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Articoli

13-11-2005

LA NAZIONE

Il vino corre sul web. Il sito italiano WineNews è tra i più consultati ... Va forte il sito del vino italiano di Alessandro Regoli e Irene Chiari, www.winenews.it, che è ai primi posti della classifica di Google. Inserendo la parole "wine", WineNews compare in dodicesima posizione, su oltre 150 milioni di risultati. E' questo solo l'ultimo dei successi del sito, ormai un punto di riferimento per gli appassionati di vino di tutto il mondo.

 

11-11-2005

ANSA

Winenews in testa a motori di ricerca. Sito ai primi posti nella classifica di Google... Internet "premia" Winenews. Il sito del vino italiano è ai primissimi posti nella classifica di Google, il più importante motore di ricerca mondiale. Inserendo infatti la parola "wine", Winenews compare in dodicesima posizione, su un totale di oltre 150 milioni di risultati trovati. On line dal primo settembre 2000, con quasi 10 mila utenti registrati, per Winenews questo è solo l'ultimo dei successi di un sito - spiegano i curatori - "diventato un punto di riferimento per gli appassionati di vino di tutto il mondo, pur essendo solo in italiano". Anche se le pagine Internet vengono indicizzate rapidamente, con conseguente variazioni nelle classifiche, Winenews, oltre che su Google, si conferma ai primi posti di tutti i più importanti motori di ricerca nazionali ed internazionali: da Virgilio fino a Yahoo.

 

24-10-2005

AFFARI & FINANZA - LA REPUBBLICA

I vigneti che valgono di più (per ettaro, in euro)
Trentino 360/450.000 euro
Valli strette e vigneti che si inerpicano sui monti fanno salire indubbiamente il prezzo dei terreni coltivati a vite in questa regione.
Valpolicella Classico 270-300.000 euro
Terra di Amaroni, ma anche di arte, la Valpolicella produce vini che puntano a competere con toscani e piemontesi.
Verdicchio 50/70.000 euro
I prezzi di questi vigneti potrebbero salire vista la corsa a comprare da parte di personaggi famosi.
Sicilia - 50/70.000 euro
Vigneti dove sorgono cantine che costituiscono spesso un grande patrimonio storico e culturale oltre che produttivo.
Brunello di Montalcino - 270/320.000 euro
Castello Romitorio di Montalcino, ristrutturato da Alessandro Chia, padre della transavanguardia, non ha prezzo.
Bolgheri - 250/300.000 euro
Prima dell’invenzione del Sassicaia nessuno conosceva i vini di questa provincia di Grosseto, terra di Carducci.
Barolo/Barbaresco 260/300.000 euro
Il Barolo riserva Confortino di Giacomo Conterno classificato migliore d’Italia della guida Vini d’Italia dell’Espresso.
Franciacorta - 80/110.000 euro
Franciacorta, terra di bollicine che si stanno affermando nel mondo con etichette di punta come Bellavista.
Chianti Classico - 90/150.000 euro
Vigneti dove sorgono cantine che costituiscono spesso un grande patrimonio storico e culturale oltre che produttivo.
Montefalco - 70/100.000 euro
Il Sagrantino, vitigno autoctono che sta conoscendo un grande momento, ha fatto conoscere questo angolo di terra al mondo.
Collio 130/180.000 euro
E’ la zona collinare a est del fiume, Judrio, vicino a Gorizia, le zone Doc del Collio, con cantine e vini che si stanno affermando.
Fonte: www.winenews.it

 

21-10-2005

IL VENERDI' DI REPUBBLICA

Mondo biologico - Quando bere è naturale (ma per pochi) ... Lontano il tempo in cui si affermava, con un po’ d’ironia, che il caffé era di destra e il tè di sinistra. Gli esperti di marketing e pubblicità, tuttavia, sanno bene quanto siano importanti per la motivazione all’acquisto le caratteristiche “immateriali” del prodotto che ne definisco la cosiddetta “personalità”. I prodotti biologici non sfuggono a questa legge e la prima caratteristica che viene percepita non è tanto il loro essere più sani e “puliti” quanto la loro scarsa diffusione, il consumo “di nicchia”. Il che genera una sorta di diffidenza. Rilevata anche da un recente sondaggio sulla percezione della personalità dei vini realizzato su web da WineNews con Vinitaly. Qui si trovano i risultati stravaganti - i Pinot noir sarebbero “cervellotici”, il Brunello di Montalcino “rassicurante” e i Supertuscan “bipartisan” - ma si scopre pure che i vini biologici sono classificati come “estremi” e che l’etichetta più votata in questa categoria (52%) è il Breg di Josko Gravner, un uvaggio da agricoltura biodinamica affinato in anfore sotto terra secondo un’antica tecnica locale.

 

02-10-2005

FAMIGLIA CRISTIANA

Un mercato da 8 miliardi di euro ... Il settore del vino ha, in Italia, un volume d’affari pari a circa 8 miliardi di euro. Lo afferma l’agenzia di informazione on line Winenews, citando come fonte una ricerca dell’Università di Bologna. «L’intero patrimonio della filiera vitivinicola (compreso il valore degli impianti e delle strutture legate alla produzione di vini, liquori, distillati e aceti balsamici)», prosegue Winenews, «sfiora i 50 miliardi di euro. Il settore, compresa la fase della distribuzione, occupa in tutto un milione e 200 mila persone».
La produzione italiana rappresenta mediamente il 21% della produzione mondiale e il 34% di quella dell’Unione Europea. La regione più produttiva, rende noto ancora Winenews, è il Veneto, seguita dalla Sicilia e dalla Puglia. La Toscana del rinomato Brunello di Montalcino e il Piemonte del blasonato Barolo vengono dopo. Nel 2004, l’Italia è stato il secondo Paese produttore di vino in Europa, con 51 milioni di ettolitri (24,6 milioni di “bianchi” e 26,3 milioni di “rossi” o di “rosati”). Stando all’ultimo censimento Istat del 2000, le aziende vitivinicole attive nel nostro Paese sono 800 mila mentre quelle imbottigliatrici sono 30 mila. Le viti occupano complessivamente una superificie di 675.580 ettari; il vitigno più diffuso è il Sangiovese. Nel 2004, le esportazioni italiane hanno registrato un incremento del 4,5%. Gli Usa rimangono la prima mèta. Vivaci i mercati emergenti come la Cina (+123%), la Slovacchia (+161%), gli Emirati Arabi (+ 46%), la Polonia (+30%).
Dal 27 al 30 ottobre, infine, Torino ospiterà il Salone del vino. Prossimamente, la rassegna assumerà una cadenza biennale, alternata al Salone del gusto. Il Piemonte si configura sempre più come un polo fieristico d’eccellenza dedicato all’agroalimentare e all’enogastronomia.

 

29-09-2005

COLDIRETTI NEWS

Coldiretti - Nel 2005 export made in Italy nel mondo aumenta del 2% ... "Il valore delle esportazioni di vino Made in Italy nel mondo aumenta del 2% come risultato di un incremento nei mercati comunitari del 4%, una stabilità negli Stati Uniti (-1,4 %) e un vero boom nei paesi extracomunitari emergenti come la Russia (+90 %) e la Cina (+69%): lo rileva la Coldiretti in merito ai dati Istat relativi al commercio estero nazionale nel primo semestre del 2005, da cui si evidenzia che il vino è la principale voce dell'export agroalimentare nazionale con un valore che nel primo semestre del 2005 ha raggiunto 1,34 miliardi di Euro. Si tratta di un risultato incoraggiante - sottolinea la Coldiretti - per una vendemmia considerata ottima dal punto di vista qualitativo e con una produzione in calo del 10% rispetto a quella del 2004 secondo Winenews. L'Italia - continua la Coldiretti - è il secondo Paese produttore di vino nel mondo con circa cinquanta milioni di ettolitri in un settore che genera un fatturato complessivo di circa 8,5 miliardi di Euro e dalla vendemmia 2005 è confermato un equilibrio tra vini rossi o rosati e bianchi, con una leggera prevalenza dei primi. Quasi due terzi della produzione nazionale - precisa la Coldiretti - sarà realizzata nell’ordine in Veneto, Puglia, Emilia Romagna e Sicilia e ben il 60% potrà essere commercializzata sotto una delle 453 denominazioni di origine (Docg, Doc e Igt) riconosciute. La produzione nazionale di vino è acquistata per oltre la metà dai paesi dell'Unione Europea (la maggioranza dalla Germania che è il principale mercato di sbocco), mentre oltre un quarto del valore delle esportazioni è realizzato grazie alla domanda crescente degli Stati Uniti dove il vino made in Italy ha conquistato anche nel 2005 la leadership di mercato davanti all'Australia e alla Francia. A spingere la crescita - conclude la Coldiretti - sono stati sicuramente la qualità e la competitività della produzione italiana rispetto alla concorrenza, ma anche l’immagine positiva di cui gode il made in Italy nei Paesi emergenti e i risvolti commerciali positivi di numerose ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici del consumo di vino sulla salute come quello antinvecchiamento dovuto al contenuto di resveratrolo a quello antistress della melatonina, un neurormone che svolge un ruolo importantissimo nella regolazione dei ritmi circadiani (sonno-veglia) che influenzano l'umore.

 

28-09-2005

ANSA

Vendemmia 2005 - Esperti: buona, ma a macchia di leopardo ... A raccolto quasi ultimato, la qualità della vendemmia 2005 è buona, sebbene distribuita a 'macchia di leopardo' lungo la penisola e le isole. A decretarlo alcuni degli enologi più importanti del panorama nazionale le cui impressioni sono state raccolte da 'WineNews'. "La situazione è molto differenziata - sottolinea Riccardo Cotarella - in Piemonte, per esempio, dove le piogge hanno creato meno problemi, i Nebbioli sono molto belli. Mentre fra i Sangiovesi, ce ne sono alcuni che sono andati benissimo, altri, invece, molto male. Il 2005 non è certo l'annata del secolo, ma potrà comunque consegnarci qualche ottimo prodotto. Tutto dipende dalla gestione dei vigneti da parte dei produttori. E' una vendemmia in cui, in misura superiore ad altre - conclude - vale molto di più il lavoro delle aziende che la zona dove operano". Per Franco Giacosa, alla guida tecnica delle tenute della famiglia Zonin, la vendemmia di quest'anno "é veramente molto buona in Sicilia: la pioggia è stata abbondante, ma ben distribuita, proprio quando ci voleva e i vigneti hanno sofferto soltanto un moderato stress idrico". Segnali positiva anche dalla Puglia specialmente per i vitigni precoci, come il Merlot e il Fiano. "Siamo fiduciosi - dice - per la raccolta del Negroamaro e dell'Aglianico, ancora leggermente in ritardo, mentre un po' meno bene è andata per il Primitivo, dal grado zuccherino un po' al di sotto dei suoi soliti standard". Molto bene nell'Oltrepo pavese e in Friuli. Situazione un po' più problematica in Toscana. "A Castello d'Albola - rileva Giacosa - non abbiamo cominciato a vendemmiare per dare tempo al Sangiovese di completare la maturazione". Ezio Rivella, è moderatamente soddisfatto della vendemmia 2005. "Meglio le uve prodotte in Maremma - spiega - di quelle prodotte nel Chianti Classico, che mi sembra sia la zona che ha qualche problema in più. A Montalcino, ci sono buoni prodotti, ma poteva essere una vendemmia molto migliore, almeno guardando alle premesse. Globalmente - aggiunge - sarà una vendemmia non eccezionale, ma buona, leggermente inferiore qualitativamente a quella del 2004". Secondo Carlo Ferrini "il 2005 sarà un'annata che premierà soprattutto le aziende dove si è lavorato bene nel vigneto e che possono contare su terreni profondi e ben drenanti".

 

23-09-2005

YAHOO NEWS

Vino: sondaggio, gli "enonauti" giudicano le etichette ... I Pinot neri sono cervellotici, il Brunello di Montalcino e' rassicurante, i Supertuscan sono bipartisan: queste le risposte degli enonauti al sondaggio che il sito internet di Winenews, in collaborazione con Vinitaly, ha sottoposto ai suoi lettori. Il tema del sondaggio era ''La personalita' del vino''. Per chi lo conosce e lo ama, infatti, il vino ha un suo carattere specifico, diverso per ogni etichetta e, secondo gli esperti, la scelta di una bottiglia rispecchia la personalita' di chi la predilige.

 

23-09-2005

ANSA

Anche il vino ha personalità, e si scopre bipartisan. Sondaggio Winenews-Vinitaly per conoscere sensazioni consumatori ... Cervellotico, rassicurante o bipartisan. Così si scopre che anche il vino ha una sua personalità, a volte semplice e a volte complessa. E' noto da sempre che il vino può avere 'carattere', termine usato e abusato dagli intenditori, ma mai nessuno aveva pensato che in una bottiglia potesse essere contenuto qualcosa con 'personalita''. A farlo sapere ci ha pensato un sondaggio realizzato su web da Winenews in collaborazione con Vinitaly. Si viene in tal modo a sapere che i Pinot noir sono cervellotici, il Brunello di Montalcino è rassicurante e i Supertuscan sono bipartisan. Per chi lo conosce e lo ama, dunque, il vino ha un suo carattere specifico, diverso per ogni etichetta. E, secondo il sondaggio 'psicologico', proprio questa proiezione umana su un determinato vino è tra le ragioni che spingono a berlo: la scelta di una bottiglia rispecchia la personalità di chi la predilige. Alla domanda su quale sia il vino più estremo, gli enonauti hanno risposto in maggioranza (29%) i 'vin du glace' della Val d'Aosta, prodotti in condizioni proibitive grazie alla perseveranza e alla bravura di pochi appassionati vignaioli. Seguono gli ice-wine, i Sauternes e le vendemmie tardive, tutti vini che si contraddistinguono per la particolarità e l'unicità della vendemmia e del processo di vinificazione. Come singola etichetta, la maggior parte degli enonauti (52%) ha indicato il Breg di Josko Gravner: un uvaggio da agricoltura biodinamica affinato in anfore scolme poste sotto terra. Un metodo riesumato dal passato per avvicinarsi quanto più possibile all'estremo di partenza della storia della vinificazione. Per quanto riguarda invece il vino considerato più bipartisan - intendendo con questo aggettivo molto usato negli ultimi tempi un prodotto trasversale, che metta tutti d'accordo - gli enonauti hanno indicato in testa i Supertuscan (29%); vini che generalmente sono apprezzati a destra e a sinistra, da uomini e donne, intenditori o meno. I Supertuscan sono seguiti dai vini di tutte le latitudini prodotti con vitigni internazionali (Cabernet Sauvignon tra i rossi e Chardonnay tra i bianchi) gusti ormai conosciuti e diffusi a livello planetario. Bipartisan anche i rosati, che secondo gli enonauti con il loro colore mettono d'accordo bianchi e rossi. Come singolo vino, il più votato è stato il Sassicaia (23%), pietra miliare dell'enologia italiana prodotta a Bolgheri, una bottiglia che difficilmente trova detrattori. Al quesito su quale sia il vino più rassicurante, gli enonauti rispondono in maggioranza il Brunello di Montalcino (14%), considerato ormai un marchio di garanzia per chi lo acquista e lo beve, anche a scatola chiusa, il Barolo (12%) e il Barbaresco (8%). Ma c'é anche chi per rassicurante intende il cosiddetto 'vino quotidiano', come Dolcetto o Barbera. Anche il Prosecco è ritenuto rassicurante, perché si adatta a tutte le occasioni e accompagna qualunque cibo. E il vino più cervellotico? In molti hanno risposto il Pinot nero (26%), un vino difficile da fare bene, molto diverso da zona a zona, con un gusto che non tutti comprendono. Ma esistono anche vini spontanei. Secondo gli enonauti, a fregiarsi di questo aggettivo sono sicuramente quelli prodotti con vitigni autoctoni, che esprimono tutta la verità del proprio territorio: al primo posto c'é il Lambrusco (32%), immediato e sincero, e in genere i vini di pronta beva, che danno tutto subito, non nascondono niente e non si danno arie da grandi. Come il Novello, la Bonarda, i vini dei Castelli Romani e, a sorpresa, il 'vino del contadino' al quale gli enonauti riconoscono tanta passione e cultura della terra, ma anche tanti errori.

 

13-09-2005

IL GIORNALE

Vendemmia 2005 berremo meno vino ma sarà più buono ... L'annata 2005? Sicuramente più scarsa di quella precedente, ma forse di qualità migliore in quasi tutta la Penisola. Il «forse» è d'obbligo, perché, soprattutto per i rossi, è ancora presto per fare previsioni. Ad agitare il sonno di produttori ed enologi ci sono le piogge (e in qualche caso la grandine) di questi giorni, che potrebbero aver danneggiato l'uva facendo fuoriuscire il mosto. Eppure, tra i produttori prevale l'ottimismo. «Siamo contenti per l'annata, che si preannuncia buona, anche se non eccezionale - ha spiegato Mattia Vezzola, enologo e direttore di Bellavista -. Purtroppo ha piovuto domenica scorsa, ma la zona del Franciacorta non è stata danneggiata più di tanto». Un 2005 di tutto rispetto, quindi, grazie anche ad una stagione favorevole, con temperature relativamente basse rispetto alla media, che hanno permesso una maturazione più lenta. «Anche se - prosegue Vezzola - non potrà essere annoverata tra le etichette eccellenti, come quella dell'84, dell'88, del '91 e del '95». Buone notizie anche sul versante dei rossi toscani, anche se la vendemmia non è ancora cominciata. «Siamo un po' preoccupati per le piogge, ma non per la sanità dell'uva - ha spiegato Massimo Romeo, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano - speriamo che il tempo cambi rapidamente. Dopo una buona estate, con molto sole e temperature nella media, l'uva sta continuando una maturazione regolare che lascia intendere che questa sarà un'ottima annata». Ottima, ma anche per i rossi di Montepulciano non si tratterà di eccellenze: da uno a cinque? Questa sarà una vendemmia da quattro stelle.
Scendendo a Sud, le cose non cambiano di molto. Sarà un'annata sicuramente migliore della precedente secondo Francesco Winspeare, imprenditore vitivinicolo di Castel di Salve, nel Salento. «Niente a che vedere con le vendemmie del '97 o 2000, ma promette bene: «la produzione è buona, non ci sono muffe, la buccia è dura». Unico neo: l'andamento climatico. «Siamo in ritardo di almeno due settimane a causa della temperatura, speriamo in un settembre migliore». Parlando di quantità, invece, il 2005, con circa 51,8 milioni di ettolitri, sarà ricordato come un anno non abbondante (l'anno scorso nelle cantine italiane ne sono stati prodotti 53,3 milioni). Sono le stime dell'Ismea e l'Unione Italiana Vini, che però invitano a non drammatizzare: «Se confrontati con la media degli ultimi cinque anni - spiega Arturo Semerari, presidente dell'Ismea - i volumi risulterebbero in crescita». Avremo meno vino, quindi, ma più buono. È il risultato dell'inchesta condotta da Winenews, uno dei siti più visitati del settore, che ha interpellato oltre 30 tra le aziende vitivinicole più importanti d'Italia. E che prevede una produzione in calo anche del 10-15 per cento rispetto all'abbondante 2004.
La vera sorpresa sarà il Mezzogiorno, dove la produzione è stimata in crescita del 4 per cento. E dove la forte escursione termica tra giorno e notte ha favorito lo sviluppo degli aromi nelle uve bianche, autorizzando l'aspettativa di una qualità ottima per le varietà aromatiche.

 

03-09-2005

ITALIA OGGI

Meno uva, ma di qualità: tutto però dipenderà dal tempo. Ma resta da sciogliere il nodo delle sovraproduzioni. Il calo dei prezzi preoccupa i produttori. Vendemmia, deciderà settembre ... La vendemmia sarà buona, dunque. Così in questi giorni si affannano a dire Unione italiana vini, Ismea, consorzi di tutela, assessori regionali. Si produrrà un po' meno uva rispetto all'abbondante 2004 (51,8 milioni di ettolitri contro i 53,3 del 2004), con un calo medio regionale valutato intorno al 5-10% e uno nazionale del 2,7%, anche se ci sono zone, che prevedono incrementi produttivi, come Puglia (+5-10%), Calabria (+5%) e Sicilia (+10%). Tuttavia, garantiscono gli esperti, sarà una vendemmia di qualità. Ma attenzione: questi sono solo auspici. I produttori restano cauti. Il motivo è semplice: è troppo presto per formulare giudizi definitivi. Solo in alcune zone, come Trentino, Friuli Venezia Giulia e poche altre zone, è iniziata la vendemmia delle uve bianche, soprattutto quelle base spumante (chardonnay e pinot). In generale, per varie cause (pioggia, ritardo dell'invaiamento) la raccolta inizierà tra quattro-cinque giorni, tempo permettendo. Ritardo di una settimana anche per i rossi. I primi grappoli si taglieranno a metà mese, ma il grosso sarà raccolto a ottobre e fino ai primi di novembre. Ovvio che, con 30-60 giorni davanti a sé, i produttori siano guardinghi. Tutto può ancora succedere, lo sanno per atavica esperienza. Certo, se le condizioni meteorologiche rimanessero quelle di questa settimana, i risultati sarebbero di alto livello con alcune punte di eccellenza. La scarsità di precipitazioni fino a giugno ha infatti evitato muffe e funghi, le uve sono finora sane; per molte, la forte escursione termica tra giorno e notte in agosto ha permesso un bell'incremento del grado zuccherino e dei profumi delle uve. Secondo una recente indagine di Winenews, il più autorevole sito internet italiano sul mondo del vino, la situazione si presenta, al momento, positiva un po' dovunque, dal Trentino, al Friuli (con qualche preoccupazione per un leggero eccesso di piogge) al Veneto, dove i produttori di Prosecco attendono un'annata ottima e pensano di avviare la vendemmia verso il 10 di settembre e dove quelli di Soave si attendono una buona annata, nonostante alcuni problemi meteo e una produzione leggermente superiore in quantità, rispetto allo scorso anno. Qualche rititardo di maturazione nella Franciacorta bresciana, mentre in Oltrepò pavese la qualità dovrebbe essere alta. Bene anche il Piemonte, anche se le uve sono in leggero ritardo di maturazione. Nell'altra «capitale» del vino nazionale, la Toscana, i commenti sono positivi: belle e sane le uve, con ritardi di maturazione di circa una settimana, tranne che in Maremma. Qualche ritardo è stato segnalato nelle Marche e in Abruzzo, mentre in Umbria potrebbe registrarsi un leggero anticipo nella raccolta. Bene anche la Campania, dove però non si inizierà a vendemmiare prima di ottobre (uve bianche) e dei primi di novembre (uve a bacca rossa). Aspettative positive anche dal resto del Sud. Ma tutti i produttori, da Bolzano a Pantelleria, insistono su un unico elemento: tutto dipenderà dal tempo che farà a settembre: questi ultimi trenta giorni faranno da discrimine tra una buona e un'eccellente annata. Fin qui le aspettative. Restano però i nodi di sempre: i casi di Puglia e Sicilia, guarda caso tra le regioni che quest'anno registreranno il maggiore incremento produttivo, devono fare riflettere. Si produce troppo, i prezzi crollano, anche per le eccessive eccedenze e i produttori scendono in piazza, occupano autostrade e stazioni ferroviarie, il ministro Alemanno promette sostegno erga omnes. Ma fino a quando potrà andare avanti così? Non è un segreto per nessuno che in alcune regioni, come Piemonte e Toscana, molte cantine sono piene di giacenze degli anni passati: causa della crisi globale, certo, ma anche e soprattutto di troppi anni passati a incrementare i prezzi delle bottiglie vendute e ora in triste giacenza. Dalle cantine piene alle vigne in sovraproduzione il passo è breve e, in questo, Nord e Sud si danno, paradossalmente, la mano. Tra due mesi, a vendemmia ultimata e a vini in cantina, occorrerà riprendere una seria analisi sul mondo del vino italiano, che sempre meno può prescindere dal confronto (e quindi dalla concorrenza, spesso spietata) con il resto del mondo.

 

31-08-2005

LIBERO

Allarme consumi - Appello di Zonin ad Alemanno: "Il Governo salvi il vino italiano" ... “Il mondo del vino italiano è in pericolo. Se non usciamo in fretta da questa crisi vedo a rischio migliaia di posti di lavoro: in campagna, nelle cantine, nella distribuzione e anche nell’indotto, compreso quello mediatico. Occorre che fin da subito tutte le parti in causa - produttori, governo e consumatori - si mettano attorno a un tavolo per dare vita ad una concertazione, a un “patto sociale” che deve servire ad abbassare il peso fiscale, a contenere i prezzi finali, a sostenere i consumi, a rilanciare l’immagine del vino su basi nuove”. La dichiarazione-choc di Gianni Zonin, uno dei più grandi imprenditori del vino d’Italia (11 tenute e 1.800 ettari di vigneto), arriva in un momento estremamente delicato per il settore, tra l’attesa della nuova vendemmia e la richiesta della distillazione di crisi all’Unione Europea da parte del nostro Ministero dell’Agricoltura, per smaltire tutte quelle eccedenze di vino rimaste in molte cantine italiane. “Si parla di un modesto rimbalzo dei consumi - continua Zonin intrevistato da www.winenews.it - ma la realtà è che i prezzi dell’uva sono in forte caduta, che in quattro anni il consumo di vino si è contratto dell’11 per cento, che il 70% dei ristoranti denuncia un calo di fatturato, che nonostante la ripresa in Usa e in Gran Bretagna abbiamo perso in quantità e valore dell’export, che l’attenzione per il vino è scemata. Inoltre mi chiedo per quanto tempo ancora riusciremo a contenere la pressione dei grandi colossi stranieri sul mercato interno. La situazione è ancora recuperabile, anche se in extremis. Bisogna però agire in fretta: serve un patto di concertazione, sollecitato e coordinato dal Ministero delle Politiche Agricole.

 

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