Assalto vandali a cantina Brunello, distrutti 600 ettolitri ... Atto vandalico in una delle aziende del Brunello di Montalcino: ignoti sono entrati nella cantina della tenuta Case Basse distruggendo l’intera produzione di vino fatta dal 2007 al 2012, circa 600 ettolitri. Lo riporta il sito specializzato WineNews avendo avuto conferma da Gianfranco Soldera, proprietario della tenuta. L’incursione vandalica risalirebbe alla notte scorsa. Dalla cantina non ci sarebbe stato nessun furto di bottiglie, vino, materiali o altri beni ma distruzione di barriques e botti. Case Basse è un’azienda di 23 ettari complessivi di cui 6,5 a vigneto per una produzione di 10.000 bottiglie all’anno. Secondo quanto appreso, i vandali si sono introdotti nella cantina aprendo i rubinetti di botti e barriques, senza distruggerle come scritto in precedenza, e lasciando che tutto il vino Brunello contenutovi defluisse nelle fogne. In serata, i carabinieri della compagnia di Montalcino hanno precisato che sono andati perduti in questo modo 686 ettolitri di vino pregiato. Indagini sono già in corso. Per entrare nella cantina i vandali hanno rotto una porta dotata di vetro antisfondamento; l’ambiente violato risulta privo di allarme. Prima di essere messo in commercio il Brunello di Montalcino deve invecchiare in cantina almeno cinque anni: l’atto vandalico, che ha riguardato quantità delle vendemmie che vanno dal 2007 al 2012, ha quindi distrutto l’intera produzione delle ultime sei annate.
Vino: con Tesco le grandi etichette sono a portata di click tra le 40.000 bottiglie messe in vendita online ... Pochi mesi dopo aver annunciato l’arrivo sugli scaffali dei propri punti vendita di etichette prestigiose come Pontet-Canet ed il premier cru di St. Emilion Cheval Blanc, Tesco, uno dei tre retailer più importanti al mondo, rilancia, questa volta sul web. La novità, informa WineNews, è che tra le 40.000 bottiglie dello store online, adesso ci sono anche Chateau Lafite, Mouton-Rothschild, Margaux, Haut-Brion, Cheval Blanc, Palmer, Pavie ed Yquem: praticamente il top della produzione di Bordeaux, comprese le annate migliori degli ultimi 10 anni, un tesoro che Tesco si era aggiudicato già nel 2010, en primeur. Grazie al lavoro del buyer del gruppo, James Griswood, da oggi questi gioielli dell’enologia saranno a disposizione dei wine lovers più esigenti del Regno Unito, che per 5.500 sterline potranno godersi una cassa da 6 di Lafite, oppure decidere di puntare, per 4.650 sterline, su 6 bottiglie di Haut Brion, iva e tasse incluse. “Quello che a noi interessa maggiormente - come spiega il director for beers, wines and spirits di Tesco Dan Jago - è rendere annate ed etichette rare accessibili a tutti, non solo ad una nicchia ristretta, senza limiti per i nostri clienti sulle quantità che hanno intenzione di acquistare”.
Vino: domani a Milano l’evento “il sommelier dei sommelier” è il concorso per il miglior degustatore italiano ... Il “sommelier dei sommelier”: appuntamento lunedì 3 dicembre al Teatro Elfo Puccini a Milano per scoprire il “Concorso Miglior Sommelier d’Italia 2012”, il più prestigioso appuntamento dell’anno legato alla storia dell’Ais - Associazione Italiana Sommelier con l’assegnazione del “Premio Franciacorta”, per sottolineare l’impegno condiviso con il Consorzio Franciacorta nell’affermare la cultura della qualità in tutto il mondo dell’enogastronomia. Un compito di grande responsabilità che si estende idealmente a quanti operano a diverso titolo in tale ambito, per portare sia in Italia sia all’estero, i valori vincenti del nostro miglior made in Italy: come i sommelier che si sfideranno nella finale del concorso per aggiudicarsi l’ambito “tastevin tricolore”. I finalisti saranno impegnati individualmente in una serie di prove aperte al pubblico: la degustazione e la descrizione organolettica di tre vini; il riconoscimento e la descrizione di quattro bevande alcoliche; un abbinamento cibo-vino in cui i candidati dovranno accostare uno dei vini precedentemente degustati a un piatto, motivandone la scelta; il servizio di una bottiglia magnum Franciacorta; l’accoglienza dei clienti e la presa dell’ordine in lingua straniera (in inglese o in francese, a scelta dei singoli); l’abbinamento teorico cibo-vino per il quale i candidati dovranno indicare alcuni vini da abbinare a un menù composto da piatti della cucina nazionale e/o internazionale, secondo le richieste dei commensali; la decantazione e il servizio di un vino rosso; la correzione di una carta dei vini; una prova di comunicazione a partire da una traccia assegnata dalla commissione giudicante. I protagonisti della finale? WineNews fornisce l’elenco: Daniele Arcangeli, restaurant manager dell’Hotel Principe di Forte dei Marmi, Andrea Balleri, sommelier al Colonna Pevero Hotel di Porto Cervo, Diego Berdini, sommelier e direttore di sala del Lido Restaurant di Civitanova Marche, Claudia Bondi, titolare della Società di consulenza enogastronomica di Firenze “Perle Perlage”, Andrea Bravaccini, sommelier al ristorante Del Lago a Bagno di Romagna. E ancora, Stefano Corucci, sommelier del Cocktail Bar Restaurant Kefè di Perugia, Gianluca Goatella, direttore di sala e sommelier del Ristorante La Colombera Golf Resort di Castrezzato (Brescia), Valentina Merolli Porretta, sommelier al Saint Hubertos Resort di Cervinia, Dennis Metz, sommelier de Le Petit Restaurant dell’Hotel Bellevue di Cogne, Emanuele Riva, sommelier a La Cava dei Sapori di Como, e, infine, Federico Scarponi, sommelier del Castello di Petrata ad Assisi.
Il vino Online ... 30.000 contatti unici al giorno, è tradotto anche in inglese. Fenomeno WineNews, leader nella comunicazione web ... L’idea gli e venuta quasi quindici anni fa, quando su Internet il wine & food era un territorio sconosciuto. Eppure Alessandro Regoli e Irene Chiari, marito e moglie e fondatori di WineNews, erano sicuri che le nuove tecnologie avessero un futuro anche in quel settore. E si sono messi a fare comunicazione on line. Dagli uffici stampa al web, un bel salto. Però piano piano quel progetto ha preso forma, è cresciuto, e adesso WineNews è uno dei siti più autorevoli in Italia e ha grande seguito anche all’estero (il potere di Internet...). Bastano i numeri per dare i contorni del fenomeno WineNews: trentamila utenti unici al giorno, e il 30% dei visitatori sono stranieri. Al primo posto gli Stati Uniti (20%) e poi Francia, Cina, Germania, Canada, Inghilterra e Russia. “Abbiamo trasformato la nostra passione in lavoro - dice Alessandro Regoli - e siamo molto soddisfatti di poter dare un’opportunità a tanti ragazzi”. In redazione sono in nove, più altri cinque o sei collaboratori occasionali. La sede è a Montalcino “ma in realtà la nostra sede è la Toscana”. Per andare avanti il sito si finanzia solo attraverso banner promozionali. “Abbiamo creduto nelle potenzialità di questo settore in un momento in cui su Internet quasi nessuno si occupava di wine & food” dice ancora Regoli. Oggi WineNews è un progetto con tante sfumature. E un’agenzia di comunicazione che si occupa di enogastronomia, e in cui le notizie vengono accuratamente selezionate. Ma è anche una web tv, con servizi audio e video e una rassegna stampa quotidiana che attualmente raggiunge 95.000 visitatori unici al mese. Inoltre nel 2009 è nato anche il primo foglio elettronico di comunicazione quotidiana del mondo del vino, La Prima di WineNews, che dal lunedì al venerdì viene inviata gratuitamente a quasi trentamila utenti, e che si aggiunge a I Quaderni di WineNews, dove ogni mese vengono recensiti circa trenta vini, e che arriva nella casella di posta elettronica di 28.500 enonauti e professionisti del vino. Infine, per finire c’è Italia weekly, destinato agli utenti stranieri e tradotto in inglese. “Proviamo a fare un pò di cultura enogastronomica - spiega Alessandro Regoli - in un momento in cui gli spadellamenti in tv hanno trasformato questo settore soprattutto in spettacolo. E un lavoro costante, quotidiano, che ci tiene sempre impegnati. Internet è un mezzo straordinario, ma ha bisogno di essere aggiornato continuamente”.
Vino: a New York il 7 dicembre il Gala Italia Special Edition Caputo, “L’Italia deve ricordarsi del suo mercato di riferimento” ... “L’Italia del vino deve ricordarsi del suo mercato di riferimento, gli Stati Uniti”. Lucio Caputo, presidente dell’Italian Wine and Food Institute, a WineNews mette in guardia il mondo enoico dal pericolo di adagiarsi sugli allori, “puntando forte sul mercato cinese, ancora tutto da verificare, e perdendo terreno in Usa, dove nei primi 8 mesi 2012 il vino italiano ha fatto segnare una flessione delle vendite dello 0,7%, in quantità, sul 2011. A fronte della crescita di tutti i nostri competitor, dalla Francia (+18,4%) alla Spagna (+21,7%), passando per Australia (+13,3%), Argentina (+70,1%), Cile (+92,8%), Sudafrica (+146,3%), anche se in valore il calo non risparmia nessuno”. Per riprendersi la scena, c’è bisogno di 2un impegno in prima persona da parte dei produttori, in modo da far ripartire le vendite delle grandi etichette e, a cascata, di tutto il comparto: se si vendono i vini più commerciali è perché l’Italia è conosciuta come patria di Barolo, Barbaresco, Brunello, Amarone”. E l’occasione la offrirà, il 7 dicembre, il “Gala Italia, Special Edition”, rassegna newyorkese con i protagonisti del vino tricolore, da Biondi Santi ad Antinori, da Planeta a Ferrari, da Cavit a Zonin. Per mettere maggiormente in risalto il livello dei vini presentati una giuria americana selezionerà il miglior vino di ciascuna casa partecipante assegnando a tale vino un apposito “Attestato di Merito” in modo da segnalarlo ulteriormente alla stampa ed agli operatori presenti. Elemento portante del “Gala Italia, Special Edition” sarà il grande Wine Food Tasting, di scena nell’elegante Ballroom del Pierre Hotel, dove saranno presenti oltre 500 qualificati e selezionati operatori, ristoratori e giornalisti degli stati della Costa Atlantica degli Usa che da anni partecipano a quello che costituisce il più importante appuntamento vinicolo italiano negli States ormai da un quarto di secolo, e a cui quest’anno parteciperanno anche i protagonisti dell’eccellenza italiana del cibo e della gastronomia, come Conca d’Oro, Lavazza, Monini, Rocchetta, Salumeria Rosi e Verrini Munari, al fianco di 6 ristoranti, Le Cirque, Grano Trattoria, Macelleria, Serafina, SD 26 e Taverna di Bacco che selezioneranno per l’occasione i loro migliori prodotti permettendo di promuovere il vino ed il cibo in un unico contesto al più alto livello. Il momento clou sarà l’assegnazione dello “Special Grand Award of Merit” al “Vino” come una delle grandi eccellenze italiane nel mondo, che sarà congiuntamente ritirato dai produttori che presenteranno i loro vini nella cena di gala.
Brunello, vai col tango ... Un imprenditore argentino avrebbe acquistato 134 ettari di terreno tra le colline del pregiato vino per 15 milioni di euro. L’ultimo caso di una serie di recenti sbarchi celebri ... Il Brunello brinda a ritmo di tango. Secondo il sito specializzato WineNews, un imprenditore argentino, che vanta già investimenti nel Chianti, nell’azienda di Dievole in particolare, avrebbe acquistato a Montalcino 134 ettari di terreno, di cui 25 a vigneto (15 a Brunello e 10 tra Rosso e Sant’Antimo), oltre ad un casale di 800 metri quadrati (da ristrutturare), per un cifra sui 15 milioni di euro. La proprietà, denominata Poggio Landi, è staccata dalla Fattoria dei Barbi, storica tenuta della famiglia Cinelli Colombini, tra le più antiche di Montalcino, vicino a Castiglion del Bosco. A porre fine ai rumors è stato Stefano Cinelli Colombini, attuale proprietario: “Siamo ai dettagli ma finché non c’è la firma non possiamo ritenere conclusa la trattativa. Per noi si tratta di una scelta strategica. Oggi il Brunello è un gioiello che fa gola in tutto il mondo e, in questa fase, è a tutti gli effetti un bene rifugio. Basti pensare che nel 2012 nel territorio produttivo sono stati venduti 12 milioni di bottiglie con prezzi che oscillano sugli 800 euro a ettolitro”. Cinelli Colombini si è comunque augurato che l’accordo si concluda al più presto: “Sappiamo che la trattativa con Dievole si è chiusa molto rapidamente. Ci auguriamo lo stesso anche nei nostro caso. Questa attenzione nel mondo è molto importante per tutto il sistema Montalcino, a conferma di una grande vitalità”. E di una tendenza, dovuta in larga parte alla crisi economica, ad accettare capitali esterni.
E’ di solo poche settimane fa la notizia dell’acquisto della Tenuta Oliveto, di proprietà della famiglia Machetti, valutata 8 milioni di euro, da parte della Soleya International Corporation di Panama. O, ancora, per citare le più recenti, le acquisizioni de “Il Giardinello” da parte di Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, o di Mastrojanni, oggi del gruppo del caffè illy, o Castiglion del Bosco, della griffe della moda Ferragamo. O, ancora, de Il Palazzone da parte di Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup, o Poggio di Sotto, una delle aziende di riferimento del Brunello di Montalcino, da parte di Claudio Tipa, patron di ColleMassari e zio di Ernesto Bertarelli, lo svizzero “mister Alinghi”.
Articolo Corriere
Il Brunello brinda a ritmo di tango Cordata argentina su Poggio Landi ... Affare da 15 milioni di euro per la tenuta di 134 ettari a Montalcino ... Shopping tra le vigne senesi da parte di un gruppo di imprenditori italo-argentini tra la sponda senese del Chianti Classico e il cuore del Brunello di Montalcino. Se l’ingresso in Dievole, azienda che sorge a Vagliagli nel comune di Castelnuovo Berardenga e già di proprietà tedesca, è stato definito da pochissimi giorni, la cordata sta definendo ora una trattativa da 15 milioni di euro (stando alle indiscrezioni del sito WineNews) per l’acquisto di Poggio Landi a Montalcino, tenuta di proprietà della famiglia di Stefano Cinelli Colombini, già titolare della Fattoria dei Barbi. Si tratta dii 34 ettari di terreno, di cui 25 a vigneto (15 a Brunello). “Siamo ai dettagli ma finché non c’è la firma non possiamo ritenere conclusa la trattativa - spiega Stefano Cinelli Colombini -. Per noi si tratta di una scelta strategica. Oggi il Brunello è un gioiello che fa gola in tutto il mondo e, in questa fase, è a tutti gli effetti un bene rifugio. Basti pensare che nel 2012 nel territorio produttivo sono stati venduti 12 milioni di bottiglie con prezzi che oscillano sugli 800 euro a ettolitro”. Poggio Landi è dagli anni ‘70 di proprietà della famiglia di Stefano Cinelli Colombini: la tenuta comprende anche un casale da 800 mq e produce uve da Brunello, Rosso di Montalcino e Sant’Antimo. “Sappiamo che la trattativa con Dievole si è chiusa molto rapidamente - aggiunge Cinelli Colombini - ci auguriamo lo stesso anche nei nostro caso. Questa attenzione nel mondo è molto importante per tutto il sistema Montalcino, a conferma di una grande vitalità”. Tra le vigne del Brunello, infatti, la crisi sta diventando un’opportunità. Nei giorni scorsi, infatti, sempre secondo alcune anticipazioni di WineNews, la Tenuta Oliveto, di proprietà della famiglia Machetti è stata rilevata da parte della Soleya International Corporation di Panama per una cifra intorno agli 8 milioni di euro. Numerosi gli altri casi in passato: l’acquisto de Il Giardinello da parte di Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, o di Mastrojanni, oggi del gruppo del caffè Illy, o Castiglion del Bosco, della griffe della moda Ferragamo. Altri ancora: l’acquisto de Il Palazzone da parte di Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup (e consigliere del presidente Usa Barack Obama), o Poggio di Sotto da parte di Claudio Tipa, patron di Colle Massari e zio di Ernesto Bertarelli, lo svizzero mister Alinghi. Per non dimenticare, infine, i pionieri degli investimenti stranieri a Montalcino,come la famiglia italo-americana Mariani che, negli anni ‘70, hanno creato la Castello Banfi.
Vino: WineNews, imprenditore argentino acquista tenuta a Montalcino 134 ettari di terreno, di cui 25 a vigneto (15 a Brunello) ... Il Brunello “balla” a ritmo di tango: stando ai rumors di WineNews, uno dei siti più cliccati del mondo del vino italiano, un importante imprenditore argentino, con già altri interessi nell’agricoltura (in Chianti Classico, con Dievole), avrebbe acquistato a Montalcino, 134 ettari di terreno, di cui 25 a vigneto (15 a Brunello e 10 tra Rosso e Sant’Antimo), oltre ad un casale di 800 metri quadrati (da ristrutturare), di proprietà di Stefano Cinelli Colombini, per un cifra sui 15 milioni di euro. Una proprietà “fisicamente” staccata (Poggio Landi) dalla Fattoria dei Barbi, storica tenuta della famiglia Cinelli Colombini, tra le più antiche di Montalcino, acquisita nel Dopoguerra, vicino a Castiglion del Bosco. Il Brunello e Montalcino, dunque, si confermano binomio vino-territorio capaci di attrarre investimenti e capitali “dall’esterno”, che siano dall’estero o da altri settori economici, anche in tempi di crisi. Quello argentino, infatti, se concretizzato, sarebbe solo l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di investimenti importanti sul territorio e sul suo vino, tra i più importanti d’Italia e del mondo (come testimoniano i dati di mercato e anche i tanti riconoscimenti della critica internazionale arrivati negli ultimi mesi) è di solo poche settimane fa la notizia (anticipata da WineNews) dell’acquisto della Tenuta Oliveto, di proprietà della famiglia Machetti, valutata 8 milioni di euro, da parte della Soleya International Corporation di Panama. O, ancora, per citare le più recenti, le acquisizioni de Il Giardinello da parte di Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, o di Mastrojanni, oggi del gruppo del caffè illy, o Castiglion del Bosco, della griffe della moda Ferragamo. O, ancora, de Il Palazzone da parte di Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup (e consigliere del presidente Usa, Barack Obama), o Poggio di Sotto, una delle aziende di riferimento del Brunello di Montalcino, da parte di Claudio Tipa, patron di ColleMassari e zio di Ernesto Bertarelli, lo svizzero “mister Alinghi”, per anni leader dell’America’s Cup e, in passato, principale azionista dell’industria biotecnologica Serono. Per non dimenticare, ovviamente, i pionieri degli investimenti stranieri a Montalcino, come la famiglia italo-americana Mariani che, negli anni ’70, hanno creato la Castello Banfi.
Vino: WineNews, Brunello “balla” tango? Arrivano argentini per sito imprenditore avrebbe acquistato 134 ha a Montalcino ... Il Brunello “balla” a ritmo di tango? Stando ai “rumors” del sito WineNews, “un importante imprenditore argentino, con già altri interessi nell’agricoltura (in Chianti Classico, con Dievole), avrebbe acquistato a Montalcino, 134 ettari di terreno, di cui 25 a vigneto (15 a Brunello e 10 tra Rosso e Sant’Antimo), oltre ad un casale di 800 metri quadrati (da ristrutturare), di proprietà di Stefano Cinelli Colombini, per un cifra sui 15 milioni di euro”. Una proprietà, si spiega, “fisicamente” staccata dalla Fattoria dei Barbi, storica tenuta della famiglia Cinelli Colombini, tra le più antiche di Montalcino. Quello argentino, se concretizzato, sarebbe solo l’ultimo, in ordine di tempo, di una serie di investimenti importanti sul territorio e sul suo vino. WineNews ricorda che “è di solo poche settimane fa la notizia dell’acquisto della Tenuta Oliveto, valutata 8 milioni di euro, da parte della Soleya International Corporation di Panama”.
Vini: WineNews, ecco italiani i top brand di “People’s Voice” ... I “People’s Voice Wine Awards” Usa premiano i top brand del vino italiano. Almeno nelle categorie “value” e “premium” del concorso del seguitissimo sito www.snooth.com, dove a votare sono gli utenti, come riferisce il sito Winenews. E se è made in Italy il miglior vino dolce “premium” in assoluto, il Moscato d’Asti Castello del Poggio di Zonin, tra gli italiani il bianco top è un must dell’enologia bianchista tricolore oltre oceano, il Pinot Grigio Santa Margherita, mentre il rosso è il Palazzo della Torre della griffe dell’Amarone Allegrini, e il rosso di Toscana (che ha una categoria dedicata come Bordeaux e Borgona, tra le altre), è il Villa Antinori Toscana Igt di Marchesi Antinori. E lo storico gruppo toscano, piazza anche il Villa Antinori Bianco di Toscana in vetta ai migliori bianchi italiani “value”, per gli utenti di Snooth, secondo i quali il rosso italiano top è il Montepulciano d’Abruzzo di Masciarelli, e il toscano il Chianti Classico Castello di Gabbiano. Nella categoria “Super Premium”, il miglior rosso italiano è il piemontese Barbaresco di Produttori del Barbaresco, il miglior bianco il friulano Vespa Bianco Bastianich, e il rosso toscano top il Chianti Classico Riserva Ducale Ruffino. Nel segmento “Luxury”, invece, il miglior rosso viene ancora dal Piemonte, ed è il Barolo Cannubi di Pira & Figli, il rosso toscano al vertice il Brunello di Montalcino Castello Banfi.
Vino:WineNews, Italia da record ad asta ad Hong Kong top per Ornellaia e rilancio di 300% per Brunello Montalcino ... Piace sempre di più il vino italiano d’alta gamma ai collezionisti asiatici: all’ultima asta ad Hong Kong di Gelardini & Romani Wine Auction è stato aggiudicato il 99,28% del valore di base pari ad oltre 700 mila euro. Ne dà notizia WineNews, secondo cui sul podio tra i vini top, dopo il lotto più alto di 16 mila euro andato alla Francia (12 bottiglie di Domaine de la Romanée-Conti), c’è stato il Masseto di Tenuta dell’Ornellaia (Frescobaldi), con 18 bottiglie di 2001 a 12 mila euro e 6 magnum di 1997 a 7.9 mila euro. Ma sono tanti i “grand cru d’Italia” classificati che hanno visto rilanci importanti, a partire da +300% per una bottiglia di Brunello di Montalcino Biondi Santi Tenuta Il Greppo 1971, ma anche +182% per la magnum di Luce della Vite 1997, +175% per la doppia magnum di Flaccianello Fontodi 2001, +122% per tre bottiglie di Barbaresco Gaja 1964, +117% per 6 bottiglie di Le Pergole Torte 2001 di Montevertine, +105% per la doppia magnum di Oreno 2008 di Tenuta Sette Ponti, +97% per 12 bottiglie di il Chianti Riserva il Poggio 2001 di Castello di Monsanto, +67% per la magnum di Solaia 2001 di Antinori, +63% per le 18 bottiglie di Masseto 2001 o +60% per la magnum di Argentiera 2001 di Tenuta Argentiera. Un bel risultato per il vino italiano ad Hong Kong, capitale mondiale delle aste enoiche dove, asta dopo asta, come spiegano da Gelardini&Romani, sta recuperando terreno sui prezzi dei cugini d’Oltralpe, oggi in forte calo con valori anche dimezzati rispetto ai picchi del 2010. Un recupero frutto anche del road show che ha fatto la casa d’aste dall’inizio di quest’anno coinvolgendo collezionisti ed investitori nelle città più ricche della Cina che hanno iniziato a conoscere ed apprezzate i grandi vini italiani.
Vino: sold out per i “Grand Cru” d’Italia battuti ad Hong Kong al top il Masseto di Tenuta dell’Ornellaia ... Piace sempre di più il vino italiano d’alta gamma ai collezionisti asiatici: la conferma , come rende noto il sito WineNews,arriva dall’ultima asta di scena ad Hong Kong di Gelardini and Romani Wine Auction, praticamente sold out (aggiudicato il 99,28% del valore di base d’asta, oltre 700.000 euro). Perché se è vero che il lotto top (per 16.000 euro) è stato quello di 12 bottiglie di Domaine de la Romanèe-Conti 1988, sul podio anche il Masseto di Tenuta dell’Ornellaia (Frescobaldi), con 18 bottiglie di 2001 a 12.000 euro, e 6 magnum di 1997 a 7.900 euro. Ma tanti i “Grand Cru d’Italia” classificati da Gelardini Romani che hanno visto rilanci importanti, come il +300% per una bottiglia di Brunello di Montalcino Biondi Santi Tenuta Il Greppo 1971, il +182% per la magnum di Luce della Vite 1997, il +175% per la doppia magnum di Flaccianello Fontodi 2001, il +122% per tre bottiglie di Barbaresco Gaja 1964, o il +117% per sei bottiglie di Le Pergole Torte 2001 di Montevertine, tra gli altri. O, ancora, il +105% per la doppia magnum di Oreno 2008 di Tenuta Sette Ponti, il +97% per 12 bottiglie di il Chianti Riserva il Poggio 2001 di Castello di Monsanto, il +67% per la magnum di Solaia 2001 di Antinori, il +63% per le 18 bottiglie di Masseto 2001, o il +60% per la magnum di Argentiera 2001 di Tenuta Argentiera. Un bel risultato, dunque, per il vino italiano ad Hong Kong, ormai capitale mondiale delle aste enoiche, con il nettare di Bacco d’alta gamma del Belpaese che, “asta dopo asta e aggiudicazione dopo aggiudicazione - spiegano a WineNews Gelardini and Romani - sta recuperando “terroir” sui prezzi dei cugini d’Oltralpe, oggi in forte calo, con valori anche dimezzati rispetto ai picchi del 2010”. Un recupero frutto anche del lavoro di Gelardini Romani, che con il loro road show in Asia che, dall’inizio del 2012, ha coinvolto collezionisti ed investitori di città, oltre ad Hong Kong, come Guangzhou, Nanchang, Shanghai, Hangzhou e Qingdao. Che insieme fanno 50 milioni di abitanti e sono tra le più ricche della Cina, e che hanno iniziato a conoscere ed apprezzate i “Grand Cru d’Italia”, ovvero quella elite di etichette che Gelardini and Romani hanno classificato dal 2008 in base ai risultati delle aste (maggiori livelli di prezzo e minore percentuali di lotti invenduti), ’’che può diventare la testa di ponte per far conoscere al pubblico cinese l’intera produzione enoica dello stivale. Divulgando la nostra classificazione, stiamo cercando di supplire ad una lacuna del sistema, perché la mancanza di una classificazione ufficiale delle eccellenze enoiche italiane, è la principale discriminante fra i vini nostrani e quelli Francesi. Una discriminante che, fino ad oggi, ha penalizzato fortemente il vino italiano sul mercato asiatico. D’altra parte le denominazioni italiane definiscono una tipicità, piuttosto che una qualità assoluta, che è invece l’aspetto che più interessa al pubblico cinese, come confermato anche dai più influenti critici enogastronomici cinesi com Fung Wei Dong e Eric W.M. Wong che, insieme ai compratori, ovviamente, hanno contribuito significativamente al successo dell’incanto”. Una buona notizia, senza, dubbio, per il vino italiano. E per i collezionisti del Belpaese, appuntamento a Roma, il 18 dicembre, con l’asta dei Grand Cru d’Italia “en primeur” di Gelardini and Romani.
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