Vino: WineNews, in Usa +10, 7% in quantità e 14, 2% in valore ... Parte col botto il 2013 del vino italiano in Usa: le importazioni di vino dal Belpaese nel mercato n. 1 al mondo per il nettare di Bacco, nei primi due mesi dell’anno, hanno fatto segnare una decisa crescita sull’inizio del 2012, che ha visto arrivare negli States 37.000 ettolitri di vino, e tornare in Italia 23 milioni di dollari in più. A dirlo l’analisi dell’Italian Wine & Food Institute che, come anticipato a WineNews dal presidente Lucio Caputo, parlano di un +10,7% in quantità (378.090 ettolitri), e soprattutto di un +14,2% in valore, per 186 milioni di dollari. Un dato importante, perché testimonia non solo l’inversione della tendenza alla contrazione del vino del Belpaese sul mercato Usa registrata nel 2012, ma anche (o soprattutto) un recupero sui prezzi, che permette all’Italia di mantenere il primato del valore tra i Paesi importatori, con il 31,7% della quota di mercato. Primato che però, il Belpaese avrebbe perso, seppur di un’incollatura, nella quantità, dove detiente il 24,2% del mercato, appena dietro all’Australia, al 24,9% (che però ha preso il 3,1% in quantità e lo 0,8% in valore). E come avviene ormai da anni, continua la cavalcata a spron battuto delle bollicine italiane, che in questo avvio di 2013 hanno fatto segnare +46,8% in quantità (47.620 ettolitri) e +46,6% in valore (26,8 milioni di dollari). Da notare, secondo l’Italian Wine & Food Institute, che tra i primi cinque Paesi esportatori in Usa (Italia, Australia, Argentina, Cile e Francia, che rappresentano l’87% in quantità l’80,7% in valore), Italia e Francia sono gli unici due ad essere in crescita, sia in quantità che in valore, segnale di una tendenza verso l’acquisto di vino di qualità. E dato, quello italiano, tanto più confortante per le cantine del Belpaese se confrontato con il totale Usa, che visto un -6,4% nei volumi (1,5 milioni di ettolitri) e un +6,3% in valore (586 milioni di dollari) sul 2012. Numeri confortanti, da un mercato che nel 2012, secondo il “The Wine Institute” di California, ha consumato vino come non mai: 360,1 milioni di casse (+2% sul 2011), per un valore di 34,6 miliardi di dollari (+5%). Soprattutto grazie al boom dei vini di tipo “Moscato”.
Vino: WineNews, in Francia via libera a 3 doc in lattina confezioni in bag in box pesa per 30% degli acquisti in Gdo ... Non solo futures sui premieres Cru di Bordeaux e grandi aste ad Hong Kong per il vino francese, ma anche “bag in box” e denominazioni in lattina. Lo mette in evidenza WineNews sulla base dei dati del sito “Vitisphere”, secondo cui nella grande distribuzione le vendite sono trainate proprio dalle confezioni in bag in box, la sacca in plastica alimentare provvista di rubinetto, che da sole rappresentano il 30,8% di tutto il prodotto acquistato nei supermercati, di cui il 62% nel formato da 5 litri e per il 40% si tratta di Igt mono varietale. L’elasticità di alcuni disciplinari, poi, ha permesso di mettere per la prima volta in lattina tre vini a denominazione di origine controllata: un rosso, un bianco e un rosé. Una novità dettata dalla necessità di conquistare i più giovani, sempre meno affascinati dal vino, ma “conquistabili”, conclude WineNews, con un packaging pensato per loro, un formato leggero e trasportabile, un aspetto che ricorda una birra.
Vino, Riccardo Cotarella nuovo presidente dell’Associazione Enologi ... Tra i tanti progetti vinicoli seguiti con successo da Cotarella, oltre a quello della sua azienda umbra, Falesco, ci sono anche alcuni che uniscono al vino anche un grande impegno sociale, come quello della cantina Cremisan, in Terra Santa … Riccardo Cotarella, uno degli enologi italiani più affermati nel mondo, è il nuovo presidente dell’Associazione Enologi ed Enotecnici Italiani. Ne dà notizia WineNews. Ad eleggerlo l’assemblea dell’organizzazione, oggi, a Milano. Consulente di tanti importanti aziende in Italia e all’estero, e alla guida della cantina di famiglia Falesco (con il fratello Renzo, direttore generale della Marchesi Antinori), Riccardo Cotarella, è, tra le altre cose, docente all’Università della Tuscia. Un titolo che impreziosisce la carriera di Riccardo Cotarella che, dopo il titolo di Enologo conseguito all’Istituto di Conegliano Veneto nel 1968 e numerosi riconoscimenti internazionali, è stato anche nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 2008. Tra i tanti progetti vinicoli seguiti con successo da Cotarella, oltre a quello della sua azienda umbra, Falesco, ci sono anche alcuni che uniscono al vino anche un grande impegno sociale, come quello della cantina Cremisan, in Terra Santa, vicino a Gerusalemme, che in una terra difficilissima vede lavorare fianco a fianco ragazzi italiani e palestinesi, o la collaborazione per l’attività vinicola della Comunità di San Patrignano. Cotarella, tra le altre cose eletto “Winemaker of the year” nel 2001 dalla celebre rivista “Wine Enthusiast”, e definito “uno dei personaggi del vino più influenti al mondo” da “The Wine Advocate”, prende il posto del presidente uscente Giancarlo Prevarin.
Vino: Riccardo Cotarella nuovo presidente di Assoenologi è uno degli enologi italiani più affermati nel mondo ... Riccardo Cotarella, uno degli enologi italiani più affermati nel mondo, è il nuovo presidente dell’Associazione Enologi ed Enotecnici Italiani. Ne dà notizia WineNews. Ad eleggerlo l’assemblea dell’organizzazione, oggi, a Milano. Consulente di tanti importanti aziende in Italia e all’estero, e alla guida della cantina di famiglia Falesco (con il fratello Renzo, direttore generale della Marchesi Antinori), Riccardo Cotarella, è, tra le altre cose, docente all’Università della Tuscia. Un titolo che impreziosisce la carriera di Riccardo Cotarella che, dopo il titolo di Enologo conseguito all’Istituto di Conegliano Veneto nel 1968 e numerosi riconoscimenti internazionali, è stato anche nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel 2008. Tra i tanti progetti vinicoli seguiti con successo da Cotarella, oltre a quello della sua azienda umbra, Falesco, ci sono anche alcuni che uniscono al vino anche un grande impegno sociale, come quello della cantina Cremisan, in Terra Santa, vicino a Gerusalemme, che in una terra difficilissima vede lavorare fianco a fianco ragazzi italiani e palestinesi, o la collaborazione per l’attività vinicola della Comunità di San Patrignano. Cotarella, tra le altre cose eletto “Winemaker of the year” nel 2001 dalla celebre rivista “Wine Enthusiast”, e definito “uno dei personaggi del vino più influenti al mondo” da “The Wine Advocate”, prende il posto del presidente uscente Giancarlo Prevarin.
Vino: Castello Banfi sbarca a Bolgheri e acquisisce 5 ettari di vigneto presente ora nel terroir del Sassicaia e del Masseto ... Castello Banfi, informa WineNews, sbarca a Bolgheri. La griffe che ha lanciato il Brunello di Montalcino nel mondo ha acquisito 5 ettari di vigneto nel terroir patria del Sassicaia e del Masseto, aggiungendo al suo “carnet” un’altra delle zone di produzione simbolo della Toscana enoica. L’operazione ha avuto per oggetto un appezzamento originariamente di proprietà di Ambrogio e Giovanni Folonari, che a Bolgheri possiedono la tenuta Campo al Mare, dall’estensione complessiva di 33 ettari. Castello Banfi mette, dunque, le “radici” in una delle zone più prestigiose della Toscana enoica che, specie nel recente passato, ha dimostrato di possedere un potenziale straordinario in termini di prodotti, capaci sempre più spesso di rivaleggiare alla pari con i mostri sacri di Bordeaux, anche grazie alla loro composizione varietale, estremamente vicina a quella dei vini della Gironda, ma con quel tocco di “mediterraneità” che ne fanno un “unicum” enologico a livello mondiale. “Si tratta di un progetto che rappresenta un primo approccio al territorio di Bolgheri - spiega Enrico Viglierchio, direttore generale di Castello Banfi - complementare a quello di Montalcino, basato sulla filosofia produttiva tradizionale della Toscana. Bolgheri rappresenta una denominazione in crescita sia in termini di immagine che di appeal commerciale su cui crediamo molto. Per adesso usciremo con un Bolgheri Rosso chiamato Aska a cui farà seguito un Bolgheri Superiore, a sottolineare - prosegue Viglierchio - che per Castello Banfi si tratta di un progetto a lungo termine. Abbiamo considerato fondamentale l’acquisizione di un vigneto su cui lavorare al quale abbiamo affiancato una collaborazione tecnico-enologica con Michele e Attilio Scienza (proprietari della tenuta bolgherese Guado al Melo), quest’ultimo da sempre fra i collaboratori più importanti di Castello Banfi”. “Siamo estremamente soddisfatti di lavorare a Bolgheri e ci rende felici anche l’apprezzamento dei produttori storici della zona - conclude il dg di Castello Banfi - dove arriviamo portando il massimo rispetto verso tutti coloro che vi lavorano”. Reazioni positive arrivano direttamente anche da Bolgheri dove il presidente del Consorzio Tutela Vini di Bolgheri, Federico Zileri Del Verme afferma che si tratta di “una grandissima cosa, perchè Banfi possiede un prestigio fuori discussione e il suo impatto internazionale può dare un grande slancio alla crescita della denominazione”. “Siamo sicuri che lo stile di Banfi - prosegue il presidente - è un sicuro valore aggiunto come l’azienda di Montalcino rappresenta un ulteriore player di razza che si aggiunge alla squadra da “Premier League” bolgherese. Banfi rappresenta una delle realtà imprenditoriali del mondo del vino italiano che conosce meglio i mercati internazionali e che ha saputo far grande il made in Italy. Siamo sicuri - conclude Zileri - che saprà rendere ancora più grande il made in Bolgheri”.
Vino: Castello Banfi “sbarca” a Bolgheri WineNews, acquistati 5 ettari di vigneti da Folonari ... Castello Banfi, importante griffe del Brunello di Montalcino, sbarca a Bolgheri dove ha ha acquisito 5 ettari di vigneto. A darne notizia è il sito internet WineNews, spiegando che l’operazione ha interessato un appezzamento originariamente di proprietà di Ambrogio e Giovanni Folonari, che a Bolgheri possiedono la tenuta Campo al Mare, dall’estensione complessiva di 33 ettari. “Si tratta di un progetto che rappresenta un primo approccio al territorio di Bolgheri - spiega Enrico Viglierchio, direttore generale di Castello Banfi - una denominazione in crescita sia in termini di immagine che di appeal commerciale su cui crediamo molto. Per Castello Banfi si tratta di un progetto a lungo termine”. Viglierchio spiega che l’azienda ha “considerato fondamentale l’acquisizione di un vigneto su cui lavorare al quale abbiamo affiancato una collaborazione tecnico-enologica con Michele e Attilio Scienza (proprietari della tenuta bolgherese Guado al Melo), da sempre fra i collaboratori più importanti di Castello Banfi”.
Vino: ricerca, sempre più Cina, Russia e Brasile da conquistare con la gdo e internet sempre più importanti per l’eno-business ... Sempre più Cina, Russia e Brasile, da conquistare con stili di vino diversi, con la gdo e internet sempre più importanti per l’eno-business: ecco alcuni dei trend futuri del vino mondiale, messi in evidenza dalla ricerca condotta da Gabriele Micozzi, docente di Marketing alla Luiss ed all’Università Politecnica delle Marche, che ha sondato le opinioni di 10.000 persone da tutto il mondo (3.333 importatori e distributori, e 6.000 consumatori), anticipati da WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere. Da cui arrivano conferme su quali saranno i mercati a più alta crescita per il vino italiano, ovvero Cina (+36% all’anno), Russia (+28%) e Brasile (+24%). Da conquistare, però, con vini di stile diverso: secondo esperti e consumatori, in Cina spopoleranno rossi di grande “dolcezza” e biologici, in Russia i bianchi più alcolici e strutturati, e i Brasile la faranno da padrone vini eleganti da un lato, e “divertenti” dall’altro. Ma in generale, in questi tra Paesi, secondo il sondaggio, la nicchia dei vini biodinamici potrebbe avere un tasso di crescita del 48% all’anno, e se al “bio” si aggiunge anche il valore dell’autoctono, il potenziale di crescita a livello mondiale, per le etichette del Belpaese, potrebbe essere addirittura del 56% nei prossimi tre anni. Nello stesso tempo, la gdo aumenterà il suo peso del 22% sul commercio dei vini “mass market”, ma crescerà anche l’e-commerce: +42%. Anche se, secondo la ricerca, ben il 78% delle aziende è impreparato in questo senso. E se il competitor n. 1 dell’Italia rimarrà la Francia, il Belpaese deve guardarsi anche da tutti gli altri Paesi produttori, visto che importatori e distributori, nei prossimi 3 anni, promettono di dare più spazio, nei loro cataloghi, anche ai vini di Argentina (+24%), Cile (+22%), Africa (+18%) e Australia (+16%). Come influenzare, dunque, le scelte di acquisto? Per la ricerca, nel mondo, entro il 2016 il peso delle guide “off-line” diminuirà del 32%, mentre crescerà quello dei blogger (+35%). E, in generale, il ruolo carta stampata nell’influenzare il consumatore del vino crollerà del 63% nei prossimi 3 anni, mentre il peso di internet crescerà dello stello valore. Ma tanto sul web che in termini di comunicazione generale, le cantine d’Italia e del mondo devono lavorare ancora: il 53% consumatori si dice insoddisfatto dai siti delle aziende, il 43% dalla loro comunicazione, il 36% anche dalle etichette. Ma al di là dello strumento, cosa raccontare e proporre sui mercati? Dai risultati della ricerca, i giovani e le donne, che nel mondo sono le “categorie demografiche” che ovunque stanno guidando la crescita dei consumi, vogliono vini sia eleganti che “divertenti”, e che abbiano comunque storie da raccontare. E se oggi il vino mondiale viene scelto soprattutto in base ai territori d’origine (69%), ai vitigni (46%), ai premi (42%), all’influenza delle campagne stampa e di eventi (40%), e al web (38%), in futuro i consumatori, a livello mondiale, cercheranno soprattutto nuovi luoghi di consumo (44%), nuovi territori del vino (41%), nuove forme di comunicazione sul web (38%), nuove bottiglie e nuove etichette (36%).
Vino: rapporto Rabobank, consumo sotto pressione per aumento prezzi si teme una fuga dei consumatori verso bevande alcoliche più economiche ... Per anni il mondo del vino ha dovuto trovare soluzioni per ridurre il rischio di una sovrapproduzione che avrebbe spinto in basso i prezzi, adesso, invece, dopo una vendemmia 2012 particolarmente difficile, almeno in Europa, c’è da affrontare il problema opposto: con i consumi che, a livello mondiale, continuano a crescere e i prezzi in veloce ed incontrollata ascesa, la paura è quella di una fuga dei consumatori verso bevande alcoliche più economiche, come la birra. La previsione, resa nota da WineNews, è del primo rapporto 2013 di Rabobank, che spiega come “il consumo non può continuare a superare a lungo la produzione, ormai sta accadendo da sei anni, e le scorte di magazzino sono sotto la soglia del 2006 di ben 75 milioni di ettolitri. Con la caduta della produzione e l’erosione delle scorte, è chiaro che il consumo finirà sotto pressione a causa dell’aumento dei prezzi”, con conseguenze importanti sia per i consumatori che per i produttori. Rabobank, per rendere l’idea, usa come barometro i dati sulle esportazioni di vino sfuso spagnolo che, nel 2012, sono calate del 20%, proprio nel momento in cui il prezzo medio saliva del 33,7%. E a “chiudere i rubinetti” per primi sono stati proprio i mercati per cui passa il futuro dei produttori europei, Russia e Cina, che hanno ridotto le importazioni dal Paese iberico, rispettivamente, di 110 e 12 milioni di litri. Emblematico è proprio il caso russo, vero campanello d’allarme anche e soprattutto per l’Italia: al drastico taglio sull’acquisto dello sfuso spagnolo, infatti, è corrisposto un aumento delle quote importate da Paesi come Sudafrica, Brasile ed ex Paesi sovietici. E la Russia non è l’unico Paese sensibile alle politiche di prezzo, anche la Germania, secondo partner commerciale del Belpaese enoico, potrebbe scegliere di rivolgersi ai produttori del Nuovo Mondo, oppure, e sarebbe l’ipotesi peggiore, accettare una diminuzione delle importazioni. Previsioni funeste, quelle di Rabobank, che conclude il proprio rapporto spiegando come “sarà importante verificare le reazioni dei mercati più sensibili alle politiche di prezzo nei prossimi prezzi, se cioè accetteranno prezzi maggiori, o vireranno su birra ed altre bevande alcoliche”.
Vino: i potatori d’uva Simonit e Sirch conquistano la Francia successo dall’Università di Bordeaux ai filari di Champagne ... Francia contro Italia, sempre ed in qualsiasi campo, dall’arte al calcio, passando per la cucina ed il vino, dove, in realtà, la “superiorità” dei cugini d’Oltralpe viene spesso ammessa anche dai nostri vigneron, soprattutto nell’altissima fascia, e che si palesa con la grande capacità delle imprese vinicole di punta di saper cercare l’eccellenza in ogni ambito, da qualsiasi parte provenga, “persino” dall’Italia. Nasce così la storia del successo dei potatori d’uva più innovativi del Belpaese, Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, tra i filari di Bordeaux e Champagne, con un prologo “due anni fa, quando, ad un convegno, il professor Denis Dubourdieu, ordinario di enologia all’Università di Bordeaux e proprietario di cinque chateaux (Chateau Doisy-Daene, Clos Floridene, Chateau Reynon, Chateau Cantegril e Chateau Haura) - racconta a WineNews, Marco Simonit - ci chiese di collaborare con lui, prima nei suoi vigneti, quindi organizzando una serie di incontri all’Università di Bordeaux e all’Istituto delle Scienze del Vino di Bordeaux, sia con gli studenti che con le aziende”. E proprio i viticoltori si sono subito dimostrati interessati, “chiedendoci di contattarli, e iniziando quindi a lavorare insieme, da Chateau Latour Martillac a Chateau Giscours, da Chateau Pichon Longueville Comtesse de Lalande a Domaine Huet, fino a quattro aziende del gruppo Roederer, prima fra tutte, Cristal (Champagne), ed a Ramos Pinto, in Portogallo (Douro). Poi - continua Simonit - abbiamo fatto una convenzione con l’Inra - Istituto Nazionale di Ricerche Agronomiche, dove stiamo facendo formazione ai dipendenti ed ai tecnici dell’istituto”. “La sorpresa, per noi, è stata la voglia, da parte sia del mondo accademico che dell’impresa, di volersi confrontare con noi, e mettere in pratica la nostra esperienza con l’obiettivo di prevenire le malattie del legno. Nel Bordolese, ad esempio, il Cabernet Sauvignon è particolarmente soggetto ad una mortalità che, adesso, non si può più prevenire con l’utilizzo degli arseniti, e quindi la prevenzione diventa fondamentale, perché una cura non esiste”, aggiunge Simonit. E, del resto, tra gli aspetti fondamentali c’è quello economico, visto che per certe aziende, “perdere delle piante per mortalità si traduce in un danno enorme, che pesa per anni, per questo hanno deciso di investire su un progetto come il nostro”. Come, del resto, fanno da anni le aziende top del Belpaese, tra cui, in ultimo, Allegrini e Zonin, ma anche San Leonardo, Zenato, gruppo Collemassari, Ceretto, Braida, Planeta, Tasca d’Almerita, Bertani (gruppo Angelini), Anselmi, Bellavista, Ferrari, Cavit, Tramin, Manincor, Bolla.
Vino: Rabobank; ascesa dei prezzi fa scappare consumatori fare attenzione a politica prezzi ... Dopo anni di timori causati dalla sovrapproduzione, il mondo del vino è costretto ad affrontare il problema opposto: la vendemmia contenuta e l’aumento costante dei consumi spingono i prezzi verso una “veloce e incontrollata ascesa”, con il rischio che i consumatori si rivolgano a bevande più economiche, come la birra. A lanciare l’allarme è il primo rapporto 2013 di Rabobank, reso noto da WineNews, che evidenzia come da 6 anni il consumo abbia superato la produzione. Tutto ciò, prosegue, si ripercuote sulle scorte, sui prezzi e in ultima analisi sui consumatori e sui produttori. Rabobank usa come barometro i dati sulle esportazioni di vino sfuso spagnolo, scese nel 2012 del 20%, proprio mentre il prezzo medio saliva del 33,7%. A tagliare le importazioni sono stati per primi i Paesi più strategici per il futuro del settore, come la Cina (-11 mln di litri) o ancora di più la Russia (-110 mln), che ha però aumentato le importazioni dal Sudafrica, dal Brasile e dagli ex Paesi sovietici. Una politica di prezzo che potrebbe essere scelta anche dalla Germania, con conseguenze funeste per i nostri produttori. Nei prossimi mesi, conclude il rapporto, “sarà importante verificare le reazioni dei mercati più sensibili alle politiche di prezzo nei prossimi prezzi, se cioè accetteranno prezzi maggiori, o vireranno su birra ed altre bevande alcoliche”.
Vino: Cina, Russia e Brasile i mercati del futuro WineNews anticipa ricerca Luiss ... Cina, Russia e Brasile sono le future terre promesse del mondo del vino, da conquistare attraverso approcci diversi, che tengano comunque conto del ruolo crescente della Gdo e dell’e-commerce. A svelare alcuni trend del settore è una ricerca condotta da Gabriele Micozzi, docente di marketing alla Luiss e all’Università Politecnica delle Marche, i cui risultati sono stati anticipati da WineNews. Lo studio, condotto su un campione internazionale di 10 mila operatori e consumatori, evidenzia un tasso di crescita a due cifre per il vino italiano nei mercati cinese (+36%), russo (+28%) e brasiliano (+24%). Nel primo caso, a spopolare saranno rossi di “grande dolcezza” e biologici; in Russia i bianchi più alcolici e strutturati; in Brasile i vini eleganti e “divertenti”. Trasversale sarà l’aumento di spazio del bio (+48% l’anno) e del segmento autoctono (bio+autoctono +56%). A livello di canali distributivi, la gdo dovrebbe aumentare il suo peso del 22%, l’e-commerce del 42%. Eppure, avverte la ricerca, il 78% delle aziende sembra essere impreparata a cogliere queste nuove opportunità. Crescerà anche la competizione: la Francia rimarrà il nostro primo “avversario”, ma nei prossimi tre anni conquisteranno posizioni i vini argentini (+24%), cileni (+22%), africani (+18%) e australiani (+16%). Entro il 2016 si assisterà inoltre ad un crollo della carta stampata (-64%) a favore di internet quale guida per i consumi. Anche in questo caso le cantine d’Italia dovranno lavorare per migliorare la comunicazione. E se oggi il vino mondiale viene scelto soprattutto in base ai territori d’origine (69%), ai vitigni (46%), ai premi (42%), all’influenza delle campagne stampa (40%) e al web (38%), in futuro i consumatori cercheranno soprattutto nuovi luoghi di consumo (44%), nuovi territori (41%), nuove forme di comunicazione sul web (38%), bottiglie ed etichette (36%).
Vino: migliora il legame tra Bacco e web, Italia investe di più su internet classifica dei migliori portali dei produttori stilata da WineNews ... I produttori di vino italiano, dopo anni di tentennamenti, investono con decisione nel web: migliorano i siti delle cantine del Belpaese, e la loro interazione con i social network, Facebook e Twitter su tutti, ma anche a quelli dedicati ai video e alle immagini come Youtube, Instagram e Flickr, per citare i più conosciuti. Quanto meno stagnante, invece, l’aspetto legato all’e-commerce (il business complessivo, in Italia, è stimabile sotto i 30 milioni di euro), nicchia che nel tempo si è costruita un suo pubblico, ma che non riesce a sviluppare una crescita intorno al vino, a differenza di quanto avviene in altri settori. Ecco lo stato dell’arte di Bacco su internet, che emerge da “Cantine in Web” n. 12, classifica dei migliori portali dei produttori italiani stilata da WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, dopo aver passato in rassegna più di 2.500 portali. Al vertice, tra i siti leader delle cantine italiane, tre declinazioni diverse dell’eccellenza on line: al n. 1 il sito di Frescobaldi (www.frescobaldi.it), al n. 2 nel 2012, che dopo poco più di un anno di vita è stato nuovamente aggiornato e reso ancora più ricco ed interattivo, e fa proprio dell’interazione con gli utenti e del social networking la sua forza. Al n. 2 quello del gruppo Santa Margherita (www.santamargherita.it), da anni al vertice, che fa della ricchezza, della varietà e dell’aggiornamento dei contenuti la sua caratteristica. Al n. 3 la prima e più alta new entry in classifica, il nuovissimo sito di Antinori (www.antinori.it) che fa dell’eleganza e della trasposizione della storia dell’azienda sul web la sua cifra stilistica. Ai piedi del podio un quartetto di cantine siciliane, Planeta (n. 4, www.planeta.it), Tasca d’Almerita (n. 5, www.tascadalmerita.it), Donnafugata (n. 6, www.donnafugata.it) e il nuovo portale del gruppo Duca di Salaparuta (n. 7, www.duca.it). Posizione n. 8 per l’articolato portale della griffe veneta Allegrini (www.allegrini.it), mentre al n. 9 un sito sempre arrivato tra i migliori e che, grazie ad una nuova veste grafica raggiunge il gruppo dei leader, quello della cantina sarda Argiolas (www.argiolas.it). Al n. 10 il ricchissimo e rinnovato sito del Gruppo Italiano Vini (www.gruppoitalianovini.com), seguito dai vivaci portali delle siciliane Cusumano (n. 11, www.cusumano.it) e Cantina Settesoli (n. 12, www.cantinesettesoli.it). Nel mondo, ormai, 2,4 miliardi di persone, il 34% della popolazione del pianeta, utilizza internet. E in testa alla classifica dei Paesi con più internauti, ci sono la Cina (538 milioni di persone, il 40% del Celeste Impero) e gli Stati Uniti (245 milioni di persone, il 70% della popolazione). Uno, quello asiatico, considerato il più grande mercato del vino mondiale del futuro, l’altro, gli Usa, attualmente al n. 1 per consumi complessivi, e dove il Belpaese enoico è leader in volumi e valori. Mentre in Italia si parla di 36 milioni di utenti, poco più del 50% della popolazione. Pochi numeri (dati di www.internetworldstats.com) per confermare, se mai ce ne fosse bisogno, la grande importanza e le enormi potenzialità di internet, anche nel mercato globalizzato del vino. “Investire su internet e sulla comunicazione digitale, anche per la aziende del vino, oggi non è più solo un’opportunità, ma una necessita”, spiegano Lara Catinari (Business Developer Var Group, realtà che opera da oltre 30 anni nel settore informatico) e Juri Borgianni (Digital Strategies di Imama, agenzia di comunicazione digitale di Var Group), “autori” del sito di Frescobaldi, n. 1 di “Cantine in web” 2013. Le parole chiave del sito ideale? “Emozionale, perché chi naviga il sito di una cantina non cerca solo informazioni sui vini e sui prodotti, ma vuole emozioni; semplice, perché la semplicità di navigazione del portale valorizza i contenuti del sito; adattabile, nel senso che deve essere accessibile in maniera ottimale da tutti i device; chiarezza, dal punto di vista contenuti, che devono essere legati come un “flusso” di informazioni; interazione, nel senso di rapporto attivo con gli utenti, dove il sito diventa la base di appoggio per tutto quello che può essere condiviso sui social network; territorio, nel senso che il sito della cantina deve raccontarla immediatamente come realtà inserita e collegata al suo territorio, elemento che è parte fondamentale del suo brand, tanto che il sito dell’azienda deve essere sempre di più un fornitore di chiavi di lettura del territorio, dal punto di vista dell’enogastronomia, ma anche della storia, della cultura, dell’accoglienza”.
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