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VINITALY 2005 - IMPORTAZIONI: MA QUALE ALLARME PER LA CRESCITA DEL VINO CALIFORNIANO IN ITALIA! NON ESISTE NESSUNA INVASIONE ED I DATI SONO RIFERITI AL PRODOTTO SFUSO. IL COMMENTO DEL GIORNALISTA DE “IL SOLE 24 ORE” NICOLA DANTE BASILE




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Verona - 10 Aprile 2005
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VINITALY 2005 - IMPORTAZIONI: MA QUALE ALLARME PER LA CRESCITA DEL VINO CALIFORNIANO IN ITALIA! NON ESISTE NESSUNA INVASIONE ED I DATI SONO RIFERITI AL PRODOTTO SFUSO. IL COMMENTO DEL GIORNALISTA DE “IL SOLE 24 ORE” NICOLA DANTE BASILE

“Ma quale pericolo, ma quale allarme. Chi parla di invasione dei vini californiani in Italia si sbaglia, i dati emersi in questi giorni devono essere letti sotto un’altra ottica”: ne è convinto Nicola Dante Basile, scrittore e giornalista de “Il Sole 24 Ore”, da oltre 25 anni, a cui WineNews, ha chiesto un commento su un’indagine presentata a Vinitaly, che ha denunciato a gran voce l’aumento sostanzioso nel Belpaese delle importazioni di vino californiano per una crescita pari al 670%.
“I dati diffusi nei giorni scorsi - ci spiega Basile - sono verosimili ma vanno propriamente analizzati: l’aumento c’è stato, ma spalmato in un arco temporale di 8 anni. Complessivamente, le importazioni di vino straniero in Italia, oggi corrispondono a 148.000 ettolitri (per un valore di 250 milioni di euro) pari al 10% del nostro export vinicolo, che ha ormai raggiunto quota 1,5 milioni di ettolitri. Non è grave importare 10 se esportiamo 100. Non cadiamo, dunque, in facili tranelli ed evitiamo di gridare inutilmente al lupo al lupo. Sono le regole fondamentali che regolano il commercio. L’Italia non può essere liberista da un lato e conservatrice dall’altro, tanto più che proprio gli Stai Uniti, e con essi la California, rappresentano uno dei principali mercati di sbocco per i nostri prodotti”.
Normale amministrazione, insomma, che non deve destare preoccupazioni eccessive: “si tratta - spiega ancora il giornalista de “Il Sole 24 Ore” - della semplice crescita in atto nei nuovi mercati, che, da qualche anno, si sono definitivamente aperti e che oggi stanno aggiustando il tiro proponendo prodotti di media qualità. Il tutto affiancato alla tendenza dei consumatori, specie i più giovani, di assaggiare produzioni diverse dal solito, senza per questo rinnegare il vino italiano. Questo mix di fattori ha portato ad una crescita anche in Italia delle importazioni provenienti dai cosiddetti nuovi Paesi e in particolare dalla California. Non dimentichiamo, però, che il 50% dei vini d’Oltreoceano arriva sfuso in Europa, e qui viene imbottigliato e messo in commercio. I cosiddetti nuovi paesi (Australia, California, Cile, Argentina, Nuova Zelanda ...) non riconoscono infatti il sistema delle doc e possono vendere, ovunque, il loro vino sfuso che è certo più semplice e conveniente da esportare rispetto alle classiche bottiglie. Le stesse aziende vinicole italiane poi, per esigenze commerciali, hanno nei propri listini anche vini importati”.


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