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CHIANTI CLASSICO: UFFICIALIZZATA LA FUSIONE DEI DUE CONSORZI SEPARATI IN CASA ORMAI DA 18 ANNI. TRA GLI ISPIRATORI LAPO MAZZEI CHE NON ESCLUDE ANCHE UN "RITOCCO" AL DISCIPLINARE




Venissa. L’incredibile impresa dell’azienda Bisol sull’isola di Mazzorbo restituisce a Venezia la dorona, antico vitigno lagunare del ‘400. Tra viticoltura eroica e un vino dal fascino straordinario
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Firenze - 14 Maggio 2005
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CHIANTI CLASSICO: UFFICIALIZZATA LA FUSIONE DEI DUE CONSORZI SEPARATI IN CASA ORMAI DA 18 ANNI. TRA GLI ISPIRATORI LAPO MAZZEI CHE NON ESCLUDE ANCHE UN "RITOCCO" AL DISCIPLINARE

Un'unica bandiera per 600 soci e oltre 35 milioni di bottiglie. Dopo 18 anni vissuti da separati in casa, il Consorzio Chianti Classico e quello del Gallo Nero tornano ad essere una sola realtà. Molte le novità introdotte da una riunificazione già avviata nel 2004, ma formalizzata solo nei giorni scorsi.
Il Consorzio gestirà un unico marchio, il Gallo Nero e le produzioni docg del territorio. Dopo la fusione, tutti i produttori di Chianti del territorio tipico avranno sulle bottiglie il marchio del Gallo Nero che subirà un leggero restyling rispetto a quello in vigore dal 1924, anno di fondazione del primo consorzio dei produttori. Il Gallo sarà visibile all'interno del contrassegno di Stato (ossia la fascetta rosa che contraddistingue i vini docg) e sarà applicato obbligatoriamente su tutte le bottiglie del Chianti Classico. L'operazione, oltre che al "ritocco" grafico, vuol rappresentare una spinta a far rinserrare le fila nel mondo dei vignaioli chiantigiani, che si coniuga con l'esigenza di legare sempre più in un nome e in un unico marchio il prodotto-vino al proprio territorio di appartenenza. Vera forza in un momento di bassa per tutto il settore.
Tra i principali ispiratori di questa "rifusione" c'è sicuramente Ser Lapo Mazzei, "il grande vecchio", che da 4 anni lavora per giungere a questo traguardo e che per il futuro del Gallo Nero indica una probabile via: "il disciplinare dovrà cambiare con l'inserimento di qualche altro vitigno a maturazione veloce, con particolare attenzione verso alcuni siciliani e un vitigno sperimentale che fino a ora si è rilevato ottimo in Maremma".
Perché nessuno purista storca il naso dinanzi a questa scelta Lapo Mazzei ricorda che "fino a prima della nascita della docg il Chianti Classico veniva tagliato con un 15% di mosto pugliese". Quanto al mercato "il vino si vende di nuovo, ma è diminuito il margine per i produttori e per le aziende che hanno molto investito in vigne e cantine, il Chianti Classico è diventato poco remunerativo".
Il nuovo consorzio Vino Chianti Classico avrà 600 soci per un fatturato annuo medio stimato in mezzo miliardo di euro (solo settore vino) e 260.000 ettolitri di produzione media annua. A conti fatti resta solo una domanda aperta, dopo la fusione in una unica realtà ci sarà ancora posto per i due attuali presidenti?


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