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TARTUFO BIANCO - AD ALBA I PREZZI SALGONO: + 25% SUL 2005. MA LE VARIETA’ RACCOLTE SULL'APPENNINO TENGONO LE PASSATE QUOTAZIONI




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Alba - 28 Settembre 2006
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TARTUFO BIANCO - AD ALBA I PREZZI SALGONO: + 25% SUL 2005. MA LE VARIETA’ RACCOLTE SULL'APPENNINO TENGONO LE PASSATE QUOTAZIONI

Inizia a rilento la stagione di raccolta del tartufo bianco in Piemonte dove “c’é pochissimo prodotto e per la prima scelta di pezzature pari a 20/25 grammi le quotazioni stanno oscillando sui 200 euro l’etto, 50 in più del 2005”. E’ questa la fotografia dell’avvio della raccolta del cosiddetto diamante bianco fornita da Mario Aprile, presidente dell’Unione Trifolau piemontese che raggruppa l’insieme delle 10 associazioni della regione dove sono attivi circa 11.000 cercatori. La causa della stagione scarsa, osserva Aprile, sta nella assenza di piogge estive fino ai primi di settembre. Il giro d’affari, afferma il presidente delle associazioni di categoria, “non si riesce a quantificare perché solo una parte arriva al mercato e di questa il 70% viene consumato in Italia, perlopiù dopo vendita diretta, mentre il restante 30% va all’estero, in Germania, Usa, Svizzera, Giappone in particolare. E l’Italia muove il 99% del mercato internazionale del bianco pregiato”.
In controtendenza il tartufo bianco dell’Appennino che arriva al consumatore con prezzi e qualità in linea col 2005. Gli esemplari della cosiddetta prima marcia, le primizie da consumare in giornata, sono in vendita a prezzi oscillanti tra gli 80 e i 120 euro l'etto per gli esemplari toscani e tra i 120 e i 150 per quelli raccolti sui monti Sibillini. A fornire e le quotazioni della pregiatissima trifola, a giorni dall’apertura della stagione di raccolta nel Centro-Sud, sono Michele Boscagli, sindaco di San Giovanni d’Asso, dove c’è il museo multisensoriale del tartufo, e il presidente dell’Associazione dei tartufai dei Sibillini Atam Alberto Mandozzi.
La qualità italiana è un baluardo contro il pericolo di invasioni di tartufi cinesi e istriani: “il tartufo c’é anche in Cina - ricorda Mandozzi - ma il tuber indicum assomiglia come aspetto al nero nazionale mentre non è paragonabile la carica aromatica. Il prodotto orientale è praticamente inodore e spugnoso; può essere così strumento di truffa commerciale se mescolato a partite di nero made in Italy da cui assorbe il profumo”. Una minaccia, quella cinese, ma anche un’opportunità di mercato: “abbiamo cominciato a esportare il tartufo bianco d’Alba in Cina” annuncia il presidente della Cciaa di Cuneo, Ferruccio Dardanello che, nel paese della grande muraglia, “conta di trovare nuovi e importanti spazi di mercato”. Del resto il mercato del tartufo in Italia non brilla per tracciabilità: “e la mancanza di trasparenza del luogo di raccolta - secondo il presidente dell’Atam - non ha purtroppo portato sviluppo in tante aree di produzione, pur giovando all’export e al fatturato dei commercianti”.


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