Mr Time Warner alla conquista del Brunello ... Richard Parsons, presidente del gruppo Time Warner ha scoperto la passione per il vino ma anziché soddisfarla in California, ha comprato una tenuta a Montalcino e ha cominciato a produrre. La sua prima volta a Benvenuto Brunello, tradizionale evento di "apertura" della nuova annata... Lorenzo e Isabelle: questo il nome del Super Tuscan, il vino che Richard Parsons, amministratore delegato di Time Warner, ha dedicato ai suoi genitori e che è stato lanciato lo scorso week end a Montalcino nel corso di Benvenuto Brunello, l’evento di presentazione delle nuove annate che richiama ogni anno migliaia di esperti e giornalisti da tutto il mondo. Doveva venire di persona, ma poi impegni urgenti l’hanno trattenuto a Holliwood, per gli Oscar. Afroamericano, alla guida di uno dei più grandi colossi mediatici al mondo, Richard Parsons è considerato tra gli uomini più influenti della comunità finanziaria globale. Sempre in giro per affari con il suo jet privato, di tempo libero non ha molto. O meglio, non ne aveva. Perché arrivato alla soglia dei 60 anni ha deciso di comprare una tenuta, il Palazzone, a Montalcino, e di mettersi a produrre vino. "Mia moglie mi ha detto che dovevo assolutamente trovare un hobby, così ho cominciato a guardare fuori dal lavoro per trovare qualcosa di appassionante e da far crescere". Insomma, non una collezione di francobolli o pietre preziose, ma un progetto capace di calamitare l’attenzione di un top manager .
"Beviamo tutto quello che possiamo e vendiamo il resto”, con questo motto Parsons e sua moglie Laura hanno comprato la tenuta di Montalcino, 20 ettari, dei quali solo una parte vitati. "La tenuta è anche un business – sottolinea Parsons e sono fiero di vendere i miei vini in Italia e negli Usa, i due mercati di riferimento”. Quattromila le bottiglie finora prodotte di Brunello, che hanno subito ottenuto riconoscimenti da riviste come Wine Spectator. Il Palazzone si può trovare solo in pochi ed esclusivi grandi ristoranti come Scalini Fedeli a New York e Spago a Los Angeles. Ora, la nuova sfida: 13.000 bottiglie di "Lorenzo e Isabella", un blend di Cabernet e Sangiovese prodotto in partnership con Tenuta del Sole, di proprietà del suo amico e socio, l’imprenditore svizzero Mario Bollag. Poteva comprare una tenuta negli Usa, magari alla Sonoma Valley in California, o stabilirsi in uno dei paesi emergenti come l’Australia e il Sud Africa. Oppure, da grande amante di Bordeaux e Borgogna, andare in Francia. Ma la scelta, alla fine, è caduta sull’Italia. “Per diverse ragioni, le più importante il modo di essere della gente, la buona cucina e, naturalmente, le potenzialità del territorio di dare vita a grandi vini”.
La Toscana è da sempre nel cuore degli americani. Si beve più Chianti negli Usa che in Italia, dicono gli ultimi dati diffusi dal consorzio del Chianti Classico. E anche il Brunello mantiene il suo primato: una bottiglia su quattro finisce Oltreoceano. E dei sei milioni di bottiglie prodotte la domanda estera ne assorbe da sola il 62%, con quote di export in crescita anche nei paesi emergenti, come India, Cina, Russia e Romania. Un Brunello, Tenuta Nuova di Casanova di Neri 2001, è stato campione del mondo da Wine Spectator. E Montalcino è diventato un distretto che movimenta 140 milioni di euro con il solo vino. Più l’indotto sul turismo. Parsons è un grande esperto di vino che ha imparato a conoscere ed apprezzare fin da giovane. Il suo maestro è stato Nelson Rockefeller, il magnate americano. Il grande statista, chiamato alla vicepresidenza degli Usa da Gerald Ford, succeduto a Nixon dopo lo scandalo Watergate, amava Chateneuf de Pape e Bordeaux. E ha trasmesso l’arte del buon bere a Parsons che è stato suo consigliere. Una carriera politica culminata alla Casa Bianca, da dove nel 2001 è stato catapultato ai vertici di una Time Warner da risanare dopo la fusione con Aol.
Un matrimonio difficile, la peggiore fusione nella storia del business americano. Rimessi a posto i conti, ceduta Warner Music, cancellato Aol dal nome e risollevate le quotazioni in Borsa, Parsons dal Time Warner Center, l’edificio di 80 piani con due torri di cristallo al centro del Columbus Circle che è sede del gruppo, è riuscito a tenere testa persino ai tentativi di Carl Icahn, uno degli uomini più ricchi d’America, di scalare la compagnia. E già si parla di lui come futuro sindaco di New York, l’uomo che molti vorrebbero pronto a succedere al magnate dell’editoria, Bloomberg. Jeans e berretto da baseball in testa, seduto alla Fiaschetteria, la storica enoteca di Montalcino, "Mr Warner Brothers", come chiamano qui questo gigante di oltre 1.90 di altezza, sembra un tranquillo turista quando in autunno e in primavera atterra all’aeroporto di Perugia e si precipita qui per seguire la sua tenuta. Che gli permette di fare regali molto personalizzati ai suoi migliori amici: come ha dichiarato a WinenewsTv, la web tv che ha sede a Montalcino, regala le sue bottiglie a Quincy Jones, a Bono degli U2, a Naomi Campbell, al vicepresidente Dick Cheney e altri membri del congresso a Washington. Ma non si sogna di attrarre a Montalcino le personalità del jet set, trasformando la sua tenuta in un albergo di lusso. "Non abbiamo nessuno progetto di costruire. C’è una modesta casa che abbiamo sistemato solo per noi, e siamo felici così", ribadisce. Quando torna a New York ha nella sua cantina grandi rossi italiani ad aspettarlo, in particolare il Sassicaia, il Solaia, i supertuscan che hanno portato l’Italia ai vertici dell’Olimpo enologico mondiale. Ora con "Lorenzo e Isabella", Parsons spera di fare anche meglio.
«Le città» festeggiano vent’ anni ... Vini... Dopo la presentazione in Campidoglio, le celebrazioni del ventennale di Città del Vino fanno il giro d’Italia e ieri c’è stata una grande festa a Suvereto (Livorno, comune guidato dal sindaco Giampaolo Pioli, che è anche coordinatore delle Città del Vino della Toscana). Nel corso delle celebrazioni è stato anche consegnato un riconoscimento all’assessore all’agricoltura della Regione, Susanna Cenni per aver perseguito gli stessi valori che «Città del vino» pone alla base del suo operato. «Sono davvero molto contenta di aver ricevuto questo riconoscimento - ha detto Cenni - perché sono convinta dell’importanza del lavoro svolto dall’associazione e della forte sintonia fra i suoi obiettivi e quelli delle politiche regionali». E’ stato invece consegnato in Campidoglio a Irene Chiari e Alessandro Regoli il premio per i “20 Anni” delle Città del Vino, in quanto fondatori e animatori del sito internet www.winenews.it, punto di riferimento del mondo del vino italiano.
Com’è sexy questo vino ... Si consumano meno bottiglie, ma di migliore qualità. Perché è cambiato lo stile di vita. Così il made in Italy deve vincere la concorrenza delle etichette emergenti, di birre e soft drink... A New Delhi la parola vino non esiste. Non è contemplata la traduzione in hindi: l’importazione è stata a lungo vietata, la vendita consentita solo negli alberghi. Però nei giorni scorsi 50 produttori italiani hanno presentato in India i loro vini, in una visita promossa da Vinitaly, la più grande fiera enologica a) mondo (si tiene ogni anno a Verona) il vino italiano cerca nuovi mercati. Con circa 53 milioni di ettolitri prodotti nel 2005. Oltre 25 milioni li beviamo noi, 16 vanno all’estero, spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Verona Fiere, che organizza Vinitaly. La cauta rinascita parte oltre confine: a cominciare da Germania e Usa, dov’è il preferito. Ma anche in Gran Bretagna il trend è positivo, e ai francesi si riesce a vendere su per giù un milione di ettolitri. E poi ci sono mercati come Svizzera, nord ed est Europa: con paesi come la Repubblica Ceca dove la crescita s’impenna oltre il 90 per cento. «Comunque sui mercati esteri si fanno sentire i vini del nuovo mondo, gli australiani, i cileni, i californiani», ammette Andrea Sartori, presidente dell’Unione Italiana Vini: «Facili da bere, semplici da consumare fuori pasto».
Ma cos’è che si vende? Gli estremi. La fascia più alta, quella del lusso, e quella più bassa, entro i 5 euro di prezzo “franco cantina” (cioè applicato dai produttori a ristoratori, hotel, wine bar). Fatica, invece, la fascia intermedia: la gente sta imparando il messaggio bere meno ma bere meglio”, il che spiega anche perché si consumi più vino di alta qualità. Si beve meno, lo denunciano i numeri: e per i grandi produttori, come Francia e Italia, il tasto dolente è il consumo interno. La perdita c’è ed è costante. «C’è la concorrenza di altre bevande, dalla birra ai soft drink», illustra Sartori: «E sono cambiati molto gli stili di vita. Ha inciso parecchio la spinta salutista che si è diffusa negli ultimi anni, ma anche il cambiamento negli orari di lavoro: a pranzo nessuno ha più tempo per un pasto con calma, da accompagnare a una bottiglia». Per questo il vino compare sempre più di rado sulle tavole dei ristoranti. Tranne in quelli che propongono degustazione a bicchiere. Dove gli avventori si incuriosiscono alle novità di nicchia, come segnalano i sommelier di ristoranti top quali Cracco-Peck a Milano o La Pergola dell’Hilton di Roma. Fa loro eco Niko Romito del ristorante Reale di Rivisondoli, Giovane dell’Anno 2006 per la “Guida dell’Espresso”: grazie alla diffusione dei calici, aumenta il consumo.
Il vino alla mescita: eccola, una direzione per il futuro. «Permette di scegliere tra tante etichette e degustarle al costo di una bottiglia». sintetizza Alessandro Regoli, direttore di www.winenews.it. «Bisognerebbe anche incrementare la disponibilità delle mezze bottiglie, e la moda americana del “wine corkage”: si stappa la bottiglia portata da casa anche al ristorante. O ci si alza da tavola portandosi via quella lasciata a metà».
Ma non basta. Il vino è faccenda complessa. «Tra i nostri compiti c’è quello di tutelare i prodotti nazionali in Europa. negoziando al meglio i sostegni economici: un miliardo e mezzo di euro. il 30 per cento circa all’Italia», chiarisce Mario Catania, direttore generale del ministero delle Politiche agricole. «Si produce troppo vino di bassa qualità. Bisogna sostenere la riconversione di una parte verso una qualità più alta».
Liquoroso come un passito o allegro come un lambrusco, certo è che il vino affascina e fa macinare chilometri: alla ricerca di fiere, eventi, manifestazioni. Secondo un sondaggio di winenews.it (100 mila visitatori al mese), il 75 per cento degli intervistati ha partecipato a serate di degustazione e più del 30 per cento ha visitato delle cantine durante le vacanze. Ma il pubblico del vino è potenzialmente molto più ampio. Per raggiungerlo bisogna inventarsi nuovi stimoli. Magari facendo gruppo il più possibile: perché il primo problema accusato dai produttori è la frammentazione in un’infinità di aziende (e strategie e iniziative). All’estero ci stanno provando Buonitalia, società del ministero delle Politiche agricole, l’Ice, Vinitaly, che oltre all’appuntamento veronese (quest’anno in programma dal 29 marzo fino al 2 aprile) ha in programma tour promozionali in Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti.
«Occorre riscoprirsi Marco Polo», scherza Regoli.
E magari convincere anche i più strenui amanti degli chateau rivali. Come la critica del “Financial Times”, Jancis Robinson: durante il World Economie Forum di Davos, pochi giorni fa, ha guidato la degustazione di dieci “classic clarets”. Dieci impeccabili. Tutti, peccato, rigorosamente francesi.
Brunello e Chianti, rischio estinzione ... Effetto serra e modifica dei ritmi stagionali minacciano i preziosi vitigni toscani... Chi ha in cantina una bottiglia di Brunello d’annata è bene che non la stappi. Entro qualche decennio, infatti, il celebre vino toscano potrebbe non esistere più. E allora quella bottiglia varrebbe davvero un patrimonio. La colpa, è ancora una volta del clima che sta cambiando. Secondo uno studio realizzato lo scorso anno dall’Università di Firenze e rilanciato dall’agenzia Winenews, infatti, l’impatto del riscaldamento globale sulla produzione di vino in Italia potrebbe essere davvero significativo.
«Le previsioni degli scienziati a livello mondiale - ha spiegato Giampiero Maracchi, direttore del centro di biometeorologia del Cnr di Firenze, tra gli autori della ricerca - sono ormai concordi e dicono che entro la fine del secolo ci sarà un aumento di almeno 4 gradi della temperatura del pianeta. Se questo è lo scenario reale gli effetti saranno considerevoli e il destino del Brunello diventerebbe secondario. Ma già oggi stiamo assistendo a piccoli mutamenti che possono avere un impatto sulla produzione agricola. Non solo per il vino, ma per tutti i prodotti pregiati». Una delle preoccupazioni principali per gli scienziati è la riduzione delle piogge. «Se le precipitazioni si riducono - ha aggiunto Maracchi - le piante soffrono e si apre lo spazio per una serie di parassiti che possono danneggiare seriamente il raccolto». La conseguenza è che le aree dove sarà possibile coltivare si ridurranno considerevolmente. «Secondo le nostre stime - ha spiegato Riccardo Valentini, del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici di Lecce - solo per quanto riguarda la Sardegna, entro la fine del secolo il totale della terra coltivabile destinato alla vite passerà dall’attuale 85% al 38%». Se questo fosse vero, e sono tanti ormai gli scienziati a ritenerlo probabile, dovremo dire addio allora anche al Cannonau e al Nepente, il vino tipico dell’isola ottenuto da vitigni vecchi di tremila anni. «Le variabili climatiche - ha spiegato Maracchi - incidono però solo in parte sulla produzione del vino e con tecniche adeguate e interventi specifici gli effetti del riscaldamento globale potranno essere mitigati e potremo continuare a bere il vino a cui siamo più legati».
Clima torrido, a rischio Chianti e Brunello ... Allarme degli esperti. Minacciato anche il vino nobile di Montepulciano. Il riscaldamento globale avrà effetti nefasti sul clima. E nel giro di un secolo la Toscana potrebbe non produrre più i suoi vini pregiati... Nel giro di neppure un secolo, a causa del clima, il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano rischiano di estinguersi. Potrebbero infatti non esserci più le condizioni climatiche che oggi caratterizzano quelle zone di produzione. È lo scenario apocalittico che viene fuori dallo studio «Effetto della variabilità meteoclimatica sulla qualità dei vini», realizzato dall' università di Firenze e diffuso dall'agenzia Winenews.
Lo studio - Lo hanno condotto Simone Orlandini, Giampiero Maracchi, Marco Mancini del Dipartimento di Scienze Agronomiche e Gestione del Territorio Agroforestale; Gaetano Zipoli e Daniele Grifoni dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze. Secondo quanto affermato dal World Economic Forum all'Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), dall'Onu alla Consultative Group on International Agricultural Research (Cgiar) il progressivo aumento dell'effetto serra, accelerato da processi di antropizzazione sempre più aggressivi, provocherà gravi anomalie climatiche, facendo crescere, entro il 2100, la temperatura della terra da 1,8 a 4 gradi centigradi, sulla fine del secolo precedente. Una tendenza che, nell'ultimo secolo, ha interessato anche il nostro Paese, con un aumento termico dell'ordine di 1,2 gradi centigradi (secondo la rilevazione del gruppo di Climatologia storica dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (Isac) del Cnr di Bologna.
Vino e global warming - Fra le molte conseguenze del «global warming», anche il cambiamento della geografia enologica mondiale, con un progressivo innalzamento della latitudine ideale per la pratica della viticoltura, che interesserà, inevitabilmente, anche i terroir dell'eccellenza enologica toscana. Il ragionamento vale però per tutti i vini, qualunque sia la latitudine alla quale vengono prodotti. «Già oggi, spiega il prof. Maracchi, che dirige anche l'istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, in alcune zone del Veneto tradizionalmente votate alla produzione di vini da tavola si registrano condizioni climatiche che sarebbero più adatte alla produzione di vini da dessert, un po' sul modello del Marsala». Non solo: lo spostamento progressivo verso nord della soglia climatica per la coltivazione della vite lascia pure spazio all'ipotesi che Paesi del centro e del Nord Europa, oggi tagliati fuori dall'attività vitivinicola, possano in futuro diventare a loro volta produttori di vino.
Caldo buono e caldo cattivo - L'innalzamento delle temperature non è sempre stato un fattore negativo, dal punto di vista della produzione enologica. A partire, dagli anni Ottanta, infatti, il livello qualitativo dei vini delle tre grandi denominazioni toscane - sempre secondo lo studio realizzato nel 2006 dall' università di Firenze - ha fatto registrare apprezzabili incrementi, non solo imputabili ai progressi della viticoltura e dell'enologia, ma anche alle particolari condizioni climatiche, soprattutto in termini di più elevata disponibilità termica. Ma in futuro il surriscaldamento farà sì che vengano meno queste condizioni e questo, insieme alla riduzione delle precipitazioni, porterebbe ad un'eccessiva disponibilità termica, con gravi ripercussioni sulla disponibilità idrica. Il risultato sarebbe una messa a rischio della compatibilità dei tre territori toscani con una soddisfacente attività vitivinicola.
Clima: a rischio estinzione anche brunello e chianti ... Studio, entro un secolo forti cambiamenti in zone di produzione... Nel giro di neppure un secolo, a causa del clima, il Brunello di Montalcino, il Chianti Classico e il Nobile di Montepulciano rischiano di estinguersi. Potrebbero infatti non esserci più le condizioni climatiche che oggi caratterizzano quelle zone di produzione. E' lo scenario apocalittico che viene fuori dallo studio "Effetto della variabilità meteoclimatica sulla qualità dei vini", realizzato nel 2006 dall' università di Firenze e diffuso dall' agenzia Winenews. Lo hanno condotto Simone Orlandini, Giampiero Maracchi, Marco Mancini del Dipartimento di Scienze Agronomiche e Gestione del Territorio Agroforestale; Gaetano Zipoli e Daniele Grifoni dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr di Firenze. Secondo qaunto affermato dal World Economic Forum all'Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change), dall'Onu alla Consultative Group on International Agricultural Research (Cgiar) il progressivo aumento dell'effetto serra, accelerato da processi di antropizzazione sempre più aggressivi, provocherà gravi anomalie climatiche, facendo crescere, entro il 2100, la temperatura della terra da 1,8 a 4 gradi centigradi, sulla fine del secolo precedente. Una tendenza verso un aumento delle temperature che, nell'ultimo secolo, ha interessato anche il nostro Paese, con un aumento termico dell'ordine di 1,2 gradi centigradi (secondo la rilevazione del gruppo di Climatologia storica dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (Isac) del Cnr di Bologna. Fra le molte conseguenze del "global warming", anche il cambiamento della geografia enologica mondiale, con un progressivo innalzamento della latitudine ideale per la pratica della viticoltura, che interesserà, inevitabilmente, anche i terroir dell'eccellenza enologica toscana. Questo stesso fenomeno, oggi, ha anche degli aspetti positivi. A partire, dagli anni Ottanta, infatti, il livello qualitativo dei vini delle tre grandi denominazioni toscane - sempre secondo lo studio realizzato nel 2006 dall' università di Firenze - ha fatto registrare apprezzabili incrementi, non solo imputabili ai progressi della viticoltura e dell'enologia, ma anche alle particolari condizioni climatiche, soprattutto in termini di più elevata disponibilità termica.
Ma in futuro, la tendenza incrementale delle temperature attualmente in atto, insieme alla riduzione delle precipitazioni, porterebbe ad un'eccessiva disponibilità termica, con gravi ripercussioni sulla disponibilità idrica, che metterebbe a rischio la compatibilità dei tre territori toscani con una soddisfacente attività vitivinicola.
Lambrusco Monte delle Vigne frizzante e brioso sui salumi ... Piuttosto singolari i risultati del recentissimo sondaggio effettuato da www.winenews.it, in collaborazione con il Vinitaly (i relativi commenti sono ovviamente consultabili sul sito stesso). In un momento in cui anche nel mondo del vino alcuni dati acquisiti sembrano messi in discussione dalle fondamenta, e si parla costantemente di crisi economiche e di comunicazione, sembra che gli appassionati amino comunque essere ancora psicologicamente rassicurati dalle consolidate "coperte di Linus" enologiche. Il 65% di chi ha risposto ha dichiarato di avere regolarmente visitato, nel 2006, fiere o cantine; il 75% ha partecipato a degustazioni e il 60% ha acquistato riviste specializzate. Per non parlare dei luoghi del vino preferiti, che rimangono il Vinitaly, il Festival di Merano, Cantine Aperte e il Bibenda Day romano. Alla fine, quindi, le certezze granitiche di sempre. Quasi come un vino familiare, semplice ma sorridente. Il Lambrusco Monte delle Vigne, ad esempio (4,50 euro): rosso violaceo e dai sentori di viola, visciola, lampone e amarena. In bocca è fresco, frizzante, pulito, brioso, equilibrato, immediato. Su un piatto di succulenti salumi sarà proprio quel che ci vuole.
Il vino si sposa bene con arti e natura ... In un sondaggio condotto su internet da WineNews in collaborazione con Vinitaly, realizzato su oltre 9.600 "enonauti", è emerso che, poichè il vino è "accostamento" in ogni senso, gli organizzatori i eventi dovrebbero puntare di più su manifesazioni che lo associno a storia, natura, musica, letteratura, pittura.
Market cafè ... Ortofrutta, al Cso arriva Trentini... ...Restando al vino, è da segnalare l'allargamento della squadra del sito Winenews (www.winenews.it) a Daniela Vidotto, esperta di comunicazione proveniente dall'ufficio stampa di Federpesca. Vidotto risponde a Irene Chiari e tra le altre iniziative curerà la collana dei "quaderni", analisi dedicate ai settori agroalimentari.
Vinitaly-WineNews - Vino: cresce voglia di qualità e turismo ... Nel mondo del vino cresce la richiesta di qualità, maggiore informazione e stimoli nuovi legati a turismo di territorio, guide, riviste, on line, fiere, eventi. Lo testimoniano i dati di un sondaggio condotto su internet da WineNews in collaborazione con Vinitaly.
L'analisi, realizzata su oltre 9.600 'enonauti', rivela che, nel 2006, il 65% degli intervistati ha acquistato guide o manuali ed ha visitato cantine, fiere ed eventi; il 75% dei messaggi degli 'enonauti' ha partecipato a serate di degustazione in enoteca o wine bar, ha acquistato riviste specializzate (60%). C'é poi chi (oltre il 30%), nei viaggi o vacanze in Italia o all'estero, insieme ai monumenti, non ha dimenticato la visita alle cantine e gli incontri con i produttori di vino.
Tra gli eventi più frequentati, al primo posto c'é il Vinitaly (65%), seguito dal 'Merano International Wine Festival' (nato nel 1992, è tra gli appuntamenti enologici importanti nel panorama italiano), poi 'Cantine Aperte' e 'Bibenda Day'. Tante segnalazioni, anche su due eventi solo parzialmente legati al mondo del vino: 'Identità Golose', congresso italiano di cucina d'autore nato a Milano nel 2004, e il 'Salone del Gusto', che accoglie ogni due anni a Torino il meglio dell'enogastronomia italiana e internazionale. Questi trend del 'pubblico del vino' trovano conferme anche nel 2007, con incrementi percentuali importanti sul 2006.
Il sondaggio ha indagato anche quali consigli gli 'enonauti' vogliono dare a chi si occupa dell'organizzazione di eventi legati al vino. La sintesi è che, al contrario di quanto possa apparire, il mondo del vino non ha ancora raggiunto il massimo del riscontro tra i grandi numeri di pubblico: migliaia di persone potrebbero essere coinvolte, facendo leva su stimoli interessanti e poco esplorati.
I suggerimenti? Poiché il vino é 'accostamento' in ogni senso, puntare maggiormente ad eventi che lo associano a storia, natura, musica, letteratura, pittura e a ogni altra forma di arte.
Agroalimentare-Vino, per le informazioni vince internet. Indagine di winenews.it indica forte richiesta di notizie …
È internet lo strumento d'informazione più adoperato dagli appassionati di vino. Il dato emerge da una indagine di Winenews.it, uno dei siti specializzati nel comparto dell'enologia e della viticoltura.
Oltre a Internet, la ricerca ha evidenziato che nel 2006 il 65% degli appassionati ha acquistato guide o manuali, ha visitato cantine oppure partecipato a eventi del comparto; il 75% ha anche partecipato a serate di degustazione in enoteca e/o winebar, mentre un altro 60% ha acquistato riviste specializzate.
La stessa ricerca ha effettuato una sorta di classifica degli eventi vitivinicoli più apprezzati e seguiti. In testa (con il 65% dei voti) si è collocato il Vinitaly di Verona, seguito dal Merano International Wine Festival, poi Cantine Aperte e Bibenda Day. Semplici segnalazioni, invece, per due eventi solo parzialmente legati al mondo del vino: Identità Golose di Milano e il Salone del Gusto di Torino.
Dall’indagine, tuttavia, emerge un forte bisogno di informazione su tipologie di vini, produttori e accostamenti. Cantine, winebar, enoteche e organizzatori di eventi - secondo i curatori della ricerca - sono chiamati a curare di più e meglio l’uso di indirizzari e il feedback con i cosiddetti “enoappassionati”.
“Al contrario di quanto possa apparire - è la conclusione del rapporto - il mondo del vino non ha ancora raggiunto il massimo del riscontro tra i grandi numeri di pubblico: migliaia di persone potrebbero essere coinvolte”.
Refosco Torre Rosazza 2004, da provare sull’arrosto di maiale ... S'era detto, solo la settimana scorsa, di un meridione in gran fermento (a proposito: la Guida ai vini di Puglia e Basilicata, citata per l'occasione, costa 9 euro e non 12, come erroneamente segnalato), ed ecco che la Sicilia del vino prende a svettare anche elettronicamente. Nel sondaggio promosso infatti da www.winenews.it, relativo ai siti italiani più efficaci nel mondo enologico, fra oltre duemila aziende si sono piazzate nei primi sei posti ben cinque cantine sicule, inframezzate solo da Santa Margherita, quarta classificata. Eccole, nell'ordine: Planeta, Donnafugata, Tasca D'Almerita, Duca di Salaparuta e Cantine Florio.
Un tempo, un tale monopolio sarebbe stato prerogativa nordista, a dimostrazione dei progressi compiuti dall'isola anche a livello d'immagine. Un nord, però, che è stato l'apripista per tutti, come dimostrato nell'ultimo weekend da "Superwhites", la manifestazione svoltasi a Roma sui grandi bianchi friulani. A cui vogliamo rendere indiretto omaggio citando anche un rosso dei Colli Orientali del Friuli: il Refosco Torre Rosazza 2004 (10 euro), dai sentori di mora e amarena, che muove al palato fresco, morbido e strutturato. Perfetto su un arrosto di maiale.
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