Citazione inchiesta Winenews Fatturati 2012 in crescita (+4%), grazie ad export, per il 76% delle aziende tricolori. sentiment abbastanza positivo sul 2013. Lo dicono 30 tra le cantine d’Italia al top (che insieme fatturano 2 miliardi di euro)
Arriva il Chianti “Gran Classe” ... Prodotto solo con uve del tenitorio Firenze, cambia anche il marchio Gallo Nero e le regole del vino sfuso ... Il gallo nero cambia posto, lascia la fascetta e scende verso l’etichetta, così sugli scaffali si vedrà meglio. Non solo: per la prima volta, nel nuovo disegno realizzato dagli specialisti dell’agenzia Di Robilant che hanno eliminato il “marchietto tipo ceralacca” e la gabbietta che fa tanto spumantino di basso costo, per la prima volta apre il becco. E canta, per aiutare un altro anno con il segno “più” sui mercati: il 2012 si è chiuso con un + 8% a quota 260mila quintali, cioè 33-34 milioni di bottiglie, con il Nord America come piazza più forte, ma anche buone crescite in Cina. E per salutare anche l’arrivo della novità più grossa. E più ghiotta per gli appassionati. Se ne era già parlato a fine maggio, quando il Consorzio aveva aperto l’iter, ma ora è ufficiale: arriva anche nel Chianti Classico il “grand cru classé”, per usare un termine caro agli amanti dei Bordeaux. In Chianti si chiamerà Gran Selezione: è il vino migliore, fatto con uve che non possono essere acquistate, devono nascere tutte nelle vigne di proprietà della fattoria, e le bottiglie andranno sul mercato non prima di 30 mesi. Il vertice della nuova “piramide della qualità”, che lascia inalterate solo le caratteristiche del Chianti Classico d’annata, ma introduce una modifica importante anche per la riserva. Che finora poteva essere dichiarata tale fino all’ultimo momento prima di andare sul mercato, cioè 2 anni dopo la raccolta (di cui almeno tre mesi passati in bottiglia): d’ora in avanti, invece, fin da subito il produttore dovrà dichiarare che quell’uva è destinata a riserva. Una vera rivoluzione, tutta nella direzione della qualità. E non è la sola. L’assemblea del Consorzio, ieri, chiudendo un lavoro complessivo cominciato due anni fa, ha dettato nuove regole anche per il vino sfuso, quello - per capirsi - che si scambia tra aziende: dovrà partire nelle cisterne già certificato come Chianti Classico, “anche questa è una garanzia e indica la direzione di crescita della qualità”, spiega il direttore del Consorzio, Giuseppe Liberatore, che chiarisce la questione del logo sulla bottiglia: “Il Gallo Nero scompare dalla fascetta per diventare più visibile. Potrà essere posizionato sul collo della bottiglia, sull’etichetta o sulla retroetichetta, ma dovrà conservare comunque colori e dimensioni stabiliti dal Consorzio”. Per il presidente Sergio Zingarelli, “con questi nuovi strumenti saremo in grado di affrontare le nuove sfide del futuro con una serie di regole capaci di rendere il Chianti Classico più forte davanti alla crescente concorrenza internazionale”. Intanto, secondo un sondaggio del sito www.winenews.it , il 76% delle migliori “griffe” del Vigneto Italia archivia il 2012 con un bilancio positivo in media del 4% i più nel fatturato.
Vino: fatturato 2012 in crescita 4% per 76% aziende Italia inchiesta WineNews, traina export,47% in calo su mercato interno ... Il 76% delle aziende vinicole più importanti d’Italia archivia il 2012 con un bilancio positivo, registrando per il 2012 una previsione al rialzo dei fatturati, che, in media, si attesta su un +4% sul 2011. È quanto risulta da un’indagine del sito WineNews svolta tra 30 grandi realtà enologiche del Belpaese da cui si rileva anche un diffuso ottimismo per il futuro, tanto che il 95% delle cantine esprime un “sentiment” positivo anche per il 2013. A rendere solido il comparto del vino made in Italy è soprattutto l’export che, a chiusura 2012, dovrebbe attestarsi tra 4,6 e 4,7 miliardi di euro (record storico), con volumi intorno ai 21-21,5 milioni di ettolitri. Per il 95% del campione intervistato, il 2012 è stato un anno all’insegna delle crescenti vendite fuori dai confini nazionali, con un +13% sul 2011, in media, in termini di aumento di fatturato. Sul mercato interno il campione si spacca in due: per il 42% delle aziende intervistate, anche le vendite entro i confini nazionali sono cresciute nel 2012, con una percentuale media del 9%. Il 47%, invece, dichiara una flessione con un decremento medio del 7%. Stabili le vendite per l’11% delle cantine sondate. Le performance più interessanti per le 30 aziende che fatturano insieme 2 miliardi di euro giungono nel 57% dei casi dalle vendite negli Stati Uniti, mercato storicamente di riferimento per il vino italiano, maturo secondo alcuni, ma che ha ribadito il suo ruolo fondamentale per le etichette del Bel Paese, nonostante la crisi che anche da New York a Los Angeles ha colpito forte. Un altro Paese dell’aria nord americana, il Canada, rappresenta per il 47% delle aziende sondate un terminale decisamente interessante. Il 38% del campione individua nella Russia un mercato in crescita e dalla domanda reattiva. Torna a far parlare di sé il Giappone (per il 28% delle cantine) un mercato che, probabilmente rappresenta ancora l’hub principale del vino italiano in Asia. La scommessa con il mercato cinese, è per il 28% delle imprese del vino italiano decisamente performante. Conferme di vitalità commerciale dal Nord Europa (per il 23% del campione) e dalla Germania, altro storico mercato per le etichette tricolori che resta fondamentale per il 19% delle aziende. L’Asia, nel suo complesso, offre buone performance commerciali per il 9% delle cantine sondate da WineNews, insieme alla Gran Bretagna, mercato storico, ma, forse, specie nel recente passato, un po’ meno vivace. Passando infine ai meno “soddisfatti”, sono il 19% le aziende vinicole che hanno dichiarato una stabilità previsionali dei propri fatturati sul 2011 mentre sono il 5% quelle che invece prevedono una chiusura 2012.
Vino: +4% il fatturato 2012 delle aziende grazie all’export (WineNews) ... “Il 76% delle aziende vinicole più importanti d’Italia archivia il 2012 con un bilancio positivo, registrando, per il 2012, una previsione al rialzo dei fatturati, che, in media, si attesta su un +4% sul 2011. Futuro a tinte tendenzialmente vivaci, nonostante una situazione economica ancora agitata, per il 95% delle cantine tricolori che esprime un “sentiment” positivo anche per il 2013. Almeno così la pensano 30 tra le realtà enologiche più importanti d’Italia per storia, immagine e per volume d’affari (e che, complessivamente, rappresentano un fatturato di 2 miliardi di euro, più del 20% del ’fatturato vino complessivo del nostro Paese), sondate da www.WineNews.it, uno dei siti di comunicazione più cliccati del mondo del vino italiano. Il comparto vitivinicolo italiano - afferma una nota - non è, evidentemente, un’astratta isola felice, ma di certo rimane distante dalle crisi profonde degli altri comparti, almeno tra le sue realtà leader. Lo scivolone dei consumi interni (ormai ben al di sotto della soglia “psicologica” dei 40 litri procapite) ha aperto qualche crepa nel muro, ma la solidità imprenditoriale del mondo del vino tricolore non è in discussione. Soprattutto grazie alla forza dell’export che, a chiusura 2012, dovrebbe attestarsi tra 4,6 e 4,7 miliardi di euro (record storico), con volumi intorno ai 21-21,5 milioni di ettolitri (stime su dati Istat). Il comparto del vino Made in Italy sembra, insomma, saldamente agganciato a quei beni, come la moda, per fare l’esempio più macroscopico, che continuano a rappresentare, peraltro con una confortante continuità temporale, il meglio dell’offerta del Made in Italy nel mondo e quella dall’appeal più irresistibile, malgrado la congiuntura sfavorevole. Un ottimismo ulteriormente confermato dal 38% delle aziende sondate - aggiunge WineNews - che sentono, senza se e senza ma, molto positivo il 2013 e da un 57% comunque moderatamente ottimista: un “penso positivo” ormai, e probabilmente con qualche riflessione da operare sul piano strategico complessivo, determinato sempre più inequivocabilmente dall’export. Un “peso” quasi totalizzante, visto che, per il 95% del campione, il 2012 è stato un anno all’insegna delle crescenti vendite fuori dai confini nazionali, con un +13% sul 2011, in media, in termini di aumento di fatturato”.
Vino: WineNews, fatturati 2012 in crescita (+4%) per export ... Il 76% delle aziende vinicole più importanti d’Italia archivia il 2012 con un bilancio positivo, registrando, per il 2012, una previsione al rialzo dei fatturati, che, in media, si attesta su un +4% sul 2011. Futuro a tinte tendenzialmente vivaci, nonostante una situazione economica ancora agitata, per il 95% delle cantine tricolori che esprime un “sentiment” positivo anche per il 2013. Almeno così la pensano 30 tra le realtà enologiche più importanti d’Italia per storia, immagine e per volume d’affari (e che, complessivamente, rappresentano un fatturato di 2 miliardi di euro, più del 20% del "fatturato vino" complessivo del nostro Paese), sondate da www.WineNews.it, uno dei siti di comunicazione più cliccati del mondo del vino italiano. Lo scivolone dei consumi interni (ormai ben al di sotto della soglia “psicologica” dei 40 litri procapite) ha aperto qualche crepa nel muro, ma la solidità imprenditoriale del mondo del vino tricolore non è in discussione. Soprattutto grazie alla forza dell’export che, a chiusura 2012, dovrebbe attestarsi tra 4,6 e 4,7 miliardi di euro (record storico), con volumi intorno ai 21-21,5 milioni di ettolitri (stime su dati Istat). Il comparto del vino made in Italy sembra, insomma, saldamente agganciato a quei beni, come la moda, per fare l’esempio più macroscopico, che continuano a rappresentare, peraltro con una confortante continuità temporale, il meglio dell’offerta del made in Italy nel mondo e quella dall’appeal più irresistibile, malgrado la congiuntura sfavorevole. Un ottimismo ulteriormente confermato dal 38% delle aziende sondate da WineNews che “sentono”, senza se e senza ma, molto positivo il 2013 e da un 57% comunque moderatamente ottimista: un “penso positivo” ormai, e probabilmente con qualche riflessione da operare sul piano strategico complessivo, determinato sempre più inequivocabilmente dall’export. Un “peso” quasi totalizzante, visto che, per il 95% del campione, il 2012 è stato un anno all’insegna delle crescenti vendite fuori dai confini nazionali, con un +13% sul 2011, in media, in termini di aumento di fatturato. Le performance più interessanti per le 30 aziende che fatturano insieme 2 miliardi di euro giungono nel 57% dei casi dalle vendite negli Stati Uniti, mercato storicamente di riferimento per il vino italiano, maturo secondo alcuni, ma che ha ribadito il suo ruolo fondamentale per le etichette del Bel Paese, nonostante la crisi che anche da New York a Los Angeles ha colpito forte. Si tratta di un mercato in cui il consumo di vino è ancora basso e, nonostante quello che si possa pensare, esistono dei margini di crescita ulteriori. In più, il vino italiano è sugli scaffali e nei ristoranti d’Oltreoceano ben posizionato e possiede una rete “culturale” e commerciale ormai consolidata. Un altro Paese dell’aria nord americana, il Canada, rappresenta per il 47% delle aziende sondate un terminale decisamente interessante. Il 38% del campione individua nella Russia un mercato in crescita e dalla domanda reattiva, specialmente nel “gioco” dei brand del luxury wine. Torna a far parlare di sé il Giappone (per il 28% delle cantine) un mercato che, probabilmente rappresenta ancora l’hub principale del vino italiano in Asia. La scommessa con il mercato cinese, i cui margini di espansione sono evidenti, ma, per il momento, altrettanto evidenti sono le sue criticità, è per il 28% delle imprese del vino italiano decisamente performante. Conferme di vitalità commerciale dal Nord Europa (per il 23% del campione) e dalla Germania, altro storico mercato per le etichette tricolori che resta fondamentale per il 19% delle aziende. L’Asia, nel suo complesso, offre buone performance commerciali per il 9% delle cantine sondate da WineNews, insieme alla Gran Bretagna, ma, forse, specie nel recente passato, un pò meno vivace. Passando ai meno “soddisfatti”, sono il 19% le aziende vinicole che hanno dichiarato una stabilità previsionali dei propri fatturati sul 2011 mentre sono il 5% quelle che invece prevedono una chiusura 2012 in flessione anche se leggera e, con la medesima percentuale, quelle che denunciano un “sentiment” negativo verso quello che accadrà nel 2013. Ancora una percentuale del 5% è quella delle cantine che ha registrato una flessione nelle esportazioni, quantificabile in un -10% sul 2011. A causare questo rallentamento, gli scambi commerciali con la Germania (23%), con il Nord Europa e la Gran Bretagna (14%), con l’Australia, il Nord America e la Svizzera (9%).
Vino: inchiesta WineNews, fatturati 2012 in crescita (+4%) grazie ad export il 76% delle aziende italiane abbastanza positive sul 2013 ... Il 76% delle aziende vinicole più importanti d’Italia archivia il 2012 con un bilancio positivo, registrando, per il 2012, una previsione al rialzo dei fatturati, che, in media, si attesta su un +4% sul 2011. Futuro a tinte tendenzialmente vivaci, nonostante una situazione economica ancora agitata, per il 95% delle cantine tricolori che esprime un “sentiment” positivo anche per il 2013. Almeno così la pensano 30 tra le realtà enologiche più importanti d’Italia per storia, immagine e per volume d’affari (e che, complessivamente, rappresentano un fatturato di 2 miliardi di euro, più del 20% del “fatturato vino” complessivo del nostro Paese), sondate da www.WineNews.it, uno dei siti di comunicazione più cliccati del mondo del vino italiano. Il comparto vitivinicolo italiano non è, evidentemente, un’astratta isola felice, ma di certo rimane distante dalle crisi profonde degli altri comparti, almeno tra le sue realtà leader. Lo scivolone dei consumi interni (ormai ben al di sotto della soglia “psicologica” dei 40 litri procapite) ha aperto qualche crepa nel muro, ma la solidità imprenditoriale del mondo del vino tricolore non è in discussione. Soprattutto grazie alla forza dell’export che, a chiusura 2012, dovrebbe attestarsi tra 4,6 e 4,7 miliardi di euro (record storico), con volumi intorno ai 21-21,5 milioni di ettolitri (stime su dati Istat). Il comparto del vino made in Italy sembra, insomma, saldamente agganciato a quei beni, come la moda, per fare l’esempio più macroscopico, che continuano a rappresentare, peraltro con una confortante continuità temporale, il meglio dell’offerta del made in Italy nel mondo e quella dall’appeal più irresistibile, malgrado la congiuntura sfavorevole. Un ottimismo ulteriormente confermato dal 38% delle aziende sondate da WineNews che “sentono”, senza se e senza ma, molto positivo il 2013 e da un 57% comunque moderatamente ottimista: un “penso positivo” ormai, e probabilmente con qualche riflessione da operare sul piano strategico complessivo, determinato sempre più inequivocabilmente dall’export. Un “peso” quasi totalizzante, visto che, per il 95% del campione, il 2012 è stato un anno all’insegna delle crescenti vendite fuori dai confini nazionali, con un +13% sul 2011, in media, in termini di aumento di fatturato. Le 30 cantine italiane, sondate dall’inchiesta WineNews non rappresentano un “campione scientifico”, ma si tratta comunque di un autorevole panel di aziende che sintetizza quella realtà più consolidata del comparto, composta dai marchi già affermati sui principali mercati esteri e in grado di “mordere” quelli nuovi grazie a reti commerciali solide e articolate. Le performance più interessanti per le 30 aziende che fatturano insieme 2 miliardi di euro giungono nel 57% dei casi dalle vendite negli Stati Uniti, mercato storicamente di riferimento per il vino italiano, maturo secondo alcuni, ma che ha ribadito il suo ruolo fondamentale per le etichette del Bel Paese, nonostante la crisi che anche da New York a Los Angeles ha colpito forte. Si tratta di un mercato in cui il consumo di vino è ancora basso e, nonostante quello che si possa pensare, esistono dei margini di crescita ulteriori. In più, il vino italiano è sugli scaffali e nei ristoranti d’Oltreoceano ben posizionato e possiede una rete “culturale” e commerciale ormai consolidata. Un altro Paese dell’aria nord americana, il Canada, rappresenta per il 47% delle aziende sondate un terminale decisamente interessante. Il 38% del campione individua nella Russia un mercato in crescita e dalla domanda reattiva, specialmente nel ’’giocò’ dei brand del luxury wine. Torna a far parlare di sè il Giappone (per il 28% delle cantine) un mercato che, probabilmente rappresenta ancora l’hub principale del vino italiano in Asia. La scommessa con il mercato cinese, i cui margini di espansione sono evidenti, ma, per il momento, altrettanto evidenti sono le sue criticità, è per il 28% delle imprese del vino italiano decisamente performante. Conferme di vitalità commerciale dal Nord Europa (per il 23% del campione) e dalla Germania, altro storico mercato per le etichette tricolori che resta fondamentale per il 19% delle aziende. L’Asia, nel suo complesso, offre buone performance commerciali per il 9% delle cantine sondate da WineNews, insieme alla Gran Bretagna, mercato storico, ma, forse, specie nel recente passato, un pò meno vivace. Passando ai meno “soddisfatti”, sono il 19% le aziende vinicole che hanno dichiarato una stabilità previsionali dei propri fatturati sul 2011 mentre sono il 5% quelle che invece prevedono una chiusura 2012 in flessione anche se leggera e, con la medesima percentuale, quelle che denunciano un “sentiment” negativo verso quello che accadrà nel 2013. Ancora una percentuale del 5% è quella delle cantine che ha registrato una flessione nelle esportazioni, quantificabile in un -10% sul 2011. A causare questo rallentamento, gli scambi commerciali con la Germania (23%), con il Nord Europa e la Gran Bretagna (14%), con l’Australia, il Nord America e la Svizzera (9%). Dal punto di vista geografico risulta evidente il rallentamento dei paesi europei e qualche cedimento nel Nord America, che duplica le criticità prodotte dalla crisi mondiale a partire almeno dal 2009. Discorso a parte merita il mercato interno, dove il campione si spacca in due: per il 42% delle aziende intervistate da WineNews, anche le vendite entro i confini nazionali sono cresciute nel 2012, con una percentuale media del 9%. Il 47%, invece, dichiara una flessione con un decremento medio del 7%. Stabili le vendite per l’11% delle cantine sondate. Che il mercato italiano rappresenti una criticità pare sia un dato ormai più che consolidato. Ma a pesare non sono soltanto gli effetti della crisi. Il nuovo regime dei pagamenti anticipati di recente introduzione aggiunge nuove difficoltà, specialmente nel classico canale distributivo dell’horeca, nel quale persiste una mancanza di liquidità. Cambiano nel Bel Paese anche gli stili di vita e sembra in atto una vera propria “mutazione antropologica” che sta progressivamente spodestando la bottiglia di vino dalla sua posizione storicamente predominante. Un fenomeno che non sembra limitarsi soltanto allo stivale, ma che sta interessando anche le altre “patrie” del vino, a cominciare dalla Francia. Se sul “fronte dei numeri”, il comparto vitivinicolo del Bel Paese non sembra soffrire più di tanto l’obbiettiva difficoltà dell’attuale congiuntura, il che può fare presumere ad un 2013 senza una sostanziale preoccupazione, è evidente che lo sguardo verso il futuro degli imprenditori del vino non può non tenere conto delle possibili criticità che sempre possono presentarsi o acuirsi. Ecco allora che, per il 38% delle cantine sondate da WineNews, resta viva l’attenzione sulle incognite economiche, per il 33% il rischio di una perdita di competitività sui mercati internazionali, per il 28% le incognite derivanti dalla politica, insieme al peggioramento ulteriore della crisi globale in atto. Il 25% del campione intervistato da WineNews, invece, continua a temere la concorrenza, specie sui mercati internazionali, insieme alla persistenza della debolezza dei consumi. Il 9% pone, invece, l’accento sui problemi valutari, guardando alla non ancora recuperata solidità dei mercati finanziari internazionali.
Cibovino ... Etichette al top nelle tenute Unipol dopo la fusione con Fonsai Gusto assicurato ... Il Brunello di Montalcino, il Rosso di Montalcino e il Moscadello finnati La Poderina. 11 nobile di Montepulciano della Fattoria del Cerro. La Barbera D’Asti superiore Nizza Romilda, il bianco Ninette e il Moscato d’Asti Ferlingot della Fattoria Arbiola a San Marzano Oliveto (Asti) in Piemonte. Pian di seta, Vermentino della Villetta di Monterufoli a Canneto di Monteverdi marittimo (Pisa). Il Sagrantino e il Rosso Montefalco della Tenuta Colpetrone a Gualdo Cattaneo (Perugia) in Umbria: ecco gli ottimi vini che la grande Unipol si ritrova in cantina dopo la fusione con FondiariaSai. Rossi di grande qualità da gustare soprattutto sulle tavole invernali (ma anche il sapido ed esuberante Vermentino, il soave Ninette da uve Sauvignon e Chardonnay, l’amabile Moscato e il delizioso Moscadello) che rappresentano la pregiata produzione delle varie cantine della Saiagricola, importante realtà agricola in pancia all’ex gruppo Fonsai. Sarà perché Carlo Cimbri, ad del gruppo assicurativo bolognese, è uno che se ne intende. E sarà anche perché gli investimenti nella terra e nelle vigne costituiscono beni che rappresentano valori crescenti nel tempo, è molto probabile che anche sotto la nuova proprietà gli oltre 300 ettari di vigneti distribuiti tra Toscana, Piemonte e Umbria, continueranno a essere curati con la massima attenzione, regalando vini di grande piacevolezza per gli appassionati, grazie anche alla consulenza di un enologo di rango come Riccardo Cotarella, con buoni ritorni anche dal punto di vista commerciale sotto la conduzione di una professionista del settore come Giuseppina Viglierco. Non solo. Come ha rivelato l’ad di Saiagricola Domenico Terzano a WineNews (il sito più ciccato nel mondo del vino), non sono da escludere il potenziamento della Tenuta Poderina a Montalcino e nuove iniziative in campo agrituristico nella Fattoria del Cerro e a Monterufoli.
Terzano (Saiagricola), pronti ad investimenti importanti ... Mancano gli ok ufficiali dell’assemblea e del cda (ai primi di gennaio 2013) ma, nella calza della Befana, per Saiagricola (“impero” viticolo ieri di Fondiaria-Sai, oggi di Unipol, dopo la fusione tra l’ex gruppo della famiglia Ligresti e quello bolognese, che ha dato vita ad UnipolSai, ndr), potrebbero esserci investimenti importanti nel segno dell’accoglienza enoturistica e della maggiore produzione di grandi vini. Segno che anche la nuova proprietà (Unipol è al 61% delle azioni) del neonato colosso italiano delle assicurazioni e della finanza, non è immune al fascino di Bacco. “Se il piano industriale 2013-2015, che comprende anche i progetti per le tenute di Saiagricola, come ci auguriamo, sarà approvato dall’assemblea dei soci e dal cda - spiega a WineNews l’ad Domenico Terzano, alla guida di una realtà che conta 5.000 ettari, di cui 300 vitati, utile operativo complessivo nel 2011 di 1 milione di euro per una produzione complessiva sui 2 milioni di bottiglie, diviso tra la Fattoria del Cerro a Montepulciano, La Poderina a Montalcino, Colpetrone a Montefalco, Montecorona a Umbertide, Monterufoli a Pisa e Arbiola in Piemonte - arriveranno investimenti importanti. Vogliamo dare più visibilità a tutto il gruppo Saiagricola, e innanzitutto alla nostra cantina a Montalcino, la Poderina, investendo nella struttura e acquistando anche gli ettari di vigneto che oggi conduciamo in affitto (e che si aggiungerebbero ai 26 già di proprietà), per cavalcare un successo che non conosce battute d’arresto, come quello del Brunello di Montalcino. E poi investiremo in accoglienza agrituristica, in particolare a Montepulciano, nelle strutture di Fattoria del Cerro, e a Monterufoli, a Pisa”.
Vino: Oiv, rivedere la definizione “doganale” per quello sfuso ... Rivedere la definizione “doganale” di vino sfuso, perché oggi tutto quello che viaggia in contenitori superiori ai 2 litri lo è, e questo falsa le statistiche e le rilevazioni che servono a studiare i flussi sul mercato, e non solo. Lo propone l’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (Oiv), nel Comitato di Revisione del Sistema Doganale Armonizzato dell’Unione Europea, a Bruxelles. “Il mercato del vino sfuso - spiega il dg Federico Castellucci al sito WineNews - è stato stimato, nel 2011, in 38 milioni di ettolitri, e rappresenta il 38% del volume totale degli scambi enoici. Ecco perché è necessaria una definizione più puntuale per distinguere il vero sfuso dal vino confezionato, seppur in recipienti di una capacità di due litri o superiore”. Una proposta che, secondo l’Oiv, avrebbe già incontrato il favore di molti delegati dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane. Un fenomeno, quello dello sfuso, che negli ultimi anni sta vivendo una sorta di ritorno di fiamma, soprattutto in mercati come quelli del Nord Europa, si per la spinta della crisi, con la necessità per il commercio di offrire prodotti qualitativamente corretti a prezzi più bassi, ma anche grazie alla tecnologia di “trasporto”, con sistemi come “flexitank” e simili, che garantiscono il mantenimento dell’integrità del vino pur movimentandone grandissimi quantità a costi contenuti. E un’altra spia del “successo” del vino sfuso, di questi tempi, è anche il crescente numero di fiere dedicate al genere, prima fra tutti quella sempre più gettonata di Amsterdam, in Olanda.
Sorpresa spumante Si beve più all’estero che nella case italiane ... Esportate oltre 240 milioni di bottiglie Londra e Parigi trascinano il “boom” ... Alle fine del 2012 le bottiglie di spumante esportate saranno 240 milioni, un numero superiore a quelle consumate in Italia. I numeri (nel 2102 sono state prodotte poco meno di 400 milioni di bottiglie) raccontano di un’invasione di bollicine tricolore che sembra inarrestabile +91% in Francia, più 35 in Canada, più 33 in Gran Bretagna, e più 31 in Giappone. Numeri che raccontano e rafforzano le stime di un export vitivinicolo da record: di 4,6-4,7 miliardi di euro in valore e 21-21,5 milioni di ettolitri in volume; secondo le stime elaborate da WineNews. Coldiretti mette in evidenza come il Regno Unito sia diventato il terzo importatore di spumante dopo Stati Uniti e Germania. Tra i nuovi mercati vengono giudicati molto interessanti il Canada e il Giappone. La crescita dello spumante italiano è accompagnata dalla leadership incontrastata in Italia, dove il brindisi Made in Italy viene scelto in nove casi su dieci. Con il brindisi di Capodanno si calcola che il numero complessivo di bottiglie di spumante consumate possa salire a ottanta milioni per una spesa di circa 600 milioni. Secondo la Cia (Confederazione italiana degli agricoltori), la maggior parte delle famiglie ha speso una cifra media per ogni bottiglia compresa tra i 5 e i 10euro. Secondo l’indagine Coldiretti /Swg l’87 per cento gli italiani non ha rinunciato alle feste di fine anno mentre appena il 13 per cento ha preferito lo champagne. La performance positiva dello spumante nel Regno Unito potrebbe riequilibrare l’export complessivo del settore vitivinicolo in quello Stato, l’unico con segno negativo (meno 2,1%) nei primi nove mesi del 2012. Stati Uniti e Germania confermano invece il trend positivo e secondo WineNews buone notizie potrebbero arrivare anche dalla Cina dove sono stati investiti oltre 80 milioni di fondi di promozione Ocm tra Pechino e Hong Kong. I numeri delle esportazioni, inoltre, compensano almeno in parte il calo dei consumi interni che hanno visto una diminuzione pro-capite di 35 litri. Il 2012 si conclude in modo positivo per il settore anche per quanto riguarda le nuove normative, come spiega il ministro delle Politiche Agricole, Mario Catania: “Rientrerà nella riforma della Politica agricola comune (Pac) anche la futura regolamentazione dei vigneti in Europa”. La decisione, spiega ancora Catania, è arrivata dopo il no alla liberalizzazione emerso dalla conclusione del Gruppo ad alto livello. E aggiunge: “Bisogna vedere se la transizione verso il nuovo sistema si farà nel 2015 o nel 2018”. L’unico cambiamento importante è il fatto che nel nuovo sistema “i viticoltori riceverebbero dall’amministrazione l’autorizzazione a effettuare nuovi impianti di vigneti, non più un bene cedibile come ora”.
Vino: 2012 a vele spiegate per export, +7,5% nei 9 mesi Winenews, verso record in volumi e valore ... Per il vino italiano un 2012 più che positivo con un export in salute a 3,3 miliardi di euro (+7,5% sul 2011 nei primi 9 mesi) e forse con il nuovo record a fine anno di 4,6-4,7 miliardi di euro in valore e 21-21,5 milioni di ettolitri in volume. Lo rileva Winenews, tracciando il bilancio dell’anno, nel sottolineare che tra i mercati primeggiano Stati Uniti (+7,2%), Germania (+4,4%), e i promettenti asiatici, Cina in testa. Nota negativa invece i consumi interni, in calo a 35 litri a testa e, guardando al clima, con vendemmie calde più problemi nell’allevare la vite e vini meno propensi a reggere il tempo. Ma il 2012 sarà ricordato soprattutto per la prima volta dell’uso del termine vino biologico in etichetta, oltre all’”Euro-leaf”, il logo bio Ue. E nel 2012 ancora di crisi si è continuato ad investire, come Soleya International Corporation di Panama, che ha comprato Tenuta Oliveto, o Alejandro Bulgheroni, imprenditore argentino del petrolio, ha acquistato Poggio Landi, “costola” distaccata della Fattoria dei Barbi, a Montalcino, terroir del Brunello, mentre Tenimenti Angelini è salita al 100% di Bertani Holding e Tenuta Novare. E poi le nuove cantine: dal Carapace dei fratelli Lunelli (Ferrari) a Montefalco di Arnaldo Pomodoro, a Masseria Altamura di Zonin in Puglia, dal nuovo quartier generale di Antinori nel Chianti Classico alla Cantina di Feudo di Mezzo di Planeta sull’Etna.
Vino: 2012 a vele spiegate per export, +7,5% nei 9 mesi. WineNews, verso record in volumi e valore ... Per il vino italiano un 2012 più che positivo con un export in salute a 3,3 miliardi di euro (+7,5% sul 2011 nei primi 9 mesi) e forse con il nuovo record a fine anno di 4,6-4,7 miliardi di euro in valore e 21-21,5 milioni di ettolitri in volume. Lo rileva WineNews, tracciando il bilancio dell'anno, nel sottolineare che tra i mercati primeggiano Stati Uniti (+7,2%), Germania (+4,4%), e i promettenti asiatici, Cina in testa. Nota negativa invece i consumi interni, in calo a 35 litri a testa e, guardando al clima, con vendemmie calde più problemi nell'allevare la vite e vini meno propensi a reggere il tempo. Ma il 2012 sarà ricordato soprattutto per la prima volta dell'uso del termine vino biologico in etichetta, oltre all'"Euro-leaf", il logo bio Ue. E nel 2012 ancora di crisi si è continuato ad investire, come Soleya International Corporation di Panama, che ha comprato Tenuta Oliveto, o Alejandro Bulgheroni, imprenditore argentino del petrolio, ha acquistato Poggio Landi, "costola" distaccata della Fattoria dei Barbi, a Montalcino, terroir del Brunello, mentre Tenimenti Angelini è salita al 100% di Bertani Holding e Tenuta Novare. E poi le nuove cantine: dal Carapace dei fratelli Lunelli (Ferrari) a Montefalco di Arnaldo Pomodoro, a Masseria Altamura di Zonin in Puglia, dal nuovo quartier generale di Antinori nel Chianti Classico alla Cantina di Feudo di Mezzo di Planeta sull'Etna.
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