Vino: WineNews inviato speciale a “Wine Future” di Hong Kong focus sui nuovi mercati di Giappone, Cina e India ... L’Asia del vino? Vuol dire un mondo, una miriade di mercati diversi, consumatori diversi, trend diversi per l’enologia del pianeta. A fare il punto sul presente cercando di interpretare i primi segnali di futuro ci hanno pensato alcuni dei protagonisti dei più importanti mercati asiatici del vino, maturi e potenziali, a “Wine Future” Hong Kong, con i maggiori opinion leader del settore, dove WineNews, il noto sito di notizie enologiche di Montalcino (Siena), è “inviato speciale”. Carl Robinson, Ceo dell’importatore “Jeroboam Co. Ltd”, di Tokyo, afferma: “Il Giappone ha una storia di consumo di vino relativamente giovane, e soprattutto abbinata alla ristorazione. Ci sono tanti ristoranti francesi e italiani, che infatti sono i primi due Paese stranieri che importano vino in Giappone. C’è una buona cultura del vino, e ci sono anche collezionisti di grandi bottiglie che però, a differenza della Cina, non comprano vino per “speculare” sul valore, ma per berlo. È un mercato semplice da approcciare, le tasse sono basse e semplici da capire, ci sono solo grandi player ma anche importatori e distributori più piccoli e specializzati, e il mercato offre tanti servizi di livello, dallo stoccaggio alla distribuzione”. Un ritratto positivo, dunque, ma dove non è tutto “rose e fiori”. Come spiega Ned Goodwin, unico Master of Wine del Giappone, “il consumatore del Sol Levante è certamente il più sofisticato in Asia, quello più attento ai dettagli”. “Ma le previsioni degli osservatori stranieri - aggiunge Goodwin - sono troppo ottimistiche: dopo il boom del consumo a metà degli anni ‘90, ci sono stati 15 anni di stagnazione, il consumo è solo di 2 litri a testa, e il prezzo medio cala sotto i colpi della recessione che ha colpito il Paese. Il cui mercato, sostanzialmente, si identifica con Tokyo, che assorbe il 70% del vino consumato”. Non di meno, i motivi per essere ottimisti non mancano: “si sta rapidamente passando dal canale Horeca ad un consumo domestico, e se una fino a qualche anno fa erano i sommelier a “decidere” il gusto, ora sono altri canali quelli che fanno opinione, dai fumetti “manga” alle riviste di life style. Insomma, conta molto di più la visibilità su una rivista che parla di lusso in generale che un grande magazine specializzato in vino. Anche perché in Giappone il giudizio o i punteggi dati da critici stranieri non contano più di tanto. E poi, paradossalmente, con la recessione e il morale del Paese non al massimo, il consumatore di vino è diventato più curioso, più attento alla sinergia salutistica del vino e legato al cibo, una tendenza guidata soprattutto dalle donne ben istruite e dalle giovani generazioni”.
Poco più a ovest del Giappone ecco la Cina, la grande, promettente e complicata nuova mecca del vino mondiale “dove 15 anni fa il vino importato era venduto solo negli alberghi delle città più grandi come Pechino o Shanghai, quelli che si possono definire i canali “tradizionali” in Cina, ed in generale era considerato un prodotto troppo caro e poco interessante per i cinesi” spiega Don St Pierre Jr, “Chief Executive Officer” di Asc Fine Wines, il primo importatore di grandi vini nel Paese. “Il 95% del consumo era basato sul vino cinese, che al massimo costava 3-4 euro a bottiglia. Ma i pochi anni le cose sono radicalmente cambiate: nel 2005 c’erano solo 180.00 casse di vino importate, oggi siamo a 1,8 milioni di casse da 9 litri, con la Francia che domina con 7,5 milioni di litri di vino, seguita dall’Australi (2,6 milioni) e dall’Italia (1,3). E si sono moltiplicati anche i canali “non tradizionali”: ci sono compagnie di Stato che fanno importazione e distribuzione di vino, c’è sono wine store e il retail, ci sono le città di seconda e terza fascia, ed è cambiata la percezione del vino”. Insomma, non ci bevono solo i grandi Chateaux da migliaia di euro o vini di bassissimo prezzo, ma anche tante bottiglie tra gli 80 e i 100 euro. “Il problema - aggiunge Don St Pierr - è che con il mercato è cresciuto anche il “caos”, ci sono più di 20.000 operatori, molti dei quali non hanno la professionalità necessaria, e c’è tanto contrabbando e molta falsificazione. Se ci fosse una regolamentazione più chiara e una maggiore contraffazione, le tasse potrebbero essere abbassate, a vantaggio di produttori e consumatori cinesi che diventeranno sempre più interessati e vorranno vini dal miglior rapporto qualità prezzo. E se i produttori locali non cresceranno in qualità, i vini importati aumenteranno la loro quota di mercato”. Insomma, l’ennesima conferma che le possibilità per avere nella Cina i “nuovi Stati Uniti del vino”, ovvero uno dei mercati più importanti anche per vini dal miglior rapporto qualità/prezzo, e non solo per gli entry level o per i vini da collezione. Ma che, forse, almeno all’inizio, è un mercato non alla portata di tutti. ‘‘Sono i gruppi vinicoli e le cantine più grandi quelle che hanno più possibilità di vedere crescere il loro mercato - dice Ian Ford dell’importatore Summergate - perché sono quelle a cui guardano i più grandi importatori, anche per i volumi di prodotto che possono avere a disposizione, e quelle che possono investire meglio nella costruzione di un brand, che è fondamentale più di ogni altra cosa oggi per vendere in Cina. Che nel 2020, probabilmente, assorbirà tra i 50 e i 100 milioni di casse importate”.
Ma tra i giganti asiatici non c’è solo la Cina. A sud-ovest c’è l’India dei giovani, con 1,2 miliardi di abitanti di cui il 50% sotto i 30 anni, “molti dei quali tra 15 anni saranno potenziali bevitori di vino, e dove la “middle class” con buona capacità di spesa sarà formata da 450 milioni di persone (quasi 8 volte l’intera Italia, ndr)”, spiega Subhash Arora, presidente della Indian Wine Academy ed editore di “delWine”, la prima newsletter del wine food in India, che va ogni settimana a 20.000 utenti. India che promette moltissimo, e che si candida ad essere non solo un grande mercato, ma anche il più grande produttore dell’Asia. Ma che forse è un mercato ancor più complesso della Cina stessa. “Il mercato è cresciuto del 25% all’anno negli ultimi 5 anni, e ci si aspetta sia lo stesso per i prossimi 5 anni. Oggi sono 220.000 le casse di vino importate, il 38% dalla Francia, il 14% da Italia e Australia. Ma ci sono tante cose da sistemare perché ci sia un vero e proprio boom. La prima complicazione è che ogni singolo stato (l’India è divisa in 28 stati federati e 7 “territori”) ha la facoltà di fare le proprie leggi sugli alcolici. Per esempio, l’Iva solitamente è al 20%, ma in alcuni casi si può arrivare addirittura al 55%. Senza contare un’accisa del 150%, il fatto che in alcuni stati le tasse sono calcolate in base al prezzo, che in alcuni c’è anche il proibizionismo. I prezzi? La maggior parte dei vini venduti è sotto ai 3 dollari. Nel retail si può arrivare a 5 dollari, nei ristoranti a 9 dollari. I vini venduti tra i 50 e i 500 dollari a bottiglia sono meno dell’1% del totale”. Ma oltre alle difficoltà fiscali e burocratiche, poi, c’è anche una grande carenza di infrastrutture adeguate alla filiera del vino: “cantine mal refrigerate, camion per il trasporto senza ventilazione e così via. Ecco perché chi vuole esportare vino in India - aggiunge Arora - deve mettere in piedi anche partnership di lungo termine e consulenze per colmare queste lacune che a volte sono anche dovute ad una scarsa conoscenza del prodotto-vino in generale. E per fare promozione e mercato serve che i produttori vengano spesso in India, a farsi vedere e a raccontare i loro vino”. Ecco una cosa che accomuna tutti i mercati dell’Asia (e, forse, del mondo): i rapporti personali sono importanti almeno quanto la qualità del vino.
Vino: il 19 novembre Hong Kong capitale mondiale delle aste in primo piano le bottiglie italiane più famose ... Più che un’asta, un’autentica sfida. Da raccogliere ora: con oltre 300 milioni di euro di fatturato nel 2010, Hong Kong non è solo la capitale mondiale delle aste del vino, dove le etichette d’oltralpe dominano incontrastate e i vini italiani sono rimasti fino ad oggi pressoché esclusi, ma la porta di entrata all’Asia e ai suoi mercati. è qui che, secondo quanto riportato dal sito WineNews, il 19 novembre, al ristorante stellato “Domani”, è di scena la prima vendita all’incanto di vini italiani mai tenuta ad Hong Kong, organizzata da Gelardini Romani Wine Auction, la prima casa d’aste italiana specializzata in vino, con i vini simbolo del Belpaese enoico, come Masseto 1997 o il prototipo di Ornellaia 1984, Sassicaia di vari millesimi, Barolo di Bruno Giacosa e Giacomo Conterno, Barbaresco firmato Gaja, Tignanello, e Solaia di Antinori, fino ad un vero e proprio “pezzo” di storia come il Brunello di Montalcino Riserva 1955 di Biondi Santi. Una “prima” in grande stile, proprio nel mercato asiatico più vivace, dove il vino è uno “status symbol”, e dove far conoscere le eccellenze più prestigiose può essere il primo passo per “sdoganare” tutto il sistema vino tricolore. In catalogo 456 lotti ed oltre 3.000 fra bottiglie, fra Magnum, Jeroboam e Imperiali. I più prestigiosi? Masseto 1997 Magnum, 2001 Doppio Magnum, 2004 Imperiale direttamente dalla Tenuta dell’Ornellaia; Monfortino, ¼ di Brenta 1952 e 1970, bottiglia 1926 (seconda annata); Redigaffi, Doppio Magnum 1997 e 2003, direttamente da Tua Rita; Biondi Santi, Brunello di Montalcino Riserva 1955, 1958, 1964 ricolmate con certificato; Gaja, Barbaresco 1971; Bruno Giacosa Asili Riserva 1967; Ornellaia 1984 prototipo, e ancora Castello di Ama, 1 Salmanazar (9 litri) L’Apparita 2006, Tenuta San Guido, 1 bottiglia Sassicaia 1968, Antinori, Doppia Magnum Tignanello e Solaia 1971, Casanova di Neri, Doppia Magnum Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2001. Il tutto, di fronte a collezionisti, giornalisti ed addetti ai lavori, che avendo fatto esperienza diretta e guidata di ciò che rende unica l’Italia del vino nel mondo, potranno diventare a loro volta promotori dell’eccellenza del made in Italy enoico, da Hong Kong alla Cina. La conquista dell’Italia del vino all’Asia, parte dunque dal ricco mercato delle aste di Hong Kong, dove i grandi vini italiani sono rimasti fino ad oggi pressoché esclusi essenzialmente per le scelte commerciali delle grandi case d’asta anglosassoni che lo dominano e che in ragione della maggiore visibilità e del maggior valore collezionistico dei vini d’oltralpe hanno pressoché marginalizzato i nostri vini di punta, dedicandogli nel migliore dei casi un 2% del catalogo. Con Gelardini Romani Wine Auction, a raccogliere la sfida della prima asta 100% made in Italy, nell’anno in cui si celebrano i 150 anni dell’Unità, sono alcune fra le più prestigiose e dinamiche cantine italiane, che oltre ad aver messo a disposizione delle bottiglie per le degustazioni che precederanno l’asta nei due più prestigiosi ristoranti italiani stellati di Hong Kong, “Domani” ed “Otto e 1/2 Bombana”, hanno arricchito il catalogo con l’affidamento di importanti lotti provenienti dalle proprie collezioni aziendali. Degustazioni, che culmineranno con la grande degustazione che si terrà durante l’asta ed in cui saranno offerte annate mature dei più pregiati Cru d’Italia. Ma, soprattutto, la conquista dell’Asia, passa attraverso un’ambiziosa iniziativa di “comunicazione”, spiega la Gelardini Romani Wine Auction, basata sulla classificazione dei Grand Cru d’Italia - il top del vino italiano, classificato in base al maggior livello di prezzo ed alla minore percentuale di lotti invenduti registrati nelle proprie vendite all’asta, ovvero attraverso lo stesso parametro di prezzo utilizzato per la classificazione di Bordeaux del 1855 - per contribuire a colmare il gap esistente fra i grandi vini d’oltralpe ed i Grand Cru d’Italia, in un momento in cui i prezzi dei Grand Cru francesi sono diventati insostenibili anche per il ricco mercato asiatico, mentre le eccellenze del vino italiano offrono ancora un interessantissimo rapporto qualità prezzo, riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori, ma ancora poco noto al grande pubblico asiatico.
Vino:miti del made in Italy all’asta a Honk Kong 19 novembre oltre 3mila bottiglie da Masseto ’97 a Brunello Biondi Santi ’55 ... I miti delle cantine italiane, dal Masseto 1997 al Brunello Biondi Santi Riserva 1955, saranno all’asta a Hong Kong, il 19 novembre, al ristorante Domani. Un’occasione per riscattare l’Italia dal ritardo che ha accumulato rispetto alla Francia nella “capitale mondiale delle aste del vino”, con oltre 300 milioni di euro di fatturato. Finora, secondo WineNews, “i grandi vini italiani sono rimasti pressoché esclusi” da questo mercato nonostante un rapporto qualità-prezzo interessantissimo rispetto a quelli francesi. L’evento, il primo di questa portata nella città, è organizzato dalla casa d’aste Gelardini & Romani Wine Auction, che presenterà in catalogo 456 lotti e oltre 3.000 bottiglie, tra Magnum, Jeroboam e Imperial. Saranno battuti i vini simbolo come il prototipo di Ornellaia 1984, Sassicaia di vari millesimi, Barolo di Bruno Giacosa e Giacomo Conterno, Barbaresco firmato Gaja, Tignanello, e Solaia di Antinori. Una “prima” in grande stile, accompagnata da ricercate degustazioni e da una svolta nella comunicazione dei Grand Cru d’Italia, il top del vino classificato in base al maggior livello di prezzo e alla minore percentuale di lotti invenduti alle aste.
Il conte e il marchese. Duello sul Rosso poco “rotondo” ... Vini I blog rilanciano la polemica, chiusa da un referendum ... Montalcino, il Disciplinare e i nuovi gusti ... Non è una battaglia tra i nobili del vino, nomi blasonati del nucleo torico dei produttori toscani. E piuttosto una civile diatriba tra puristi e innovatori che si consuma nella terra felix di Montalcino. Riguarda il Disciplinare del Rosso, il più giovane e meno importante del più famoso Brunello. Entrambi sono prodotti da uve 100 per cento Sangiovese. Tuttavia, alcuni vignaioli preferirebbero, a proposito del Rosso, allargare un pochino le maglie e, per rendere il gusto del vino più “rotondo”, introdurre qualche piccola correzione con Merlot e Syrah, ad esempio. A onor del vero, un punto fermo sulla questione è stato posto, lo scorso settembre, dall’assemblea dei soci del Consorzio: i puristi hanno sconfitto gli innovatori con il 69 per cento dei voti contro il 31. Stop. Che succede, allora? Succede che se un produttore famoso come il marchese Piero Antinori dice la sua, riproponendo, in linea teorica, la visione controcorrente, il dibattito si riapre. E se il conte Francesco Marone Cinzano, che la pensa diversamente, risponde alle argomentazioni del collega è fatta. La polemica infuria nei blog dedicati al mondo dell’enologia (si veda “Vino al Vino” del pirotecnico Franco Ziliani). C’è qualche blogger spiritoso che vorrebbe trasformarla in una disfida nobiliare. Fino a evocare la Rivoluzione francese e Robespierre. Fuori da ogni gioco mediatico, ha senso capire meglio i termini della questione, ripercorrendo gli ultimi fatti e sentendo i protagonisti. L’opinione di Antinori è apparsa nei giorni scorsi su Decanter.com, il sito della rivista inglese Decanter. Si trattava di una breve sintesi-anticipazione di un’intervista di prossima pubblicazione. Dove, a quel che si sa, le argomentazioni, per altro moderate, del marchese toscano saranno esaustive e chiare. Spiega la figlia Albiera, vicepresidente del Gruppo: “Premesso che non produciamo il Rosso, ma soltanto il Brunello, all’assemblea di settembre non abbiamo votato. Ciò detto, non v’è alcuna intenzione di gettare scompiglio e scaldare gli animi. Mio padre, richiesto un parere, l’ha dato. Tutto qui”. Antinori, in sostanza, pensa che una maggiore flessibilità per il Disciplinare del Rosso andrebbe incontro al gusto internazionale, incrementando un mercato che rende meno delle sue potenzialità. Francesco Marone Cinzano non è dello stesso parere. E, confermando il contenuto della replica data, via Decanter.com, osserva: “Se avessimo deciso di modificare il Disciplinare, il Rosso di Montalcino avrebbe rischiato di perdere la sua identità com’è successo ad altri vini toscani, in primis il Chianti. Di più: non è vero che i consumatori stranieri preferiscono un prodotto rotondo e accattivante; così come non è vero che il Rosso di Montalcino ha problemi di mercato. Personalmente, in Cina, ho venduto il 40 per cento in più di Rosso di Montalcino, mentre il Brunello è stabile”. Per inciso, il Consorzio di Montalcino, archiviato l’attacco al Disciplinare, ha varato un importante piano di promozione internazionale del Brunello e del Rosso, puntando sul mercato cinese e sul Far East. “La cosa fondamentale è stare alle regole e guardare avanti - afferma Alessandro Regoli, direttore di WineNews -. Tenendo unito un territorio vitivinicolo che ottiene riconoscimenti da tutto il mondo, dimostrando un appeal che altri non hanno”. Prova ne è che la corsa a entrare nella schiera degli eletti che posseggono vigneti a Montalcino (chance da contagocce a prezzi stratosferici) non si ferma. Marlisa Allegrini, signora dell’Amarone di Valpolicella, ci è arrivata circa un anno fa, acquistando le vigne di San Polo. “Ovviamente, il Disciplinare è sovrano - nota -. Ma la mia è una visione globale, aperta. E, a dirla tutta, penso che il valore del Rosso e del Brunello è ancorato soprattutto al nome di Montalcino. Così come accade per l’Amarone. Che è prodotto da uve corvina. Non al 100 per 100, pero...”. Donatella Cinelli Colombini, vicepresidente del Consorzio di Montalcino, pur attestandosi a titolo personale sulla linea di Antinori, taglia corto: “Smettiamola con queste polemiche con le quali ci facciamo del male da soli. L’assemblea ha bocciato la linea della flessibilità. Dunque, dobbiamo applicare il Disciplinare, così com’è, senza se e senza ma”.
Marisa Fumagalli
La rivincita delle vigne senza blasone. Al top del mondo un Brunello outsider ... Wine Enthusiast incorona il Poggio Nardone, un vino fatto in famiglia ... Il re del vino non ha titoli né blasoni, non ha schiere di tecnici né uffici di “pierre”. Il re del vino, incoronato da Wine Enthusiast - con Wine Spectator e la newsletter di Robert Parker una delle bibbie d’Oltreoceano e dunque del mondo - grazie al suo Brunello 2006 come numero uno dei vini da invecchiare, è un cinquantenne sereno e robusto. Senza tanti capelli ma con l’entusiasmo nel cuore, nella testa, nei muscoli. Negli affetti, perché in vigna e in cantina, in ufficio e in volo per il mondo a far promozione ci lavora tutta la famiglia. Tiziano Ciacci, cinquant’anni, segno zodiacale Leone, la moglie Alessandra, la graziosa figlia Pamela; il più piccolo, che ha solo 14 anni, per ora va a scuola. Poggio Nardone, chi era costui: un’etichetta, una delle tante. Fino a ieri. Ventuno ettari in due poderi su un bel poggio a ovest di Montalcino, località Mocali, poco distante dall’assai più celebre Castiglion del Bosco. Eppure, in due giorni il tam tam dei winelovers che vola sul web l’ha già adottato, da quando WineNews ha diffuso la notizia. Il Poggio Nardone 2006, questo Brunello sconosciuto, è il numero uno del mondo, in una classifica piena zeppa di griffe, di divi della bottiglia: primo anche dei 14 italiani, gli rendono omaggio il ben più premiato Casanova di Neri Tenuta Nuova (pure Brunello) e l’Ornellaia, qualche super-rosso targato Montalcino e una nutrita pattuglia di piemontesi. “Che vuole che le dica, mi fa piacere, ripaga di tante arrabbiature, tra la burocrazia, mille problemi, il tempo, sapesse quante volte mi sono detto: ma chi me lo fa fare ...”. E’ sorpreso, quasi stordito, il buon Tiziano. A quella domanda, per dire la verità, ha già risposto migliaia di volte: Cominciai a lavorare in vigna dopo la scuola con il nonno, racconta. Aveva vent’anni. Dino, il nonno, le vigne le aveva riscattate con la riforma agraria, la fine della mezzadria, allora era contadino per la fattoria di Argiano. “A metà degli anni Ottanta - racconta Tiziano - la decisione di cominciare a ripiantare il Sangiovese. Allora avevamo la consulenza di Vittorio Fiore...”. Lo sottolinea con l’orgoglio di chi può dire “ora invece faccio tutto da me”.
Vigne di 20-25 anni, un po’ meno di 100mila bottiglie e pochi segreti. “Niente barrique, da noi in cantina - spiega Ciacci - si usano botti di legno più grandi, da 20 ettolitri. E il vino deve piacere prima di tutto a me, è questo che credo di trasmettere. Caro? Non credo: non supera i 35-40 euro in enoteca”. Un uomo schivo, Tiziano, alle ‘guerre del Brunello’ non ha preso parte, “resto fuori, e non mi immaginavo davvero tanto rislato alle faccende di Montalcino”.
Lui non vive certo da re. Anche la vita della famiglia è scandita dalla campagna, dalle stagioni, dagli impegni, compiti divisi, Alessandra e Pamela si occupano delle “pierre” e delle vendite. Passioni? “Poche, ma chi ne ha il tempo... Qualche pranzo fuori, qualche sera al cinema. Le vacanze? Dietro al vino, per le fiere, le promozioni...”. Ma paga: quella corona non è certo da tutti
Paolo Pellegrini
Vino: studio, ascolto di una canzone influenza il giudizio su una bottiglia. ricerca Herriot-Watt University pubblicata da “British Journal of Psychology” ... Sorseggiare un buon bicchiere di vino con la propria musica preferita in sottofondo è sicuramente un’esperienza rilassante. Ma c’è di più, una ricerca pubblicata dal “British Journal of Psychology”, rilanciata dal sito WineNews, svela come l’ascolto di una canzone influenzi il giudizio su un vino: ad esempio, se bevendo un Merlot si ascolta un pezzo “potente e pesante”, saremo indotti a definire così il vino che abbiamo nel bicchiere, diversamente da come lo giudicheremmo ascoltando Vivaldi. Da qui, ogni vino ha la sua “hit” perfetta: il Merlot dà il meglio di sé abbinato a Tom Jones, mentre il Pinot Grigio va a nozze con Lady Gaga. Il professor Adrian North della Herriot-Watt University ha 250 studenti, divisi a metà tra uomini e donne, cui sono stati dati due tipi di vino, un rosso, l’Alpha 2005 Cabernet Sauvignon ed un bianco, uno Chardonnay cileno, con in sottofondo uno dei 4 brani scelti, riproposto in “loop” per 15 minuti: c’è chi ha ascoltato un Carmina Burana, una canzone identificata dai ricercatori come “potente e pesante”. Altri hanno ascoltato il sottile e raffinato “Valzer dei fiori” dallo Schiaccianoci Tchaikovsky, un altro gruppo ha ascoltato la rinfrescante Just can’t get enough dei Nouvelle Vague, mentre il quarto gruppo ha ascoltato la pastosa e soft Slow Breakdown di Miachael Brook. Dopo 5 minuti, è stato chiesto ad ognuno quanto determinate caratteristiche (con cui i ricercatori avevano identificato e classificato le canzoni) fossero presenti nel vino: il risultato? La musica ascoltata dai volontari ha influito in maniera importante sulla percezione avuta al momento dell’assaggio. Ad esempio, sia il bianco che il rosso sono stati definiti potenti e pesanti in misura maggiore da chi li ha degustati ascoltando i Carmina Burana.
Cibo Vino ... Calici: WineNews stila la hit parade ... Il Barolo Monfortino riserva 2004 della Giacomo Conterno, storica cantina di Monforte d’Alba condotta da Roberto Conterno; il Brunello di Montalcino 2006 di Giulio Salvioni, produttore di rango, alla guida dell’azienda agraria La Cerbaiola il celeberrimo Bolgheri Sassicaia 2008 della Tenuta San Guido del marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, nota in tutto il mondo; il Primitivo di Manduria Es 2009 di Gianfranco Fino: è il poker di vini che svetta nel panorama enologico nazionale, in base al giudizio unanime delle guide 2012 de L’Espresso, Gambero Rosso, Ais-Bibenda, Veronelli e Slow Food. L’incrocio in tempo record delle valutazioni di ciascuna guida, realizzato come di consueto da WineNews, uno dei siti più seguiti nel mondo del vino, premia le due regioni più vocate del vigneto Italia: il Piemonte, e in particolare le sue preziose Langhe, e la Toscana, con le due aree di Montalcino e Bolgheri a tirare la volata. Ma oltre ai tre grandi rossi toscani e piemontesi, a mettere d’accordo i team di degustazione delle cinque guide 2012 c’è anche un vino del Sud, ancora poco conosciuto tra il pubblico degli appassionati, ed è il sorprendente Primitivo della giovane azienda agricola pugliese di Gianfranco Fino, creata nel 2004 a Lama, in provincia di Taranto. Si chiama Es, la passione sfrenata secondo Freud, come quella che ha spinto Fino a dedicarsi anima e corpo alle sue vigne (sette ettari di Primitivo e i di Negroamaro) che hanno in media 50 anni, e sono allevate ad alberello pugliese nella terra rossa di Manduria. Il risultato è un rosso maestoso, intenso, dal profumo dominante di marasche, che si abbina alla perfezione con la cucina saporita della regione. Qualche migliaia di bottiglie riservate a ristoranti ed enoteche, in poche vendemmie l’Es ha conquistato la critica (ha ricevuto anche il plauso di Luca Maroni, nell’ultima edizione della sua guida) e sicuramente rappresenta una delle più interessanti espressioni di una regione in forte crescita qualitativa.
Anna Di Martino
Vino: sondaggio Winenews, è la strenna natalizia per eccellenza anche in tempo di crisi, parola dell’80% degli appassionati ... Il nettare di Bacco è la “strenna” natalizia per eccellenza anche in tempo di crisi: parola dell’80% degli appassionati. In vista delle feste, il 98% dei wine lovers acquisterà vino, mettendo a disposizione un budget dai 50 ai 100 euro (nel 37% dei casi) per acquistare oltre 6 bottiglie (60% degli appassionati). Dove lo compreranno? Trionfa l’acquisto in azienda (36%), che batte quello più tradizionale in enoteca (34%). Ecco le intenzioni di acquisto degli eno-appassionati per le festività natalizie secondo il sondaggio di www.Winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.Vinitaly.com), appuntamento enologico di livello internazionale, a cui hanno risposto 1.050 “enonauti”, ovvero appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web, che quasi all’unanimità hanno eletto il vino “re” dei doni di Natale, da regalare o regalarsi per togliersi un “piccolo lusso” a cui non si rinuncia. La difficile congiuntura economica, secondo l’80% degli “enonauti”, non interrompe dunque il ruolo storico di una buona bottiglia di vino come “strenna” natalizia per eccellenza. Tanto che in previsione delle festività natalizie, quasi la totalità degli “enonauti” (98%) si dichiara intenzionato a comprare vino: il 37% spenderà dai 50 ai 100 euro, ben il 23% oltre i 200 euro, il 20% dai 100 ai 200 euro, il 17% dai 25 ai 50 euro e solo il 3% metterà mano al borsellino al massimo fino a 25 euro, per acquistare oltre 6 bottiglie (60% degli “enonauti”), da 3 a 6 (25%) e da 1 a 3 bottiglie nel 15% dei casi. Fra i canali di vendita, trionfa l’acquisto diretto in cantina (36%), una tendenza in aumento che permette agli eno-appassionati di spendere meno, ma acquistare di più, con il valore aggiunto di poter conoscere direttamente il produttore e, in qualche caso, di alimentare il fenomeno in crescita del commercio di prossimità. Seconda in classifica è l’enoteca (34%), che si conferma uno dei luoghi di acquisto prediletti dai wine lovers, anche grazie alla possibilità di ricevere consigli dal proprio enotecario di fiducia sulle bottiglie da acquistare, che magari le farà trovare in tempo per le feste e ad un buon prezzo, e di approfittare delle offerte natalizie. Il 15%, invece, per l’acquisto del vino si affiderà alla grande distribuzione, e, tra gli “enonauti”, c’è anche chi si rivolgerà ai nuovi canali di acquisto, come internet (8%), i gruppi di acquisto (4%) e il commercio a chilometro zero (3%). Chi sono gli “enonauti” che hanno risposto al sondaggio di Winenews? Appassionati del buon bere e del buon cibo, hanno una grande dimestichezza con le nuove tecnologie ed una quotidiana frequentazione di internet. Sono in maggioranza maschi (76%), il 45% di loro ha un’età compresa fra i 35 e i 50 anni, hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha conseguito il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono mediamente di un buon livello socio-economico medio alto (dirigente, imprenditore, bancario, avvocato, commercialista, ingegnere, medico, architetto, giornalista, commerciante, ecc.).
Vino: Winenews, dono natale perfetto per 80% appassionati sondaggio con Vinitaly, spesa 50-100 euro, oltre 6 bottiglie ... Non c’é Natale senza vino secondo gli appassionati del buon bere intervistati da Winenews e Vinitaly per un sondaggio: l’80% lo considera il dono per eccellenza nonostante la difficile congiuntura economica. In vista delle feste, il 98% degli interpellati acquisterà vino per una spesa di 50-100 euro nel 37% dei casi, mentre sarà superiore ai 200 euro nel 23% e scenderà sotto i 50 euro nel 20%. Nel 60% dei casi riguarderà oltre sei bottiglie. Il canale preferito dagli appassionati è l’azienda produttrice (36%), che batte quello più tradizionale in enoteca (34%). Il trionfo dell’acquisto diretto in cantina si spiega con la possibilità di spendere meno e con il valore aggiunto di conoscere il produttore e, in qualche caso, alimentare il fenomeno del commercio di prossimità. Anche l’enoteca si conferma uno dei luoghi di acquisto prediletti, apprezzata per i consigli che si possono ricevere dal proprio negoziante e per le frequenti offerte nazionali. Il 15% si affiderà invece alla grande distribuzione e c’é chi punterà sui nuovi canali di acquisto, come internet (8%), i gruppi di acquisto (4%) e il commercio a chilometro zero (3%). Gli appassionati di vino che hanno partecipato al sondaggio del sito specializzato Winenews sono in maggioranza maschi (76%), hanno un’età compresa fra i 35 e i 50 anni (46%), hanno un elevato titolo di studio (l’85% ha il diploma di scuola media superiore o la laurea) e godono di un livello socio-economico medio alto.
Vino: agenda d’autunno con il top di wine&food Winenews, da Galzega in Valpolicella a Golosaria a Milano ... Sono tanti gli appuntamenti d’autunno con il mondo del wine&food italiano, a partire dal 31 ottobre a Roma, dove verranno premiate le “Aziende dell’Anno 2011” di “Duemilavini”, la guida di Associazione italiana sommelier e Bibenda. Lo ricorda Winenews facendo una selezione degli appuntamenti più significativi del settore. Il 5 novembre, a Fumane della Valpolicella si svolge “Galzèga”, la festa di “benfinita” del lavoro in vigna, con degustazioni di grandi etichette, mentre a Gorizia il 12 novembre è la volta del primo Summit internazionale dell’enologia in bianco di Consorzio di tutela dei vini Collio e Carso e Regione. Da oggi al 1 novembre, invece, è di scena ad Udine “Good”, il salone biennale delle specialità enogastronomiche e agroalimentari, occasione, tra l’altro, per scoprire le 150 ricette rappresentative del proprio territorio in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, abbinate ad altrettanti vini regionali selezionati dalle Città del Vino e da Sapere Sapori. Assaggiare il meglio della produzione bordolese è possibile il 7 novembre a Milano, mentre dal 4 al 7 novembre a Merano (Bz) torna il “WineFestival” con il top della produzione enologica italiana e internazionale. Le eccellenze del gusto italiano infine, tornano a “Golosaria”, l’appuntamento di Paolo Massobrio dedicato alle mille e più buone cose buone d’Italia, prima a Milano dal 5 al 7 novembre, poi a Torino il 20 e 21 novembre.
Turismo: Winenews segnala gli appuntamenti del buon bere dall’Italia del vino incoronata dai sommelier ai grands crus di Bordeaux ... Le foglie ingialliscono, i giorni si accorciano e il freddo si intensifica, ma il mirabolante mondo del wine and food italiano non si prende pause e continua ad offrire originali spunti per gli appassionati del buon mangiare e buon bere. Ecco alcuni degli appuntamenti selezionati da Winenews: Gaja, Ca’ del Bosco, San Leonardo, Antinori, Caprai, Falesco, Masciarelli, Di Majo Norante, Feudi di San Gregorio, De Castris, Tasca d’Almerita e Argiolas, sono solo alcune delle “Aziende dell’Anno 2011” di “Duemilavini”, la guida di Associazione Italiana Sommelier e Bibenda, che, il 31 ottobre al Rome Cavalieri a Roma, saranno incoronate dai sommelier nel grande evento voluto dal patron Franco Maria Ricci, con lo chef Gianfranco Vissani e oltre mille eno-gastronomi a tavola (www.bibenda.it). Il 5 novembre, a Villa della Torre, gioiello architettonico a Fumane della Valpolicella di proprietà della griffe Allegrini, è tempo di “Galze’ga”, la festa di “benfinita” del lavoro in vigna e nei campi: si visita la Villa, si degustano le etichette che la cantina produce in Valpolicella, a Bolgheri e Montalcino, accompagnati da canti e narrazioni di storie di vini, mentre Marilisa Allegrini e la Brigata di Villa della Torre cucinano per gli ospiti (www.allegrini.it). A Gorizia nel “bianchista” Friuli Venezia Giulia il 12 novembre c’è il primo Summit internazionale dell’enologia in bianco di Consorzio di tutela dei vini Collio e Carso e Regione, dove, a parlare di opportunità e minacce per i bianchi d’eccellenza sarà soprattutto la critica, con Antonio Galloni, responsabile degustazioni in Italia di The Wine Advocate, newsletter del guru dei critici Robert Parker, per capire il perché della sua predilezione per i rossi (www.friulitopwhitewines.it). Nell’attesa, da oggi al 1 novembre, è di scena, ad Udine, “Good”, il salone biennale delle specialità enogastronomiche e agroalimentari, un evento ad hoc per conoscere, scoprire, assaggiare e acquistare ciò che portiamo in tavola sapendo da dove proviene, come e da chi viene fatto, come va conservato, cucinato e servito e quale sia il miglior abbinamento con vini o altre bevande (www.goodexpo.it). Tra le curiosità, “Good” sarà l’occasione per scoprire le 150 ricette rappresentative del proprio territorio abbinate ad altrettanti vini regionali, selezionate in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia dalle Città del Vino e da Sapere Sapori (www.terredelvino.net). Assaggiare il meglio della produzione bordolese, in Italia e tutta in una volta: l’Union Grands Crus de Bordeaux il 7 novembre sarà all’Hotel Marriott a Milano per una degustazione davvero imperdibile, con nomi quali Domaine de Chevalier, Chàteau Cheval Blanc, Chàteau Angèlus, Chàteau Clerc Milon, Chàteau Pavie, Chàteau Gruaud Larose, Chàteau Mouton Rothschild, Chàteau Pichon Longueville Comtesse de Lalande, Chàteau d’Yquem e Chàteau Suduiraut (www.ugcb.net). Dal 4 al 7 novembre a Merano (Bolzano) torna il “WineFestival” con il top della produzione enologica italiana e internazionale. Sui banchi d’assaggio della storica Kurhaus ci saranno infatti non solo le aziende vitivinicole italiane, ma anche le cantine del “resto del mondo” enologico: 150 super-selezionati produttori stranieri, arriveranno dalle più note aree vitivinicole (ci sarà anche l’Union des Grand Crus de Bordeaux con ben 32 storici Châteaux con i loro prodotti più prestigiosi, e uno speciale focus sarà dedicato al Sudafrica). Per festeggiare i suoi primi 20 anni il “Merano WineFestival propone due wine tasting d’eccezione (5 e 6 novembre): la prima, imperdibile, permetterà di degustare straordinari Barolo e Barbaresco dei produttori italiani più importanti, la seconda offrirà un assaggio delle migliori espressioni dei Riesling del Danubio. Inoltre, il 7 novembre, i produttori proporranno in degustazione le annate più vecchie, anche oltre i dieci anni, dei loro vini. Tra le curiosità, “Winefestival” sarà anche l’occasione per scoprire in anteprima “Madame Martis 2002” una selezione speciale della griffe trentina Maso Martis prodotta solamente in 500 bottiglie. Ma “Merano WineFestival” significa anche food con “Culinaria”, con tanti eventi e “chicche” della produzione italiana in fatto di olio, aceto, pasta, formaggi, salumi e cioccolato (www.meranowinefestival.com). Vino da bere ma anche da ascoltare con l’Oltrepò Pavese: oggi alla Certosa Cantù di Casteggio (Pavia) è di scena una serata tra musica e assaggi dedicata all’ascolto del vino, un viaggio tra le eccellenze gastronomiche della Lombardia accompagnato dalle note degustative dei vini dell’Oltrepò Pavese (www.oltrepopavese.com). Le eccellenze del gusto italiano tornano a “Golosaria”, l’appuntamento ideato dal giornalista Paolo Massobrio e dedicato alle mille e più buone cose buone d’Italia: la kermesse animerà Milano con tre giorni di assaggi incontri e laboratori, dal 5 al 7 novembre, per spostarsi poi a Torino, il 20 e 21 novembre, dove omaggerà i 150 anni dell’Unità d’Italia (www.golosaria.it). Creare una marca e farla conoscere al mercato: una sfida da vincere per le aziende vinicole. Se ne parlerà al seminario sul marketing del vino dedicato allo sviluppo del brand, promosso dal Centro Istruzione e Formazione della Fondazione Edmund Mach, di scena il 4 novembre a San Michele all’Adige, con l’atteso intervento di Hervè Remaud, docente di Wine Marketing presso il Bordeaux Ecole de Management (www.iasma.it/news_eventi). La Cantina Conte Collalto, alla cui famiglia faceva capo un vero e proprio Istituto Bacologico, offrirà oggi la possibilità di rivisitare la storia della bachicoltura a Susegana (Treviso) con una rievocazione storica dedicata alla “Via della seta”, visitando l’accurata esposizione di bachi da seta nelle varie fasi della loro vita. La visita sarà completata da una mostra fotografica e documentaristica sulla bachicoltura nel ‘900 (www.cantine-collalto.it). A Siena invece si festeggiano i Ricciarelli, primo prodotto dolciario da forno italiano ad ottenere l’Indicazione geografica protetta (Igp), di cui il Comitato Ricciarelli di Siena Igp, in collaborazione con la Fondazione Qualivita, presenterà all’Enoteca italiana, l’atto finale della registrazione dell’Igp (www.qualivita.it). Il 31 ottobre è la “Giornata Nazionale del Trekking Urbano”, la giornata dedicata agli amanti delle passeggiate in città promossa dal Comune di Siena e che coinvolge molte tra le maggiori città italiane (www.trekkingurbano.info). A Trento, per esempio, i trekkers potranno immergersi nel verde delle colline che circondano la città, assistendo a rappresentazioni teatrali, visitando i vigneti e cantina della famiglia Moser e degustando anche il meglio che questa terra sa donare (www.apt.trento.it). Da oggi al 30 ottobre a San Marino è di scena “Chocotitano”, la Fiera del Cioccolato della Repubblica più antica e più piccola del mondo che chiamerà a raccolta i migliori artigiani del cioccolato sammarinesi e non. Per i più golosi saranno organizzate degustazioni guidate, per scoprire nuovi sapori, alla “Scuola del Cioccolato”, nei “ChocoRistoranti” con originali menu a base di cacao e cioccolato (www.chocotitano.com). Il 31 ottobre nella Cantina Novelli di Montefalco (Perugia) ci si prepara ad affrontare la notte più paurosa dell’anno con “HalloWine e il brivido si fa di…vino” (www.cantinanovelli.it). Dal 4 novembre a Scorzè (Venezia) si celebra il Radicchio Rosso di Treviso Igp con enogastronomia, musica, sport, ma anche agricoltura, prodotti e tradizioni (www.prolocoscorze.it). Infine parte l’edizione 2011 della serie di appuntamenti dal tema “lasciarsi guidare dal gusto” promossa da Jaguar in occasione dell’uscita di nuovi modelli. Nella tappa parmense il tour avrà come partner la “Birra di Parma” per percorrere insieme un percorso olfattivo con gli esperti, con la degustazione guidata a base di tartufo, cioccolato, vino e birra. “Jaguar Test Taste Tour 2011” toccherà a novembre Torino, Bologna, Firenze, Milano, Treviso, Brescia, Vicenza e Padova , per concludersi a dicembre con le tappe di Como e Bergamo (www.jaguar.com). Dal 4 al 6 novembre, Città di Castello (Perugia) esalterà il più blasonato dei prodotti del bosco. Il tartufo, eccellenza gastronomica altotiberina, accompagnerà degustazioni legate alla tradizione umbra in una divertente “full immersion” culinaria dal sapore autentico del territorio, che riscopre la buona tavola e uno stile di vita all’insegna della cultura del benessere (www.iltartufobianco.it). San Miniato (Pisa) dal 13 al 27 novembre omaggia il “suo” tartufo con la “Mostra mercato del tartufo bianco”. L’edizione 2011 ha una dedica speciale, la mostra sarà infatti un omaggio “tartufato” a Pellegrino Artusi nel bicentenario della sua morte: sarà allestita un’esposizione dedicata all’autore del celebre trattato di cucina “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”, arricchita da uno show gastronomico con chef professionisti che interpreteranno in diretta alcune delle ricette a base di tartufo bianco descritte dall’Artusi nel suo manuale (www.sanminiatopromozione.it). Ad aprire la rassegna di San Miniato l’11 novembre a Vinci (Firenze) nella Villa Dianella Fucini sarà “Tartufile 2011”, un’asta benefica di tartufi bianchi il cui ricavato andrà a favore di File, associazione che opera a supporto dei malati oncologici e delle loro famiglie. Ad Alba (Cuneo), fino al 13 novembre prosegue la “Fiera Internazionale del Tartufo Bianco” (www.albatartufi.com), mentre ad Acqualagna (Pesaro-Urbino) la “Fiera del Tartufo Bianco Pregiato” è in programma dal 30 ottobre al 13 novembre (www.tartufidiacqualagna.it). Il Friuli invece si prepara ad una golosa tre giorni ad Udine tra profumi e sapori con il pregiato tartufo bianco di Muzzana del Turgnano (25, 26 e 27 novembre; www.muzzanamatoritartufi.it). La “Mostra Mercato del Tartufo Bianco” a San Giovanni d’Asso (Siena), è di scena invece dal 12 al 27 novembre (www.comune.sangiovannidasso.siena.it). Intanto, per quanto riguarda i prezzi, secondo le rilevazione della Borsa Nazionale Del Tartufo (quotazioni all’ettogrammo sul mercato di Asti del Tartufo Bianco del Piemonte al 26 ottobre 2011), si va da 140 a 190 euro al cercatore per le pezzature medio-piccole, e da 190 a 240 euro per le pezzature medio-grandi, e da 190 a 240 euro al consumatore per le pezzature medio-piccole, e da 240 a 300 euro per quelle medio-grandi.
Vino: esperto, può essere utile investimento Stefano Cordero Montezemolo a Winenews, serve professionalità ... I grandi vini possono entrare a pieno titolo nei portafogli degli investitori, ma serve un approccio professionale. Ne è convinto Stefano Cordero di Montezemolo, direttore dell’European School of Economics e professore all’Università degli studi di Firenze. “il vino - spiega Montezemolo a Winenews - è un bene tangibile, dall’ottima longevità, non è associato ad oneri debitori eccessivi, ha una reperibilità limitata, con prestazioni borsistiche relativamente correlate all’andamento dei mercati azionari, svincolato da un default di fondi sovrani”. Il punto critico per l’esperto, è che per ottenere ricavi interessanti e sistematici “bisogna essere molto attivi, aver costruito una rete di rapporti specialistica e acquistare questi vini prima della loro effettiva uscita sul mercato, facendo un pò una scommessa, i cosiddetti futures assai diffusi in Francia”. La logica, secondo Montezemolo, è quella collezionistica per il vino capace di accrescere la propria qualità, avere una diffusione relativamente scarsa che nel tempo si riduce ulteriormente; no ultimo è da considerare il peso del ‘mercato secondario’ rappresentato dalle case d’asta. Ma in Italia, conclude Montezemolo, “sono molto pochi i vini che possono permettersi di stare in questo mercato, dove la rivalutazione dell’etichetta è affidata al semplice passare del tempo”.
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