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Dicono di noi

Winenews visto dagli altri... Quotidiani, magazine, tv e radio che parlano di noi

Articoli

28-03-2012

ANSA

Vinitaly: spesa cantina manda in pensione classico venditore ... WineNews, nasce super esperto procacciatore d’affari ... Il vino si acquista direttamente in cantina e manda in pensione il classico venditore di vino. Lo rileva WineNews, che sottolinea come questo canale di vendita piaccia ormai non più solo al singolo eno-appassionato, ma anche ad enoteche e ristoranti. Un successo, quello della vendita in cantina, dovuto alla voglia di conoscenza diretta del prodotto ma anche di accorciare la filiera e abbattere i costi. Nuovi scenari che spingono i venditori di vino a riposizionarsi andando ad intercettare il consumatore senza tanti passaggi intermedi e in modo nuovo, creando, ad esempio, gruppi d’acquisto, appuntamenti alle degustazioni su misura magari con vendita e assegnazioni in tempo reale. Insomma nuove figure professionali, tra cui spicca il “wine hunter”, un super esperto capace di influenzare opinioni e acquisti, a metà tra intenditore di alto livello e procacciatore d’affari, capace di mettere in contatto diretto produttore con consumatore, enotecario o ristoratore e soprattutto di “spianare” la strada verso l’acquisto di un certo vino. Un nuovo anello della catena enologica a cui molte aziende stanno guardando con interesse.

 

28-03-2012

ADNKRONOS

Vinitaly: wine relax ultima tendenza che spopola tra gli appassionati location raffinate, paesaggi suggestivi, riposo completo e buon vino ... L’ultima tendenza che spopola tra gli appassionati? è il wine relax, un mix di location raffinate, paesaggi suggestivi, riposo completo e buon vino non più solo da assaggiare ma anche da sperimentare in versione terapeutica, parola di WineNews. E se sull’onda della “seconda giovinezza” che sembrano vivere terme e località termali, sono sempre di più i centri benessere che, tra le novità, propongono la vinoterapia, molte sono anche le cantine che di Spa ne hanno una direttamente nelle proprie tenute, per offrire ai propri ospiti un soggiorno completo in grado di appagare tutti i sensi. Dall’acqua al vino: non il biblico miracolo, ma l’ultima tendenza che spopola attorno al mondo del vino e che vede sempre più eno-appassionati e non solo attratti e incuriositi dalla possibilità di raggiungere il benessere per il corpo e per la mente con la vinoterapia, che ha origini francesi e si fonda sulle azioni terapeutiche, note dalla notte dei tempi, dell’uva e del vino, che sempre di più esce dal bicchiere per entrare nei migliori centri benessere del Belpaese, dove quella delle terme è una lunga e storica tradizione, che oggi si riscopre, e riscuote grande successo, grazie anche alla qualità dei trattamenti a base di vino. Tanto che il wine-relax, ricorda WineNews, è ormai la nuova frontiera dell’enoturismo e piace così tanto che in Italia c’è anche chi la Spa ha deciso di ospitarla direttamente in cantina, chiamando nelle proprie tenute, accanto a nomi famosi della ristorazione e dell’accoglienza, anche veri e propri guru dei trattamenti benessere, nell’ottica di offrire ai propri ospiti soggiorni ai massimi livelli, dove il vino è protagonista, non solo nel bicchiere, ma in tutti i suoi usi e le sue espressioni. E gli esempi non mancano: si va dalle aziende, vere e proprie pioniere in termini di accoglienza, che di Spa ne hanno una già da molti anni, ai marchi storici dell’Italia del vino che, in tempi più recenti, hanno scelto di ampliare una già ricca offerta di ospitalità proprio con un centro benessere, o di aprirne uno proprio in una nuova tenuta, tutta ed esclusivamente incentrata sulla vinoterapia, o più di uno in diverse regioni del Belpaese, note e famose per le loro acque termali. Il mondo del vino, sottolinea WineNews, risponde così ai suoi wine lovers viaggiatori, che sempre di più nello scegliere la meta dei propri viaggi, per vacanze, con la famiglia o con gli amici, più brevi ma dislocate lungo tutto l’anno e da fare più volte, cercano di soddisfare non solo la curiosità di visitare territori e cantine dove nascono le loro etichette preferite, ma anche quella di conoscere l’arte, la storia, la cultura di quei luoghi, la passione per la natura ed i paesaggi suggestivi, ma anche la voglia di rilassarsi, e non chiedono di meglio che anche questo si possa fare direttamente con il vino.

 

28-03-2012

ANSA

Vini: WineNews, se il vino entra in spa la spa va in cantina ... L’ultima tendenza che spopola tra gli appassionati è il wine relax, un mix di location raffinate, paesaggi suggestivi, riposo completo e buon vino non più solo da assaggiare ma anche da sperimentare in versione terapeutica, parola di WineNews. E se sull’onda della “seconda giovinezza” che sembrano vivere terme e località termali, sono sempre di più i centri benessere che, tra le novità, propongono la vinoterapia, molte sono anche le cantine che di Spa ne hanno una direttamente nelle proprie tenute, per offrire ai propri ospiti un soggiorno completo in grado di appagare tutti i sensi. Dall’acqua al vino: è l’ultima tendenza che spopola attorno al mondo del vino e che vede sempre più eno-appassionati, e non solo, attratti e incuriositi dalla possibilità di raggiungere il benessere per il corpo e per la mente con la vinoterapia, che ha origini francesi e si fonda sulle azioni terapeutiche, note dalla notte dei tempi, dell’uva e del vino. Tanto che il wine-relax è ormai la nuova frontiera dell’enoturismo e piace così tanto che in Italia c’è anche chi la Spa ha deciso di ospitarla direttamente in cantina, chiamando nelle proprie tenute, accanto a nomi famosi della ristorazione e dell’accoglienza, anche veri e propri guru dei trattamenti benessere, nell’ottica di offrire ai propri ospiti soggiorni ai massimi livelli, dove il vino è protagonista, non solo nel bicchiere, ma in tutti i suoi usi e le sue espressioni.

 

26-03-2012

L’ESPRESSO

Come cambiano le eno-professioni ... Già dal nome si intuisce l’obiettivo. C’è il wine hunter, che va a caccia di clienti top per cantine ed enoteche, il wine driver salva-patente, e poi il wine promoter e il social wine writer. Il mondo del vino si reinventa. L’identikit delle nuove eno-professioni ... Dal wine hunter che va a caccia di clienti top per cantine ed enoteche, accorciando i tempi e snellendo gli affari, al wine promoter che abbina il vino agli eventi di ogni tipo, dove i wine lovers possono degustare etichette in tranquillità, grazie al wine driver, l’autista personale “salva-patente” (e magari salva vita) che li riporta comodamente a casa. E se il wine blogger diventa seller e si mette a vendere direttamente etichette, sul web arriva il social wine writer, sempre connesso in contatto con gli eno-appassionati “via” social network. I tempi cambiano e il mondo del vino si reinventa di conseguenza: ecco l’identikit delle nuove “eno-professioni”, figure professionali emergenti, originali e creative, tracciato da WineNews, il maggior sito dedicato al vino in Italia. E’ la ricerca di un contatto sempre più personale con gli eno-appassionati a spingere il mondo del vino a rivedere le sue vecchie figure professionali e a crearne sempre delle nuove, perché se da un lato sono gli stessi amanti del buon bere a chiederlo, dall’altro le cantine sono sempre più consapevoli che questa sia la via più giusta per raggiungere più consumatori possibili, in modo più diretto e veloce. E’ il caso del wine hunter, la nuova figura professionale a cui, con la vendita diretta che non solo si conferma canale privilegiato di acquisto, ma sempre più interessa anche i vini di alta gamma, per accorciare i tempi e rendere più semplici gli affari, si rivolgono cantine ma anche enoteche, alla ricerca di una clientela sempre più precisa ed esclusiva, semplici appassionati ma anche collezionisti - di cui il wine hunter conosce gusti e preferenze personali in fatto di vini - con cui stringere contatti. Una persona di fiducia, esperta di vino a tutto campo ed appassionata, in grado di consigliare etichette, ma anche di raccontare quel valore aggiunto che c’è dietro alla bottiglia, fatto di storie e aneddoti che da sempre affascinano i wine lovers. Una tendenza che si fa strada anche fra chi di vino si occupa quotidianamente e in contatto diretto con gli appassionati: il wine blogger & seller, che, abbandonati i ritmi frenetici con cui racconta di vino e vignerons su internet, lascia il mondo virtuale e si mette a vendere direttamente etichette di persona grazie anche ai contatti nati proprio sul web. Web di cui sempre di più il mondo del vino comprende l’importanza, come strumento fondamentale per essere sempre in contatto con i suoi appassionati: tanto che, tra le nuove eno-professioni, c’è anche il social wine writer, che piace soprattutto ai più giovani, una persona formata all’interno della cantina - ma anche i consorzi delle principali denominazioni italiane ne hanno uno nel proprio staff - di cui conosce non solo tutti i vini, ma anche la storia, le pratiche in vigna e le diverse fasi della produzione, gli eventi a cui partecipa e quelli che organizza, che comunica puntualmente ai wine lovers attraverso i website, ma anche e soprattutto sui principali social network, da Facebook a Twitter, rispondendo a domande e soddisfando curiosità.  E poiché non c’è evento al quale il vino, per sua stessa natura, conviviale e di condivisione, non si possa abbinare, il wine promoter è colui che consiglia alle cantine le occasioni per essere protagoniste con le proprie etichette, sposando la cucina nel caso di kermesse gastronomiche, ma anche quando si tratta di eventi culturali, dove il vino può incontrare l’arte, la musica o la letteratura, ma anche la solidarietà, in iniziative di charity, per raccogliere fondi o essere testimonial di cause importanti. Ma, tra etilometro che incombe e inasprimento di sanzioni per chi guida oltre i limiti di alcol consentiti, come fare per assaggiare vini in tranquillità? Ci pensa il wine driver, l’autista personale che accompagna e riporta direttamente a casa passeggeri, anche con la macchina di proprietà, che sempre più cantine e locali offrono come servizio aggiuntivo per i propri ospiti, ma che, ormai, gli appassionati hanno a disposizione anche in occasione degli eventi.

 

26-03-2012

CORRIERE DELLA SERA

Il vino fa audience “Ma è meglio berlo” ... Le strategie di riviste, radiò e siti Internet ... “Il vino non si beve soltanto; si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e... se ne parla”. Lo disse re Edoardo VII d’Inghilterra, ma sembra né più né meno il manifesto programmatico di chi oggi col vino ci vive senza vendemmiarlo ma, appunto, raccontandolo. Perché col vino di qualità è successo un mezzo miracolo: l’eccellenza ha attirato l’interesse dei media e quello che fino a una decina d’anni fa era un piacere riservato a una ristretta cerchia di appassionati ed esperti, a poco a poco, a forza di articoli, di rubriche in tv e in radio, di blog e di siti web, si è “democratizzato”. E oggi parole come bouquet, cru o millesimato e nomi come Amarone o Sassicaia (ma si può volare anche molto più in basso) sono conosciuti a tanti amanti della buona tavola. Quello cresciuto intorno al vino, infatti, è un vero diluvio di informazioni, pareti, recensioni, consigli spesso discutibili, per districarsi dai quali è più che mai necessaria l’opera di professionisti seri, il cui parere ci aiuta a fare il punto della situazione. Partire dalla carta stampata è quasi d’obbligo. Ha appena spento dieci candeline l’elegante mensile Bibenda, diretto da Franco Maria Ricci, 50 mila copie vendute e una guida di vini in libreria (Duemilavini), con i prodotti di 1.685 aziende: “Abbiamo fatto una scelta audace, spregiudicata direi: non avere pubblicità per essere più liberi e credibili - dice il caporedattore Paola Simonetti - C’è gente che campa sulla critica e la negatività, mentre noi cerchiamo di promuovere quello che vale, senza sprecare spazio in stroncature. Chi da noi non riceve neanche una riga, significa che non la merita”. Un atteggiamento “slow” ha sposato invece Spirito diVino, che con l’insetto trimestrale Fine Spirits adesso si occupa anche di distillati. ”Siamo un bimestrale, quindi non possiamo correre dietro all’attualità. Così puntiamo sull’approfondimento, la lettura, le immagini e ci rivolgiamo a un pubblico di nicchia - precisa il direttore Andrea Grignaffini -. D’altra parte ho l’impressione che anche gli altri media continuino a rivolgersi a un pubblico ristretto, nonostante di vino si parli molto più che in passato. Forse perché l’italiano medio, come per il calcio e la musica, ama poco i critici e preferisce scegliere da solo”. I decani in radio sono Fede & Tinto, coppia cult di “Decanter”, su Radio2, con tanto di corso per sommelier via etere: “Dieci anni fa siamo stati dei pionieri, ed essendo giovani eravamo guardati con diffidenza dai soliti soloni convinti di detenere il sapere e il sapore dice Nicola Prudente-Tinto -. Noi invece amiamo parlare a tutto l’iceberg, non solo alla punta, facendo immaginare le cose come solo la radio permette. Il vino è di tutti, è una cosa viva, e bisogna far capire che non va tenuto in cantina per secoli in attesa che la figlia si sposi, perché poi la bottiglia si impolvera e la figlia rimane zitella. Molto meglio berlo, purché Io si faccia con moderazione e, meglio ancora, accompagnato a piatti mediterranei”. “Per fortuna si sta smettendo di dare i voti ai vini. La gente è più interessata a cose più utili, vuoi sapere, per esempio, se i solfiti fanno male, non se un vino sa di fragola o di gelsomino - aggiunge Il “Gastronauta” Davide Paolini, l’enogastronomo di Radio24 -. E su tematiche concrete telefonate e sms continuano ad arrivare numerosissimi anche a trasmissione finita”. Ma la nuova frontiera è senza dubbio il web. WineNews, per esempio è un’agenzia di news la cui newsletter è ricevuta da quasi 30 mila professionisti del settore: “In tempi non sospetti abbiamo puntato sulle tecnologie, creando una web tv e mettendo a punto le versioni per cellulari e dispositivi mobili - dice E direttore Alessandro Regoli - È un lavoro che ci siamo letteralmente inventati. E ci soddisfa, perché sosteniamo un settore creativo quanto quello della moda e che ha capito quanto la Rete può farlo crescere”. “Da bravi giornalisti cerchiamo di arrivare prima degli altri sulla notizia, anche se qualcuno può aversene a male. Ma su Internet conta la tempestività e l’affidabilità - conclude il direttore del sito siciliano www.cronachedigusto.it Fabrizio Carrera, 26 mila utenti registrati -. E poi vogliamo disseppellire i tesori enogastronomici del Sud, che attraverso una sezione in inglese cerchiamo di far conoscere anche all’estero. A proposito, dovremmo imparare dai francesi, che non ghettizzano più vini e gastronomia in pagine e rubriche specifiche, ma li trattano con la stessa dignità della cronaca. E in questo senso anche i grandi quotidiani italiani stanno dando segnali confortanti”.

 

26-03-2012

CORRIERE DELLA SERA

Italia, perché si beve sempre meno? ... Cambio di costume ed effetto etilometro. “Ma cresce la qualità in tutte le fasce sociali” ... Totò fumava tanto e beveva poco, ma regolarmente a ogni pasto. “Mezzo bicchiere di vino a tavola”, ha detto al Corriere (a Barbara Palombelli nel 2001) la figlia Liliana. Dai tempi di Totò, che morì nel 1967 e 69 anni, le abitudini degli italiani sono profondamente cambiate. Non parliamo, poi degli anni Cinquanta ai tempi in cui Sordi in “Un americano a Roma” mangiava con un fiasco di vino accanto al piattone di spaghetti. Una volta, dal Veneto alla Calabria, non si poteva concepire una tavola apparecchiata senza la bottiglia di vino sfuso, che era parte integrante della dieta quotidiana. Oggi sono pochi gli italiani che non rinunciano al vino ai pasti. Infatti, il consumo è sceso dai 110 litri a testa di inizio anni ‘70 ai 42 litri del 2011, secondo dati di Assoenologi. Ma perché gli italiani bevono meno? “Perché si beve meglio - dice il sociologo Domenico Masi -. Il vino oggi non si tracanna, si sorseggia. E diventato un rito”. Insomma, da alimento a bevanda legata al piacere. Il calo, infatti, riguarda i vini comuni da pasto quotidiano (soprattutto quello sfuso), mentre i Doc-Docg sono stabili. Uno dei motivi che ha portato a bere meno, ma vini di qualità, è stato senz’altro il dramma del metanolo, che nel 1986 provocò la morte di 19 persone e la cecità di altre quindici. Fu uno scandalo enorme (la Francia accusò l’Italia di essere un Paese che sofisticava i vini) e creò molto allarme. Erano soltanto 26 anni fa, ma sembra un secolo per il mondo del vino, che da allora è cambiato radicalmente. “Quel fatto - dice Giuseppe Martelli, direttore generale di Assoenologi - ha fatto cambiare pagina al settore vitivinicolo, che prese coscienza del fatto che il vino non era un mcm prodotto agricolo, ma un prodotto che doveva essere di qualità anche nelle sue fasce più basse”. Fu, quindi, seppur nella tragedia, un fatto che diede il là alla primavera del vino italiano. Nacquero consapevolezza e autocontrollo e leggi più restrittive. “Un cambio in meglio che ha educato il consumatore - dice Masi - perché le aziende vinicole hanno inaugurato una politica marketing oriented (cioè dedicata al cliente) e non più product oriented”. Certo, a far calare ancora il consumo hanno contribuito anche la patente a punti e l’etilometro e il vino, per alcuni, si è trasformato addirittura in un alcolico da criminalizzare, Ma l’Italia non è l’unico Paese che - pur essendo un grande produttore (il terzo a livello mondiale con la vendemmia 2011) - registra un calo del consumo. Anche in Francia e Spagna (rispettivamente primo e secondo produttore) le statistiche di consumo hanno tutte il segno meno. I transalpini nel 2010 hanno bevuto 45,4 litri di vino a persona, con un calo del 30% in 20 anni (dati Insee-Istituto nazionale di Statistica francese). In Spagna, dal 1980 al 2010, secondo l’Observatorio Espanol del Mercado del Vino, i consumi sono scesi da 50 a 18 litri a testa. Se l’Europa segna il passo, però, nel mondo c’è una sorpresa: il solo produttore mondiale importante (anche se con volumi lontani dai “tre tenori” europei) dove crescono sia consumi sia esportazioni sono gli Stati Uniti, che hanno visto l’export schizzare del 21,7% nel 2011 sul 2010, a 1,39 miliardi di dollari, e dove il consumo pro capite mancia spedito verso i 10 litri all’anno. Gli esperti del settore, del resto, dubitano che il vino potrà mai essere sostituito da un’altra bevanda. “Il vino è un grande compagno della tavola degli italiani, anche se sempre più spesso lo è soltanto nelle occasioni di socialità - dice Alessandro Regoli, direttore dell’agenzia di specializzata WineNews -. Detto questo, fa parte inesorabilmente della cultura italiana. Tanto che il mercato principale dei nostri produttori è e rimane quello interno, anche se l’estero cresce in doppia cifra”. Gli italiani nelle loro scelte rimangono campanilisti. I vini stranieri hanno una fetta pari al 6-7% nel nostro mercato, quota che non accenna a crescere. Qualche esempio? Marco Caprai, il produttore che ha rilanciato il Sagrantino di Montefalco nel mondo, dice che senza il mercato Italia tutto sarebbe relativo. Il rapporto è 60% mercato interno e 40% estero. La predominanza del mercato italiano vale per i rossi, ma soprattutto per le bollicine, che - forse proprio perché tradizionalmente legate ai “brindisi” - non perdono terreno. “Il mercato più importante è quello nazionale, che rappresenta circa l’80% del nostro fatturato - spiega Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari -. E anche se gli spazi maggiori che ci attendiamo sono oltre confine, riteniamo che anche in Italia le bollicine ne di qualità abbiano ancora margini di sviluppo”. Dunque, per la crescita delle vendite bisogna internazionalizzarsi, ma per fortuna le aziende italiane lo sanno fare molto bene. “Con 24 milioni di ettolitri di vino venduti nel 2011, i volumi delle esportazioni hanno superato quelli dei consumi interni, fermi a 20 milioni di ettolitri”, dice il presidente del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative Adriano Orsi commentando i dati definitivi rilevati dall’Istat. Il vino delle nostre regioni è sempre più apprezzato all’estero. La tendenza delle esportazioni è estremamente positiva. La domanda internazionale nel 2011 è salita del 10% in volume e del 12% in valore, raggiungendo i 4,3 miliardi di euro.

 

26-03-2012

LA NAZIONE/IL GIORNO/IL RESTO DEL CARLINO

Le cantine si bevono anche la crisi ... “Il nostro vino è più vivo e forte di prima” ... Il ministro per L’Agricoltura al Vinitaly esclude aiuti a pioggia per il settore vinicolo: “Bisogna continuare a ringiovanire il vigneto Italia. È questa la giusta strada” ... Miracoli del vino: mette d’accordo privati e cooperative. Nella classifica delle prime 10 società vinicole per fatturato stilata ogni anno dal Centro studi Mediobanca, tra nomi blasonati quali Antinori, Campari, Frescobaldi, Zonin ci sono quattro gruppi cooperativi ai primi posti. Primo assoluto il gruppo Cantine Riunite (a metà tra Legacoop e Confcooperative) con quasi 500 milioni di euro (+ 11,4%). Seguono tre cantine ‘bianche’: l’emiliana Caviro con 274 milioni, e le trentine Cavit e Mezzacorona al quinto e settimo posto con 151 e 148 milioni. Tutte con incrementi di fatturato dal 3 all’11%. Poi l’occupazione. Mentre l’Italia è in recessione e la disoccupazione cresce, tra i vigneti l’occupazione cresce: +1,7 dal 2006 ad oggi e un’indagine del sito WineNews appura che enologi, cantinieri, esperti di marketing al 61% trovano lavoro entro tre mesi dalla laurea o diploma. Inevitabile che sul palcoscenico di Vinitaly (in corso a Verona) il ministro Mario Catania distribuisca medaglie e pacche sulle spalle: “Da 5 anni disastrosi per l’economia il compatto vino esce più vivo e più forte di prima. La ricetta vincente è un mix di differenziazione produttiva, identità territoriale, rapporto qualità-prezzo. Chi diceva che il nuovo mondo coi suoi vini omologati e i prezzi stracciati ci avrebbe emarginato è stato clamorosamente smentito: è l’Australia oggi ad essere in crisi, non noi”. Il settore ha comunque di fronte una serie di problemi che non vanno sottaciuti. Dai consumi interni in calo (“speriamo che i 40 litri a testa siano uno zoccolo duro da cui ripartire”) all’eccessivo terrorismo sul vino (“che non va legato alla cultura dello sballo da superalcolici”), ai ritardi del nostro export sui mercati più promettenti, quelli asiatici. Come si possono aiutare le imprese a continuare a crescere? Intanto con buone regole europee. E qui Catania ha promesso una battaglia senza tregua a Bruxelles per mantenere i diritti di impianto, il cui regime dovrebbe finire nel 2015. “Servono a dare stabilità sul territorio e equilibrare il mercato. Diciamo no alla liberalizzazione selvaggia e alla delocalizzazione dei vigneti dalla collina alla pianura. Con altri 15 paesi a Bruxelles chiediamo di conservare il regime dei diritti: ci batteremo. Così come chiederemo di rafforzare il sistema dei controlli e insieme di semplificare e sburocratizzare sempre più le procedure”. Ma il vino è parte integrante di un universo agricolo in grande sofferenza. E qui i temi sono il fisco opprimente e la difesa del made in Italy. Catania ha confermato che la nuova Imu è un fardello troppo pesante per le imprese agricole: “Servono correttivi importanti anche alla luce dei numeri sull’effettivo aggravio per il settore: c’è chi parla di 250 milioni e chi di 1 miliardo di euro. Prima facciamo chiarezza sui numeri poi tiriamo le conseguenze”. Sulla lotta al falso made in Italy il ministro ha promesso un disegno di legge entro un mese mentre sulle risorse nazionali che si libereranno dal 2013 per il compatto vino (una novantina di milioni) ha dato indicazioni precise: “Escludiamo aiuti a pioggia, molto meglio insistere sulla ristrutturazione del vigneto Italia che era molto vecchio e che sta ringiovanendo. Ma su questa strada bisogna insistere”.

 

26-03-2012

ADNKRONOS

Vinitaly: WineNews, vino continua a creare occupazione in Italia dal 2006 a oggi +1,7% contro un -2,5% del settore beverage nel complesso ... La salute di un settore non si vede solo dal suo fatturato, o magari dai risultati all’export. Ma anche dalle ricadute “occupazionali”. E, così, se è vero che il vino italiano è in salute almeno da un punto di vista economico, con il mercato interno che tiene e un export che, nel 2011, ha fatto segnare il record in valore con 4,4 miliardi di euro, mentre il dibattito sul mercato del lavoro è quanto mai nel vivo, dall’Italia di Bacco arrivano notizie incoraggianti anche sul fronte occupazione, cresciuta dell’1,7% dal 2006 a oggi (anche se nell’ultimo anno c’è stata una piccola flessione dello 0,5%), contro un -2,5% del settore beverage nel suo complesso, e un -5,1% di tutta l’industria manifatturiera italiana. Dati che confermano una tendenza da tempo registrata da WineNews, uno dei siti più cliccati sul vino in Italia: il settore in Italia è una voce importante anche in termini occupazionali. Tanto per chi vuol lavorare nelle aziende seguendo canali più “istituzionalizzati”, con la formazione scolastica e universitaria che crea enologi, cantinieri, viticoltori, esperti di marketing, addetti al commerciale, esperti di economia e legge, il 61% dei quali, per altro, trova lavoro entro 3 mesi dalla laurea, sia per chi si lancia nella libera professione intercettando nuove tendenze: dal wine hunter “a caccia” di clienti top per cantine ed enoteche, al wine promoter che abbina il vino agli eventi di ogni tipo, dal wine blogger che si mette a vendere bottiglie, al social wine writer sempre connesso con gli eno-appassionati “via” social network, e al wine driver, l’autista che riporta tutti a casa dopo cene, serate in discoteca, feste e tutte le altre occasioni in cui ci si vuol concedere magari un bicchiere in più senza mettere a repentaglio la sicurezza propria e altrui sulle strade.

 

26-03-2012

IL TIRRENO

L’Italia beve meno, il vino punta tutto sui mercati stranieri ... La pesante crisi riduce i consumi nel nostro paese ... Si cercano nuove strade, a cominciare dal boom del bio ... L’Italia del vino avanza a due marce. Accelera nell’export, dove in un anno le quote di mercato aumentano del 2,5%. Rallenta nei consumi interni, vermi a venti milioni di ettolitri. Entrambe sono facce della crisi e fanno da sondo alla 46° edizione del Vinitaly, inaugurato ieri alla fiera di Verona dal ministro Mario Catania. Il clima di recessione condiziona da anni la kermesse – la più grande del mondo con i suoi 4164 espositori - ma proprio ora che la crisi batte più forte le esportazioni crescono, al punto da distanziare la Francia.
I produttori prendono il dato con le molle: il 2010 è stato l’annus horribilis del vino italiano sui mercati esteri e nel 2011 non poteva che andare meglio. Restano i problemi di un settore che soffre pure l’eccessiva produzione, con i magazzini difficili da svuotare e la concorrenza che spunta dove meno te l’aspetti: Uzbekistan, Moldavia, Azerbaijan, Armenia, tutti rappresentati a Vinitaly, quest’anno più labirintica di sempre. Ma è difficile che i Paesi emergenti costituiscano una minaccia al nostro mercato interno, sciovinista come pochi. Se in caso la contrazione dei consumi è imputabile ad altri fattori, in testa ai quali va sicuramente la ridotta capacità di spesa degli italiani: la pressione delle tasse resta superiore al 42% e le famiglie risparmiano su ciò che mettono in tavola o acquistano al supermercato, con meno frutta, carne e latte fresco. E con meno vino, il cui consumo è calato dai 10 litri annui pro-capite dei primi anni ’70 ai quaranta di oggi, di pari passo alla sua trasformazione da prodotto alimentare a edonistico. Il calo si nota anche nel numero di etichette proposte dai ristoranti, inferiore al passato per il singolare effetto provocato a distanza dai controlli con l’alcoltest: gli stock in cantina crescono, la rotazione delle bottiglie va avanti ma lentamente, aumentano le giacenze. la soluzione potrebbe stare nella vendita del vino al bicchiere, ma in Italia la tradizione ha il suo peso. Non siamo negli Stati Uniti, dove addirittura i bicchieri di vino si vendono online, con mini bottiglie da dieci millilitri. Cosa accadrà se a ottobre l’aliquota Iva salirà dal 21 al 23%? Accadrà che i consumi si ridurranno ancora di più visti i redditi e il prevedibile aumento dei prezzi, con le aziende produttrici prese tra l’incudine e il martello. laddove il martello sta nei costi maggiorati (solo l’Imu sui fabbricati rurali costerà un miliardo) e l’incudine nelle tasche dei consumatori, sempre più vuote per i prezzi crescenti degli alimentari e dei carburanti. La crisi ha emarginato larghe fasce di consumatori, ma non ha intaccato la vendita delle bottiglie di qualità. “I produttori storici vanno bene - osserva Paolo Valdastri, direttore del consorzio dei vini Bolgheri - Per i nuovi l’andamento è disomogeneo e dipende dalla predisposizione individuale al commercio”. In genere si beve meno ma meglio, poiché a dispetto del calo generalizzato del settore, in proporzione le bottiglie di fascia alta sono quelle più gettonate. Vola il Brunello, quattro anni dopo lo scandalo dei disciplinari disattesi, quando parve che la migliore tradizione vinicola nostrana finisse ridimensionata. Anzi, l’immediato futuro riserva ulteriori affermazioni per il re dei vini toscani: l’annata 2007 del castello Banfi sarà servita nelle occasioni ufficiali assieme al Rosso di Montalcino 2010 della stessa casa produttrice. Un autentico riscatto per un territorio pregiato ma iscritto con eccessiva disinvoltura nella lista dei cattivi, che tuttavia la pari degli altri è alle prese non solo con la recessione ma pure con i cambiamento del gusto. Le bottiglie troppo alcoliche lasciano il campo a quelli con gradazione massima di 12,5 gradi, appositamente concepite nell’epoca dominata dall’etilometro ma anche sulla scorta di studi davvero singolari. Come quello secondo il quale per 7 donne su 10 l’uomo che indovina il vino adatto (moderatamente alcolico, s’intende) ha più chance di chi arriva all’appuntamento con i fiori. Ma al di là delle ricerche eccentriche, che a Vinitaly fioriscono come margherite in primavera, sta il fatto che in epoca di crisi i produttori cercano nuove strade. Come quella dei vini bio, da tutti descritti in forte crescita sui mercati dove la domanda fa i conti con la consapevolezza salutistica. A Verona gli è stato dedicato uno spazio specifico (“Vivit” con 127 espositori), ora che la Ue ha deciso di riconoscere le etichette biologiche della prossima vendemmia. Per i consumatori sarà una piccola rivoluzione: la scelta sarà orientata non solo dal prezzo e dal gusto, ma anche dalle modalità di produzione. Un cambiamento delle abitudini, peraltro scandito da una fantasia sconosciuta in passato, che passa attraverso quelle eno-professioni che WineNews raggruppa in tre famiglie: il cacciatore dei clienti top, il comunicatore specializzato su Facebook, l’autista personale salva-etilometro, offerto da cantine e locali come servizio aggiuntivo per i propri ospiti. Insomma Vinitaly, oltre che il più grande banco di assaggio e la migliore vetrina di affari del mondo, si conferma un laboratorio d’idee. il meglio del mondo vinicolo s’incrocia in questi 10 ettari di fiera dove la domanda e l’offerta provano a mescolarsi con le nuove tendenze. Il risultato è una carica di ottimismo, ingiustificata se si considera l’andamento dell’economia. La crisi dovrà pur finire, si ripete nei padiglioni e così si diceva anche l’anno scorso. Poi le cose hanno preso un’altra piega.
Come succede in ogni momento difficile, affiora la voglia di sdrammatizzare, riassunta nell’ennesimo sondaggio: e se avessero ragione i Maya, che vaticinarono l’apocalisse per il 21 dicembre 2012? In tal caso servirebbe un ultimo brindisi. In tal caso servirebbe un ultimo brindisi. E Verona avanza qualche proposta, affilando una serie di bottiglie immortali: il Sassicaia 1985, subito alle spalle del Barolo Confortino del 1964, seguito, tra gli altri, dai toscanissimi Brunello di Montalcino Riserva di Biondi Santi 1985, Masseto 2001 e Solaia 1988. Tanto non servirebbe lasciarle invecchiare.

 

25-03-2012

LA STAMPA

Francia sorpassata anche grazie al Barolo ... Il primo passo è stato superare la Francia, il secondo - nel mirino per il prossimo anno - è raggiungere il miliardo di euro di fatturato. Il vino italiano negli Stati Uniti va a gonfie vele e cresce del 14,6% andando oltre le più rosee previsioni. L’amore è cominciato alla fine del 1700 quando Filippo Mazzei impiantò in Virginia una vigna tutta italiana per il futuro presidente Thomas Jefferson che ne portò i frutti anche a Washington. Ora però è diventata una passione senza confini con quasi 2 milioni di ettolitri che dall’Italia, nel 2011, sono partiti per gli Usa. Alla base del successo c’è l’affidabilità di etichette che garantiscono grande qualità in qualsiasi fascia di prezzo, da quelle più care a quelle più costose, ma allo straordinario rapporto qualità-prezzo tra i 10 e i 15 dollari allo scaffale, ovvero il “prezzo magico” per avere successo sul mercato Usa oggi, secondo gli operatori come spiega un’indagine diffusa da WineNews. I palati che costruiscono il successo dei vini a New York da un po’ di tempo puntano a occhi chiusi sul Barolo, alfiere della qualità italiana con una dose di unicità così forte da garantire l’acquirente dal rischio di imbattersi in bottiglie taroccate. Dietro le quinte del successo c’è Fabrizio Pedrolli che trent’anni fa si è inventato la “Vias Wine” cominciando a importare piccole cantine: “Allora non era facile spiegare i vini italiani, la cultura era ancora tutta da costruire. La nostra forza, come quella di tutti gli italiani che hanno avuto successo qui, è stata quella di puntare sui rapporti umani per questo assaggio personalmente tutti i vini che attraversano l’oceano. E adesso sono più di 300”. Una barolista convinta come Cristina Oddero da La Morra è entusiasta del mercato americano: “Ci sono consumatori maturi che sanno apprezzare le caratteristiche dei vini di un territorio complesso come il Piemonte, conoscono diversità e complessità dei grandi baroli. Per noi ormai è facile raccontarsi ma non bisogna mai tradirli sulla qualità”.

 

25-03-2012

LA STAMPA

Viene dall’Italia il 34,5% del vino bevuto nel mondo ... L’export vale 4,4 miliardi ed è cresciuto del 12,4 in tutto il pianeta a preoccupare sono però i consumi interni in continuo calo ... Il Vinitaly è tempo di bilanci per il vigneto Italia che brinda all’export in crescita ma riflette sulla contrazione del mercato interno dove i consumi sono in continuo calo. E lo dimostrano i numeri: negli Anni 70 si bevevano circa 120 litri annui pro capite mentre oggi si raggiungono a fatica i 40. Era un altro vino, altri prezzi, altre abitudini ma la tendenza al ribasso inevitabilmente pesa sulle aziende. Il calo dei consumi nei Paesi produttori è un fattore consolidato e colpisce anche la Francia che si assesta a 45,4 litri pro capite - secondo le statistiche diffuse da WineNews - segnando un calo del 30 per cento negli ultimi vent’anni. Però per fortuna c’è l’export. Che ai francesi - trascinati dall’effetto champagne - fa sfondare la soglia dei dieci miliardi di euro fatturati in giro per il mondo dal settore alcol dei quali oltre sette sono merito del vino. L’Italia dei grandi rossi, dei bianchi e delle bollicine si difende alla grande e stabilisce il suo primato personale: un aumento del 12,4% che per la prima volta spinge il fatturato dell’export oltre i 4 miliardi, precisamente a 4 miliardi e 403 milioni di euro. Il primo mercato restano gli Stati Uniti con 948 milioni di euro anche se il maggior numero di litri viaggia verso la Germania che importa dal Belpaese oltre 689 milioni di litri. In Europa l’incremento più importante arriva dalla Francia, dove la passione per i nostri vini è cresciuta del 25% superando i cento milioni di fatturato. “Dobbiamo riuscire a interpretare lo scenario mondiale così modificato dalla crisi - spiega Maurizio GaNini presidente di Fedagri-Confcooperative - e la via dell’export è la più sicura per la crescita. Secondo noi però per diventare forti anche sul piano della promozione è indispensabile passare attraverso processi di aggregazione seri”. Il dibattito tra chi chiede aggregazione e chi pensa che il dinamismo delle centine italiane sia merito delle dimensioni continua al Vinitaly che grazie all’export comincia comunque sotto una buona stella.

 

24-03-2012

CORRIERE DELLA SERA

L’export rilancia i big del vino. Ricavi in crescita del 9% ... L’indagine Mediobanca. A VinitaIy nasce il primo Osservatorio del settore ... La 46esima edizione del Vinitaly si apre con un record e un annuncio. Il record è quello delle che hanno fruttato 4,4 miliardi alle cantine italiane 2011 (con il valore, +12% che cresce più del volume, +9%). L’annuncio (che ha molto a che fare con il primato) riguarda la presentazione durante la più importante kermesse dedicata al vino italiano Veronafiere da domani al 28 marzo) del primo Osservatorio nazionale dei numeri di Bacco, una struttura che, attraverso un aggiornamento mensile, offrirà in “tempo reale” una fotografia precisa del settore. “Un osservatorio collegato a un centro studi - spiega Ettore Nicoletto, presidente di “Italia del Vino” e amministratore delegato di Santa Margherita - che fornisce analisi per capire l’andamento dei mercati e intervenire con tempismo”. L’idea è venuta al Consorzio Italia del Vino che dal 2009 raggruppa li tra le più importanti realtà vitivinicole nazionali (Banfi, Drei Donà, Ferrari, Gancia, Gruppo italiano vini, Marchesi di Barolo, Medici Ermete, Santa Margherita, Sartori, Terredora, Casa vinicola Zonin) con l’obiettivo di migliorare la competitività del settore e di organizzare iniziative promozionali all’estero, grazie anche all’utilizzo dei fondi messi a disposizione dalla Ue (il bilancio 2011 è di azioni finanziate per 33 milioni di euro, il 50% a carico dell’Europa). Ma il progetto è piaciuto così tanto all’Unione italiana vini (l’organizzazione del settore) che ha deciso di farlo proprio allargando così base dati su cui l’Osservatorio può fare affidamento. In un settore, strategico per la bilancia commerciale che però paga spesso l’eccesso di individualismo (e la diffusione di dati non proprio coerenti), è fondamentale la possibilità di utilizzare strumenti manageriali e a disposizione di tutti. La conferma che quella del vino tricolore sia una golden age (anche se sudata), soprattutto sul fronte esportazioni e nonostante la crisi che impoverisce il carrello della spesa, viene anche dall’indagine annuale di Mediobanca (sui 107 maggiori produttori): le grandi aziende del vino italiano sono tornate a livelli pre-crisi, a partire dagli utili netti che tra il 2009 e il 2010, sono cresciuti del 106% a 138 milioni di euro totali. E in una sorta di “trimestrale di cassa”, WineNews (uno dei più autorevoli siti di comunicazione del vino italiano) prospetta buone performance anche per il 2012: il 90% del campione intervistato mette a bilancio una crescita delle vendite del +9%, e solo il 10% dichiara una stabilità sulle performance dello stesso periodo del 2011. A trainare i fatturati (raddoppiati nel 2011 a fronte di consumi nazionali in costante flessione) l’export: i preconsuntivi 2011 calcolati da Mediobanca indicano un incremento del fatturato del 9,2%. Tra i mercati esteri, l’Ue assorbe il 55,2% delle esportazioni (+ 13,8%), il Nord America il 33,4% (+6,3%) l’Asia e l’Australia il 4% (+ 19,9%), l’America Latina l’1,3%. Ne sa qualcosa la Casa vinicola Zonin che ha aderito da subito al Consorzio Italia del Vino (“un approccio manageriale al mercato paga e pagherà” dice Francesco Zonin) ma che è andata oltre seguendo l’esempio dei big mondiali del vino e investendo direttamente nella distribuzione nei Paesi più importanti. E dopo Zonin Usa e Zonin Uk, ha di recente acquisito quote del distributore a Tokio e sta guardando con attenzione a Cina e Brasile. Per Matteo Lunelli, presidente di Ferrari (che nonostante la flessione è riuscito a crescere anche sul mercato interno +3%) l’amore per lo stile di vita italiano a determinare il nostro successo sulla scena internazionale. E per il presidente delle bollici ne la strategia vincente è affianca re il vino all’eccellenza del made in Italy: quindi con Zegna in Cina, con Prada al Metropolitan Museum di New York. Della serie l’unione fa la forza.
Antonia Jacchia

 

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