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VINITALY 2005 - LA GDO SI PROPONE COME CANALE PREFERENZIALE PER LA VENDITA DEL VINO: + 60,6 IN VALORE E + 61,4 IN VOLUME NEL 2003. MA ATTENZIONE ALLA QUALITA’




I cicli di affreschi di Villa Margon alle porte di Trento, sede di rappresentanza degli spumanti Ferrari, testimoniano una viticoltura già nel Cinquecento elemento centrale della vita e dell’economia del territorio
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Verona - 08 Aprile 2005
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VINITALY 2005 - LA GDO SI PROPONE COME CANALE PREFERENZIALE PER LA VENDITA DEL VINO: + 60,6 IN VALORE E + 61,4 IN VOLUME NEL 2003. MA ATTENZIONE ALLA QUALITA’

In risposta alla globalizzazione dei consumi e alla recente crisi di vendite, la valorizzazione del riferimento geografico quale elemento di attrazione nei confronti dei consumatori e la possibilità di proporre prezzi concorrenziali, hanno portato la grande distribuzione a risultati di grande rilievo, trasformando gli scaffali dei supermercati in vere e proprie cantine di qualità. Così, nel 2003 la vendita dei vini in bottiglia negli ipermercati e nei supermercati hanno registrato un incremento positivo sia in valore che in volume sul 2001, rispettivamente del 5,1% e del 8,1%. In calo, invece, sempre nello stesso periodo, le vendite nel libero servizio, -6,7% in valore e –7,0% in volume, come anche in calo quelle dei discount (-0,4% in valore e –1,1% in volume). La vendita in enoteca cresce soltanto del 2,1%, ma non incrementa di nessun punto percentuale in volume. “In questi anni il rapporto fra grande distribuzione e produttori è cresciuto profittevolmente - spiega Rolando Chiossi, presidente del Gruppo Italiano Vini - fino ad arrivare al 60%, una percentuale che ci avvicina a Paesi quali la Francia dove il vino imbottigliato è venduto per il 70% nei supermercati. Ma spero che di fronte a questi buoni risultati - continua Chiossi - non ci sia la tentazione di abbassare la qualità dell’offerta nei supermercati e dei vini da parte dei produttori. Il 30% delle vendite nella Gdo avviene ancora attraverso le promozioni - conclude il Presidente di Giv - e non credo che sia possibile vendere una bottiglia di vino ad 1 euro, senza perdere in qualità. Penso quindi che il quesito “come uscire dalla crisi senza perdere in qualità” debba restare ancora aperto”.
Vino & grande distribuzione: sì e no?
“I produttori di qualità non devono aver timore a rivolgersi alla grande distribuzione - ha spiegato Bucciantini, rappresentante della centrale marketing di Ipercoop Tirreno - il vino è destinato ad avere sempre un maggiore spazio nella Gdo”.
Del resto proprio nelle maglie della grande distribuzione passa ormai il 57% delle vendite di vino in Italia (divise tra un 60% di prodotto imbottigliato e un restante 40% di confezioni in brick), ma c’è chi ancora resiste alla tentazione di una commercializzazione a misura di “iper e super”. E’ del parere Gianluca Bisol, una delle migliori aziende di Prosecco di Valdobbiadene e Conegliano, che con una produzione di 650 mila bottiglie di grande qualità, preferisce invece la via delle enoteche e dei ristoranti di fascia alta.
“Il vino - ha aggiunto Bucciantini - è considerato una categoria merceologica a parte che oggi, e in futuro sempre più, ha bisogno di una strategia di “marketing a statuto speciale. Non dimentichiamo che chi acquista vino al supermercato, nel 58% dei casi non mira ad una precisa bottiglia, ma è disposto a lasciarsi emozionare. Questo lascia grande spazio alle aziende di poter conquistare nuove fasce di mercato”.
Un dato interessante ma certo non nuovo agli occhi del gruppo Caviro che con i propri marchi (come ad esempio Tavernello), il formato brick, forti investimenti pubblicitari e una distribuzione capillare in tutti il Belpaese ha saputo puntualmente conquistare ben 4,5 milioni di famiglie italiane.


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