uno scenario che resta evidentemente complesso ma in cui il comparto viticolo, per le sue peculiarità intrinseche, può rappresentare un bene rifugio”. “Poi - conclude Narduzzi - è chiaro che se la crisi dovesse mettere in difficoltà anche il commercio internazionale, allora anche chi produce vino subirebbe delle ripercussioni sul suo fatturato, ma, ad oggi, non ci sono segnali in questo senso, visto che la crisi è principalmente finanziaria”.

 

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